Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Banco Bpm archivia i nove mesi con numeri record. E si prepara a ballare da sola ancora per un po’. Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, i colloqui con il primo socio francese Crédit Agricole (29,3%) per dare vita a un nuovo polo bancario avrebbero subito un rallentamento nelle ultime settimane. Non solo per ragioni politiche legate all’imminente campagna elettorale, ma anche per alcune divergenze industriali e di governance relative agli assetti futuri. Nessuna chiusura quindi (ancora ieri il ceo Giuseppe Castagna descriveva l’ipotesi di un merger come una «opportunità da valutare»), ma tempi probabilmente più lunghi, che potrebbero spostare l’orizzonte temporale del deal dopo le politiche.
Le 635 filiali Mps entreranno nel perimetro di Bper tra il primo e il secondo trimestre del 2028. La trattativa con Unipol partirà invece «nei prossimi mesi», dopo la conclusione dell’opas di Intesa Sanpaolo e la definizione degli sportelli destinati alla compagnia. A indicare i tempi è stato ieri l’ad Gianni Franco Papa, che nel confronto con gli analisti ha però escluso di poter già quantificare costi e sinergie dell’operazione. Mancano ancora informazioni essenziali sulla rete da acquisire e una due diligence dettagliata.
Primi nove mesi dell’anno in crescita per Credem, che si prepara ad allargare il perimetro con BdM Banca, l’ex Popolare di Bari messa in vendita da Mcc. La trattativa in esclusiva potrebbe chiudersi entro dicembre e l’istituto emiliano, controllato dalla famiglia Maramotti, dovrebbe sborsare poco più di 500 milioni. Credem ha la potenza di fuoco necessaria. La banca di Reggio Emilia ha archiviato i nove mesi con un utile di 459 milioni (+12,5%) e un roe al 13,7%. Merito del rialzo quasi a doppia cifra del margine d’intermediazione, salito a 1,5 miliardi (+9,3%). In questo caso la spinta è doppia e arriva dal margine d’interesse di 762,9 milioni (+5,4%) e dai 770,6 milioni di commissioni (+13,5%)
  • FT premia Banca Generali miglior private bank italiana
Banca Generali è stata nominata miglior banca private in Italia dal gruppo del Financial Times, che le ha conferito il premio «Best Private Bank in Italy» durante una cerimonia a Londra. Per l’istituto private guidato da Gian Maria Mossa si tratta del quarto riconoscimento consecutivo, l’ottavo negli ultimi dieci anni. Il premio esprime il giudizio indipendente di analisti, gestori e giornalisti di Professional Wealth Management e The Banker.

Dichiarare la decadenza dei dipendenti pubblici che violano gli obblighi di esclusività del rapporto di lavoro è un obbligo che può costare la responsabilità erariale. Lo chiarisce la Corte dei Conti, Sezioni Riunite in sede giurisdizionale, con la sentenza sentenza 2 novembre 2026, n. 17/QM/MD, alla luce della quale è dovere della PA, e in particolare dei soggetti dotati dei poteri di gestione del rapporto di lavoro, cioè i dirigenti, verificare che i dipendenti abbiano tutti i requisiti soggettivi per poter condurre l’attività subordinata.
FinecoBank ha archiviato i nove mesi con ricavi per 1,085 miliardi, in crescita del 12% su base annua. Il banking è salito dell’11,3%, l’investing del 12% e il brokerage del 13,2%. La raccolta netta si è attestata a 13,1 miliardi (+39%): quella amministrata è quasi raddoppiata a 9,2 miliardi. Sono stati acquisiti 184.225 nuovi clienti (+27,3%) e i clienti totali erano 1,94 milioni (+10,2%). Il Cet 1 era al 23,39% rispetto al 23,30% di fine 2025. Per l’intero esercizio è atteso un margine finanziario in aumento. Per l’investing è stimata una crescita solida dei ricavi e per il brokerage un altro anno record.
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi delle compagnie assicurative, ma la vera sfida si sta spostando dalla sperimentazione alla gestione su larga scala. Non è più sufficiente individuare nuove applicazioni capaci di automatizzare le attività e migliorare l’efficienza: occorre misurarne i risultati, garantirne l’affidabilità, governare i rischi e mantenere il controllo sui dati e sui fornitori tecnologici. È un passaggio che riguarda l’intero settore e che trova conferma nell’ultima indagine dell’Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali: il 65% delle imprese assicurative europee intervistate utilizza già l’intelligenza artificiale generativa, anche se gran parte delle applicazioni si trova ancora in fase sperimentale. In questo scenario si inserisce il percorso di Net Insurance, compagnia del gruppo Poste Vita specializzata in soluzioni protection per la persona, la famiglia e la piccola e media impresa, che ha iniziato a investire sull’intelligenza artificiale già nel 2022, puntando inizialmente sulla formazione dei collaboratori e sul coinvolgimento delle diverse funzioni aziendali. Oggi, dopo aver
portato in produzione le prime applicazioni, la compagnia sta concentrando gli sforzi sulla definizione di un modello strutturato di governance e sull’evoluzione della propria architettura dei dati. A raccontare le tappe di questa roadmap, i risultati già raggiunti e le sfide ancora aperte è Fabio Pittana, Chief Operating Officer di Net Insurance. «L’Intelligenza Artificiale rappresenta sicuramente una leva tecnologica e innovativa per far evolvere il nostro modello di business e uno strumento che consente di rendere più efficienti e più efficaci i processi, riducendo i tempi di esecuzione e liberando tempo per concentrarsi su compiti e attività a maggior valore aggiunto. Da sempre all’avanguardia sul fronte dell’innovazione tecnologica, ci siamo avvicinati già nel 2022 all’IA, iniziando da un importante investimento sulla formazione delle persone e sul reskilling di alcune figure, con un approccio human-centered, fermamente convinti che la tecnologia non sostituisca il lavoro umano ma lo potenzi, supportando le competenze, valorizzando la progettualità personale, favorendo una partecipazione più attiva ai processi decisionali
e creativi».

Un’escalation di cyber attacchi e falsi allarmi bomba nell’arco di pochi giorni. Uno scenario senza precedenti che per la prima volta con questa intensità coinvolge l’Italia oltre che mezza Europa. E il sospetto è che si tratti di azioni da guerra ibrida e cognitiva per destabilizzare e impaurire l’opinione pubblica alla vigilia delle elezioni del prossimo anno. Gli 007, la polizia postale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sono impegnate in una gigantesca caccia agli hacker. Anche perché le minacce si susseguono e puntano sempre più in alto: sanità, trasporti, forniture idriche ed elettriche. Ma anche il sistema bancario e assicurativo, come ha sottolineato ieri in Senato il direttore dell’Acn Andrea Quacivi parlando di «minaccia cibernetica sempre più articolata e complessa, che può produrre effetti sull’affidabilità dei servizi, sulla fiducia dei cittadini e più in generale sulla stabilità del sistema Paese».

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Il parere finale dell’istruttoria Antitrust sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps è stato inviato ieri alle due parti, e a Generali che è spettatrice interessata, poiché l’offerta comprende la quota del 13,3% nel Leone triestino. Secondo convergenti fonti il garante avrebbe sostanzialmente
accolto lo schema degli impegni proposti da Ca’ de Sass, chiedendo in più «correttivi comportamentali» perché l’investimento della maggior banca italiana nel suo primo concorrente assicurativo «resti puramente finanziario», come detto giorni fa dal presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino. I destinatari del parere hanno dieci giorni per chiedere l’udienza finale: ma non è detto che lo facciano, né che l’audizione modifichi la sostanza scritta dall’Agcm dopo quattro mesi di istruttoria. In ogni caso il via libera dovrebbe arrivare in tempo per l’avvio in Borsa dell’Opas, previsto il 23 o 24 novembre.

Anche quest’anno le pensioni promettono quindi scintille nella discussione parlamentare sulla manovra, già animata in questi giorni da molti botta e risposta nella maggioranza. La questione, va ricordato, riguarda una minoranza di pensionati, perché l’85,8% si ferma sotto la soglia (quattro volte il trattamento minimo) che garantisce l’aggancio integrale all’inflazione. Ma è una minoranza numerosa, 1,7 milioni di persone; e titolare in genere di redditi non stellari, perché la morsa inizia a stringere intorno ai 32mila euro lordi (circa 1.900 euro netti al mese), e in tutta Italia i pensionati sopra i 100mila euro lordi (meno di 5mila netti al mese) sono poco più di 200mila. I numeri sugli effetti concreti del freno tirato al meccanismo che lega le pensioni all’inflazione possono mettere ulteriore pepe nel dibattito. Non solo per la loro entità, che non è modesta: pesa anche una distribuzione del sacrificio che nell’incrocio con la nuova curva Irpef generata dall’allargamento del secondo scaglione genera effetti non esattamente lineari.
Banche e assicurazioni sotto attacco. Il varco principale resta la posta elettronica. Nei primi nove mesi del 2026 il Csirt Italia ha rilevato 168 eventi: 137 nel settore bancario, 31 in quello assicurativo. È il bilancio presentato dal direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) Andrea Quacivi alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Gli incidenti con impatto confermato sono 47, di cui 44 nelle banche e tre nelle assicurazioni. Nel conto rientrano anche dodici guasti, tutti bancari: «La principale causa di incidente è risultata, tuttavia, di natura non cyber». Nelle banche il 64% degli eventi è ricondotto alla criminalità informatica, il 32% agli hacktivisti e il 4% a soggetti interni. Nelle assicurazioni la componente hacktivista pesa l’83%, con attacchi quasi interamente DDoS e un impatto confermato in meno di un caso su dieci. La minaccia passa anche dai fornitori: circa un accesso su cinque è riconducibile a prodotti o servizi di terzi. Sette gli eventi ransomware, tre bancari e quattro assicurativi: cinque individuati dal monitoraggio proattivo del Csirt Italia.
Il quadro lo disegnano nella battute iniziali il direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, e l’amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore, Federico Silvestri. La questione demografica più i nuovi e i vecchi rischi dettano l’agenda del settore assicurativo. Ma è il presidente di Ania, Giovanni Liverani, all’Insurance Summit 2026 del Sole 24 Ore tenutosi ieri a Milano (oltre 1.600 partecipanti tra presenti e collegati), a lanciare l’allarme una volta raccolto l’assist: previdenza e catastrofi naturali sono due bombe ad orologeria. Longevità, denatalità e retribuzioni basse sono gli inneschi di una «bomba che non esploderà fra 100 anni ma nell’arco dei prossimi 5, 10, 15, 20 anni al massimo». Ben venga dunque la proposta contenuta nella manovra di istituire una posizione previdenziale integrativa fin dalla nascita, perché sia efficace, però, la gestione andrebbe aperta «anche ai fondi pensione e alle polizze previdenziali private». E gli eventi naturali? Qui pesa “l’evasione” dall’obbligo di sottoscrivere una polizza delle imprese: l’80% delle aziende italiane, in particolare piccole e medie, oggi non è assicurato contro i rischi catastrofali (mentre lo sono le grandi imprese). Ecco perché, ha suggerito il presidente Ania, servirebbe «un sistema che faccia emergere l’evasione assicurativa».
«Il vero potenziale dell’AI non è automatizzare i processi esistenti, ma ripensare il paradigma della protezione: dalla polizza al risultato, dalla transazione alla relazione, dall’informazione all’intelligenza», a dirlo è Matteo Bonati, market unit head di Capgemini che , nel corso dell’incontro tenutosi in occasione dell’Insurance Summit del Sole 24 Ore, ha tracciato il percorso che i gruppi assicurativi devono affrontare per riuscire a prevenire i rischi in uno scenario di policrisi dove le incognite si sommano (clima, cyber attacchi, guerra, tensioni sociali, longevità) e dove la prevenzione diventa fondamentale per poter continuare ad assicurare alcuni settori. L’intelligenza artificiale può aiutare, ma in un ambito regolamentato e delicato come quello assicurativo, che siede sulla miniera di preziosi dati, bisogna trovare i giusti equilibri per riuscire a estrarre valore. «Per Axa, l’AI rappresenta molto più di una semplice innovazione tecnologica: è un progetto concreto di trasformazione del modo di fare business– spiega Chiara Soldano, ceo di Axa Italia –. Con un’adozione già diffusa tra l’80% dei collaboratori a livello globale, la sfida adesso è accelerarne l’integrazione lungo tutta la catena del valore, coinvolgendo processi, competenze e, soprattutto, il modo in cui ci relazioniamo con i nostri clienti». Il processo non è banale: passare da progetti pilota ad adozione su larga scala è la vera sfida.
La liquidazione del danno morale soggettivo riflesso (pretium doloris) deve essere parametrata alle tabelle di prassi vigenti al momento della decisione, e non invece quello della domanda. Lo statuisce la Cassazione (ordinanza 28102). Un paziente anziano viene sottoposto a un intervento chirurgico di emicolectomia sinistra e muore dopo pochi giorni per un’infiammazione polmonare da aspirazione (o sindrome di Mendelson), dovuta a malpractice medico-sanitaria postoperatoria. Il coniuge e i figli agiscono contro l’azienda sanitaria territoriale per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, anche iure proprio.

Dopo la ristrutturazione e l’acquisizione da parte del Vienna Insurance Group (VIG), la Nürnberger Versicherung intende ridefinire la propria strategia aziendale. «Prima dovevamo rendere l’azienda pronta per il futuro. Ora vogliamo tornare a crescere», ha dichiarato al quotidiano “Handelsblatt” l’amministratore delegato Harald Rosenberger. Il gruppo assicurativo non svilupperà più autonomamente tutti i prodotti, ma punterà maggiormente sulle collaborazioni. Anche in altre società cresce la pressione a ripensare i modelli di business: «Molti assicuratori si trovano attualmente in una fase di ottimizzazione, in cui devono riflettere su come posizionarsi per i prossimi dieci anni», afferma Thomas Broichhausen, partner di Linklaters, che fornisce consulenza agli assicuratori in materia di fusioni e acquisizioni. In questo contesto, un ruolo importante è svolto dalla riduzione dei costi, dagli investimenti nell’IT, dalla gestione degli investimenti di capitale e dall’attenzione rivolta ai nuovi contratti.