Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Luigi Lovaglio esce sconfitto ma a testa alta dall’ultima assemblea del Montepaschi indipendente. Di fronte alla bocciatura della strategia difensiva incardinata sulle due ops per Banca Generali e Banco Bpm, il banchiere ha rivendicato di aver già ottenuto un risultato concreto: il rilancio dell’offerta della banca guidata da Carlo Messina. Le operazioni, ha sostenuto l’amministratore delegato, «hanno impedito che il valore del Monte fosse considerato acquisito e hanno costretto l’offerente a migliorare la propria proposta». Un risultato, ha insistito Lovaglio, «che non deve essere oscurato dall’aritmetica assembleare», tanto più che la bocciatura era un esito «del tutto previsto». Il riferimento è all’aumento da 1 a 1,25 euro della componente in contanti dell’offerta di Intesa, che secondo il manager dimostra come la strategia di Mps abbia rafforzato il potere negoziale degli azionisti. «Senza la nostra iniziativa il confronto sarebbe rimasto fermo alle condizioni iniziali», ha osservato il banchiere.
Chi gestirà e quanto renderà il nuovo salvadanaio previdenziale che il governo, con la manovra 2027, ha deciso di creare, a partire dall’anno prossimo, per ogni nuovo nato fino a 18 anni affidandolo all’Inps? La domanda, in attesa della pubblicazione del disegno di legge, resta aperta.  Le assicurazioni e i gestori hanno già avanzato pretese ma la scelta del governo sembra, almeno ad ora, tutta pubblica, con l’Inps come regista. Poste, si è ipotizzato, potrebbe dare un contributo per raccogliere i versamenti di genitori e parenti, e Cassa Depositi e Prestiti entrare nella gestione. Una parte del salvadanaio potrebbe poi essere messa a gara tra gestori privati fissando un obiettivo di rendimento. Ipotesi per ora, in attesa del ddl.
Sabseg, broker internazionale assicurativo, partecipato dal fondo di private equity Miura, ha chiuso la sua quarta acquisizione in Italia rilevando Mec.Vis, società di intermediazione assicurativa con sede principale a Lavis, in provincia di Trento. L’operazione si inserisce nel più ampio piano strategico di Sabseg, finalizzato ad accelerare la crescita per linee esterne, rafforzare la presenza nei mercati chiave e raggiungere l’obiettivo di 2 miliardi di euro di premi intermediati entro il 2030.
Il nuovo San Siro di Milano, che sarà la nuova casa di Inter e Milan al posto del Giuseppe Meazza, ha già un nome: si chiamerà Generali Stadium. L’annuncio della sponsorizzazione è arrivato nella serata di ieri assieme alla presentazione del progetto disegnato dalle archistar lord Norman Foster di Foster+Partners e David Manica di Manica, già partner per il nuovo Wembley Stadium di Londra. L’accordo per i naming rights del Generali Stadium, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe uno dei più redditizi della storia nel mondo degli impianti: si parla di oltre 600 milioni per una durata ventennale della sponsorizzazione, che riconosce ai due club intorno a 30 milioni a stagione. Generali sarà anche official insurance partner di entrambi i club.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale tra i consumatori e i risparmiatori avanza sempre più. Scegliere una banca piuttosto che un’altra, un prodotto finanziario oppure un altro potrebbe diventare una decisione supportata da algoritmi e pareri dell’AI. Basti pensare che, secondo un’indagine condotta da Excellence payments, società del gruppo Excellence, il 75% di chi utilizza l’intelligenza artificiale negli acquisti, dichiara che essa ha influenzato la propria decisione e, nel settore finanziario, oltre un intervistato su due valuterebbe di cambiare banca o assicurazione sulla base dei suoi suggerimenti. In particolare, per quanto riguarda i servizi bancari e assicurativi, il 60% del campione intervistato si dice pronto ad affidarsi all’AI per confrontare conti correnti, carte e polizze. Anche se, fra quanti valuterebbero un cambiamento, tre quarti vorrebbero prima confrontarsi con un professionista. Niente deleghe in bianco, insomma: ci si può fidare dei sistemi automatici ma non troppo. Poco più di un terzo accetterebbe almeno una forma di delega del pagamento, mentre l’8% consentirebbe all’AI di pagare senza conferma ogni volta, almeno in determinate circostanze
Arriva la pensione integrativa di stato. Una dote di 100 euro annui, dalla culla alla maggiore età, a favore dei nuovi nati dal 1° gennaio 2027 (circa 360mila in base alle stime Inps). Si chiama Dote previdenziale pubblica ed è prevista nella bozza di Manovra del 2027: una posizione di risparmio intestata al minore che, una volta spente 18 candeline, potrà essere investita in pensione trasferendole a un qualsiasi fondo di previdenza integrativa o utilizzata per pagare gli studi universitari e per avviare un’attività lavorativa. In totale, dunque, fino a 1.800 euro di contributo pubblico a cui si potranno aggiungere i versamenti volontari di genitori, parenti e affini, con il beneficio della deducibilità dal reddito, oltre agli eventuali interessi derivanti dalla gestione finanziaria delle risorse affidata a Cassa depositi e prestiti. Si tratta di un intervento fortemente voluto dal ministro del lavoro Marina Calderone, che negli ultimi due anni si è adoperata per l’introduzione della misura insieme all’Inps. Al finanziamento della posizione possono contribuire, con versamenti volontari, i genitori, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado, secondo le modalità che saranno individuate tramite decreto ministeriale da adottarsi entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Manovra 2027 (quindi entro fine giugno 2027).
Quattro italiani su 10 raggiungono la sufficienza in educazione finanziaria e assicurativa. È quanto emerso dalla quinta edizione di Edufin Index, l’Osservatorio su consapevolezza e comportamenti finanziari e assicurativi degli italiani, presentato da Fondazione Alleanza, in memoria di Mario
Gasbarri, con la collaborazione scientifica di Sda Bocconi School of Management e resinoti ieri a Roma, nel corso di un evento patrocinato dal
ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal ministero dell’Economia e delle Finanze, dal ministero dell’Istruzione e del Merito e riconosciuto nel calendario ufficiale del Mese dell’educazione finanziaria 2026 promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività
di educazione finanziaria. Secondo il rapporto, nel 2026 il livello medio dell’Edufin Index si conferma a 56 punti su 100, sotto la soglia di sufficienza fissata a 60 su una scala da 0 a 100. L’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa resta complessivamente bassa: permane il divario tra chi conosce e agisce concretamente nella gestione consapevole delle proprie finanze e chi non lo fa. Secondo l’indagine, il 39% degli italiani (4 su 10) raggiunge o supera la soglia di sufficienza, mentre il 51% si colloca nella fascia intermedia (livello Edufin tra 41 e 59 su 100) e il 10% resta nell’area dell’analfabetismo finanziario (livello Edufin uguale o inferiore a 40 su 100). Il quadro è sostanzialmente stabile rispetto al 2025 e conferma la necessità di trasformare le conoscenze in comportamenti più consapevoli
Alleanza Assicurazioni rafforza il proprio impegno per rendere l’educazione finanziaria e assicurativa accessibile e diffusa. Dal 2020 il Piano
Nazionale di Educazione Finanziaria e Assicurativa ha coinvolto 550 mila persone attraverso oltre 10 mila eventi educativi sul territorio, raggiungendo inoltre ogni anno 100 milioni di contatti sui social attraverso contenuti educativi. Inoltre, con il progetto «EducAzione Finanziaria a Scuola» realizzato insieme ad Aief, in questi anni, sono stati coinvolti circa 500 istituti con oltre 35 mila studenti. In questa direzione si inserisce anche «Rimetti il tuo futuro nel verso giusto», la campagna di trade marketing e visibilità locale di Alleanza che coinvolge 24 città italiane e che il 29 e 30 ottobre ha fatto tappa a Roma, in Piazza Sant’Emerenziana
Gli italiani tornano a mettere soldi da parte, ma non necessariamente perché dispongono di maggiori risorse. In una fase di incertezza economica, risparmiare significa soprattutto contenere le spese, rinviare gli acquisti più impegnativi e conservare un margine per affrontare eventuali imprevisti. I dati Istat mostrano quanto sia difficile trovare un equilibrio tra entrate e uscite. Nel secondo trimestre del 2026, il reddito
disponibile delle famiglie è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi sono aumentati dell’1,7%. La propensione al risparmio è così scesa al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti percentuali, e il potere d’acquisto si è ridotto dello 0,9%.
Il quadro mette in luce una fragilità che va oltre la disponibilità di denaro: la difficoltà di programmare le spese e guardare al futuro con serenità. Quando gran parte del reddito serve a coprire le necessità quotidiane, costruire una riserva per gli imprevisti diventa complicato e gli obiettivi di lungo periodo rischiano di passare in secondo piano

Sfumata a Siena l’ipotesi del piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, bocciato come previsto dall’assemblea dei soci Mps, nella partita bancaria in corso si liberano due caselle e si apre il fronte più delicato: le due caselle sono Banco Bpm e Banca Generali, destinatarie delle Ops del progetto pensato dall’amministratore delegato del Monte; il fronte in questione è Assicurazioni Generali. La ricomposizione degli assetti nella compagnia, per ovvie ragioni, sono la conseguenza più immediata del passaggio di Mps sotto il controllo di Ca’ de Sass. In un sistema in cui gli azionisti compaiono a più livelli lungo la strada che da Siena porta a Trieste, l’avanzata di Intesa Sanpaolo nel capitale del Monte, rompe nel Leone vecchi equilibri e candida la banca a divenire il perno su cui costruirne nuovi. Si tratta della seconda volta in appena due anni che il pacchetto del 13,22% delle Generali custodito storicamente da Mediobanca si appresta a passare di mano. Dopo la chiusura della partita che ha portato Mps a conquistare Mediobanca, il risultato più tangibile è stato quello di allentare la tensione che per anni ha governato gli equilibri delle Generali, al centro di scontri tra il vertice della compagnia e i grandi azionisti privati, con il gruppo Caltagirone e Delfin in prima fila.
All’assemblea straordinaria di Mps gli azionisti hanno votato in massa per evitare che Intesa Sanpaolo ritirasse l’Opas sulla banca senese, come sarebbe avvenuto nel caso in cui i soci avessero approvato le due Ops su BancoBpm e Banca Generali. Il vero ordine del giorno dell’assemblea del Monte di ieri non era tanto quello ufficiale ma quello imposto da Intesa Sanpaolo che, minacciando il ritiro della propria offerta, ha trasformato il voto in un referendum sulla prosecuzione dell’Opas. Un evento inedito per il mercato azionario italiano ma che, alla prova dei fatti, ha dimostrato di essere efficace: oltre il 90% del capitale presente (65,8%) ha bocciato le proposte difensive del cda del Monte e ha evitato che Intesa ritirasse la propria Opas. È prematuro dire che automaticamente quel capitale votante si trasformerà con certezza in altrettante adesioni all’Opas di Intesa Sanpaolo. Ma è molto probabile che a questo punto, in coerenza con un voto che ha evitato il ritiro dell’Opas, sia i grandi soci italiani che i fondi esteri consegnino le azioni di Mps all’offerta di Intesa Sanpaolo
I fringe benefit sono quei “vantaggi” aggiuntivi erogati dai datori di lavoro ai dipendenti sotto forma di beni o servizi. Tra questi rientrano, ad esempio, i buoni acquisto e i buoni carburante. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Welfare di Edenred Italia, in nove anni il loro “peso” sul welfare aziendale è passato dal 16,2% del 2017 al 55,1% del 2025. Praticamente è più che triplicato, complice anche una normativa fiscale favorevole. Negli ultimi anni, infatti, la soglia di fringe benefit esente da imposizione fiscale e contributi è progressivamente cresciuta, fino ad arrivare a mille euro per tutti i lavoratori dipendenti e 2mila euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. A queste due fattispecie, ora se ne aggiunge una terza: l’esenzione fino 2mila euro per i lavoratori con età non superiore a 30 anni.
«La portabilità del contributo datoriale è una norma che danneggia i lavoratori, le imprese, i fondi pensione negoziali ed è una ferita inferta alla contrattazione collettiva». È netto il giudizio del vicepresidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali, Maurizio Marchesini, sulla modifica della norma sulla portabilità, in vigore da domani. Norme contro le quali le imprese non escludono di ricorrere anche a strumenti giudiziari. “Che libertà potrà avere un lavoratore quando una banca o un’assicurazione lo metterà sotto pressione? Spostarsi da un fondo negoziale a un fondo pensione aperto sarà una scelta di libertà o piuttosto una forma di coercizione?”
Axa ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con ricavi in crescita del 5% a 93 miliardi. Nel dettaglio, l’assicurazione Danni ha raggiunto i 48,1 miliardi di ricavi (+3% a cambi costanti), mentre quelli del settore Vita si sono attestati a 44,8 miliardi. Il gruppo francese ha spiegato di avere in portafoglio 17 miliardi di titoli di Stato francesi, pari all’11% del totale dei bond sovrani. Axa ha poi confermato le prospettive di redditività del 2026, con utili per 8,6 miliardi e un ritorno sul capitale nella parte alta del range 14%-16%.