Secondo il KPMG Global CEO Outlook 2026, l’84% degli amministratori delegati guarda con fiducia alla crescita della propria organizzazione, mentre scende al 65% la fiducia nell’economia globale. L’AI resta una priorità, tra ostacoli di sicurezza, costi e governance.
Aumenta la fiducia dei CEO nelle prospettive delle proprie imprese, ma peggiora il giudizio sull’economia globale. È il divario che emerge dalla dodicesima edizione del KPMG Global CEO Outlook (che raccoglie le opinioni di 1.400 CEO in 12 mercati, tra cui l’Italia, e 13 settori, inclusi banche, assicurazioni e gestione del risparmio): l’84% degli intervistati si dichiara fiducioso nella crescita della propria organizzazione nel prossimo triennio, contro il 79% del 2025. La quota di chi esprime fiducia nell’economia mondiale scende invece dal 68% al 65%, il livello più basso dal 2021 secondo il report. Anche le aspettative sugli utili migliorano: il 68% prevede una crescita annuale di almeno il 2,5%, rispetto al 61% dello scorso anno. Il 79% afferma tuttavia di sentirsi maggiormente sotto pressione nel garantire la crescita di lungo periodo.
Cybersecurity al primo posto tra i rischi
La cybersecurity e la sicurezza dei dati rappresentano la principale minaccia alla crescita, indicate dal 31% dei CEO. Seguono l’incertezza economica globale, al 28%, l’instabilità geopolitica e la pressione normativa, entrambe al 26%, e la resilienza delle catene di fornitura, al 24%.
La sicurezza informatica è anche al centro delle scelte di investimento: il 45% degli intervistati indica un aumento delle risorse destinate alla resilienza ai rischi cyber e digitali. Seguono compliance normativa e reporting, al 36%, e integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi, al 32%.
AI prioritaria, ma restano ostacoli all’adozione
Il 79% dei CEO considera l’intelligenza artificiale una priorità strategica di investimento per i prossimi tre anni, in crescita rispetto al 71% del 2025. Il 72% prevede di destinarle oltre il 10% del proprio budget nei prossimi dodici mesi.
Le difficoltà riguardano soprattutto l’attuazione: il 57% considera molto o abbastanza complesse le sfide etiche, il 52% la cybersecurity, il 51% i costi e il 50% i requisiti di sovranità dei dati. Il 66% ritiene inoltre che il ritmo di evoluzione della normativa sull’AI possa ostacolare il successo aziendale.
I ritorni sono attesi prevalentemente nel medio periodo: il 71% prevede di ottenere un ritorno dagli investimenti entro uno-tre anni, mentre il 17% si aspetta benefici entro dodici mesi.
Competenze e sostenibilità nell’agenda dei vertici
L’89% dei CEO prevede un aumento dell’organico nel prossimo triennio, anche se il 62% si attende una crescita inferiore al 5%. Il problema principale sul fronte del personale è il divario di competenze, segnalato dal 56%, seguito dalla formazione sui sistemi di AI, al 52%, e dalla capacità di attrarre e trattenere talenti, al 47%. Nei prossimi dodici mesi, il 46% intende avviare programmi di aggiornamento e riqualificazione professionale.
Sul versante della sostenibilità, il 70% considera costi e benefici delle relative iniziative almeno in una parte delle decisioni di investimento. L’AI presenta però una duplice dimensione: circa otto CEO su dieci ritengono che possa contribuire agli obiettivi climatici, mentre il 95% segnala preoccupazioni, all’interno della propria organizzazione, per il suo impatto ambientale complessivo.
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