Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Il risparmio delle famiglie europee è una riserva di valore enorme, ma una quota consistente resta ferma sui conti correnti a rendimento zero. Per affrontare questa anomalia la Commissione Ue ha raccomandato un anno fa agli Stati membri di introdurre per il retail i Savings and Investment Accounts (Sia), ovvero depositi di risparmio e investimento a fisco light. Sono stati già definiti «conti intelligenti»: ovvero contenitori con un accesso semplice e tassazione leggera che possono essere riempiti con strumenti come azioni, Etf, fondi, bond, per indirizzare la liquidità ferma verso gli investimenti di lungo periodo. Guardando all’esperienza degli altri Paesi membri, dagli Isk svedesi agli Isa britannici, emerge una costante: la partecipazione di massa del retail ai mercati decolla solo in presenza di un trattamento fiscale vantaggioso e semplicità d’uso. In Italia il governo punta a lanciarli nel 2027 e sarebbero complementari ai Pir (i Piani di risparmio esentasse nati nel 2017), ma più semplici (con apertura fai da te anche online), flessibili e fiscalmente stabili. Sono scesi in campo tutti i big del settore che hanno presentato tre proposte sul tavolo del governo, in vista della legge di bilancio dove troveranno posto grazie ad un emendamento: Amf Italia con il Centro Baffi dell’università Bocconi ed Equita, Assonime e Borsa Italiana e quella presentata il 26 ottobre da Abi, Ania, Assogestioni, Assoreti e Aipb. Tutte si allineano alla raccomandazione della Commissione europea del 30 settembre 2025 che ha invitato i governi a rendere più conveniente l’investimento delle famiglie. In Europa la ricchezza investibile ammonta a 29 mila miliardi di euro, di cui 12 mila miliardi in liquidità o strumenti a basso rendimento. In Italia, su 6 mila miliardi di ricchezza finanziaria netta, 1.600 miliardi sono liquidi. Per Aipb e Prometeia, una maggiore esposizione ai mercati dei portafogli italiani potrebbe mobilitare 233 miliardi, con impatti su ricchezza, consumi e investimenti.
Ammonta a 1.600 miliardi di euro la ricchezza delle famiglie italiane detenuta in forma liquida. Soldi fermi, insomma, tra contante, conti correnti, buoni postali e depositi vari che rappresentano, secondo Assonime, il 27% di tutto il capitale finanziario dei cittadini italiani, pari a 6 mila miliardi, una delle consistenze patrimoniali più alte d’Europa. Quanto valore potrebbe essere generato qualora una parte ragionevole di questa ricchezza ferma venisse investita? Aipb (Associazione Italiana Private Banking) ha provato a rispondere a questo quesito ipotizzando per l’Italia un comportamento allineato ai cinque Paesi più virtuosi d’Europa in termini di allocazione di portafoglio. In Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio e Spagna la quota di risparmi investiti in strumenti orientati alla crescita come fondi comuni e azioni ammonta al 41%. Una parte del denaro, come sostenuto dalla Commissione Europea, è bene che rimanga in forma liquida per preservare la stabilità dell’attuale sistema ma un’altra fetta, che in Italia è pari a 233 miliardi secondo Aipb, dovrebbe essere mobilitata dai conti correnti.
Verso metà novembre dovrebbero approdare alla legge di bilancio i Sia (Savings and investment accounts), i conti di investimento con bonus fiscale sponsorizzati dalla Commissione europea. Sono strumenti che permettono ai cittadini di investire e quindi far crescere le imprese comunitarie beneficiando di una tassazione favorevole. Giulio Centemero, capogruppo della Lega in commissione Finanze alla Camera, auspica che «una prima versione dei Sia trovi spazio già in questa manovra. Muoversi tempestivamente consentirebbe all’Italia di assumere un ruolo di avanguardia in Europa, come già avvenne con la Legge Capitali, e di guidare la definizione del quadro comunitario con l’esperienza di uno strumento già avviato». In Italia sono tre i progetti presentati al ministero delle finanze (Mef) nel corso dell’ultimo mese: da un lato quello di Amf (Associazione Intermediari Mercati Finanziari), Bocconi, Equita che si accosta al progetto di Assonime e Borsa Italiana, dall’altro il piano firmato da Assogestioni, Abi, Ania, Assoreti e Aipb
La manovra 2027 da 26 miliardi cambia i numeri, ma non le ragioni che portano a investire sull’Italia. Il dato più importante riguarda le banche: le stime degli analisti indicano un impatto tra il 4 e il 4,5% sull’utile per azione 2027 per effetto dell’aumento di tre punti dell’Ires. Per assicurazioni, energia e utility indicativamente tra l’1 e il 3% dell’eps, con differenze rilevanti tra un modello di business e l’altro. «Banche, assicurazioni ed energia rappresentano complessivamente il 60% dell’indice Ftse Mib (+13,6% da inizio 2026, -2,7% a ottobre e -7,5% dal massimo storico, ndr). Ponderando questi impatti per il peso dei singoli settori, si arriva a una stima approssimativa del 2-2,5% sugli utili 2027 dell’indice», sottolinea a Milano Finanza Alberto Conca, gestore del fondo Zest Quantamental equity.  L’aumento dell’Ires è analogo (tre punti) per le compagnie assicurative, passa dal 24 al 27%. In proporzione hanno però più difese delle banche. Nel ramo danni «le compagnie possono trasferire parte del costo sulle tariffe e partono da coefficienti di solvibilità elevati. Generali è la più protetta, perché buona parte del risultato viene dall’estero», spiega Caldato. «Unipol e Poste sono le più esposte perché concentrate in Italia, ma hanno solidità patrimoniale e capacità di generare cassa sufficienti a mantenere i dividendi». Senza contare, fa presente Conca, che Unipol, attraverso la partecipazione in Bper, risente anche del prelievo sulle banche.
Nella Legge di Bilancio il governo ha deciso di rilanciare Quota 100. Con un fondo da 850 milioni di euro. La proposta, che prevede l’uscita dal lavoro con almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi versati, è da sempre il cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini. La misura potrebbe inoltre essere estesa anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996, superando così uno degli attuali limiti di accesso alla pensione anticipata contributiva. Ma l’importo stanziato non è sufficiente a coprire tutte le uscite e quindi il meccanismo potrebbe essere condizionato all’assunzione di un giovane a fronte dell’uscita di un dipendente di 64 anni con 36 anni di contributi. Da qui a gennaio si capirà quindi se e come vedrà la luce una nuova Quota 100 (la prima versione era stata introdotta per il triennio 2019-2021 come somma tra 62 anni e 38 di contributi). In attesa di capire se arriverà, quel che è certo è che dal 2027 il traguardo si sposterà un po’ più avanti
La premier Giorgia Meloni lo aveva annunciato mercoledì 28 ottobre: nel 2027 partirà il salvadanaio previdenziale dei nuovi nati dal prossimo anno con bonus statale di 100 euro l’anno per i primi 18 anni. Una mossa che arriva dopo il pressing di Covip e degli operatori. La bozza della Legge di Bilancio 2027, pubblicata venerdì 30 ottobre, contiene i dettagli. Il fondo sarà istituto presso l’Inps, si chiamerà Valore Nuovi Nati, sarà avviato dal primo gennaio 2027 e lo gestirà la Cdp «secondo criteri di prudenza». Entro tre mesi dalla nascita, l’Inps costituirà una posizione nell’ambito del fondo, intestata al minore, con un versamento a carico dello Stato dei 100 euro annui fino al compimento del diciottesimo anno e ne darà comunicazione ai genitori. I famigliari (genitori, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) potranno versare volontariamente in questo fondo contributi aggiuntivi, che fino a 1.000 euro all’anno saranno detraibili al 19%. Le somme accantonate saranno trasferite, a partire dal compimento del diciottesimo anno di età del beneficiario e su sua richiesta a un fondo pensione
Il dibattito in corso sul contributo statale per i nuovi nati, che il governo ha messo nella manovra 2027 proponendo un bonus di 100 euro l’anno fino a 18 anni, ha il merito di focalizzare l’attenzione sull’importanza dei fondi pensione come integrazione della futura pensione di base calcolata con il metodo contributivo. Il progetto consentirebbe in primo luogo di dare di fatto il calcio di inizio alla partita previdenziale delle giovani generazioni che si annuncia prolungata, considerando l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile. Al momento gli under 20 rappresentano ancora una percentuale ridotta della platea degli aderenti alla previdenza complementare. Secondo l’ultima relazione annuale della Covip gli iscritti con meno di 20 anni di età, pur in crescita, erano al 31 dicembre 2025 solo il 3% (il 2,3% nel 2020) degli iscritti. In numeri, si tratta di circa 311 mila persone.
Gli italiani vanno in cerca di rendimenti più alti per contrastare l’inflazione. Disposti così anche ad aumentare il rischio dei propri investimenti pur di stare al passo con l’incremento dei prezzi di beni e servizi. Mentre la casa, e più in generale il settore immobiliare, si sono fatti sempre meno attraenti ai loro occhi. Niente a che vedere con una ventina di anni fa, quando il mattone era l’approdo preferito dei loro risparmi. Sono due dei fenomeni più significativi che emergono dall’indagine Ipsos Doxa presentata dall’Acri di Giovanni Azzone in occasione della 102ª Giornata Mondiale del risparmio, che si è tenuta a Roma il 30 ottobre alla presenza del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Un’analisi, quella di Ipsos, che ormai da 26 anni fotografa il rapporto degli italiani con il risparmio e le novità di quest’anno sono la cartina tornasole di un Paese costretto a fare i conti con l’aumento dei prezzi, con l’inflazione arrivata ad ottobre al 4,5%, il massimo da tre anni, e con l’inverno demografico, caratterizzato da calo record della natalità e dal crescente invecchiamento della popolazione: le risorse accantonate per il 75% degli italiani serviranno quindi a integrare il welfare pubblico soprattutto in termini di sanità e cure mediche (45%), ma anche per l’assistenza agli anziani e per gestire la non autosufficienza (45%) e, in misura minore, per la previdenza (25%)
«Avevamo fatto un accordo e a me sembra che la parola data non sia stata rispettata». Ai microfoni di Class CNBC, a margine della 102esima Giornata Mondiale del Risparmio, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, risponde così in merito alla richiesta del prelievo di 5 miliardi su banche e assicurazioni previsto in manovra dal governo. Mentre ha chiuso in maniera categorica a un possibile rilancio dell’offerta su Mps, a fronte della larga maggioranza che ha bocciato le due ops avanzate da Luigi Lovaglio su Banca Generali e Banco Bpm. Dopo che l’assemblea di Siena ha bocciato il piano Lovaglio Messina (Intesa Sanpaolo) è ottimista sull’esito dell’opas promossa sulla stessa Mps ma esclude la possibilità di ulteriori rilanci dell’offerta
Mediobanca cambia rotta. L’assemblea di Mps che giovedì 29 ha bocciato il piano difensivo di Luigi Lovaglio avrà conseguene anche sulla merchant bank milanese. Saltata la fusione con Siena, l’istituto è destinato a integrarsi con Intesa Sanpaolo che lancerà un’opa per assicurarsi il 100% della compagine sociale. Il progetto è stato annunciato dalla stessa Ca’ de Sass in una nota diffusa a poche ore dalla chiusura dell’assise senese. Nel documento, oltre a confermare l’opas, l’istituto guidato da Carlo Messina annuncia la volontà di lanciare «un’opa obbligatoria avente a oggetto le azioni ordinarie di Mediobanca non detenute da Mps né da Intesa», una volta conclusa l’offerta sulla capogruppo. Dopo ripetuti cambi di rotta la comunicazione mette così un punto fermo alla strategia di Intesa su Mediobanca
  • Focus su Athora Rendimento + Crescita
Athora Rendimento + Crescita è un contratto di assicurazione sulla vita nella forma mista rivalutabile a premio unico, intermediato da Banca di Credito Popolare. La polizza prevede che il Capitale Investito, pari al premio unico al netto dei costi applicati, venga investito nella gestione separata Athora Risparmio Protetto. Il contratto ha una durata fissa di 5 anni e si estingue alla scadenza, oppure può estinguersi anticipatamente se si verifica la morte dell’assicurato o se il contraente esercita il diritto di recesso o di riscatto totale. Athora Rendimento + Crescita mira alla corresponsione, alla scadenza dei 5 anni dalla decorrenza della polizza, di un capitale rivalutato di anno in anno in funzione dei risultati conseguiti dalla gestione separata, assicurando una garanzia di rendimento minimo a scadenza (Rendimento minimo Garantito) e in altri specifici eventi (anche in caso di premorienza dopo il primo anno dalla sottoscrizione o di riscatto agevolato). Se maturato, è altresì
prevista la liquidazione a scadenza di un Terminal Bonus.

Il risparmio gestito italiano cambia faccia e, dopo anni di dominio dell’obbligazionario, mostra segnali di inversione di tendenza. Secondo Assogestioni, presieduta da Maria Luisa Gota (Eurizon), in settembre la raccolta è stata di poco superiore al miliardo di euro (8,4 mld in agosto), di cui 631 milioni dalle gestioni collettive (fondi aperti e chiusi) e 381 milioni dalle gestioni di portafoglio. Si tratta del quarto mese consecutivo di raccolta positiva. Da inizio anno il saldo è positivo per 26,5 miliardi di euro. Ma la vera novità è un’altra: gli obbligazionari, autentici mattatori della raccolta negli ultimi anni, in settembre hanno subìto riscatti per quasi 2 miliardi, anche se il totale da inizio anno resta positivo per 3,4 miliardi. Gli azionari sono stati i veri protagonisti del primo mese d’autunno: 1,5 miliardi di afflussi, che portano il totale da gennaio a un passo da 7 miliardi. In tutto i fondi di lungo termine hanno raccolto in settembre 554 milioni. Buona anche la performance dei fondi flessibili e monetari, che hanno raccolto rispettivamente 120 e 213 milioni. Le gestioni di portafoglio istituzionali, vera e propria zavorra dell’industria da inizio anno (-13,2 miliardi il bilancio complessivo), sono riuscite a chiudere settembre in attivo di 350 milioni, mentre quelle retail hanno visto 31 milioni di afflussi. Saldo negativo (-136 milioni) per i fondi chiusi, che da gennaio hanno comunque raccolto più di 4,2 miliardi. Nonostante la raccolta di settembre, l’industria del risparmio italiano ha visto le masse complessive scendere da 2.721 a 2.697 miliardi di euro: pesa, in particolare, l’effetto mercato sfavorevole.
Scatta l’omicidio colposo a carico del datore dopo la caduta del dipendente che ha trova la morte mentre fa le pulizie in cima a una scala. Pesano sulla condanna le omissioni in termini di informazione, formazione e addestramento sul lavoro in quota, oltre che la mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale. L’appaltatore che invia personale nella struttura del committente, invece, deve compiere un sopralluogo, realizzare il documento di valutazione rischi d’interferenza fra gli addetti e procedere allo scambio informativo di cui all’articolo 26 del decreto legislativo 09/04/2008, n. 81. La condanna, poi, può scattare anche per profili di colpa non contestati in modo esplicito ma comunque emersi dal contraddittorio. Così la Corte di cassazione penale, quarta sezione, nella sentenza n. 35997 del 13/10/2026.

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Il Buono fruttifero postale per gli under 18 promette il 5% annuo lordo: un rendimento che, con la garanzia dello Stato, mette pressione su banche e altri operatori. E ricorda che i soldi accantonati da genitori e nonni non devono restare immobili per abitudine. Non è un mercato marginale: oltre 6,8 milioni di Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori in circolazione, per un valore superiore a 10,5 miliardi di euro. Intanto anche la manovra 2027 guarda ai nuovi nati con un fondo alimentato da contributi pubblici. È un segnale, prima ancora che una soluzione: il futuro dei figli non si costruisce soltanto con bonus da spendere subito, ma anche aiutando le famiglie ad accumulare risorse nel tempo. Un piccolo capitale può diventare, domani, un aiuto per l’università, la formazione o l’ingresso nel mondo del lavoro.

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Una manovra piccola piccola per la sanità pubblica italiana. I soldi che entrano nel sistema sono pochi, anche perché una bella fetta dei fondi andrà verso il privato, che si tratti di cliniche, studi privati o aziende farmaceutiche e dei dispositivi. Il fondo sanitario nazionale per l’anno prossimo cresce, come già comunicato, di 2,36 miliardi di euro (salirà di 2,35 nel 2028 e 2,39 nel 2029), ai quali va aggiunto un miliardo già stanziato l’anno scorso. Come sempre ha fatto questo governo, le risorse sono quasi tutte vincolate. Alle Regioni resta autonomia sulle briciole. Ad esempio su appena 138 milioni di euro, erogati «anche al fine di far fronte agli eventuali oneri derivanti dagli effetti dell’inflazione». Poi
arrivano 500 milioni per aggiornare le tariffe delle prestazioni ospedaliere, 100 milioni per rinforzare l’assistenza a chi ha l’Alzheimer o altre demenze, 300 milioni per pagare di più medici e infermieri per abbattere le liste di attesa, 100 milioni per pagare mensa o buono pasto a chi lavora più di sei ore in ospedale, 380 milioni per dare indennità a medici e infermieri dei pronto soccorso. In totale queste misure valgono 1,5 miliardi. Poi ci sono quelle più dedicate all’industria. Intanto viene innalzato il tetto di spesa per i dispositivi medici di 146 milioni di euro, cosa che fa scattare dopo il payback (cioè il sistema che li obbliga a compartecipare alla spesa del sistema pubblico) per i produttori. Inoltre ci
sono 160 milioni di euro per compensare le Regioni della riduzione del payback farmaceutico alle aziende che investono in Italia. Dal 2028 verranno inoltre dati 350 milioni per compensare lo sconto ai produtturi dei dispositivi e verrà anche alzato il tetto della spesa farmaceutica di
290 milioni (e quindi il payback per le aziende scatterà dopo). Non costa soldi, ma è significativo, l’innalzamento della quota che si può spendere per comprare prestazioni presso le cliniche private di altri 350 milioni di euro. Non rientra nell’incremento del fondo sanitario, e sono risorse che invece in molti avrebbe proprio voluto per rinforzare il finanziamento per il sistema pubblico, lo stanziamento di 1,6 miliardi di euro previsto all’articolo 53 della manovra: “Misure in favore degli anziani”.

Banche e assicurazioni si confermano top payer anche per questa legge di bilancio. L’insieme delle misure (articoli dal 18 al 20) prospettate nel testo bollinato ieri (e anticipate nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore) valgono 5,6 miliardi, così scorporati: il comparto bancario è chiamato a contribuire, solo per il 2027, per 3,6 miliardi. Quello assicurativo per oltre 600 milioni. A questi 4,2 miliardi si sommano i proventi attesti dall’incremento allo 0,8% dell’aliquota sulle transazioni finanziarie (da 0,04 a 0,08% quella sulle operazioni ad alta frequenza) per un gettito da 1,38 miliardi per il 2027.
Il furto di criptovalute ai danni di Binance riporta al centro un duplice tema: la custodia degli asset digitali e le garanzie offerte agli investitori. Secondo le ricostruzioni tecniche – oltre alla prima ipotesi di compromissione del computer di un ingegnere attivo sull’infrastruttura dell’exchange – una parte rilevante dell’attacco avrebbe utilizzato una funzione della blockchain Ethereum. In particolare, quella denominata EIP-7702, la quale consente a un portafoglio digitale di delegare operazioni a uno smart contract. Cioè: il programma informatico che esegue automaticamente istruzioni prestabilite. Gli aggressori avrebbero ottenuto autorizzazioni digitali valide per associare un portafoglio Binance a un programma sotto il loro controllo, utilizzandolo per trasferire automaticamente le criptovalute verso indirizzi da loro controllati.

Il 31 ottobre segna una data importante per il mondo della previdenza complementare che a fine settembre contava 11,2 milioni di iscritti per un totale di risorse di 276 miliardi euro. Stiamo parlando dei fondi pensione ossia del cosiddetto secondo pilastro previdenziale chiamato a sostenere le pensioni pubbliche sempre più avare e incerte, in particolare per i giovani. Da oggi saranno operative le nuove modalità di fruizione del montante al momento del pensionamento e, soprattutto, da questo momento i lavoratori potranno trasferirsi dal fondo negoziale di categoria (dopo almeno due anni di permanenza) verso altre forme di previdenza complementare proposti da banche e assicurazioni senza perdere il contributo datoriale. In linea teorica sarà quindi possibile passare da Cometa o Fonchim o Fon.te (solo per citare quelli con più iscritti) a un fondo pensione aperto o a un Piano individuale pensionistico (Pip) potendo contare, anche in futuro, sul versamento del contributo da parte dell’azienda presso cui si lavora. Cosa che fino ad oggi non era praticabile: chi si trasferiva doveva rinunciare al contributo datoriale (salvo accordi aziendali ad hoc).
Alla fine della vita lavorativa chi ha aderito a un fondo pensione deve scegliere come utilizzare il capitale messo da parte negli anni. Da quest’anno le alternative aumentano e alle soluzioni tradizionali si aggiungono tre modalità di erogazione che consentono di ricevere le somme nel tempo, con caratteristiche e conseguenze fiscali differenti. Le novità sono state introdotte dalla legge di Bilancio 2026 e riguardano le forme pensionistiche a contribuzione definita. L’ultima, in ordine di tempo, è l’erogazione frazionata, prevista dal 31 ottobre 2026. Già dal 1° luglio sono invece previste la rendita a durata definita e la possibilità di effettuare prelievi liberamente determinabili. Non è detto, tuttavia, che tutti gli iscritti possano usufruire immediatamente del frazionamento: i fondi hanno tempo fino al 31 dicembre per adeguare i sistemi e, nel periodo transitorio, le richieste possono essere sospese.
«Mettere più soggetti in competizione significa dare un servizio e un’opportunità di scelta in più ai lavoratori». Questa è la tesi di uno dei più accesi sostenitori della portabilità del contributo datoriale, ossia Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro. Rispondono dalla parte opposta i sindacati. «Altro che libertà di scelta. Molti lavoratori rischiano si subire pressioni commerciali proprio nei momenti in cui hanno più bisogno di accedere a un mutuo, a un prestito o a una copertura assicurativa – sottolinea Stefania Filetti, segretaria confederale della Cgil –. Una presunta libertà può avere un prezzo alto per chi dovrebbe, invece, essere messo nelle condizioni di tutelare al meglio il proprio futuro previdenziale». Insomma la paura dei sindacati è che il trasferimento da negoziali a fondi aperti e Pip possa in qualche modo venire in futuro condizionato anche da politiche commerciali aggressive.
Per qualificare la polizza unit linked “Signature Bond Plus” occorre guardare alla sostanza economica dell’operazione e al soggetto che sopporta effettivamente il rischio. La sentenza della Corte d’Appello di Venezia (n. 1722/2026) si è soffermata su questo principio, stabilendo che, trattandosi di un prodotto pure privo di garanzia di restituzione del capitale e di una reale copertura del rischio demografico, la sua natura è prettamente finanziaria e speculativa. Di conseguenza, si applicano le tutele del Testo unico della finanza (Tuf) sugli obblighi di informazione, trasparenza e profilatura del cliente (articoli 21 e 23). La Corte ha respinto la tesi del “doppio binario” (per cui la normativa applicabile dipende esclusivamente dalla qualifica soggettiva dell’intermediario che colloca il prodotto, anziché dalla natura oggettiva del prodotto stesso), confermando la responsabilità solidale sia degli intermediari per le omissioni informative e di profilatura, sia della compagnia emittente per aver predisposto una documentazione opaca e un assetto distributivo privo dei necessari controlli. In perfetta sintonia con la decisione veneziana, la sentenza del Tribunale di Prato (n. 481/2026) ha esaminato la medesima tipologia di polizza giungendo alle stesse conclusioni.
La ricchezza delle famiglie non si traduce automaticamente nella distribuzione di risorse per la crescita delle imprese. A illustrare i meccanismi per cui il flusso dei vasi comunicanti si interrompe è un’analisi elaborata da Aipb (Associazione itaiana private banking) in collaborazione con il Politecnico di Milano, Prometeia, Bva Doxa e Intermonte. Un’analisi che si colloca nel contesto del dibattito europeo sulla creazione dell’Unione del risparmio e degli investimenti (Siu), scenario in cui si inseriscono diverse proposte di riforma: da quella dei Piani individuali di risparmio (Pir) ai Conti di risparmio e investimento (Sia) avanzati dalle associazioni di categoria. Come sottolineato dal presidente di Aipb, Andrea Ragaini «l’Italia dispone di un patrimonio di risparmio privato straordinario, che rappresenta una risorsa strategica per sostenere la crescita delle imprese e dell’economia». Tuttavia, a fronte di un patrimonio finanziario totale delle famiglie italiane pari a 5.945 miliardi di euro, di cui circa 1.600 miliardi detenuti in forma liquida, il contributo complessivo destinato al finanziamento delle società non finanziarie ammonta a 1.577 miliardi di euro, coprendo quasi il 30% delle loro passività totali
Se il 2025 è stato per il’industria del risparmio gestito uno degli anni migliori del decennio, il 2026 si avvia sulla stessa strada. Le masse hanno raggiunto un massimo storico pari a di 151 trilioni di dollari a livello globale. In Italia le masse hanno superato quota 2,8 mila miliardi di euro nel 2026. I flussi netti sono rimasti resilienti nonostante l’incertezza geopolitica e il mutare delle aspettative sui tassi d’interesse. Gli Etf hanno raggiunto nuovi traguardi e i mercati privati continuano ad attrarre nuovi capitali. Ma non tutto funziona. La distribuzione è sempre più selettiva, la marginalità diminuisce e la redditività cala. I prodotti si moltiplicano, ma i portafogli si semplificano. E mentre le performance degli investimenti contano ancora, l’innovazione del modello di business determina sempre più chi vince. Sono questi alcuni elementi chiavi dell’ultima analisi che Mckinsey dedica al settore.
Una spinta marcata verso la richiesta di liquidità, che sale al 30,6% delle richieste di prestiti personali con un aumento dell’11,4%, e verso la mobilità, mentre arretra il ricorso al consolidamento debiti, che scende al 15,8% (-13,6%). È quanto emerge dal Rapporto Segugio.it ed Experian (primi nove mesi del 2026) sul mercato del credito. In questo scenario spicca il peso crescente della Generazione Z, che raggiunge il 15,7% del totale delle domande sia nei prestiti personali sia nei finalizzati e balza dal 9% al 16,2% nella cessione del quinto (+80% di crescita relativa). Tra i prestiti finalizzati, i giovani registrano un importo medio di 2.362 euro (+9,6%), la cifra più alta tra tutte le fasce d’età. Gli importi medi mostrano andamenti differenti a seconda della tipologia di finanziamento: la cifra media scende nei prestiti personali a 11.788 € (-5,2%), mentre sale nei prestiti finalizzati a 2.099 € (+24,8%). Sul fronte dei tassi di interesse tra gennaio e agosto 2026, il Taeg medio dei prestiti personali sale dall’8,05% all’8,51% e quello della cessione del quinto per i dipendenti privati passa dal 6,75% al 7,09%. Al contrario, scende il Taeg per i pensionati (dall’8,23% al 7,42%).