Secondo Gallagher Re è il valore più basso per il periodo gennaio-settembre dal 2019. Le tempeste convettive generano quasi il 60% delle perdite, mentre l’assenza di singoli eventi oltre i 10 miliardi contiene il bilancio complessivo.

Le perdite assicurate globali da catastrofi naturali hanno raggiunto 92 miliardi di dollari tra gennaio e settembre 2026, il totale più basso per i primi nove mesi dell’anno dal 2019. Il dato emerge dal Natural Catastrophe and Climate Report di Gallagher Re e risulta inferiore alla media decennale di 128 miliardi. Il risultato non indica tuttavia una riduzione generalizzata del rischio. A contenere le perdite è stata soprattutto l’assenza di eventi singoli di eccezionale impatto assicurativo: da sei trimestri consecutivi nessuna catastrofe naturale ha prodotto danni assicurati superiori a 10 miliardi di dollari. Gallagher Re descrive questa sequenza come una delle più lunghe osservate negli ultimi decenni.

Meno perdite aggregate, ma frequenza degli eventi significativa

La frequenza degli eventi con perdite rilevanti rimane sostanzialmente coerente con l’esperienza storica. Nei primi nove mesi del 2026 Gallagher Re ha censito 54 catastrofi naturali con danni economici di almeno un miliardo di dollari ciascuna e 24 eventi con perdite assicurate pari o superiori alla stessa soglia.

La distinzione tra danni economici e assicurati è centrale nella lettura del rapporto. Diversi eventi hanno prodotto conseguenze economiche, umanitarie e sociali significative senza tradursi in perdite altrettanto elevate per il mercato assicurativo. Una parte dei costi di ripristino è quindi rimasta a carico di governi, imprese e comunità colpite.

Secondo Steve Bowen, Chief Science Officer di Gallagher Re, l’attività catastrofale e le perdite assicurate non sono necessariamente coincidenti: il bilancio del settore dipende anche dai luoghi colpiti e dalle circostanze nelle quali si verificano gli eventi.

Tempeste convettive: almeno 43 miliardi negli Stati Uniti e 9 in Europa

Le tempeste convettive restano la principale fonte di sinistri. A livello globale hanno generato quasi il 60% delle perdite assicurate da catastrofi naturali registrate nei primi tre trimestri del 2026.

Negli Stati Uniti, i danni assicurati attribuiti a questi fenomeni hanno raggiunto almeno 43 miliardi di dollari entro settembre. È il quarto anno consecutivo in cui il costo annuale supera la soglia dei 40 miliardi, già oltrepassata prima della conclusione dell’esercizio.

In Europa, le perdite assicurate da tempeste convettive sono stimate in almeno 9 miliardi di dollari. Di questi, 3,8 miliardi derivano da una sequenza di eventi verificatasi a fine agosto. Il dato conferma il peso dei cosiddetti rischi secondari anche in un periodo privo di singole catastrofi di dimensioni estreme per il mercato assicurativo.

Uragani: gli eventi di ottobre restano fuori dal bilancio

Nel Pacifico orientale, gli uragani Lala, Lowell e Nolo hanno interessato le Hawaii durante il terzo trimestre. Gallagher Re richiama in particolare Lala, transitato vicino alla Big Island a metà agosto: è stato il secondo disastro meteorologico dell’anno nell’arcipelago a produrre danni economici superiori a un miliardo di dollari.

Il rapporto esclude invece dal totale dei 92 miliardi le perdite dell’uragano Isaias, che ha raggiunto il Panhandle della Florida il 9 ottobre come tempesta di categoria 2, quindi dopo la chiusura del periodo osservato. Gallagher Re ne stima l’impatto assicurativo nell’ordine di pochi miliardi di dollari.

Il bilancio gennaio-settembre non rappresenta pertanto una stima delle perdite dell’intero 2026 e non incorpora gli eventi successivi al terzo trimestre.

El Niño e possibili cambiamenti nella distribuzione del rischio

Tra gli elementi da monitorare, Gallagher Re indica l’evoluzione del ciclo El Niño–Southern Oscillation, o ENSO. Secondo le previsioni NOAA richiamate nell’articolo, la probabilità che El Niño mantenga condizioni di intensità «molto forte» fino a gennaio 2027 supera l’81%. Lo scenario riportato prevede un possibile picco nell’ultimo trimestre del 2026, seguito da un graduale indebolimento nel 2027; non viene escluso un successivo passaggio a condizioni di La Niña.

Per assicuratori e riassicuratori, la rilevanza non riguarda soltanto il livello complessivo delle perdite. Le variazioni del ciclo possono modificare la distribuzione geografica dei fenomeni meteorologici e, di conseguenza, la concentrazione dei sinistri, gli accumuli di esposizione e le esigenze di capitale.

Gallagher Re richiama quindi il monitoraggio delle transizioni ENSO in vista dei rinnovi riassicurativi del 2027, considerata la possibilità che le condizioni di rischio regionali cambino da un anno all’altro.

Caldo e siccità restano fattori di pressione

Il rapporto segnala anche temperature elevate e condizioni di siccità. Secondo i dati richiamati da Gallagher Re, i primi nove mesi del 2026 sono stati i secondi più caldi nella serie storica moderna, estesa almeno fino al 1850. Francia, Regno Unito e Stati Uniti contigui hanno inoltre registrato la loro estate più calda per il periodo giugno-agosto.

Tra le conseguenze indicate figurano una maggiore attività degli incendi, danni alla produzione agricola, interruzioni delle reti di trasporto e un aumento dei sinistri connessi alla siccità, particolarmente in Francia.

Il messaggio del rapporto è quindi prudente: perdite assicurate inferiori alla media non equivalgono a una diminuzione strutturale del rischio catastrofale. Per Gallagher Re, una fase relativamente meno onerosa offre piuttosto l’occasione di riesaminare esposizioni, accumuli e resilienza dei portafogli, prima del ritorno di periodi più costosi.

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