Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’opas di Intesa Sanpaolo su Mps entra nella fase decisiva. Secondo fonti finanziarie, entro fine ottobre la Bce dovrebbe esprimersi sull’offerta lanciata lo scorso 8 giugno dalla banca guidata da Carlo Messina. Il via libera potrebbe arrivare anche prima dell’assemblea che il 29 ottobre sarà chiamata a votare sulla strategia difensiva del Montepaschi e per cui ieri scattava la record date, cioè il termine per individuare gli azionisti aventi diritto a partecipare e votare. Anche l’Antitrust stringe sulla procedura. Se oggi è in calendario un’audizione davanti agli uffici per Montepaschi, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre è attesa la comunicazione delle risultanze istruttorie, il documento che riassumerà gli accertamenti condotti dall’autorità presieduta da Saverio Valentino.
C’è bisogno di «canalizzare il risparmio verso gli investimenti produttivi e dobbiamo favorire la cultura del fare impresa, che è il modo attraverso cui la società cresce perché crea lavoro, welfare e ricchezza». Lo ha sottolineato il presidente di Unipol Carlo Cimbri durante il Forum «Welfare, Italia» organizzato a Roma dal gruppo assicurativo. «Se vogliamo welfare dobbiamo far crescere il Paese», ha aggiunto Cimbri.
Yolo group, insurtech quotata sul segmento Egm, prepara un aumento di capitale fino a 2 milioni e ha già incassato lettere di commitment per il 30% dell’importo. Tra gli azionisti della società guidata dall’ad Gianluca De Cobelli ci sono Generali, Intesa, NetInsurance e Banco Desio e l’operazione sarà portata all’assemblea del 5 novembre. L’obiettivo è raccogliere risorse per attuare il piano industriale che guarda al 2028 e prevede la focalizzazione di Yolo nell’attività di broker assicurativo con l’integrazione, in un’unica realtà, di Yolo srl, AllianceInsay e Rcpolizza.it. Le ultime due sono detenute oggi al 51% e andranno rilevate le minorities.
Più poteri al direttore generale e group deputy ceo, Giulio Terzariol. Generali Assicurazioni riorganizza la prima linea manageriale con l’intenzione di dare sprint alla fase finale del piano «Lifetime Partner 27: Driving Excellence», che si concluderà l’anno prossimo, ma anche in vista del prossimo ciclo strategico 2028-2030. Pilastro centrale del riassetto votato ieri dal consiglio di amministrazione del gruppo guidato dal ceo, Philippe Donnet, è il rafforzamento delle leve gestionali di Terzariol, attraverso la riassegnazione delle funzioni che facevano capo al general manager, Marco Sesana, che lascerà consensualmente il gruppo il 31 dicembre, come anche il chief Insurance m&a e strategic ventures officer, Jaime Anchústegui.
Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni (m&a) torna a puntare sulle grandi operazioni e segna nuovi record, ma la crescita dei volumi e dei controvalori non si traduce ancora in rendimenti migliori per gli acquirenti. Secondo l’ultimo Quarterly Deal Performance Monitor di Wtw realizzato con l’M&A Research Centre della Bayes Business School, nei nove mesi dell’anno il valore medio delle transazioni è cresciuto del 23,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 a 1,65 miliardi di dollari. Nello stesso arco temporale il numero delle operazioni è salito a 614 contro le 529 dell’anno precedente (+16,1%), di cui 200 nel terzo trimestre dopo le 202 del secondo. A trainare il mercato sono soprattutto i cosiddetti mega-deal, oassia acquisizioni di valore superiore a 10 miliardi di dollari, che nei primi nove mesi hanno toccato il record di 24, di cui nove nel terzo trimestre, tre nel secondo e 12 nel primo.
Il decreto legislativo 47/2026 ha introdotto l’intelligenza artificiale nel Tuf: le società quotate devono descrivere, ove adottate, le politiche di utilizzo e monitoraggio dei sistemi di AI negli assetti amministrativi, organizzativi e contabili. Il fattore tecnologico muta il contenuto degli obblighi gestori, non i criteri di imputazione della responsabilità. L’AI Act integra tecnicamente il quadro societario. Per i sistemi ad alto rischio, inclusi determinati impieghi nella gestione del personale e nel merito creditizio delle persone fisiche, il regolamento distingue gli obblighi del fornitore (gestione dei rischi, informazione al deployer) da quelli del deployer (misure tecniche e organizzative, uso conforme alle istruzioni, monitoraggio e sospensione nei casi previsti). La sorveglianza umana richiede competenza, formazione, autorità e sostegno adeguati; l’articolo 14 presidia anche il rischio di automation bias, ossia l’affidamento acritico sull’output. La firma umana al termine del processo rileva solo se chi decide è in grado di comprenderne i limiti e di contestarne il risultato. La responsabilità opera su due livelli. L’impresa assume il rischio tecnologico e risponde nei confronti dei terzi secondo le regole applicabili. Gli amministratori rispondono personalmente per violazione colposa o dolosa dei doveri gestori, in presenza di danno e nesso causale. Il malfunzionamento in sé non è sufficiente: rilevano le violazioni dei doveri di scelta, organizzazione, monitoraggio e utilizzo del sistema

La pensione non è (più) un punto d’arrivo per molti professionisti: dal 2005 al 2024 il numero di quanti percepiscono la prestazione e continuano a lavorare è triplicato, con un «balzo» da 42.088 a 130.077. E se in cima alle motivazioni c’è la «passione» per l’attività praticata – che non conosce età, specialmente al Nord e nel Centro della Penisola – subito dopo si è costretti ad ammettere che non è possibile ritirarsi a vita privata, viste le «necessità economiche». È ciò che ha messo «nero su bianco» l’Adepp, l’Associazione degli Enti privati, nel documento del suo Centro studi sui pensionati attivi e la «silver economy», da cui si evince come oramai la prosecuzione della professione dopo l’andata in quiescenza «non rappresenta un fenomeno marginale, o temporaneo», bensì «una tendenza strutturale del sistema». Considerando una platea globale di più di 1,6 milioni di iscritti alle Casse, in 11 gestioni su 19 la quota dei soggetti che non si è fermata una volta raggiunti i requisiti per incassare il trattamento «supera il 40% dei pensionati» e in 6 va oltre il 50%
Il patronato risarcisce se sbaglia la consulenza all’utente che si è rivolto al Caf. E ciò perché il rapporto è qualificato come contratto di prestazione d’opera e di mandato: l’attività di assistenza e informazione, dunque, deve essere svolta con la diligenza qualificata di cui all’articolo 1176, secondo comma, Cc, mentre il mandato abilita l’istituto a compiere tutti gli atti necessari per il conseguimento delle prestazioni. La clausola unilaterale che esclude il valore certificativo per l’elaborato del Caf non vale come esonero preventivo né esime da responsabilità in caso d’inesatto adempimento. Sussiste, invece, il nesso causale fra l’errore del Caf e il ritardo con cui l’utente ottiene la pensione dall’Inps. Così la Cassazione civile, sezione terza, nell’ordinanza n. 27330 del 20/10/2026
Non decolla il libretto Famiglia per il lavoro domestico. Passato il boom degli anni del Covid, quando a percepire i «voucher» furono oltre 582mila lavoratori, nel 2025 si è registrato l’utilizzo del libretto famiglia per 23.334 collaboratori domestici, con livelli di poco superiori al 2019. Lo dice l’ultima analisi dell’Osservatorio Domina, l’associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, che ha elaborato i dati Inps sulle prestazioni occasionali dal 2017 al 2025.
L’intelligenza artificiale è ormai entrata ampiamente nei percorsi d’acquisto degli italiani: negli ultimi 12 mesi, il 47% degli intervistati di un’indagine realizzata da Swg per Trustpilot ha dichiarato di aver chiesto all’AI un consiglio su un prodotto o un servizio. Eppure, quando si tratta di scegliere, le persone continuano a cercare le esperienze di chi quel prodotto o servizio lo ha già provato. Il 90% degli interpellati, infatti, legge recensioni online e il 52% ne scrive. Per il 78%, inoltre, proprio le recensioni incidono sulla decisione di acquistare un prodotto, scegliere un servizio o rivolgersi a un’azienda. La ricerca realizzata da Swg per la più grande piattaforma aperta di feedback dei consumatori al mondo, mostra come, pensando al futuro, gli intervistati immaginano recensioni in cui persone e tecnologia hanno ruoli complementari: le prime raccontano le proprie esperienze, l’AI aiuta a organizzarle e a renderle più facili da consultare. Se il 47% vorrebbe recensioni basate esclusivamente sulle esperienze raccontate dalle persone, un altro 37% sceglie un modello integrato: recensioni scritte dalle persone, che l’AI organizza o riassume.
Nella settimana che segna l’inizio dei Campionati Mondiali di sci alpino, Prima Assicurazioni ha annunciato la partnership con Sofia Goggia. La campionessa azzurra entra a far parte della squadra di ambassador dell’insurtech per le prossime due stagioni, fino a maggio 2028. L’accordo prevede l’esordio del brand Prima sulla giacca termica di Sofia durante tutte le gare di Coppa del mondo e dei Mondiali, oltre ai diritti d’immagine per campagne di comunicazione multicanale, branded content e iniziative speciali dedicate a clienti, intermediari, dipendenti e media.

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Chi andrà in pensione dal prossimo anno dovrà fare i conti con una doppia novità: lavorare più a lungo e, a parità di contributi accumulati, ricevere un assegno più basso. Non è una tassa né un taglio agli assegni, ma l’effetto dell’aumento dell’età pensionabile e della revisione dei coefficienti che trasformano i contributi in pensione. Nel sistema contributivo ogni lavoratore accumula un capitale, il montante contributivo, formato dai versamenti rivalutati. Al pensionamento, questo viene moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, che determina l’assegno annuo lordo. Se aumenta la speranza di vita, la percentuale diminuisce perché il capitale deve finanziare più anni di pensione. Per il biennio 2027-28, a 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%. Per ogni 100 mila euro accumulati, significa passare da 5.608 a 5.514 euro annui lordi, a parità di età. Ma il coefficiente dipende anche da quando si lascia il lavoro: per chi uscirà con l’anticipata a 64 anni, nel 2027 sarà del 5,009% e del 6,382% a 71 anni. Ovviamente, più tardi si va in pensione, maggiore è la quota annua del capitale trasformata in assegno. Dal 2027, intanto, per la pensione di vecchiaia serviranno 67 anni più un mese, dal 2028 67 anni e tre mesi.
In Italia, la spesa per il welfare ha toccato i 693 miliardi di euro nel 2025, pari al 60% della spesa pubblica complessiva. E quest’anno raggiungerà i 715 miliardi di euro. Quasi metà delle risorse (49,5%) viene assorbita dalla previdenza. Se proseguissero le dinamiche di crescita degli ultimi dieci anni, nel 2037 la spesa per lo stato sociale potrebbe superare i mille miliardi di euro. È quanto emerge dal rapporto 2026 del think tank «Welfare, Italia», promosso da Unipol con Teha Group. La sostenibilità del welfare è condizionata dalle dinamiche demografiche: nel 2025 le nascite sono scese al minimo storico di 355 mila ed entro il 2050 le persone in età da lavoro potrebbero diminuire di 6 milioni. «Le dinamiche sociali ed economiche stanno modificando composizione demografica, domande sociali, bisogni, incidendo sui nostri sistemi di tutela, che si trovano di fronte anche a scelte di sostenibilità», ha evidenziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato al forum.

Il risparmio degli italiani è «l’elemento da tripla A» del Paese. Una ricchezza che va valorizzata, canalizzata al meglio e soprattutto tutelata. Ma, per fare ciò, serve preservare la solidità e l’indipendenza delle grandi istituzioni finanziarie italiane: ecco perché, da Mps passando per Mediobanca fino ad arrivare a Generali, con l’Opas su Siena Intesa Sanpaolo ha costruito un progetto che ha una valenza di «sicurezza nazionale». Carlo Messina parla chiaro. Al Forum di Coldiretti, il numero uno di Intesa Sanpaolo affronta i temi del risparmio, della crescita e della sostenibilità del debito pubblico, fino al riassetto del sistema bancario italiano. Un ragionamento ad ampio raggio che parte da una consapevolezza: il risparmio degli italiani, circa 6.400 miliardi tra famiglie e imprese, rappresenta un architrave fondamentale del Paese, anche perché si accompagna a un livello di indebitamento molto basso, creando così un binomio che costituisce «il vero punto di forza che ci differenzia dagli altri Paesi europei».
Se l’evoluzione del welfare aziendale è una delle vie maestre per restituire ai lavoratori potere di acquisto – gli ultimi dati Istat parlano di una perdita dello 0,9% nel secondo trimestre sul precedente – e strumenti di protezione sociale, va però detto che le misure non sono ancora inserite in un sistema strutturato in quasi sette accordi su dieci. Gli interventi avvengono in maniera spot, solo su determinati ambiti, senza un disegno complessivo. L’aspetto positivo è che quasi sei intese aziendali su dieci parlano di welfare, quello che lo è meno è che solo il 10% raggiunge un livello di welfare integrato in tutte le aree, occupazionale come credito welfare e buoni acquisto o attività ricreative, aziendale come mensa, trasporto, flessibilità, formazione, e personale come salute, previdenza, cura, educazione, istruzione. Tra le misure predominano quelle legate alla conciliazione vita lavoro, presenti in oltre il 40% degli accordi, mentre sono ancora scarse quelle per la cura e l’assistenza dei familiari, come i genitori anziani, presenti in poco più del 5% delle intese. L’invecchiamento demografico e i profondi cambiamenti sociali impongono però uno sforzo per adeguare gli accordi ai nuovi bisogni, come emerge da questi dati contenuti nel nono rapporto Adapt-Intesa Sanpaolo che verrà presentato il 27 ottobre a Milano e di cui diamo un’anticipazione.
Frigoriferi manomessi a distanza, alimenti da buttare, reparti fuori uso. La Francia messa in questi giorni a ferro e fuoco da casseurs e devastazioni andate ben oltre le proteste studentesche, la mattina del 12 ottobre si è svegliata così. L’attacco che nella notte tra l’11 e il 12 ottobre ha colpito centinaia di supermercati francesi, da Intermarché a Coopérative U, ha reso tangibile il rischio cyber: basta alterare il funzionamento di un impianto per distruggere merce e ricavi. Da qui il campanello d’allarme per il rischio di una pericolosa escalation. In Italia l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha richiamato l’attenzione della distribuzione e della filiera del freddo su installazioni obsolete, accessi esposti su Internet e autenticazione carente. A darne prova algebrica sono i numeri dell’ultimo approfondimento Clusit sul manufacturing, dello scorso 9 settembre. Secondo il report in Italia, nei primi sei mesi del 2026, gli incidenti noti sono stati 45, contro 63 nell’intero 2025. E il 98% degli episodi osservati ha avuto conseguenze classificate come alte o critiche.
Dopo il roadshow iniziato quasi un anno fa che ha coinvolto oltre 150 manager delle risorse umane, per sensibilizzare le aziende e i lavoratori sull’importanza della previdenza complementare, Previverso lancia «un Osservatorio e un’Academy dedicata, come presidio continuativo di informazione rivolto sia agli hr sia ai dipendenti – spiega Patrizia Fontana, presidente del think tank Talents in motion -. Il nostro obiettivo è trasformare la previdenza complementare da contenuto puntuale a competenza stabile all’interno dell’azienda per aiutare tutti a passare da una logica di semplice informazione a una logica di conversione consapevole».
L’intelligenza artificiale è oggi una parte centrale anche del lavoro degli studi degli amministratori condominiali, per svariati compiti, quali redigere comunicazioni ai condòmini, predisporre bozze di verbali assembleari, analizzare documenti e persino verificare la ripartizione delle spese e dei contratti di appalto. Dal punto di vista dell’efficienza lavorativa, i vantaggi sono evidenti, soprattutto in termini di tempo, ma il suo impiego pone una questione che non può essere trascurata: chi risponde degli errori commessi dall’intelligenza artificiale? Per rispondere dobbiamo considerare l’origine del rapporto tra l’amministratore e il suo condominio definito come un contratto tipico di mandato con rappresentanza.
Acqua torbida dal rubinetto di casa. Se la colpa è delle tubature condominiali sporche, il condominio deve risarcire anche l’acquisto delle bottiglie di acqua minerale. Sono le conclusioni cui è giunto il tribunale di Monza,nella sentenza 1872/2026 del 9 ottobre. A subire il danno era stato il proprietario di una villa compresa in un condominio che ha agito contro quest’ultimo, lamentando una riduzione del flusso dell’acqua.