L’aggiornamento del Rapporto Assogestioni-Censis rileva una maggiore conoscenza della riforma, ma il 56,2% degli intervistati ne ignora ancora i contenuti. Per il 76,2% è importante il supporto di un consulente nella scelta della modalità di erogazione.
La possibilità di scegliere come ricevere le prestazioni della previdenza complementare incontra il favore dell’86,8% dei lavoratori tra i 18 e i 50 anni. Tra le nuove modalità alternative alla rendita vitalizia, i prelievi liberamente determinabili raccolgono il 49,5% delle preferenze, seguiti dalla rendita a durata definita, con il 38,7%, e dall’erogazione frazionata del capitale, con l’11,8%. Sono i principali risultati dell’aggiornamento del 7° Rapporto Assogestioni-Censis, «Libertà di scelta e sovranità sui propri soldi. Gli italiani e la previdenza complementare dopo la riforma», presentati ieri.
Le preferenze sulle modalità di erogazione
L’indagine rileva l’orientamento dei lavoratori sulle opzioni introdotte, secondo quanto riportato nel comunicato, dalla Legge di Bilancio 2026. La formula preferita è quella dei prelievi liberamente determinabili, che consente di ricevere le somme senza una periodicità prestabilita, entro i limiti di legge. La rendita a durata definita prevede invece pagamenti periodici per un arco temporale commisurato alla speranza di vita.
Queste due modalità, riferisce Assogestioni, sono operative dal 1° luglio 2026. L’erogazione frazionata del capitale, prevista dal 31 ottobre, permette di distribuire i pagamenti su un periodo scelto dall’aderente e non inferiore a cinque anni, con un trattamento fiscale differente. Le percentuali esprimono preferenze dichiarate sulle tre opzioni, non dati sul loro effettivo utilizzo.
La conoscenza della riforma raggiunge il 43,8%
Dichiara di conoscere le novità normative il 43,8% dei lavoratori intervistati, circa 17 punti percentuali in più rispetto a marzo 2026. La conoscenza approfondita resta tuttavia limitata al 9,1%, mentre il 34,7% afferma di conoscere i cambiamenti a grandi linee. Il restante 56,2% dichiara di non conoscerli.
La conoscenza, approfondita o generale, risulta più diffusa tra i lavoratori più giovani: raggiunge il 48,6% nella fascia 18-35 anni, scende al 43,9% tra i 36-45enni e al 35,7% tra i 46-50enni. Per condizione professionale, la quota è pari al 44,7% tra i dipendenti e al 38,9% tra gli autonomi.
Più elevata è la familiarità dichiarata con gli strumenti della previdenza complementare nel loro complesso: l’87,8% afferma di conoscerli, ma soltanto il 24% bene, contro il 63,8% che ne ha una conoscenza generale. Il 55% esprime fiducia nel secondo pilastro come strumento per integrare la pensione obbligatoria e sostenere il benessere economico nella vecchiaia.
La consulenza resta il riferimento principale
L’ampliamento delle modalità di erogazione si accompagna a una domanda di consulenza: il 76,2% considera importante il supporto di un esperto per individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Il 44,3% ritiene importante ricorrere anche all’intelligenza artificiale o ad altri strumenti digitali.
Tra i lavoratori che hanno cercato informazioni sulla previdenza complementare negli ultimi quattro mesi, il 53,9% ha utilizzato siti di informazione generalisti, il 38,3% siti di banche o assicurazioni e il 30,9% si è rivolto a consulenti finanziari o assicurativi. Le fonti istituzionali, come Covip e Ministero del lavoro, sono state consultate dal 22,3%, mentre il 18,4% ha utilizzato l’intelligenza artificiale. Il 47,2% ha consultato almeno due fonti.
Per Arianna Immacolato, direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni, «il vero banco di prova sarà trasformare questo interesse in nuove adesioni». L’obiettivo indicato dall’associazione è rafforzare la comprensione delle implicazioni delle novità normative e ampliare la partecipazione alla previdenza complementare, soprattutto tra le giovani generazioni.
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