La pubblicazione rivede il quadro delle occasioni di esposizione professionale e non professionale e presenta il nuovo questionario anamnestico del Registro nazionale dei mesoteliomi. Particolare attenzione ai casi femminili e alle circostanze difficili da individuare.
Diminuisce la quota di mesoteliomi professionali riconducibili ai comparti storicamente più studiati, come cantieristica navale, cemento-amianto e manutenzione dei rotabili ferroviari, mentre aumenta quella associata a contesti di esposizione meno conosciuti. È uno degli elementi evidenziati nel Catalogo delle principali occasioni di esposizione professionale e non professionale ad amianto, pubblicato dall’Inail nell’edizione 2026. Il volume aggiorna e amplia quanto già presentato nell’VIII Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), con l’obiettivo di migliorare l’identificazione delle esposizioni pregresse e sostenere la prevenzione e la tutela degli ammalati e dei loro familiari.
Un questionario per individuare le esposizioni meno evidenti
Realizzata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail con la rete dei Centri operativi regionali (COR), la pubblicazione affianca al catalogo delle circostanze di esposizione una nuova versione del questionario sulla storia lavorativa e sulle abitudini di vita. Lo strumento viene utilizzato per intervistare le persone affette da mesotelioma o i loro familiari, ricostruendone la storia occupazionale, residenziale, familiare e hobbistica.
La revisione risponde all’esperienza maturata dagli operatori e alla necessità di approfondire le esposizioni in attività inattese o poco documentate. Un’attenzione specifica riguarda le donne, per le quali le circostanze di esposizione risultano più frequentemente difficili da ricostruire rispetto agli uomini e rimangono spesso ignote. Secondo gli autori, nei prossimi anni la prevista riduzione dell’incidenza del mesotelioma si accompagnerà a una maggiore complessità nell’individuazione delle fonti di esposizione dei soggetti ammalati.Non soltanto i comparti industriali tradizionali
Il catalogo descrive materiali, lavorazioni e mansioni potenzialmente coinvolti in numerosi settori, associando alle schede tecniche domande mirate per la raccolta anamnestica e riferimenti bibliografici. Accanto agli impieghi industriali più noti, trovano spazio agricoltura, alberghi e ristoranti, commercio, istruzione, sanità e uffici pubblici, oltre alle esposizioni non professionali.
In agricoltura, ad esempio, il volume documenta l’impiego storico di amianto nei filtri per il vino e il riutilizzo di sacchi di juta precedentemente destinati al trasporto della fibra. La trama dei sacchi poteva trattenere residui di amianto anche dopo ripetuti utilizzi. Ulteriori occasioni di esposizione derivavano dagli interventi eseguiti dagli stessi lavoratori agricoli sulle coperture in cemento-amianto di stalle, ricoveri e altri fabbricati.
Per alberghi e ristoranti vengono richiamati, tra gli altri, gli impieghi in guarnizioni di forni e celle frigorifere, nelle coibentazioni di alcune macchine professionali per il caffè e nei cartoni isolanti dei tostapane da bar. Il documento precisa che, per i materiali confinati all’interno delle apparecchiature, il rischio riguardava soprattutto chi effettuava manutenzioni e riparazioni, più che gli utilizzatori quotidiani.
Anche per gli edifici scolastici il catalogo distingue la presenza dei materiali dalle concrete condizioni di possibile esposizione: usura, deterioramento e interventi manutentivi potevano favorire la dispersione di fibre da isolamenti, rivestimenti e pavimentazioni contenenti amianto. La ricostruzione non può quindi fermarsi alla denominazione del settore o della mansione, ma deve approfondire materiali presenti, operazioni svolte e caratteristiche degli ambienti.
A oltre trent’anni dal bando introdotto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le malattie amianto-correlate restano un problema rilevante di sanità pubblica. Il volume ricorda che il mesotelioma presenta una latenza mediamente pari a circa 40 anni dall’inizio dell’esposizione, con un’ampia variabilità, e che non è individuata una soglia di esposizione priva di rischi per la salute.
Gli autori segnalano una tendenza all’appiattimento delle curve di incidenza e mortalità e prevedono una diminuzione dei tassi e del numero di casi nei prossimi anni; i tassi specifici risultano già decrescenti nelle coorti più giovani, come effetto dei provvedimenti di bando. Il calo della quota di casi attribuiti ai comparti tradizionali non va tuttavia confuso con un aumento generalizzato dell’incidenza nei settori meno noti: il dato richiamato nella sintesi riguarda il cambiamento della composizione dei casi per contesto di esposizione.
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