Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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Per le banche italiane le prossime decisioni europee riguarderanno soprattutto tre temi: competitività, integrazione dei mercati finanziari ed euro digitale. Sul tavolo ci sono anche cartolarizzazioni, accesso ai dati finanziari attraverso il Fida (Financial Data Access), revisione dell’informativa sulla sostenibilità Sfdr, previdenza complementare, investimenti al dettaglio e servizi di pagamento. Il dossier Fida procede con difficoltà, mentre i leader europei hanno indicato la fine del 2026 come obiettivo per concludere i negoziati su cartolarizzazioni, Misp, pensioni integrative ed euro digitale. Una scadenza che imprime un’accelerazione ai lavori, senza garantire la conclusione di tutti gli iter legislativi.
Il pressing dei fondi pensione negoziali contro la portabilità si intensifica con l’avvicinarsi del 31 ottobre, data prevista per l’entrata in vigore delle nuove regole che consentiranno ai lavoratori, alle condizioni stabilite dalla normativa, di beneficiare del contributo del datore di lavoro anche aderendo a un fondo pensione aperto o a un piano individuale pensionistico (pip). Finora questa possibilità era legata all’adesione al fondo negoziale previsto dal contratto collettivo di riferimento, che riconosce in genere un contributo aziendale pari all’1-2% della retribuzione lorda dell’iscritto. La riforma punta ad ampliare la libertà di scelta dei lavoratori, consentendo loro di individuare lo strumento previdenziale più adatto alle proprie esigenze. L’iscrizione ai fondi avviene con il versamento del tfr che può essere affiancato da un contributo volontario del lavoratore che dà diritto anche al versamento da parte dell’azienda. Una possibilità finora riservata ai fondi negoziali che, da novembre, si estenderà anche ai fondi aperti e ai pip. Il provvedimento avrebbe dovuto entrare in vigore il primo luglio scorso, insieme alle nuove disposizioni sulle adesioni automatiche alla previdenza complementare. Il malcontento dei fondi negoziali aveva però contribuito al rinvio di quattro mesi dell’avvio della portabilità. Ora, salvo modifiche o ulteriori slittamenti dell’ultima ora, la riforma è ai blocchi di partenza.
er incrementare la diffusione della previdenza complementare in Italia dal primo luglio è stata introdotta l’adesione automatica, che ha sostituito il precedente silenzio-assenso per i lavoratori nuovi assunti. Un recente studio sulla previdenza complementare nello scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo, elaborato con il contributo attivo dei membri del gruppo di lavoro Welfare del Futuro, composto da operatori del settore, insieme a Deloitte e Mefop, fa il punto sugli esempi esteri di adesione automatica. A partire dal Regno Unito che rappresenta il termine di confronto più utile per comprendere quanto il meccanismo possa incidere sulla partecipazione. Il modello britannico, introdotto dal Pensions Act 2008, attribuisce al datore di lavoro una responsabilità diretta nella costruzione del risparmio previdenziale dei dipendenti. In particolare, ogni datore deve verificare la posizione dei lavoratori, individuare quelli che soddisfano i criteri di eleggibilità e iscriverli automaticamente a un workplace pension scheme. Questa architettura ha prodotto un ampliamento significativo della platea coinvolta. Nel 2023 partecipavano al risparmio pensionistico aziendale 20,8 milioni di dipendenti, pari all’88% della popolazione interessata, rispetto al 55% nel 2012. Il confronto con l’Italia, sottolinea il rapporto, deve tuttavia tenere conto della diversa natura giuridica dei due meccanismi. Il modello italiano rafforzato dalla riforma del 2026 e quello britannico condividono dunque l’obiettivo di ridurre il peso dell’iniziativa individuale, ma agiscono attraverso leve differenti. Il primo utilizza l’allocazione regolata del tfr, dei contributi e il ruolo della contrattazione collettiva, mentre il secondo inserisce l’iscrizione e la contribuzione tra gli adempimenti ordinari del datore di lavoro.

Via libera dell’Antitrust all’acquisizione, da parte di Unipol, del controllo esclusivo di fatto su Bper. Con questo provvedimento si sono conclusi tutti gli iter autorizzativi relativi all’operazione.
Generali lancia per la prima volta sul mercato dei Lloyd’s il Syndicate 2031 Red Bridge. La compagnia italiana guidata dall’a.d. Philippe Donnet ha ottenuto dai Lloyd’s l’approvazione preliminare ad avviare nel 2027 le attività di sottoscrizione per questo Syndicate. Si tratta di una sorta di borsa valori riassicurativa con la quale il Leone intende condividere con altri investitori il rischio assicurativo relativo al portafoglio Danni, alleggerendo il carico delle coperture offerte direttamente.
Solo il 30% dei medici ha ricevuto formazione sull’IA e appena il 2% degli specialisti possiede competenze considerate buone o ottime. Un quadro negativo quello che emerge da «Welfair 2026 – La fiera del fare Sanità», l’evento promosso da Roma Fiera e B-Sanità by Experience, durante il quale si sono riuniti quattro tavoli per discutere di come l’intelligenza artificiale stia cambiando la sanità. Nel 2025 la spesa italiana per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti specifici in intelligenza artificiale e analytics sono passati da 121 milioni di euro nel 2022 a 228 milioni, crescendo di quasi il 90% in tre anni.
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