Secondo un rapporto di Inside Track, il progressivo ritiro delle coperture assicurative potrebbe trasferire i costi delle catastrofi su famiglie e governi, con possibili conseguenze anche per il mercato immobiliare e la stabilità finanziaria

Le compagnie assicurative stanno progressivamente riducendo le coperture per i rischi legati al cambiamento climatico, trasferendo una quota crescente delle perdite economiche sui governi e sui proprietari di immobili. È quanto emerge da Sounding the Alarm, un rapporto pubblicato dall’organizzazione britannica senza scopo di lucro Inside Track, basato sulle testimonianze di circa 24 professionisti senior del settore assicurativo e riassicurativo nel Regno Unito e nel resto d’Europa.

Secondo il documento, il ritiro delle coperture è già iniziato in alcuni mercati ed è destinato ad accelerare, con il rischio di un aumento delle perdite non assicurate, i cui costi finiranno per ricadere su altri soggetti.

Il fenomeno è già osservabile negli Stati Uniti, dove alcune compagnie hanno ridotto o cancellato le coperture contro gli incendi boschivi in California e contro gli uragani in Florida e Louisiana. Anche nel Regno Unito emergono preoccupazioni per l’assicurabilità di alcune abitazioni di nuova costruzione, a causa della crescente esposizione al rischio di alluvioni.

In Europa, soltanto un quarto delle perdite economiche provocate dalle catastrofi naturali è attualmente coperto dalle assicurazioni, secondo i dati dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA).

Il memorandum di Inside Track richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze economiche della progressiva perdita di assicurabilità degli immobili.

Secondo gli autori, un aumento significativo delle proprietà esposte a rischi elevati e prive di copertura assicurativa potrebbe compromettere il funzionamento del mercato dei mutui, con ripercussioni potenzialmente più ampie sul sistema finanziario.

Il rapporto richiama, a questo proposito, il ruolo svolto dalla crisi del mercato dei mutui nello scoppio della crisi finanziaria globale, evidenziando il rischio che l’aumento degli immobili non assicurati possa produrre dinamiche analoghe con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico.

Un altro elemento critico riguarda la capacità dei governi e dei clienti di comprendere pienamente la portata dei rischi fisici emergenti. Secondo gli autori, senza interventi adeguati, l’aumento dei rischi climatici potrebbe tradursi in rischi economici di dimensioni rilevanti.

Il rapporto solleva inoltre preoccupazioni sulla possibilità che i rischi climatici siano attualmente sottostimati nei modelli utilizzati per determinare i prezzi delle coperture assicurative. La questione era stata evidenziata anche dalla Bank of England, che nel 2025 aveva rilevato una certa disomogeneità nei criteri adottati dalle compagnie per valutare attività e passività tenendo conto dei rischi climatici.

Secondo Inside Track, una delle principali criticità riguarda anche il ruolo del settore assicurativo nella gestione delle conseguenze di lungo periodo del cambiamento climatico. Gli autori osservano che, anziché contribuire maggiormente alla comprensione e alla riduzione dei rischi da parte dei governi e delle comunità esposte, una parte del mercato tenderebbe a concentrarsi sulla gestione delle proprie esposizioni.

Le aree agricole, costiere, montane e soggette agli incendi boschivi figurano tra i territori per i quali diventa particolarmente importante una valutazione preventiva delle conseguenze climatiche.

L’industria assicurativa dispone di competenze avanzate nella previsione e nella valutazione dei rischi fisici, ma queste vengono utilizzate prevalentemente per la definizione di coperture di durata annuale, senza necessariamente favorire una gestione del rischio su orizzonti temporali più lunghi.

L’Association of British Insurers ha ricordato che il settore investe significativamente nelle analisi di scenario e nella valutazione dei rischi, sottolineando tuttavia che la resilienza non può essere garantita dalle sole compagnie assicurative, ma richiede un impegno congiunto di governi, imprese e società.

Il memorandum evidenzia quindi una questione centrale per il futuro del mercato: la crescente imprevedibilità degli eventi climatici potrebbe rendere sempre più difficile mantenere assicurabili territori e beni oggi coperti, ampliando il divario di protezione e trasferendo una parte crescente delle conseguenze economiche delle catastrofi al di fuori del settore assicurativo.

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