Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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Per condannare una società per un illecito previsto dal dlgs 231/2001 non è sufficiente che la stessa non sia dotata di un Modello 231, ma si deve dimostrare la sussistenza di una colpa di organizzazione ossia di una “carenza organizzativa” tale da non consentire una riduzione del rischio che si verifichi il reato. In altre parole, dunque, può non scattare la responsabilità penale per la società che, pur non essendo dotata di un Modello 231, dimostra di aver adottato un sistema interno di prevenzione dei reati e una serie di presidi di prevenzione dei rischi che non coincidono necessariamente con un documento. È quanto emerge dalla sentenza dalla Corte di cassazione, III Sez., la n. 34744 del 28 settembre 2026, con la quale è stato rigettato il ricorso di una società condannata in primo e secondo grado per truffa aggravata nel conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.).
Torna a correre la ricchezza degli italiani. Nell’ultimo anno, il patrimonio finanziario delle famiglie (al lordo dei debiti e dei finanziamenti) ha messo a segno una netta accelerazione, registrando una crescita del 7,4% e raggiungendo la quota record di 6.500 miliardi di euro. È quanto è emerso dall’ultima edizione del Global Wealth Report realizzato da Allianz, l’indagine che ogni anno scatta una fotografia sulla ricchezza e sull’indebitamento dei nuclei familiari in quasi sessanta Paesi del mondo. L’andamento dello Stivale, inferiore all’incremento medio su registrato su scala globale (8,6%) ha comunque superato di misura quello evidenziato dalla media dei Paesi europei (+4,5%). A fare da volano alla ricchezza del Paese è stata la marcata propensione verso i titoli finanziari, saliti del 12,1% e arrivati a rappresentare il 54% del portafoglio totale delle famiglie, contro il 36,8% della media Ue.
Tre italiani su quattro investono o sono pronti a investire. È quanto emerso dall’Ing Global Investment Survey, una inchiesta condotta da Ipsos su mille persone in 12 Paesi. Con il 44% della popolazione che dichiara di detenere già strumenti finanziari e un ulteriore 32% disposto a iniziare in futuro, l’Italia si posiziona dunque al secondo posto nell’Eurozona per quota di investitori attivi, piazzandosi subito dietro la Germania (46%). Nonostante l’ampio bacino d’interesse, la trasformazione dell’intenzione in scelta d’investimento continua a scontrarsi con ostacoli strutturali e culturali. La timidezza dei risparmiatori è alimentata da una spiccata avversione al rischio: oltre il 64% privilegia la tutela del capitale anche a scapito dei rendimenti, e quattro su dieci dichiarano che liquiderebbero le posizioni di fronte a perdite nell’ordine del 10%. Accanto al timore di perdite finanziarie, incidono la percezione di un’eccessiva burocrazia e una limitata alfabetizzazione finanziaria.
Italia divisa sul welfare aziendale. Ad avere maggiore accesso ai benefit sono i lavoratori del Nord-Ovest, con il 59%, seguiti da quelli del Centro (55%). Più contenuta è invece la diffusione nel Nord-Est e nel Sud e Isole, entrambi al 41%. È quanto emerge dalla ricerca «Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile», realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia, che restituisce una vera e propria mappa territoriale del welfare aziendale in Italia. La geografia del welfare cambia se, anziché guardare alla sua diffusione, si osserva quanto i lavoratori lo considerino utile nella vita quotidiana. Nel complesso, quasi 7 italiani su 10 considerano il welfare aziendale uno strumento efficace per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie. Una percezione che resta elevata anche nei territori in cui l’accesso ai servizi è meno diffuso. Nel Sud e Isole, ad esempio, dove solo il 41% dei lavoratori dichiara di beneficiare di iniziative di welfare aziendale, ben il 72% considera questi strumenti efficaci per sostenere il potere d’acquisto. La stessa quota si registra nel Nord Ovest, mentre il dato si attesta al 66% nel Nord Est e al 65% al Centro.

Banca Generali ha realizzato a settembre una raccolta netta di 554 milioni, che ha portato quella da inizio anno a 6,3 miliardi. Nello stesso mese, il gruppo Azimut ha raccolto in tutto 683 milioni (10,9 miliardi il dato da inizio anno). Banca Mediolanum ha chiuso il miglior settembre di sempre con una raccolta netta di 1,069 miliardi (9,524 miliardi da gennaio). A settembre la raccolta netta di Fineco ha raggiunto 1,45 miliardi (13 miliardi da gennaio).
Parte il 12 ottobre a Piazza Affari l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di Unipol, che serve a finanziare l’acquisizione degli sportelli Mps da Intesa (se riuscirà a conquistare Mps). Il prezzo al quale saranno offerte le nuove azioni è stato fissato in 20,56 euro l’una, nel rapporto di dieci nuove ogni 59 possedute.
La gestione del sinistro è il momento della verità per una compagnia assicurativa: è qui che si giocano la fiducia e la soddisfazione del cliente ed è qui che le nuove tecnologie IA stanno accompagnando il mercato verso il nuovo concetto di ‘sinistro liquido’: da processi rigidi e burocratici a flussi dinamici e adattivi, capaci di liquidare un danno in
giorni, ore o minuti anziché in mesi.
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Il 14 settembre scorso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena per accertare se l’operazione in corso possa ostacolare la concorrenza, tra l’altro, sul mercato assicurativo, evocando possibili «criticità concorrenziali» derivanti da «legami strutturali» fra Intesa Sanpaolo e Generali. Ma, premesso che i «legami strutturali» evocati non sono un controllo bensì una partecipazione di minoranza, di natura finanziaria, bancassicurazione e assicurazione sono soggetti diversi, si rivolgono a pubblici diversi, offrono prodotti diversi e svolgono attività organizzate in modo diverso. E queste diversità vanno considerate alla luce degli orientamenti della Commissione europea. Nel controllo delle concentrazioni, la Commissione europea parte dal presupposto che non ogni riduzione del numero degli operatori comporta una riduzione della concorrenza. Rileva se le parti siano realmente close competitors, ossia concorrenti prossimi, la cui integrazione possa consentire alla nuova entità di aumentare prezzi, ridurre la qualità del servizio o limitare l’innovazione.
Nel 2025 si sono laureate nel nostro Paese 426.519 persone, con una media di 1.169 al giorno: come dire, una ogni 74 secondi. Gli ingredienti che definiscono la convenienza di riscattare o meno per poter andare prima in pensione sono l’età, l’età alla quale si è iniziato a lavorare e la collocazione del periodo di studi e di lavoro (pre o post 1996). Porsi la domanda sulla convenienza è un dovere, soprattutto di fronte alla progressiva crescita dei requisiti pensionistici. in certi casi si rischierebbe perfino la beffa: riscattare gli anni di studi per andare in pensione più tardi. Il riscatto di laurea va quindi «maneggiato con cura», perché non è una certezza matematica: caso per caso è consigliabile consultare i simulatori e i servizi messi a disposizione dall’Inps, oppure chiedere al proprio consulente pensionistico di fiducia.
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