Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Imprenditori, dirigenti e professionisti rischiano di compiere un reato se non controllano l’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli ambiti di rispettiva responsabilità. È entrato in vigore mercoledì 30 settembre, insieme con il decreto legislativo n. 160 del 9/9/2026, il delitto di cui all’articolo 437-bis c.p. che sanziona l’omessa sicurezza e sorveglianza umana sui sistemi ad alto rischio. La fattispecie è introdotta in attuazione della legge n. 132 del 23/9/2025, si applica ai sistemi definiti dagli articoli 3 e 6 e seguenti del regolamento Ue 2024/1689 (AI act), allegati III e I (quest’ultimo, però, entra in vigore il 2 agosto 2027): restano fuori quelli a rischio minimo o limitato e i modelli di IA generale come i classici chatbot. Triplice il bene giuridico tutelato: incolumità pubblica, incolumità individuale e sicurezza dello Stato. Affinché si configuri il delitto, tuttavia, il pericolo deve essere concreto ed effettivo, come prevede la delega oltre che l’articolo 25 della Costituzione.
Nelle cause di risarcimento dei danni causati dall’IA (Intelligenza artificiale), chi usa i robot è obbligato alla trasparenza, correndo il rischio di autoaccusarsi. La legge prevede l’obbligo per le imprese e le p.a., citate come responsabili, di portare in giudizio tutte le carte relative al funzionamento dell’IA. Se non lo fanno, il giudice può legittimamente dedurre elementi a loro sfavore e, in caso di documenti essenziali (come quelli sulla supervisione umana), l’inerzia vale come ammissione dei fatti. Inoltre, il giudice può impartire l’obbligo di esibizione anche a terzi, come i fornitori dei sistemi di IA, estranei rispetto al giudizio. Tutto ciò con una possibile conseguenza paradossale: se il fornitore non esibisce i documenti, imprese e p.a. corrono il forte rischio di perdere la causa, mentre il fornitore se la cava con una multa di qualche migliaio di euro (una puntura di spillo per chi fa fatturati milionari). È questo il sistema di vantaggi di cui può fruire il danneggiato sia nelle cause individuali sia, a maggior ragione, nelle azioni collettive. È quanto deriva dall’applicazione contestuale del decreto legislativo 160/2026, entrato in vigore il 30 settembre 2026, e della direttiva Ue n. 2020/1828 sulle azioni rappresentative, come modificata dal regolamento Ue sull’IA n. 2024/1689.
Allarme rosso per la sicurezza informatica: l’Italia rappresenta, infatti, uno dei bersagli preferiti dal cybercrime di tutto il mondo. Nei primi sei mesi dell’anno, è stata il quarto Paese europeo (e sesto a livello mondiale) più colpito per numero di indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web, e sesto in Europa (22° a livello globale) per numero di dati relativi a carte di credito in circolazione. Non solo. L’Italia si è posizionata anche al sedicesimo posto a livello europeo (51° al mondo) per rilevamento di numeri di telefono, che rappresentano un elemento chiave in molte truffe online, come lo smishing, una truffa informatica che usa messaggi di testo e sms per rubare dati personali e somme di denaro. Ancora più significativo il dato sugli infostealer, ovvero i malware progettati per sottrarre in modo automatico informazioni riservate dai dispositivi infettati: per account rubati e diffusi con questa tecnica l’Italia è terza nel mondo, dietro soltanto a Stati Uniti e Francia.
La sicurezza finanziaria bisogna costruirla da sé. Ma gli italiani, in particolare, sono ancora troppo poco avvezzi a investire. Quasi la metà dei risparmiatori prevede di iniziare a investire nei prossimi 12 mesi, ma altrettanti restano frenati dalla paura di perdere denaro e continuano a mantenere troppa liquidità. È quanto emerso dalla fotografia scattata da Decoding Investors, lo studio di Amundi realizzato su 18.000 persone in 26 Paesi, secondo cui, inoltre,

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L’ultima mossa di Intesa Sanpaolo su Mps, annunciata sabato scorso, potrebbe aver messo un’ipoteca importante sull’esito finale della partita sul controllo della banca senese.
La Delfin, primo azionista di Mps con il 17,6% del capitale, porterà il suo pacchetto in adesione all’Opas lanciata dall’istituto guidato da Carlo Messina: una decisione comunicata ieri dalla banca, in accordo con la cassaforte lussemburghese, in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Determinante il fatto che Intesa abbia trasformato quell’assise in un referendum pro o contro la sua operazione e abbia messo sul piatto un rilancio, seppur minimo (25 cent).

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Oggi ci sono tre lavoratori attivi per pensionato, saranno meno di due nel 2045. Un sistema previdenziale basato sul modello “pay as you go”, a ripartizione, che non investe in fondi capitalizzati in grado di mettere a frutto i contributi, non è più sostenibile». Secondo i dati Covip di fine giugno, gli iscritti italiani alla previdenza complementare sono 11 milioni ma «dobbiamo guardare a Paesi come il Regno Unito, dove la riforma del 2012 ha portato a un tasso di penetrazione dell’80% tra i lavoratori, o all’Olanda che ha attivi previdenziali pari al 150% del Pil». Bcg ha dedicato un’indagine (6mila intervistati in Francia, Germania, Spagna e Italia) al tema e la prima delle evidenze è una mancanza di consapevolezza: l’80% di chi ha meno di 250mila euro di patrimonio finanziario si sente “impreparato”, con l’Italia al 79%.
Uno dei problemi irrisolti dell’economia italiana è il ruolo dei fondi pensione. Perché, per effetto della denatalità, i giovani di oggi avranno pensioni pubbliche molto basse. E perché i fondi non svolgono il ruolo che hanno in altri Paesi nel sostenere gli investimenti e il nostro asfittico mercato azionario. A 35 anni dalla riforma che si proponeva di risolvere il problema, constatiamo che è stata una delusione. Nel 2025, gli iscritti con versamenti nell’anno sono solo il 29% dei 25 milioni di occupati. Il totale degli attivi in gestione ai fondi è il 12% del Pil. Gli attivi gestiti in Danimarca, Canada, Svizzera, Usa, Australia e Olanda sono tra 150 e 200% del Pil. È bensì vero che l’Italia è uno dei paesi con la contribuzione Inps più alta in rapporto alle retribuzioni. Ma è anche vero che l’Italia è uno dei Paesi in cui è più forte l’invecchiamento della popolazione. Facendo i conti, è ragionevole lanciare un allarme: o si sviluppano i fondi pensione oppure avremo ben presto coorti di pensionati poveri.
Secondo la Ragioneria Generale dello Stato, la popolazione residente potrebbe passare dai circa 59 milioni del 2023 a 48,3 milioni nel 2070, con una prima significativa contrazione già entro il 2030. Ancora più rilevante è l’evoluzione dell’indice di dipendenza degli over 65: dal 37,8% del 2023 potrebbe raggiungere il 62,3% nel 2070. Meno persone in età lavorativa significano una forza lavoro e una platea di contribuenti potenzialmente più contenute, proprio mentre aumenta il numero di persone che avranno bisogno di prestazioni previdenziali, sanitarie e assistenziali. A questo si aggiunge una crescita economica prevista contenuta: tra il 2025 e il 2070 il Pil reale crescerebbe in media dello 0,7% annuo. Le proiezioni indicano un picco della spesa pensionistica e socio-sanitaria nel periodo 2040-2043, quando l’aggregato potrebbe arrivare al 25,2% del Pil.
Il mercato del risparmio gestito registra numeri positivi ad agosto. La raccolta segna 8,45 miliardi dopo i 5,66 miliardi di euro di luglio. Mentre da inizio anno è di oltre 25 miliardi di euro. I dati preliminari della mappa mensile di Assogestioni mostrano poi il patrimonio crescere a 2.721 miliardi di euro.
Ad agosto le reti di consulenza finanziaria hanno registrato una raccolta netta di 4,7 miliardi di euro, il 28,7% in più su base annua (-19,6% la variazione mensile, influenzata ovviamente dal rallentamento stagionale). I prodotti del risparmio gestito, con 2,8 miliardi e una crescita annua del 18%, assorbono quasi il 60% delle risorse affidate alle banche-reti.
La nostra manifattura è vittima consueta del cybercrime. È la situazione attuale che emerge da nuovi dati Clusit (Associazione sicurezza informatica italiana), e purtroppo tale resterà ancora per molto. In Italia il manifatturiero ha registrato 45 incidenti nel primo semestre 2026, il 18,4% del totale effettivamente andati a buon fine. Si tratta di una quota in crescita rispetto al 12,4% del 2025. «Sono attacchi informatici spesso gravi, che paralizzano la produzione, con danni sui conti e le persone coinvolte».
In Italia, che pure è uno dei mercati assicurativi più sviluppati d’Europa con oltre 180 miliardi di raccolta premi nell’anno passato, la componente Danni resta sotto-sviluppata: se si guarda al comparto extra auto, la penetrazione è meno della metà di quella dei principali Paesi europei. Un ritardo dovuto a più fattori: meno coperture obbligatorie rispetto ad altri Paesi, il ruolo svolto dai sistemi pubblici nella sanità e nella protezione sociale, una cultura assicurativa ancora poco sviluppata e una domanda delle pmi spesso concentrata sulle sole garanzie percepite come indispensabili. Un “protection gap” che, rivoltando il discorso, è un’opportunità di mercato enorme. Tra il 2020 e il 2024 i premi non-motor sono passati da circa 21 a 28 miliardi di euro, fino a quasi il 70% della raccolta. «Crescono anche i rischi più complessi e collegati tra loro: cyber, eventi catastrofali, supply chain, D&O, credito e cauzioni», spiega un report di EY che verrà presentato alla prima edizione dell’Italian MGA Summit 2026, giovedì a Milano. «In questi ambiti la competizione si sposta dal semplice collocamento delle polizze alla capacità di capire, selezionare e gestire il rischio».
Il gruppo Helvetia Italia ha affidato ad Alice Peruzzotti l’incarico di chief risk officer. La manager riporterà direttamente al ceo Robert Gauci e, a livello funzionale, alla group chief risk officer Karina Schreiber. Entrerà inoltre nei consigli di amministrazione delle compagnie del gruppo. Peruzzotti proviene da Groupama Assicurazioni, dove è stata responsabile gestione dei rischi e controllo permanente e successivamente chief risk officer ad interim.

Tutti vogliono le Generali. Ne vogliono almeno un pezzo. C’è infatti il Leone dietro l’offerta di Intesa Sanpaolo sul primo azionista della compagnia, il Monte dei Paschi di Siena, che a sua volta progetta di avere tutta per se almeno una parte dell’impero triestino, sottoponendo all’approvazione dei propri soci un’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla controllata Banca Generali. Un’attrazione così morbosa che non ha una spiegazione immediata, anche per l’understatement che permea la compagnia, compiaciuta del suo fascino nascosto e dalla distanza dalle beghe di mercato. Il gruppo gestisce oltre 940 miliardi di euro di asset under management. Il risparmio e gli investimenti dei clienti. Una cifra importante, di rilievo continentale. Tanto per dare un ordine alle proporzioni, in Italia nessuno si avvicina a tanto. La prima banca del Paese, Intesa Sanpaolo, gestisce circa la metà dei 900 e passa miliardi di Generali. A questo fattore, strategico e rilevante, si somma la presenza estera, con una rete agenziale capillare e radicata in molti paesi europei, dalla Polonia al Portogallo.
Un anno dopo l’acquisizione da parte di Axa, Prima Assicurazioni tira una prima riga di bilancio per poi spiccare un nuovo salto, questa volta sull’onda dell’intelligenza artificiale e di nuove piattaforme. «L’operazione di Axa aveva l’obiettivo di rafforzare la sua presenza nel mercato italiano, con un player però che avesse un business diverso. Noi siamo forti sulla parte on line e degli agenti, con dinamiche diverse ma complementari alle loro. Inoltre abbiamo solide competenze tecnologiche che hanno segnato il nostro successo, penso ad esempio alle tecnologie proprietarie, che ci hanno spinto molto in avanti nell’adozione dell’Ai e del machine learning», osserva il ceo George Ottathycal.

Solo poco più di quattro italiani su 10 raggiungono un livello di alfabetizzazione finanziaria sufficiente. A registrarlo è l’Ocse, così come, sempre secondo l’indagine Ocse-Pisa 2022, solo il 5% degli studenti italiani raggiunge i livelli più elevati di competenza in materia finanziaria rispetto all’11% della media Ocse. Nasce con l’obiettivo di colmare questo gap Money Skills!, il nuovo progetto di educazione finanziaria promosso da Ing Italia e WeSchool, ente accreditato dal Mim per la formazione del personale scolastico, rivolto a docenti e studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il progetto prevede sei ore di formazione certificata per i docenti, sviluppata secondo il modello train the trainer, fruibile online anche in modalità asincrona. Gli insegnanti avranno poi a disposizione un kit didattico completo, con videopillole, simulazioni, strumenti e tre attività progressive già strutturate da portare in classe.
In presenza di reati di corruzione o anche solo di situazioni anomale o sintomatiche di illeciti, adottare e implementare il modello 231 diventa fondamentale nel self cleaning delle imprese che hanno contratti pubblici. In base alle misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio previste dall’articolo 32 del decreto legge 90/2014, quando emergono rischi di infiltrazioni criminali o di corruzione, il prefetto, su proposta del presidente dell’Anac, può infatti decidere il rinnovo degli organi sociali, la gestione diretta dell’impresa e la nomina di esperti che impartiscano prescrizioni operative. Le Disposizioni adottate il 21 luglio 2026 dal presidente dell’Anac riscrivono infatti il procedimento per la proposta delle misure straordinarie e le regole del self cleaning, cioè di ciò che l’impresa può fare per evitarle, mettendo al centro il modello 231.