Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Tra siccità, alluvioni e mancato riciclo dell’acqua la crisi idrica costa all’Italia 13,4 miliardi di euro l’anno, qualcosa come 227 euro a cittadino, il doppio della media europea. Eppure, sebbene il 56,4% delle imprese operi in aree soggette a stress idrico, solo il 34% la considera una criticità alta o estrema per il business. È quanto emerge dall’indagine sulla Water Smart Economy realizzata su 94 aziende da Un Global Compact Network Italia, la fondazione del Global Compact delle Nazioni Unite per la sostenibilità d’impresa, con The European House-Ambrosetti e il supporto di Edison.
In agosto le reti di consulenza finanziaria hanno realizzato una raccolta netta pari a 4,7 miliardi di euro, registrando una crescita su base annua del 28,7% e una fisiologica contrazione su base congiunturale, riconducibile alla consueta stagionalità estiva (-19,6%). I prodotti del risparmio gestito, con 2,8 miliardi e una crescita del 18% rispetto ai volumi registrati nello stesso mese dell’anno precedente, hanno assorbito quasi il 60% delle risorse nette affidate alla consulenza finanziaria delle banche reti, mentre la raccolta netta sugli strumenti finanziari amministrati, pari a 2,1 miliardi, ha segnato una crescita del 55,5%.
Tre hub, composti in egual misura da rappresentanti della compagnia e dalle organizzazioni sindacali, per comprendere i grandi cambiamenti che stanno interessando il mondo del lavoro e fare proposte operative concrete. È l’iniziativa avviata da Generali che ha istituito i Transformation Hub, tre commissioni per lavorare su altrettanti fenomeni che stanno rivoluzionando il lavoro e la società: l’intelligenza artificiale, l’implementazione in azienda dei modelli esg e l’invecchiamento attivo della persone. «Questa esperienza nasce dalla convinzione che le grandi trasformazioni si comprendono e si governano attraverso il dialogo, l’ascolto e la partecipazione», ha dichiarato il group ceo di Generali, Philippe Donnet. I Transformation Hub «rappresentano uno spazio di confronto concreto su cambiamenti che stanno ridefinendo il mondo del lavoro e la società», ha aggiunto il country general manager di Generali Italia, Gianluca Perin. Un’iniziativa che dà concreta attuazione alla legge numero 76 del 2025, che ha previsto la partecipazione attiva dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese e che ha consentito al contratto integrativo aziendale di Generali di essere insignito del bollino «buone pratiche partecipazione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro».
L’incorporazione di Alleanza Assicurazioni nelle Generali segna una tappa storica per l’incorporata anche per il ruolo importante svolto nei decenni nel sistema bancario e assicurativo. In una fase in cui molto nel sistema è in movimento, la fusione in questione segnala anche una stretta nel governo delle partecipate del Leone di Trieste. Ma, per un disegno di ampio respiro, si dovranno attendere gli esiti del progettato consolidamento nel settore e dell’evoluzione dei rapporti europei e internazionali di principali intermediari italiani nonché del ruolo in Italia di Axa. In ogni caso Alleanza che ritorna nelle cronache, sia pure per una fusione, non può non riportare alla mente vicende del lontano passato sulle quali non è mai fuori tempo massimo riflettere ancora. Dominus di Alleanza era, ai tempi, il compianto Alfonso Desiata, uomo di straordinaria cultura e di non comune competenza tecnica. Egli per le sue qualità riscuoteva una diffusa particolare stima nel settore e al di là di esso. In Banca d’Italia, che all’epoca non ancora co-vigilava, per così dire, con l’Ivass sulle imprese assicurative come accade oggi, ma era la seconda azionista delle Generali con oltre il 4%, si nutriva un grande apprezzamento per Desiata. Questi a un certo punto fu nominato alla presidenza del Leone. All’epoca, vigeva il singolare termine statutario di un solo anno per il mandato al vertice: era un modo per fare sì che il principale azionista del Leone, Mediobanca, potesse strettamente controllare l’operare all’apice e decidere di conseguenza. Inutile dire che ciò confliggeva frontalmente con le esigenze di un adeguato periodo di stabilità della presidenza e di certezze nelle relazioni a livello nazionale e internazionale.

Il cliente dell’assicurazione che incassa l’assegno inviato dalla compagnia per liquidare il sinistro non rinuncia per ciò solo ad altre pretese. Il tutto anche se la lettera che accompagna il titolo riferisce che la somma è offerta «a completa tacitazione di ogni danno subito»: in base all’articolo 1967 Cc, infatti, la transazione deve essere provata per iscritto e dunque devono risultare da documenti tutti gli elementi essenziali del negozio, mentre non è ammissibile la prova orale sul contratto; a maggior ragione risulta esclusa la prova per meri fatti concludenti. Così la Cassazione civile, terza sezione, nell’ordinanza n. 25856 del 27/09/2026. Accolto il ricorso proposto dal titolare della polizza infortuni. Dopo la caduta dalla moto l’assicurato riceve dalla compagnia un assegno di 9.500 euro emesso dalla compagnia «a transazione» laddove non era stato raggiunto un accordo fra le parti. Il danneggiato, allora, propone la domanda per ottenere un maggior indennizzo al giudice di pace, che la respinge ritenendo perfezionato l’accordo transattivo. Sbaglia il Tribunale in funzione di giudice dell’appello a respingere il gravame sul rilievo che l’incasso senza riserve equivale all’accettazione ex articolo 1327 Cc con la conclusione di una transazione e la rinuncia a ulteriori pretese
Produttori di tabacco e operatori della filiera saranno responsabili della gestione dei prodotti a fine vita. Chi immette sul mercato sigarette e altri prodotti tabacchicoli con filtro dovrà sostenere anche i costi e l’organizzazione della gestione dei relativi rifiuti. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), il 30/9/2026, ha avviato una consultazione pubblica sullo schema di regolamento che istituisce il regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) in materia. Lo schema dà attuazione agli articoli 178-bis e 178-ter del Testo Unico Ambientale (dlgs n. 152/2006) e all’art. 8 del dlgs n. 196/2021 sulla riduzione dell’impatto ambientale di determinati prodotti di plastica
I vincoli fiscali dei Pir finiscono nel mirino della Commissione europea. Bruxelles contesta all’Italia l’obbligo di destinare una quota minima del portafoglio a strumenti finanziari emessi da imprese residenti in Italia o da società dello Spazio economico europeo con una stabile organizzazione nel Paese, ritenendolo una restrizione ingiustificata alla libera circolazione dei capitali. Una seconda procedura riguarda invece le condizioni imposte agli investitori non residenti per ottenere l’esenzione su interessi e altri proventi di obbligazioni societarie e titoli di Stato italiani. In entrambi i casi la Commissione ha inviato una lettera di messa in mora, concedendo all’Italia due mesi per rispondere. Nel mirino anche i Pir. La prima procedura (INFR(2026)2170) riguarda i Piani individuali di risparmio e, in particolare, i requisiti di composizione del portafoglio necessari per accedere al trattamento fiscale agevolato
Imballaggi ed etichette già prodotti o acquistati prima del 27 settembre 2026 possono essere ricondotti alle situazioni di “old stock” ed essere utilizzati anche dopo questa data, sia per la vendita di beni durevoli, sia per i prodotti deperibili. Ma le verifiche partiranno prima da questi ultimi. Il tutto, fermo restando che l’orizzonte temporale per l’esaurimento dei prodotti dovrà mantenersi entro 6 mesi, in base a quanto già indicato dal ministero delle imprese e del made in Italy, con circolare del 27(8(2026. È questa una delle affermazioni contenute nell’edizione aggiornata delle faq Mimit in relazione all’attuazione della direttiva greenwashing n. 2024/825 decorrente dal 27 settembre scorso e del dlgs attuativo n. 30/2026.
Via libera da Generali alla fusione per incorporazione di Alleanza assicurazioni in Generali Italia. L’operazione, ha spiegato il gruppo, si inserisce nel percorso strategico di razionalizzazione della Country Italia intrapreso negli ultimi anni e conferma le forti competenze di integrazione da parte del gruppo, che hanno generato crescita e valore per tutti gli stakeholder. La fusione è strutturata in modo da garantire la salvaguardia del marchio, dell’identità e della rete distributiva di Alleanza. Il perfezionamento è atteso entro il mese di giugno 2027. La compagnia Vita, con una rete di 10 mila consulenti e 11,5 miliardi di euro di raccolta premi, è già al 100% di Generali Italia, ma con la fusione verrà semplificato l’assetto e verranno conseguiti benefici sulla gestione del capitale con la trasmissione più diretta dei dividendi infragruppo. L’integrazione preserverà, in ogni caso, l’autonomia della rete Alleanza, che diventerà una divisione di Generali Italia e manterrà il suo storico brand. A guidare le manovre sarà Marco Oddone, manager di lungo corso del Leone, nominato nei giorni scorsi amministratore delegato di Alleanza dopo l’uscita dal gruppo di Davide Passero.

Per il decimo mese di fila, il mercato italiano dell’auto registra un aumento delle immatricolazioni – del 9,9% a settembre – riducendo la distanza rispetto alla fase precedente al Covid, con un gap che si posiziona intono al 13% dei volumi. Il mese scorso le immatricolazioni sono state 139.356, nei primi nove mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a 1.268.964 unità, con una crescita dell’8,7%. In questo contesto, però, la quota delle vetture elettriche si riduce al 7,6% nel mese e al 7,1% nel cumulato. Quanto alla quota di auto made in China, Anfia la stima al 15,1%. Sulla base dell’andamento dei primi nove mesi, il Centro Studi Promotor prevede per l’intero 2026 un volume di oltre 1,6 milioni di immatricolazioni, in aumento del 6,1% sul 2025. Al rafforzamento dei volumi sul mercato si accompagna un miglioramento del clima di fiducia della rete dei concessionari, rivela il Centro Studi Promotor, con l’indice di fiducia degli operatori auto elaborato sulla base dell’inchiesta congiunturale mensile, in aumento di 6,2 punti rispetto ad agosto, il terzo incremento consecutivo.
Gli eventi estremi si fanno sentire sui bilanci delle compagnie assicurative. Ad oggi le stime ipotizzano un impatto fino a 4 miliardi sui conti del settore, il doppio rispetto a quanto accaduto solo un anno fa. A dirlo è il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, che, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore, mette in fila i numeri di un fenomeno che non può più essere sottovalutato. E proprio per questo l’associazione, in un confronto aperto con le istituzioni, sta immaginando un “correttivo” che argini gli effetti della situazione. Se per le imprese si è deciso di procedere con l’obbligatorietà delle polizze catnat, per i privati si starebbe studiando “l’obbligatorietà subordinata agli atti amministrativi”.
Gli illeciti penali connessi all’uso improprio dell’intelligenza artificiale dal 30 settembre scorso fanno parte del catalogo dei reati che comportano la responsabilità degli enti in base al Dlgs 231/2001. Diventa così opportuno aggiornare i presidi preventivi e le procedure delle imprese interessate al fine ridurre i rischi connessi. Dal momento che la sicurezza informatica e la corretta gestione dell’intelligenza artificiale interessano numerose aziende è verosimile che l’adeguamento anzitutto del modello organizzativo sarà molto diffuso.