Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’inflazione è salita oltre le attese a settembre nei maggiori Paesi europei, sulla scia dell’aumento dei prezzi dell’energia per la guerra in Medio Oriente. Il dato armonizzato a livello europeo è arrivato al 4,1% su base annua in Italia (dal 3,2% di agosto e rispetto al 3,8% atteso), al 3,3% in Germania (dal 2,9% di agosto e rispetto al 3,2% atteso), al 3,4% in Francia (dal 2,6% di agosto e rispetto al 3,1% atteso) e al 5% in Spagna (dal 4,6% di agosto, come reso noto martedì). Domani sarà pubblicato il valore complessivo dell’Eurozona che ad agosto aveva toccato il 3,2% e a settembre potrebbe salire attorno al 3,7% secondo le previsioni di mercato.
«Sono in corso approfondimenti giudiziari e verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del ministero dell’Interno». Lo ha sottolineato il ministro Matteo Piantedosi, rispondendo a un’interrogazione sul data breach operato dall’hacker IamNotAVillain, che ha colpito 680 clienti (di cui otto italiani) di Revolut. La società ha infatti trasmesso dati personali e finanziari riservati di alcuni propri clienti in risposta a richieste fraudolente provenienti da un indirizzo appartenente al dominio autentico di un’autorità governativa. È stato accertato che le richieste sono state inviate attraverso una casella pec compromessa della prefettura di Reggio Calabria, quindi riconducibile al ministero dell’Interno, utilizzata dagli attaccanti per presentarsi come appartenenti alla Polizia Postale.
Ia vittoria del sì all’assemblea del 29 ottobre è un obiettivo sempre più in salita per Luigi Lovaglio. Nelle scorse settimane il ceo di Mps ha battuto le principali piazze finanziarie europee e americane per catalizzare consensi tra i grandi fondi e ancora ieri auspicava l’appoggio dei principali soci a cominciare da Delfin (17,5%) e il gruppo Caltagirone (13,5%). «Credo che entrambi gli azionisti potranno riconoscere che le due ops su Banca Generali e Banco Bpm sono deal di valore», ha dichiarato il banchiere in un’intervista Bloomberg Tv. Ma per ora il fronte di Lovaglio appare tutt’altro che solido. Se Delfin non ha ancora scoperto le carte e deciderà solamente sotto data dopo l’analisi dell’advisor Lazard presieduta in Italia da Flavio Valeri, Caltagirone sarebbe già orientato per il no. Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni su un incontro fra il banchiere e il costruttore romano, ma il confronto è saltato alla luce della posizione già maturata in via Barberini. Anche fra gli azionisti che ad aprile avevano appoggiato la lista Tortora contribuendo all’inaspettata conferma di Lovaglio come ad si contano le prime defezioni
Un problema niente affatto sottovalutabile si sta ponendo a proposito del futuro delle ops del Montepaschi su Banco Bpm e su Banca Generali nel caso in cui vada a buon fine l’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte medesimo. Quest’ultimo esclude, a parer suo, che in tal caso le proprie offerte decadano o siano da ritenere inefficaci ovvero revocabili. In effetti si tratta di una questione che coinvolge correttezza e trasparenza dell’agire di un intermediario nei confronti del mercato, dei risparmiatori e, prima di tutti, di coloro che sono interessati alle opas. Vi è un problema di tutela dell’affidamento che riguarda sia i rapporti tra privati sia i profili pubblicistici nonché il potere – dovere degli organi di controllo. Uno degli aspetti complessi si pone sin dall’origine: si deve conoscere prima, a tutela di coloro che intendono aderire alle ops, quel che accadrà se Intesa conquisterà il Monte? Ma in questo modo si estende il ruolo di quella che è la prima banca italiana anche alle due ops in questione, ben prima dell’esito della propria ops. Si lascia al Monte l’onere di dichiarare la propria posizione al riguardo? Oppure si prevede, magari in termini generali validi per queste operazioni come per altre, e prima che si svolgano i giochi, un pronunciamento delle Autorità, appunto come regola dei giochi stessi?
Il consiglio di amministrazione di Generali Assicurazioni, come da previsioni, ha approvato il progetto di integrazione di Alleanza in Generali Italia. La compagnia Vita, con una rete di 10 mila consulenti e 11,5 miliardi di raccolta premi, è già oggi al 100% di Generali Italia ma con la fusione sarà semplificato l’assetto e, soprattutto, verranno prodotti benefici sulla gestione del capitale con la trasmissione più diretta dei dividendi infragruppo. L’integrazione (che non avrebbe però ricevuto voto unanime nel board di Trieste), preserverà, in ogni caso, l’autonomia delle rete Alleanza, che diventerà una divisione di Generali Italia e manterrà il suo storico brand. A guidare le manovre sarà Marco Oddone, manager di lungo corso del Leone, nominato nei giorni scorsi amministratore delegato di Alleanza dopo l’uscita dal gruppo di Davide Passero.
Msa Mizar, player europeo specializzato nella gestione dei sinistri assicurativi, fondato nel 1979 da Salvatore Campus, ha acquisito il 100% di Sejescar, società spagnola specializzata nella gestione end-to-end dei sinistri e nella riparazione dei danni elettrici nel segmento property. Si tratta dell’undicesima acquisizione completata dall’ingresso dei fondi di private equity Columna Capital e TowerBrook nell’azionariato. L’investimento rafforza il portafoglio del gruppo in Spagna e si accompagna al lancio del group m&a department, dedicato alle acquisizioni internazionali. Una nuova struttura, con sede a Londra e riporto diretto al group ceo, guidata da Seetal Patel, con la responsabilità di individuare ed eseguire acquisizioni strategiche in grado di ampliare le competenze del gruppo ed estenderne la copertura geografica
Agosto scalda anche la raccolta dell’industria italiana del risparmio gestito. La mappa mensile di Assogestioni rileva nel mese flussi netti per 8,4 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 5,6 miliardi di luglio, nonostante il periodo vacanziero, portando il saldo da inizio anno a 25,4 miliardi. Un risultato che conferma il momento positivo della raccolta e che arriva al termine di un’estate caratterizzata da un rafforzamento dei flussi verso i prodotti di investimento. A sostenere questa dinamica sono stati soprattutto i fondi comuni aperti, che nel mese hanno registrato una raccolta netta di 5,3 miliardi, contro 5 miliardi di luglio, pari a 28,3 miliardi da inizio anno. Si tratta della componente che continua a concentrare la parte più consistente dei nuovi risparmi in entrata, anche se per il momento non è possibile stabilire con precisione quanta parte della raccolta sia riconducibile agli Etf e quanta ai fondi tradizionali. Assogestioni, infatti, nella mappa mensile non fornisce uno spaccato di questi prodotti. L’ultimo dato disponibile per distinguere le due componenti risale alla mappa trimestrale di fine giugno. In quell’occasione l’associazione del risparmio gestito, presieduta da Maria Luisa Gota, aveva segnalato che «nel secondo trimestre, i prodotti scambiati in Borsa (gli Etf, ndr) hanno fatto registrare una raccolta di quasi 6 miliardi».

Il risarcimento dei danni provocati con l’Intelligenza Artificiale (IA) può essere chiesto direttamente alle assicurazioni. Se c’è una polizza in piedi. A prevedere questo vantaggio per il danneggiato è il decreto legislativo 160/2026, entrato in vigore il 30/9/2026, che all’articolo 20 prevede appunto l’azione diretta nei confronti delle compagnie (si veda ItaliaOggi del 30/6/2026). Ed è una prerogativa di cui può fruire non solo il consumatore, ma anche qualsiasi soggetto (persona fisica, impresa o ente). Ma c’è una condizione alla fruizione di questa agevolazione e cioè che il presunto danneggiante deve avere spontaneamente stipulato una polizza. La norma in questione, infatti, non prevede un obbligo di copertura assicurativa. Pertanto, l’articolo 20 ha istituito un meccanismo simile ai sinistri auto, quanto alla previsione dell’azione diretta nei confronti delle compagnie, ma senza introdurre un obbligo di assicurazione. Se lo desidera il danneggiato può chiedere alla parte individuata come responsabile, prima dell’instaurazione del giudizio, se la stessa sia assistita da una polizza assicurativa per il danno. Il presunto danneggiante non deve tergiversare, perché ha un termine tassativo (trenta giorni) entro cui deve rispondere. E se c’è una polizza in piedi, il danneggiato ha diritto di sapere la denominazione della compagnia e gli estremi del contratto. Se, invece, si rimane in silenzio o si è reticenti, nella successiva causa, il giudice può, dice l’articolo in questione, “desumere argomenti di prova”: con ciò intendendosi che il magistrato può farsi un ‘idea di chi ha ragione e chi ha torto anche da come ci si comporta nel processo e, in questo caso, prima del processo stesso. Chi non adempie all’obbligo di riferire le informazioni sulle coperture assicurative, insomma, si mette in cattiva luce agli occhi del giudice.
Non basta la mancata adozione dei modelli di gestione previsti dalla legge a far scattare a carico dell’impresa la responsabilità amministrativa degli enti di cui al decreto legislativo 08/06/2001, n. 231: è necessaria, invece, una colpa di organizzazione che va provata dall’accusa. Se l’assenza o l’inadeguatezza dei modelli non è elemento costitutivo dell’illecito, il deficit organizzativo consente comunque l’imputazione all’ente: affinché scatti la sanzione “231”, tuttavia, serve «l’immedesimazione organica rafforzata», vale a dire che il soggetto che compie il reato presupposto non soltanto è inserito nell’organizzazione della società ma agisce anche nell’interesse o a vantaggio dell’ente, mentre l’accusa deve dimostrare il nesso causale tra un deficit organizzativo concreto e il reato presupposto. Così la Cassazione penale, sezione terza, nella sentenza n. 34744 del 28/09/2026.

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La Corte tedesca respinge i ricorsi degli hedge fund che chiedevano risarcimenti di 5,4 miliardi per il tentavo fallito di scalata a Vw del 2008.

Il governo taglia i tempi per la riforma del settore dell’Rc auto, con l’obiettivo evidente di chiudere il dossier entro la fine della legislatura, anche in caso di elezioni anticipate in primavera. L’accelerazione emerge dalla versione finale del disegno di legge annuale per la concorrenza, dove il limite per esercitare la delega tramite decreti attuativi è stato ristretto: non più nove, ma quattro mesi dall’entrata in vigore della legge. È una delle novità del testo che, dopo una lunga attesa per ottenere la bollinatura della Ragioneria dello Stato (arrivata due mesi dopo l’approvazione da parte del consiglio dei ministri), sarà incardinato a breve alla Camera, in commissione Attività produttive. Il riassetto dell’Rc auto, riassumendo, tra i vari criteri direttivi prevede la revisione del sistema bonus/malus, la rivisitazione del forfait per il risarcimento diretto, il rafforzamento delle misure antifrode. Si prospetta anche la valorizzazione dei comportamenti di guida virtuosi, per ridurre il perso delle variabili territoriali, che oggi penalizzano alcune province del Sud in particolare. La delega ha un perimetro estremamente ampio, in cui potrebbero confluire interventi di impatto popolare in piena campagna elettorale.
Il dibattito sull’AI torna ad assumere toni apocalittici, alimentati dagli stessi leader delle Big Tech che ne guidano lo sviluppo. Gli allarmi sulla possibile distruzione dell’umanità impongono attenzione, ma sollevano anche interrogativi su interessi, responsabilità e concentrazione del potere tecnologico. Il rischio non riguarda solo scenari futuri e astratti, ma gli effetti già concreti dell’AI su consumi energetici, uso dell’acqua, ambiente e conflitti armati. L’automazione militare, in particolare, può allontanare le decisioni belliche dalla responsabilità umana.
Dietro l’allarme potrebbe celarsi anche il timore di una correzione della bolla finanziaria alimentata dagli enormi investimenti nel settore. Non bastano però dichiarazioni di principio: servono regole capaci di orientare l’innovazione senza bloccarla. L’AI Act europeo rappresenta un primo argine per tutelare diritti, democrazia e dignità della persona. L’Europa deve però affiancare alla regolazione una vera politica industriale e tecnologica. Occorrono investimenti pubblici e privati, ricerca e infrastrutture comuni, come un possibile “Cern dell’AI”. Per evitare dipendenze da Stati Uniti e Cina, Italia e Unione europea devono diventare protagoniste di un proprio modello di sviluppo.
Riguardo alle prospettive di Generali in Borsa, la casa d’affari Jefferies ha pubblicato ieri una nota nella quale ha abbassato il giudizio da buy a hold, ossia mantenere. Le ragioni? «Nei quasi tre anni trascorsi dall’ingresso del deputy ceo Giulio Terzariol in Generali – è scritto nella nota – le previsioni sugli utili e il multiplo di valutazione hanno subito una profonda trasformazione. Il prezzo delle azioni è salito del 123% (+52% per l’indice SXIP), mentre il multiplo P/E a un anno è passato da meno di 8 volte a oltre 12 volte, rendendo Generali uno dei titoli assicurativi con le migliori performance». Insomma un rally impressionante a valle del quale, ha aggiunto Jefferies, sebbene venga mantenuto «un giudizio positivo sulla strategia, il re-rating porta a ridurre la raccomandazione a “Hold” (mantenere)».
Reale Group ha chiuso il primo semestre 2026 con un risultato di 168 milioni di euro, in aumento del 61% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato conferma il trend di crescita del Gruppo, sostenuto da performance positive nei diversi segmenti di attività. La raccolta premi raggiunge 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3,3%. Bene soprattutto l’estero, che registra un aumento dell’8,7%, mentre in Italia la crescita è dell’1,8%. Il comparto Danni ha segnato un +4,9%, mentre il Vita resta sostanzialmente stabile.
Sono quasi 270mila i dipendenti degli studi professionali che attingono al welfare contrattuale, circa 100mila i professionisti. Interventi – sanità integrativa, formazione, misure per migliorare il tempo di vita – che nascono da un sistema bilaterale articolato, flessibile, capace di essere in sintonia con le esigenze dei lavoratori e dei titolari di studio. Il quadro emerge dal rapporto «Generare Welfare. La bilateralità degli studi professionali» curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, presentato a Roma. Il sistema, che si incardina sugli istituti del contratto collettivo nazionale di lavoro, accompagna lo sviluppo degli studi. I capisalsdi sono Cadiprof, la cassa che eroga prestazioni sanitarie integrative, ed Ebipro, il fondo che – per dipendenti e professionisti, anche quelli che operano da soli, senza addetti – interviene con prestazioni legate alla famiglia, alla formazione e al tempo di vita e, per le partite Iva, soprattutto con pacchetti integrativi sanitari.

Con la riforma della previdenza pensionistica, la concorrenza nel settore si fa più agguerrita. Uno studio recente mostra quali operatori sono ben preparati per il futuro – e quali no. L’assicurazione sulla vita continua a perdere fiducia, anche a causa di offerte difficilmente comparabili e di costi poco trasparenti. Il professor Hermann Weinmann dell’Istituto di Economia Finanziaria di Ludwigshafen chiede quindi da tempo linee guida uniformi, in particolare per i prodotti sovvenzionati dallo Stato. La riforma della pensione Riester con un deposito standard rappresenta per lui un passo nella giusta direzione. Allo stesso tempo, però, dovrebbe inasprire la concorrenza per gli assicuratori vita: in futuro molti clienti potrebbero optare per un deposito titoli anziché per un’assicurazione. «Ci saranno cambiamenti significativi nel mercato», prevede Weinmann. L’assicurazione vita non dovrebbe tuttavia essere liquidata come un «dinosauro del passato, oneroso in termini di costi». Il suo vantaggio è la rendita vitalizia. Il presupposto per pagamenti pensionistici stabili è che gli assicuratori gestiscano bene il denaro dei propri clienti. Quanto questo riesca in modo diverso da un assicuratore all’altro lo dimostra l’analisi annuale dei bilanci di Weinmann, pubblicata sulla «Zeitschrift für Versicherungswesen» e di cui il «Handelsblatt» dispone in anteprima.