C’è una domanda che fino a qualche anno fa sembrava fantascienza: se un sistema di intelligenza artificiale provoca un danno, chi risponde? Oggi non è più teorica. E la risposta corretta, per ora, è scomoda: dipende.

di Massimiliano Talarico

Conviene partire da ciò che non c’è. La Commissione europea ha ritirato la proposta di direttiva sulla responsabilità civile da IA: non arriverà una regola generale del tipo «se l’AI sbaglia paga chi l’ha sviluppata». La responsabilità resta affidata alle categorie che già conosciamo (da prodotto, professionale, contrattuale, colpa dell’utilizzatore) applicate a una tecnologia che non esisteva quando quelle categorie sono nate.

Anche l’AI Act, che nel dibattito pubblico viene evocato per qualunque cosa, non è una legge sulla responsabilità civile: il Regolamento (UE) 2024/1689 stabilisce come i sistemi vanno classificati, costruiti, documentati e sorvegliati, non chi risarcisce. Il punto è che le due cose sono molto più legate di quanto sembri. Dal 9 dicembre 2026 il software è un prodotto. Il cambiamento più concreto arriva dalla Direttiva (UE) 2024/2853 sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi. La definizione europea di «prodotto» viene estesa al software: fornito separatamente, integrato in un dispositivo o erogato in cloud. E chi sviluppa software, compresi i fornitori di sistemi di AI, può essere trattato come fabbricante. Per decenni «prodotto difettoso» ha significato un’automobile, un elettrodomestico, un dispositivo medico. Ora può significare un modello.

Non è una differenza soltanto terminologica. Un software cambia nel tempo: riceve aggiornamenti e, nel machine learning, continua ad apprendere. La direttiva ne tiene conto espressamente: nel valutare se un prodotto sia difettoso si considerano anche le conseguenze della sua capacità di continuare ad apprendere o di acquisire nuove funzionalità dopo l’immissione sul mercato. E quando il produttore mantiene il controllo su software e aggiornamenti, la responsabilità può estendersi a difetti che emergono dopo la commercializzazione.

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