di Francesco Sottile.
La casa come primo luogo di cura è uno dei principi cardine della riforma dell’assistenza territoriale avviata con il PNRR: consentire alle persone anziane, quando possibile, di essere curate e assistite nel proprio ambiente di vita, evitando ricoveri non necessari e il ricorso prematuro alle strutture residenziali. Negli ultimi anni, su questo fronte, qualcosa è effettivamente cambiato. L’Assistenza domiciliare integrata (ADI) ha ampliato significativamente la propria capacità di raggiungere la popolazione anziana. Ma alla crescita della copertura non è sempre corrisposto un analogo rafforzamento dell’intensità e della continuità dell’assistenza.
È proprio questo uno degli aspetti centrali che emergono dal Quaderno “L’assistenza domiciliare. La situazione e le aspettative”, curato da Franco Pesaresi per il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza. Il rapporto mette però in luce un punto cruciale: ampliare la platea dei beneficiari non significa necessariamente offrire un’assistenza adeguata ai loro bisogni.
È qui che emerge il paradosso del PNRR: dopo aver esteso significativamente la diffusione dell’assistenza domiciliare, la sfida è ora passare dal “fare più ADI” al “fare meglio ADI”, costruendo una presa in carico più intensa, integrata e capace di accompagnare nel tempo la persona non autosufficiente.
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