Infortuni sul lavoro e malattie professionali hanno generato nel 2023 un costo complessivo stimato in 49,2 miliardi di euro, pari al 2,31% del Pil nazionale. La stima, elaborata dalla Consulenza statistico-attuariale dell’Inail, considera non soltanto le prestazioni assicurative e gli indennizzi, ma anche gli investimenti per la prevenzione e i costi non assicurati sostenuti da imprese, lavoratori e famiglie. Il dato comprende 36 miliardi di euro attribuibili agli infortuni sul lavoro e 13,2 miliardi alle malattie professionali. La nuova elaborazione aggiorna le precedenti valutazioni dell’Istituto, riferite agli anni 2003, 2005, 2007 e 2009, con una metodologia che tiene conto dell’evoluzione della normativa, del sistema delle prestazioni e della composizione degli eventi lesivi.

Le tre componenti del costo

La voce più rilevante è il costo prevenzionale, stimato in 23,281 miliardi di euro, pari all’1,09% del Pil. Include la quota degli investimenti sostenuti dalle imprese per sicurezza, formazione, dispositivi di protezione individuale, manutenzione e misure strutturali, oltre alle risorse destinate dal Servizio sanitario nazionale alla prevenzione e alla sicurezza negli ambienti di lavoro.

Per questa componente, lo studio prende a riferimento una quota dello 0,74% degli investimenti fissi lordi Istat del 2023, pari a 481 miliardi di euro. La percentuale considera anche la spesa pubblica connessa agli interventi finanziati attraverso i bandi ISI e una quota di spesa privata difficilmente misurabile in modo puntuale. Alla prevenzione si aggiunge una stima di circa 800 milioni di euro per la quota del Fondo sanitario nazionale destinata ai servizi delle Asl per prevenzione e sicurezza sul lavoro.

Il costo assicurativo, rappresentato dagli oneri erogati dagli istituti assicuratori, è stimato in 12,504 miliardi di euro, pari allo 0,59% del Pil. Di questi, 8,460 miliardi sono riferiti agli infortuni sul lavoro e 4,044 miliardi alle malattie professionali.

La terza componente è il costo conseguente non assicurativo, pari a 13,453 miliardi di euro, equivalenti allo 0,63% del Pil. Si tratta delle conseguenze economiche non coperte dalle prestazioni assicurative, comprese la perdita di produzione e produttività, i ritardi nelle consegne, i costi di sostituzione del personale, la riduzione della capacità produttiva, i danni reputazionali e le spese che possono gravare sui lavoratori infortunati o tecnopatici e sulle loro famiglie.

ComponenteInfortuniMalattie professionaliTotaleQuota Pil
Costo assicurativo8,460 mld €4,044 mld €12,504 mld €0,59%
Costo prevenzionale18,131 mld €5,150 mld €23,281 mld €1,09%
Costo conseguente non assicurativo9,447 mld €4,006 mld €13,453 mld €0,63%
Costo complessivo36,037 mld €13,201 mld €49,238 mld €2,31%
Fonte: elaborazioni Inail; importi in milioni di euro

Costo per evento

Lo studio rielabora anche il costo medio per singolo evento che, nel 2023, ha dato luogo a una prestazione Inail — indennizzo in capitale, danno biologico, indennità per inabilità temporanea o rendita.

Il costo medio di un infortunio sul lavoro è stimato in 32.999 euro, mentre quello di una malattia professionale raggiunge 61.135 euro. La differenza riflette la maggiore gravità media e la più lunga durata degli effetti delle tecnopatie, che possono produrre invalidità permanenti, rendite e bisogni assistenziali prolungati.

Prevenzione e costi residui

La stima mostra che una parte significativa del costo sociale è collegata alle risorse destinate a prevenire gli eventi lesivi. L’Inail osserva che il costo della sicurezza non va letto soltanto come onere, ma come componente degli investimenti necessari per ridurre frequenza e gravità di infortuni e malattie professionali.

Resta tuttavia rilevante il costo residuo che ricade fuori dalla copertura assicurativa. I 13,5 miliardi stimati per le conseguenze non assicurate evidenziano come il danno da lavoro produca effetti economici non limitati agli indennizzi: le ricadute coinvolgono organizzazione aziendale, capacità produttiva, reddito delle persone colpite e contesto familiare.

Rispetto alle stime precedenti, il peso complessivo del fenomeno sul Pil risulta inferiore: il 2,31% del 2023 contro valori attorno al 3% emersi nelle elaborazioni storiche. L’Inail segnala però che il confronto deve essere interpretato con cautela, perché nel tempo sono cambiati gli eventi considerati, le modalità di riconoscimento e indennizzo, l’assetto delle prestazioni e la metodologia applicata.