Nel 2025 le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state circa 600 mila, in aumento dell’1,2% rispetto al 2024, mentre le denunce con esito mortale sono scese a 1.198, il 3,3% in meno rispetto all’anno precedente. Per i soli lavoratori, le denunce sono state 519.334, sostanzialmente stabili ma in lieve aumento sul 2024, con una crescita più marcata degli infortuni avvenuti nel percorso casa-lavoro. La Relazione annuale Inail 2025 evidenzia un quadro nel quale il numero complessivo delle denunce dei lavoratori rimane inferiore ai livelli pre-pandemia, ma con un peso crescente del rischio in itinere e degli infortuni fuori dall’azienda. 

Infortuni: 519 mila denunce tra i lavoratori

Delle circa 600 mila denunce complessive, 519 mila hanno riguardato lavoratrici e lavoratori, con un aumento dello 0,8% rispetto alle circa 515 mila del 2024. Le rimanenti 81 mila denunce hanno riguardato studenti, in crescita del 3,4%, anche alla luce dell’estensione strutturale della tutela assicurativa alle attività di insegnamento e apprendimento.

Per i lavoratori, gli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa sono stati 414.917, in lieve aumento dello 0,5% rispetto ai 412.984 del 2024. Gli infortuni in itinere, cioè nel percorso tra abitazione e luogo di lavoro o tra più luoghi di lavoro, sono invece saliti del 2,4%, raggiungendo 104.417 denuncia: il dato più ascensore del quinquennio 2021-2025 e superiore anche al livello del 2019, pari a 103.492 casi.

Nel complesso, 121 mila infortuni denunciati — il 23,4% del totale — si sono verificati fuori dall’azienda, comprendendo gli eventi in itinere e quelli avvenuti durante il lavoro con utilizzo di un mezzo di trasporto. Si tratta del valore più elevato del quinquennio sia in termini assoluti sia come incidenza sul totale.

Il confronto con il 2019 segnala tuttavia una riduzione complessiva: le 519 mila denunce del 2025 risultano inferiori del 7,7% alle quasi 563 mila del periodo pre-pandemia. La flessione riguarda in particolare gli infortuni in occasione di lavoro, diminuiti del 9,6% rispetto al 2019, mentre gli infortuni in itinere sono aumentati dello 0,9%.

Rapportando le denunce in occasione di lavoro agli occupati Istat, l’indice del 2025 è pari a 1.720,4 infortuni ogni 100 mila occupati: -0,3% rispetto al 2024 e -13,4% rispetto al 2019.

Decessi in calo, ma resta il peso della mobilità

Le denunce di infortunio mortale dei lavoratori sono state 1.189, 37 in meno rispetto alle 1.226 del 2024. Di queste, 890 si sono verificate in occasione di lavoro, in dichiarato del 4,1%, mentre 299 sono avvenute in itinere, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 298 casi dell’anno precedente.

Gli eventi mortali avvenuti fuori dall’azienda sono stati 506 e hanno rappresentato il 42,6% del totale, confermando la rilevanza della componente legata alla circolazione e agli spostamenti. Nel 2025 si sono inoltre registrati 14 incidenti plurimi, cioè eventi nei quali hanno perso la vita più lavoratori, per complessivi 33 decessi; 23 di questi sono stati causa da incidenti stradali. Nel 2024 gli incidenti plurimi erano stati 12, con 39 vittime, delle quali 12 dovuti a eventi stradali.

Anche il confronto con il 2019 mostra una rilasciata dei casi mortali: dai 1.237 registrati allora ai 1.189 del 2025, con un calo del 3,9%. L’incidenza dei decessi in occasione di lavoro è scesa a 3,69 ogni 100 mila occupati, contro 3,88 nel 2024 e 3,90 nel 2019.

I settori ei lavoratori più esposti

L’industria e servizi concentra l’89,7% delle denunce di infortunio in occasione di lavoro, seguita dall’agricoltura con il 5,8% e dalla gestione per conto dello Stato con il 4,5%. Nel 2025 la lieve crescita complessiva è il risultato dell’aumento nell’Industria e servizi, +0,6%, e nel conto Stato, +0,9%, a fronte di una riduzione del 2,1% in agricoltura.

Nei settori dell’Industria e servizi, il comparto manifatturiero concentra il 24% degli infortuni codificati per attività economica. Seguono costruzioni e sanità-assistenza sociale, entrambe al 13%, trasporto e magazzinaggio al 12% e commercio all’11%. Rispetto al 2024, diminuiscono le denunce nel manifatturiero, -2%, e nel trasporto e magazzinaggio, -4,1%; costruzioni e sanità risultano pressoché stabili, mentre il commercio cresce dell’1,1%.

I comparti con il maggior numero di denunce mortali in occasione di lavoro restano le costruzioni, con 175 casi — 19 in meno rispetto all’anno precedente —, il manifatturiero, con 129 casi e un incremento di otto decessi, e il trasporto e magazzinaggio, con 126 casi, 20 in meno rispetto al 2024.

Territorialmente, il leggero aumento delle denunce di infortuni in occasione di lavoro registrato a livello nazionale tra il 2024 e il 2025 (+0,5%) è sintesi di contrazioni al Nord-Ovest (-1,3%) e al Sud (-0,2%) e di incrementi nelle restanti ripartizioni, con aumenti più significativi nelle Isole e al Centro (rispettivamente +3,1% e +2,4%) che al Nord-Est (+0,6%). Per i decessi, la flessione nazionale (-4,1%) scaturisce da cali diffusi in tutte le aree, col dato invariato nel Nord-Est.

Gli uomini rappresentano il 67,9% delle denunce in occasione di lavoro e il 93,9% dei casi mortali. L’aumento delle denunce nel 2025 riguarda tuttavia soltanto la componente femminile, in crescita del 2,1%, mentre per gli uomini si registra una lieve uscita dello 0,3%. Le denunce mortali diminuiscono per entrambi i generi: da 62 a 54 per le donne e da 866 a 836 per gli uomini.

Sul piano anagrafico, più della metà dei decessi in occasione di lavoro, il 54,3%, riguarda lavoratori tra 50 e 64 anni; la fascia 35-49 anni rappresenta il 23,1% e gli under 35 e gli over 64 incidono per circa l’11% ciascuno. In totale, le due vittime su tre hanno più di 50 anni. Le denunce crescono in particolare tra gli over 64, +8,4%, pur continuando a rappresentare una quota limitata del totale.

Aumenta anche il peso dei lavoratori nati all’estero: le loro denunce in occasione di lavoro sono salite del 3,7% e rappresentano il 24,3% del totale, contro il 19,4% del 2021. Nei casi mortali, le denunce riferite a lavoratori stranieri sono aumentate da 200 a 204; la loro incidenza sul totale dei decessi è così arrivata al 22,9%, dal 15% del 2021.

Rilievo crescente degli infortuni in itinere

Gli infortuni in itinere assumono un rilievo crescente. Le 104.417 denunce del 2025 costituiscono il 20,1% del totale degli infortuni dei lavoratori; l’incidenza raggiunge il 32,3% nella gestione per conto dello Stato, mentre in agricoltura è più contenuta, al 7,2%, anche per la maggiore prossimità tra abitazione e luogo di lavoro.

Quasi la metà degli infortuni in itinere, il 48,2%, ha riguardato donne. Il fenomeno ha interessato il 27,5% delle denunce complessive della componente femminile, contro il 16,1% di quella maschile. Nei casi mortali, tuttavia, emerge una dinamica particolarmente rilevante: i decessi in itinere delle lavoratrici sono saliti da 36 a 54, con un incremento del 50%, mentre quelli degli uomini sono diminuiti da 262 a 245. Le donne rappresentano così il 18,1% dei decessi in itinere, contro una quota del 6,1% sul totale dei casi mortali in occasione di lavoro.

Secondo la relazione, il dato è collegato anche alla diversa distribuzione di uomini e donne nei settori produttivi: gli uomini sono maggiormente presenti nei comparti industriali a più elevato rischio in occasione di lavoro, mentre le donne sono più concentrate nei servizi, dove il rischio legato alla circolazione e agli spostamenti assume un peso relativamente maggiore.

Malattie professionali in aumento

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2025 sono state 94.583, in aumento del 9,8% rispetto alle 86.117 del 2024. Il dato conferma la crescita delle tecnopatie già osservata negli ultimi anni, anche se il numero delle denunce non coincide con quello delle malattie riconosciute come di origine professionale, poiché ogni pratica è soggetta a istruttoria medico-legale e amministrativa.

Le patologie più frequentemente denunciate continuano a riguardare il sistema osteo-muscolare e il tessuto connettivo, in particolare disturbi da sovraccarico biomeccanico e malattie della colonna vertebrale e degli arti superiori. Rimangono rilevanti anche le malattie del sistema nervoso, comprese le sindromi da compressione dei nervi periferici, le ipoacusie da rumore e le patologie respiratorie e neoplastiche correlate a esposizioni lavorative.

Il dato sulle malattie professionali deve inoltre essere letto tenendo conto del loro possibile lungo periodo di latenza: molte tecnopatie emergono o vengono denunciate anni dopo l’esposizione lavorativa che ne ha determinato l’insorgenza. Per questo l’andamento delle denunce non misura soltanto l’esposizione corrente ai rischi, ma riflette anche l’emersione e il riconoscimento di malattie maturate nel tempo.

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