Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’Europa ha costruito reti, organismi e procedure. Ha stanziato 1,4 miliardi di euro per la cibersicurezza nel bilancio 2021-2027. Ma quando si tratta di far circolare rapidamente le informazioni e reagire a un attacco grave la macchina comunitaria continua a incepparsi. È il giudizio della Corte dei Conti Europea, che nella sua ultima relazione ha messo in fila ritardi, sovrapposizioni e soprattutto una condivisione dei dati ancora troppo limitata tra gli Stati membri. Il problema non è marginale. Gli incidenti informatici possono bloccare servizi pubblici, imprese e infrastrutture critiche e, quando coinvolgono più Paesi, superare rapidamente la capacità di risposta di un singolo governo. Bruxelles negli ultimi anni ha rafforzato il quadro comune e nel 2025 ha definito più chiaramente ruoli e responsabilità nella gestione delle crisi cyber. Ma per gli auditor il sistema resta solo «parzialmente efficace».
Le banche stanno reggendo attacchi che non sono da tempo di pace. Questo è uno dei messaggi più forti che il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha lanciato ieri in apertura del WeSec, il Salone della Sicurezza dedicato a banche e finanza. «Non ci sono più gli smanettoni, non dobbiamo essere ingenui. Sono batterie scientifiche organizzate militarmente». Un salto di scala che mette sotto pressione banche, infrastrutture di pagamento e risparmio e che impone investimenti sempre maggiori in tecnologia e prevenzione. Ma per prevenire e contrastare ogni nuova forma di criminalità digitale non servono necessariamente nuove leggi. «Le norme della Repubblica Italiana, innanzitutto Costituzione e codici, non riguardano solo la vita reale. Sono norme generali e astratte che debbono essere applicate a ogni aspetto della società e quindi anche a quella immateriale. Prima di dire che non abbiamo la legge, bisogna applicare quelle che ci sono». In materia di intelligenza artificiale il presidente dell’Abi ha rivendicato il modello europeo: «L’Unione Europea è l’entità giuridica nel mondo libero che ha realizzato normative più mature in un quadro di democrazia e libertà».
L’impegno preso a fine agosto da Generali, e da Banca Generali, per valutare approfonditamente i pro e i contro dell’offerta pubblica di scambio annunciata dal Monte dei Paschi di Siena sull’istituto guidato da Gian Maria Mossa (e su Banco Bpm) resta sul tavolo. Ma, con ogni probabilità, né l’una né l’altra si pronunceranno prima dell’assemblea del Monte dei Paschi che il 29 ottobre dovrà portare al voto degli azionisti le delibere necessarie per autorizzare la contromossa ideata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare la scalata di Intesa Sanpaolo (e di Unipol) alla banca di Siena. Per il gruppo guidato da Philippe Donnet, qualora decidesse di cedere al Monte la sua quota di poco più del 50% di Banca Generali, potrebbero aprirsi del resto nuovi scenari commerciali e industriali, con il possibile accesso alla rete di oltre 1.500 sportelli del Monte per distribuire polizze Vita e Danni, proprio quando, nel 2027, scadrà la storica alleanza bancassicurativa di Mps con Axa. Contatti, in tal senso, sarebbero già stati avviati per valutare nel concreto le opportunità, ma nessuna pronuncia è attesa dalla compagnia prima della fatidica data del 29 ottobre. Così come da parte di Banca Generali. Lo scenario resta intricato con Consob che, come segnalato ieri da MF-Milano Finanza, ha alzato l’attenzione sulle due opas e chiesto le comunicazioni tra alcuni consiglieri e la banca, fino a mettere sotto la la lente anche l’accordo di riservatezza con Generali.

Dopo l’infortunio mortale al dipendente di un’altra azienda, scatta la condanna per omicidio colposo a carico del datore committente perché non ha predisposto il Duvri, documento unico di valutazione dei rischi da interferenze: il pericolo, infatti, si configura ogni volta che nello stesso ambiente operano lavoratori di imprese diverse, al di là di come è qualificato il rapporto fra loro sul piano civilistico, ad esempio come appalto o somministrazione. Insomma: l’obbligo scatta anche caso di collaborazioni informali con aziende esterne, mentre la mancanza del documento integra la violazione degli obblighi di prevenzione e cooperazione.  L’esperienza professionale del personale, poi, non esonera il datore dagli obblighi di informazione e formazione. Così la Cassazione penale, quarta sezione, nella sentenza n. 33423 del 14/09/2026. Diventa definitiva la condanna con pena sospesa per il datore: scatta il concorso in omicidio colposo con il dipendente che col muletto in retromarcia ha investito un autista; la vittima era dipendente di una ditta di trasporti che opera abitualmente nel magazzino dell’impresa. Non giova alla difesa contestare l’obbligo di Duvri sul rilievo che il rapporto con l’autotrasportatore non è qualificabile come appalto. Conta il criterio funzionale: predisporre il documento risulta obbligatorio quando coesistono organizzazioni distinte che lavorano nello stesso ambiente
Più sicurezza e regole standard nello scambio di dati sanitari tra paesi europei. Identità e autorizzazione dei professionisti dovranno essere verificate prima dell’accesso alle informazioni di un paziente in un altro Stato, mentre i paesi Ue dovranno stabilire quali dati identificano con certezza i cittadini e chi sarà responsabile dei controlli. È una delle principali novità del regolamento di esecuzione 2026/2099, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea di ieri, che punta a rendere operativo un nuovo tassello dello Spazio europeo dei dati sanitari (Ehds)
Dal 27 settembre 2026 scatta la stretta contro il greenwashing: claim ambientali generici, informazioni ingannevoli sulle condizioni di lavoro, marchi di sostenibilità privi dei requisiti previsti, neutralità climatica basata sulla compensazione delle emissioni e false informazioni sulla durabilità e riparabilità dei prodotti finiscono sotto le nuove regole a tutela dei consumatori. Per le pratiche commerciali scorrette le sanzioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) possono arrivare a 10 milioni di euro. Il dlgs 20 febbraio 2026, n. 30 recepisce la direttiva (Ue) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde (Empowering consumers for the green transition – Ecgt) e modifica il Codice del consumo (dlgs 206/2005). Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo ed entrato in vigore il 24 marzo, si applica dal 27 settembre 2026
Seimila infortuni sul lavoro in più rispetto al 2024, ma 41 incidenti mortali in meno, tra lavoratori e studenti. Ad aumentare sono soprattutto le denunce per incidenti in itinere, che nel 2025 sono state oltre 104mila. Crescono gli infortuni tra gli stranieri: un infortunio in occasione di lavoro su quattro ha infatti coinvolto lavoratori nati all’estero, le cui denunce sono aumentate del 3,7% a fronte di un calo dello 0,5% tra gli italiani. In forte aumento anche le malattie professionali, con 98.312 denunce contro le 88.338 del 2024 (+11,3%). Sono i dati sull’andamento infortunistico e tecnopatico contenuti nella relazione annuale 2025 dell’Inail presentata il 22 settembre 2026 alla Camera dei deputati
Il vino italiano è alle prese con consumi in calo e difficoltà di liquidità. Tanto che se non vengono intraprese strade diverse, le piccole aziende potrebbero trovarsi costrette a chiudere. Al calo dei consumi, soprattutto tra i più giovani, si sommano esportazioni in flessione e una crescente difficoltà nella gestione del capitale circolante: una miscela che mette sotto pressione la liquidità di molte cantine. I numeri raccontano la portata del fenomeno. Nel 2025 l’export ha chiuso a 7,78 miliardi di euro, in calo del 3,7% sul 2024, con un peggioramento ulteriore nei primi quattro mesi del 2026: – 6,8% a valore e – 3,7% a volume. A complicare il quadro è la dinamica del capitale circolante. Secondo l’analisi di Allianz Trade sulle principali aziende vitivinicole italiane, i tempi medi di incasso (dai clienti) sono saliti da 83 a 89 giorni tra il 2023 e il 2025, mentre le dilazioni ottenute dai fornitori si sono ridotte da 117 a 111 giorni. Il ciclo di conversione della cassa, dopo il miglioramento del 2024, torna così ad allungarsi. «L’analisi del settore evidenzia come le aziende vitivinicole stiano affrontando una crescente pressione sul capitale circolante», spiega a ItaliaOggi Gianluigi Iacovino, head of credit assessment Allianz Trade Mmea.

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Dal primo gennaio 2029, secondo le norme di legge, ci vorranno altri tre mesi in più di lavoro per la pensione. Bisognerà cioè arrivare a 67 anni e mezzo per andare in pensione di vecchiaia oppure a 43 anni e 4 mesi di contributi, indipendentemente dall’età, per la pensione anticipata (un anno in meno per le donne). Lo dice l’ultimo Rapporto della Ragioneria generale dello Stato su «Le tendenze di medio lungo periodo» sul sistema pensionistico che aggiorna le precedenti stime, in base alla dinamica della speranza di vita. Aggiornamento che vede appunto uno scatto di altri tre mesi dal 2029, rispetto ai due stimati nel precedente rapporto. La legge prevede che i requisiti per la pensione vengano adeguati ogni due anni. La Lega è stata sempre contraria, chiedendo di bloccare gli scatti. Finora ha ottenuto solo che i tre mesi in più,che dovevano scattare dal primo gennaio 2027, fossero spalmati su due anni: un mese in più dal prossimo anno e altri due mesi dal 2028. Così, la pensione di vecchiaia, che oggi si ottiene a 67 anni d’età, dal prossimo primo gennaio si otterrà a 67 anni e un mese e poi dal primo gennaio 2028 a 67 anni e tre mesi. Stessa cosa per la pensione anticipata: oggi bastano 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne); dal prossimo anno ci vorranno 42 anni e 11 mesi e dal primo gennaio 2028 si salirà a 43 anni e un mese (sempre un anno in meno per le donne).

Itas Mutua ha approvato i conti consolidati del primo semestre 2026, che evidenziano risultati in significativa crescita rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente. Il patrimonio netto consolidato è salito a 850,9 milioni di euro, in aumento del 10,2% mentre l’indice di solvibilità del Gruppo si attesta al 273%, in crescita di 12 punti. La raccolta premi complessiva ha raggiunto i 783,1 milioni, con una crescita del 13,1% rispetto ai 692,1 milioni del primo semestre 2025.
Munich Re Specialty fa il proprio ingresso nel mercato italiano delle assicurazioni nel segmento primary specialty. Forte di una presenza di lunga data nel Regno Unito e in Irlanda, e a seguito dell’avvio delle proprie attività in Spagna e Germania nel medesimo segmento, questo passo segna una ulteriore fase di espansione della strategia di Munich Re Specialty, volta a rafforzare la propria presenza in Europa.