Le famiglie italiane detengono oltre 6.000 miliardi di euro di attività finanziarie, ma circa 1.600 miliardi restano liquidi sui conti correnti e meno dello 0,7% è investito in azioni quotate di imprese italiane. È il quadro delineato dal rapporto del Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari della Luiss, presentato con l’Associazione Italiana Private Banking, che richiama la distanza ancora esistente tra il risparmio privato e il fabbisogno di capitale delle imprese.

Il rapporto, intitolato Il capitale di rischio e la crescita economica in Italia e in Europa, individua nel rafforzamento del collegamento tra risparmio e sistema produttivo una delle possibili leve per sostenere investimenti, innovazione e competitività. Il tema assume rilievo anche a livello europeo: dal 2000 al 2024 il Pil degli Stati Uniti è quasi triplicato, mentre quello europeo è cresciuto di 1,4 volte. Per finanziare transizione energetica, innovazione tecnologica e difesa comune, l’Europa avrebbe bisogno di investimenti annui stimati in quasi 1.200 miliardi di euro.

Imprese ancora dipendenti dal credito bancario

Secondo il rapporto, le imprese italiane continuano a dipendere in misura rilevante dal finanziamento bancario e mostrano una limitata propensione ad aprire il capitale a investitori esterni. A ciò si aggiungono costi e oneri connessi alla quotazione e un utilizzo del private equity che, in diversi casi, tende a svolgere una funzione alternativa piuttosto che complementare all’accesso al mercato azionario.

L’analisi AIPB-Prometeia su 450 bilanci associa alcune scelte strategiche a differenziali positivi nella crescita media del fatturato nel periodo 2022-2024. Le imprese che hanno maggiormente diversificato le fonti di finanziamento hanno registrato un differenziale del 106%; per le aziende con maggiore apertura del capitale il differenziale è stato del 46%, mentre per quelle più preparate al trasferimento o alla continuità aziendale è risultato del 64%. Si tratta di associazioni statistiche e non di una dimostrazione di causalità diretta.

Nonostante ciò, più di un imprenditore su tre non avrebbe mai considerato il tema della diversificazione delle fonti finanziarie; strumenti come private equity, minibond e club deal resterebbero poco conosciuti da una parte della platea imprenditoriale.

Famiglie prudenti e portafogli liquidi

La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto 6.488 miliardi di euro nel 2025. Negli ultimi vent’anni è aumentata a un tasso medio annuo del 2,6% in termini nominali, ma solo dello 0,7% in termini reali.

L’allocazione resta orientata alla prudenza: secondo AIPB, la liquidità rappresenta il 36% della ricchezza finanziaria investibile delle famiglie italiane, contro l’11% negli Stati Uniti; i titoli di Stato incidono per l’8%, mentre le azioni rappresentano circa il 3%, rispetto al 30% rilevato negli Usa. Il 63% degli investitori indica come priorità la sicurezza di non perdere capitale, mentre il 15% pone al primo posto il rendimento di lungo periodo.

Il comunicato richiama anche una simulazione AIPB secondo cui 10.000 euro detenuti in sola liquidità per trent’anni sarebbero diventati circa 20.800 euro, contro oltre 90.000 euro per un portafoglio orientato alla crescita. Il confronto, naturalmente, dipende dalle ipotesi utilizzate su rendimenti, inflazione, volatilità, costi e composizione del portafoglio.

A pesare sulle scelte prudenziali vi sarebbe anche un deficit di protezione: con 427 euro di premi danni pro capite, l’Italia risulterebbe ultima tra i Paesi europei considerati nell’analisi richiamata dall’associazione. La maggiore esposizione ai rischi può indurre le famiglie a mantenere quote più elevate di liquidità per finalità precauzionali.

Le proposte del rapporto

Il rapporto CASMEF individua come priorità un quadro normativo più stabile, incentivi semplici e duraturi, una maggiore educazione finanziaria e la valorizzazione della consulenza professionale. L’obiettivo indicato è ampliare la partecipazione agli investimenti di lungo periodo e favorire una maggiore disponibilità di capitale per imprese e infrastrutture.

Fra le proposte avanzate figurano un sistema volontario di micro-risparmio automatico sulle transazioni digitali, destinato a investimenti nelle Pmi e nell’economia reale; un fondo previdenziale denominato “Cash Forward”, alimentato dai pagamenti elettronici e sostenuto da un incentivo fiscale pari all’1% del gettito Iva corrispondente; una dote annuale destinata agli studenti universitari, da investire in una posizione individuale di lungo periodo.

Confindustria ha inoltre stimato che destinando all’economia domestica l’1% delle somme detenute dalle famiglie su conti correnti e depositi e il 2,5% delle risorse degli enti previdenziali sarebbe possibile attivare un flusso vicino a 25 miliardi di euro. Si tratta di una valutazione prospettica, subordinata alla disponibilità di strumenti di investimento adeguati, a incentivi efficaci e alla capacità delle imprese di rafforzare governance, trasparenza e apertura al capitale esterno.

Secondo AIPB, la platea potenziale interessata da questo raccordo comprende 88.000 imprese con oltre dieci addetti e una relazione bancaria già attiva sul finanziamento, nonché 12 milioni di famiglie con più di 50.000 euro di ricchezza finanziaria investibile, per un valore complessivo di 3.500 miliardi di euro. Il private banking gestisce 1.400 miliardi di euro, dei quali il 30% riferibile a imprenditori.

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