Nel primo semestre del 2025 la mobilità degli italiani si è avvicinata ai volumi precedenti alla pandemia, ma con un modello caratterizzato da spostamenti più frequenti e più brevi. È quanto rileva il 22° Rapporto sulla mobilità degli italiani di Isfort, secondo cui nel giorno medio feriale gli spostamenti della popolazione tra 14 e 85 anni hanno raggiunto 102,7 milioni, il 6,4% in più rispetto al primo semestre 2024 e con un divario inferiore al 3% rispetto al 2019.

La ripresa nel numero dei viaggi non si traduce tuttavia in un ritorno ai livelli pre-Covid in termini di distanze percorse. I passeggeri-chilometro risultano infatti sostanzialmente stabili, con una lieve flessione dello 0,85% su base annua, e rimangono circa il 20% sotto i livelli del 2019. Il rapporto descrive così un consolidamento della mobilità di prossimità: aumenta il numero di spostamenti, ma diminuisce la lunghezza media dei tragitti.

La lunghezza media degli spostamenti è passata da 11,2 chilometri nel 2019 a 9,6 chilometri nel 2024 e a 9,2 chilometri nel primo semestre 2025. La riduzione riguarda soprattutto gli spostamenti urbani, scesi in media a 3,4 chilometri, il valore più basso dell’intera serie dal 2019.

Gli spostamenti fino a 10 chilometri hanno raggiunto l’81,3% del totale: quasi un terzo riguarda tragitti entro i due chilometri. La quota risulta superiore di circa tre punti percentuali rispetto al 2024 e di sei punti rispetto al 2019. La mobilità di medio raggio, compresa tra 10 e 50 chilometri, è scesa al 16,4%, mentre quella oltre i 50 chilometri si è ridotta al 2,2%.

Il rafforzamento della dimensione urbana emerge anche dalla distribuzione territoriale: il 73,2% degli spostamenti del primo semestre 2025 è avvenuto all’interno dei confini comunali, contro il 72,3% del 2024 e il 67,9% del 2023. Secondo il rapporto, appare quindi superata la fase di espansione della mobilità extraurbana registrata negli anni immediatamente successivi alla pandemia.

Crescono gli spostamenti per lavoro, sostenibilità in lieve miglioramento

Nel primo semestre 2025 è aumentato il peso degli spostamenti per lavoro, saliti al 33,6% delle motivazioni di viaggio dal 32,3% registrato nello stesso periodo del 2024. Il dato dovrà essere verificato sull’intero anno per comprendere se rappresenti un consolidamento della mobilità legata alle attività lavorative.

Il rapporto rileva inoltre un recupero graduale delle modalità di trasporto a minore impatto, pur in un quadro nel quale l’auto privata continua a mantenere una posizione dominante. La quota degli spostamenti effettuati in automobile è scesa al 60,8%, dal 63,1% del primo semestre 2024; nello stesso periodo, il trasporto pubblico è salito all’8,9%, mentre bicicletta e micromobilità hanno superato per la prima volta il 5%, attestandosi al 5,2%.

La mobilità a piedi rappresenta il 20,6% degli spostamenti. Nel complesso, considerando spostamenti effettuati a piedi, con bicicletta o micromobilità e con mezzi pubblici, il tasso di mobilità sostenibile è salito al 34,7%, rispetto al 33,4% del primo semestre 2024, avvicinandosi al 35% del 2019.

Nonostante i segnali di riequilibrio, l’uso dell’automobile resta prevalente e l’intermodalità continua ad avere un’incidenza limitata. Gli spostamenti motorizzati che combinano più mezzi rappresentano il 2,8% del totale, in diminuzione rispetto al 3,2% del 2024 e ancora lontani dal 6,5% rilevato nel 2019.

Divari territoriali e sociali

Il modello di mobilità continua a differenziarsi in modo rilevante tra territori e classi dimensionali dei comuni. Nelle grandi città, con oltre 250 mila abitanti, il trasporto pubblico copre il 17,6% degli spostamenti e quelli a piedi superano un quarto del totale; l’uso dell’auto scende al 49,5%. Nei comuni con meno di 10 mila abitanti, al contrario, le quattro ruote raggiungono una quota del 71,6%, mentre il trasporto pubblico si ferma al 6,1%.

Un ulteriore divario riguarda il reddito. Nei comuni con redditi familiari superiori a 25 mila euro, il trasporto pubblico raggiunge una quota modale del 13,7% e bicicletta e micromobilità il 5,2%; nei comuni con redditi inferiori a 15 mila euro, le stesse quote scendono rispettivamente al 2,6% e all’1,9%. L’auto, invece, rappresenta il 67,7% degli spostamenti nei territori con redditi più bassi, contro il 53,6% in quelli più benestanti.

Secondo Isfort, il dato mette in luce un paradosso: i territori con minore reddito, dove l’automobile pesa maggiormente sui bilanci familiari, sono anche quelli nei quali l’accesso alle alternative di trasporto collettivo risulta più limitato. Il tema della povertà dei trasporti assume quindi rilievo non soltanto ambientale, ma anche sociale e territoriale.

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