Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Intesa Sanpaolo brucia i tempi delle autorizzazioni sull’opas di Mps. Ieri Ca’ de Sass ha incassato dall’Ivass il via libera preventivo all’acquisizione delle partecipazioni qualificate indirette in Generali, Axa Mps Assicurazioni Vita e Axa Mps Assicurazioni Danni. In sostanza, l’authority assicurativa guidata da Paolo Angelini ha autorizzato il cambiamento degli assetti proprietari che si produrrebbe se Intesa acquisisse il controllo di Mps. Attraverso Siena la Ca’ de Sass subentrerebbe indirettamente nelle partecipazioni detenute nel settore assicurativo, a partire da quella in Generali attraverso Mediobanca e dalle joint venture Axa Mps nel Vita e nei Danni. Si tratta insomma di uno dei nullaosta preventivi necessari perché l’operazione possa essere perfezionata. Una prima casella nel complesso iter regolamentare che, secondo il cronoprogramma iniziale, dovrebbe concentrare entro novembre una quarantina di autorizzazioni da parte delle authority italiane e internazionali. La presenza internazionale dei gruppi interessati allarga quindi il perimetro delle autorità chiamate a pronunciarsi. In Italia il dossier passa soprattutto da Bce, Banca d’Italia, Consob e Antitrust, mentre parallelamente devono essere ottenuti i nullaosta delle autorità dei Paesi in cui operano le società coinvolte.
Accelerano i tempi del riassetto di Generali in Italia che coinvolge Alleanza Assicurazioni, la controllata del Leone leader sul mercato nazionale nel settore Vita rimasta fuori dalla grande riorganizzazione delle attività tricolore che la compagnia triestina aveva messo a segno nel 2013. Generali sta valutando una possibile integrazione di Alleanza nella capogruppo guidata da Giancarlo Fancel, un’operazione che mira realizzare risparmi fiscali e amministrativi, semplificando ulteriormente l’organizzazione e migliorando l’efficienza operativa. Oltre alla duplicazione di alcune strutture, in Italia la compagnia paga ad esempio due volte le tasse sui dividendi che Alleanza stacca a Generali Italia e sulle cedole che poi quest’ultima gira poi alla holding. Il tema è stato più volte valutato negli anni passati, ma considerazioni industriali su eventuali rischi di dissinergie avevano fatto accantonare il progetto, tanto che nel 2013 l’allora ceo Mario Greco aveva accorpato tutte le controllate sotto tre marchi, tenendo separata Alleanza come polo dedicato soprattutto alle famiglie e alla rete di produttori dipendenti. La controllata del Leone è la terza compagnia italiana nelle polizze vita e tra le prime nel comparto salute e infortuni. Con 7,5 miliardi di premi e un brand forte usato come leva nella partenership insurbanking con Banca Generali, Alleanza ha un solvency ratio di oltre il 300% e g enera circa 600 milioni di utili. Questo valore, anche sulla base di operazioni simili avvenute nel recente passato, potrebbe essere messo a rischio da eventuali fuoriuscite di agenti dipendenti per il possibile aumento della conflittualità sul territorio con la rete Generali.
Dal taglio delle accise al taglio del bollo auto. Il governo di Giorgia Meloni ha scelto di affrontare il caro carburanti, dettato dalle crisi internazionali in Medio Oriente, «cancellando una delle tasse più odiate dagli italiani», per citare le parole della stessa premier. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato l’abolizione del bollo auto per quasi 15 mila tra autovetture e moto per un anno: il 2027. Ma la volontà, nelle parole dell’esecutivo, è rendere la misura strutturale. «Si tratta di oltre il 70% delle auto in circolazione, con più di 13,2 milioni di veicoli e oltre 1 milioni di motoveicoli», ha precisato la premier durante la conferenza stampa post Cdm. Il decreto legge, nel dettaglio, introduce un’esenzione dalla tassa automobilistica per determinate categorie di veicoli, con un criterio centrale legato alla potenza: per le autovetture il limite è fissato a 80 kW, pari a circa 109 cavalli.
Le famiglie italiane hanno ancora poca confidenza con la borsa: di un patrimonio finanziario di quasi 6mila miliardi di euro, ne investono appena 40, meno dell’1%, in azioni di imprese quotate. Rispetto alla capitalizzazione di piazza Affari, si tratta di appena il 3,3%. Ben più alti, circa 1.600 miliardi, sono i volumi parcheggiati come liquidità sui conti correnti. Parte da qui il rapporto Luiss «Il capitale di rischio e la crescita economica in Italia e in Europa», che sarà presentato oggi a Roma. «Sfatiamo anzitutto un luogo comune a proposito degli italiani grandi risparmiatori», premette Antonella Massari, segretario generale dell’Aipb, l’Associazione Italiana Private Banking, a MF-Milano Finanza, «Non è più così, e il problema è anche come viene investita la ricchezza esistente. Il risparmio è quello che riesci a mettere da parte ogni mese; il patrimonio è quello che hai già accumulato. Se il reddito cresce poco, il primo resta limitato: allora, bisogna far fruttare meglio il secondo».
Nel 2025 le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3%, ma l’incremento è stato sostenuto soprattutto da pochi mercati e comparti. È quanto indica un rapporto del Centro Studi Confindustria, secondo cui l’Italia ha dimostrato «una significativa capacità di tenuta». In particolare, gli Stati Uniti hanno fornito il maggiore contributo alla crescita per mercato, mentre la farmaceutica è risultata il primo settore per apporto all’aumento dell’export.

Stretta sorveglianza umana sull’IA (intelligenza umana) utilizzabile dalla polizia per l’identificazione biometrica e il riconoscimento facciale tramite videosorveglianza; pugno di ferro contro chi fornisce sistemi di IA non sicuri; agevolazioni processuali per chi chiede i danni causati con l’utilizzo di IA: sono queste alcune delle novità del decreto legislativo n. 160/2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15/9/2026, che attua un primo blocco delle deleghe previste dalla legge 132/2025. Il d.lgs. si divide in due parti: la prima è dedicata all’uso dell’IA per attività di polizia (identificazioni biometriche e videosorveglianza integrata); la seconda sviluppa aspetti di responsabilità penale (nuovo reato di omesse misure di sicurezza), amministrativa (nuove ipotesi di sanzioni alle imprese) e civile (agevolazioni per il danneggiato nelle azioni risarcitorie).
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C’è una banca che per mesi riceve richieste da una mail istituzionale italiana e consegna documenti, estratti conto, selfie, Iban, indirizzi e cronologie delle transazioni di centinaia di clienti. E c’è un pezzo dello Stato che, nello stesso periodo, non si accorge che almeno una sua
casella di posta certificata è finita nelle mani dei criminali. Nel mezzo ci sono 680 clienti di Revolut, migliaia di documenti sensibili e, soprattutto, una domanda che da ieri agita il Viminale: quanto è grande davvero questo buco? La banca ha creduto alle richieste e ha consegnato i dati. Non una volta soltanto: lo scambio, secondo le ricostruzioni emerse, sarebbe andato avanti per settimane. Solo dopo una serie di richieste Revolut si è insospettita e ha contattato direttamente l’istituzione italiana, scoprendo che dall’altra parte non c’era chi diceva di esserci. Il gruppo che si firma “iamnotavillain” sostiene di essere rimasto per circa sei mesi dentro sistemi riconducibili alle forze dell’ordine italiane e di avere sottratto 147 gigabyte di materiale. Adesso i criminali hanno presentato il conto. Chiedono a Revolut 6 mila Monero, circa tre milioni di dollari, entro 24 ore. Altrimenti, minacciano, venderanno i dati sottratti.
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