13° Report Annuale di Itinerari Previdenziali: assistenza sanitaria integrativa, un sistema che coinvolege milioni di persone, ma con molte criticità

di Francesco Sottile

Fra gli investitori istituzionali menzionati all’interno del 13° Report Annuale “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025” pubblicato nei giorni scorsi da Itinerari Previdenziali, un ruolo di assoluto livello all’intero del welfare italiano è senza dubbio giocato dai Fondi e dalle Casse di assistenza sanitaria integrativa.

In primo luogo, il Report evidenzia come ad oggi il sistema della sanità integrativa coinvolge milioni di persone ma non dispone ancora di una disciplina organica paragonabile a quella esistente per fondi pensione o assicurazioni. Fra le principali criticità vengono evidenziate:

  • l’assenza di una legge quadro organica e di un’effettiva autorità di vigilanza;
  • la mancanza di un obbligo generalizzato di pubblicazione del bilancio;
  • il fatto che i dati disponibili derivino prevalentemente da autodichiarazioni

L’unica fonte istituzionale è l’Anagrafe dei Fondi Sanitari del Ministero della Salute, i cui dati più recenti disponibili si riferiscono all’anno fiscale 2022.

Ed è proprio sulla base dei dati forniti dall’Anagrafe relativi all’anno fiscale 2022 (elaborato nel 2023 e pubblicati nel luglio 2024), e da proiezioni relative all’anno fiscale 2024 che il Report si pone l’obiettivo di identificare la dimensione e i numeri principali dei fondi sociosanitari.

 

Nel 2022 risultano censiti 324 fondi sanitari integrativi, di cui:

    • 13 fondi tipo A (4%).
    • 311 fondi tipo B (96%): la netta prevalenza di questi fondi sembra confermare la preferenza di lavoratori e imprese per strumenti in grado di integrare concretamente le prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale, piuttosto che limitarsi alla copertura delle sole prestazioni extra-LEA.

Per quanto concerne gli iscritti, i soggetti censiti dall’Anagrafe nel 2022 sono pari a 16,27 milioni di persone: 13,4 milioni di lavoratori attivi, 2,3 milioni di familiari a carico, e circa 516 mila pensionati. Questo numero è destinato a crescere: secondo le stime del Report nel 2025 gli iscritti potrebbero arrivare a circa 18 milioni.

In merito alle prestazioni erogate, il report evidenzia come nel 2022 queste siano state pari a 3,24 miliardi di euro. Di queste:

  • 1,07 miliardi (33%) riguardano prestazioni extra LEA;
  • il restante 67% integra direttamente le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

La crescita è stata notevole: si è passati dai 1,61 miliardi nel 2010 ai 3,24 miliardi nel 2022, con un incremento superiore al 100%.

Il Report inoltre stima che nel 2025 le prestazioni possano aver raggiunto quota 4,5 miliardi di euro.

Il campione analizzato

Per sopperire alla carenza di dati ufficiali, è stato individuato un campione costituito dalle principali forme di assistenza sociosanitaria integrativa. Il campione, sufficientemente stabile nel periodo di analisi, comprende 51 operatori tra Fondi e Casse sanitarie. La sua elevata rappresentatività è confermata dal fatto che raccoglie il 78,3% degli iscritti al sistema e copre il 91,2% del valore complessivo delle prestazioni economiche erogate.

Di seguito le principali evidenze:

  • Contributi raccolti: 3,227 miliardi di euro
  • Prestazioni erogate: 2,949 miliardi di euro
  • Rapporto prestazioni/contributi: 91,4%.

Nel 2025, il contributo medio annuo è stato pari a 253,6 euro per iscritto, mentre la prestazione media erogata si è attestata a 231 euro per iscritto. Il report sottolinea tuttavia che tali valori rappresentano medie aggregate e devono quindi essere interpretati alla luce delle rilevanti differenze esistenti tra le diverse tipologie di fondi. In particolare, emerge una marcata distinzione tra i fondi contrattuali, caratterizzati da contributi generalmente più contenuti, e i fondi destinati a dirigenti e professionisti, i cui contributi possono frequentemente superare i 1.000-2.000 euro annui.

Il campione analizzato risulta avere un patrimonio accumulato di 4,15 miliardi di euro nel 2025, a fronte di quello stimato dell’intero sistema pari a circa 5,19 miliardi di euro.

Il Report presenta inoltre una triplice classifica basata sul numero di iscritti, sui contributi versati e sulle prestazioni erogate. Per numero di iscritti, i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Fondo Est, Metasalute ed Emapi. Con riferimento ai contributi raccolti e alle prestazioni erogate, il FASI si colloca al primo posto in entrambe le graduatorie.

Per quanto concerne il profilo di investimento del campione analizzato, la composizione degli investimenti del campione è prudenziale:

  • liquidità e depositi: 28,9%;
  • OICR: 18,2%;
  • titoli di Stato: 13,5%;
  • gestioni patrimoniali: 16,2%;
  • polizze assicurative: 6%;
  • obbligazioni corporate: 4,6%;
  • FIA: 2,2%;
  • azioni: 2,3%.

In sintesi, il tredicesimo Report Annuale Investitori istituzionali italiani di Itinerari Previdenziali restituisce un giudizio complessivamente positivo sul ruolo sociale della sanità integrativa, ma critico sull’assetto normativo, informativo e di vigilanza del settore.

Da una parte infatti I Fondi e le Casse di assistenza sanitaria integrativa vengono considerati ormai il secondo pilastro del secondo welfare italiano: coinvolgono infatti oltre 16 milioni di iscritti (e potrebbero aver raggiunto circa 18 milioni nel 2025), secondo le stime finanziano prestazioni sanitarie per circa 4,5 miliardi di euro annui, e contribuiscono ad alleggerire la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale.

Dall’altro lato vengono evidenziate alcune criticità che non possono essere ignorate:

  • carenza di trasparenza: molti fondi non pubblicano i bilanci e che le informazioni disponibili derivano prevalentemente da autodichiarazioni all’Anagrafe del Ministero della Salute. Di conseguenza, gli iscritti spesso non conoscono con precisione patrimonio, riserve, costi di gestione e situazione economica della propria forma sanitaria
  • assenza di una vigilanza strutturata
  • patrimoni di riserva spesso insufficienti: il Report ritiene che sarebbe opportuno accumulare riserve tali da coprire almeno 1,5-2 annualità di prestazioni per garantire maggiore sicurezza agli iscritti in caso di eventi straordinari
  • crescita delle prestazioni più veloce di quella dei contributi, con conseguente riduzione dei margini di equilibrio.

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