Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Il consolidamento finanziario in Italia non passa soltanto attraverso scalate, arrocchi e rilanci. Tra le pieghe del diritto bancario europeo c’è una regola che ha già iniziato a condizionare le traiettorie del risiko: è il Danish Compromise, che in sostanza regola una eccezione. In condizioni ordinarie, una partecipazione rilevante di una banca in un’assicurazione deve essere dedotta dal capitale primario dell’istituto; con il Danish può invece restare nell’attivo ed essere trasformata in attività ponderata per il rischio, riducendo così l’assorbimento patrimoniale. Il caso Banco Bpm mostra che il Danish non è un lasciapassare unico ma un’architettura fatta di regimi molto diversi tra loro. Le due declinazioni principali sono oggi quelle degli articoli 49 e 495 del Crr, il regolamento europeo che stabilisce quanto capitale devono avere le banche e come devono calcolare il rischio delle attività in bilancio. L’articolo 49 è il regime ordinario: la banca può evitare di sottrarre dal capitale una partecipazione assicurativa rilevante quando entrambe fanno parte dello stesso conglomerato finanziario.Ed è proprio il Leone il nuovo banco di prova. Mps, attraverso Mediobanca, è il primo azionista di Generali; ma ora Unicredit è salita all’8,8% e Intesa Sanpaolo ha costruito una quota temporanea superiore al 3% nell’ambito dell’offerta di acquisto e scambio su Montepaschi. Se l’opas avrà successo, il gruppo guidato da Carlo Messina acquisirà indirettamente anche la partecipazione di Mediobanca; ma il beneficio prudenziale non segue automaticamente le azioni nel passaggio da un gruppo all’altro: servirà uno specifico via libera di Bce.
C’è un’Italia bancaria che non passa dalle torri di Milano, dalle grandi opas o dai dossier che finiscono sui tavoli di Francoforte. È quella degli istituti di provincia, in cui il direttore di filiale conosce i nomi degli imprenditori e delle famiglie suoi clienti e che non resta solo pochi anni. Un universo frammentato che, messo insieme, conta 38 miliardi di patrimonio netto, tremila sportelli e 2,4 miliardi di utili. Un altro colosso del credito. Oggi questi piccoli istituti privati o familiari, popolari, cooperative e casse rurali stanno provando a trasformare il grande riassetto del sistema del credito in un’occasione di crescita. E sullo stesso terreno giocano anche banche ormai di taglia media e quotate, cresciute abbastanza da sostenere i costi della nuova finanza ma non tanto da perdere il legame con i territori.
Sono l’oggetto del desiderio che ha acceso il risiko bancario. Le reti di consulenza rappresentano la vera gallina dalle uova d’oro del sistema finanziario italiano: continuano a crescere sia sul fronte della raccolta, dei reclutamenti e dei clienti. L’assenza di sportelli e la remunerazione dei banker a provvigione le rendono inoltre più profittevoli delle banche tradizionali. Non sorprende quindi che l’attenzione del mercato sulle protagoniste sia altissima, a partire dalle quattro quotate: Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco. Ma non solo. Come emerge dai dati Assoreti, a luglio i flussi realizzati dalle reti di consulenza finanziaria sono cresciuti del 28% sul mese precedente e del 6,4% su luglio 2025 raggiungendo 5,8 miliardi di euro. Nello stesso mese i clienti sono aumentati di 27.600 unità raggiungendo 5,629 milioni. A sostenere il risultato contribuisce il maggiore dinamismo dei banker, il cui ruolo resta centrale nella gestione dei clienti. «I dati di luglio confermano una tendenza di sistema che va crescendo: sempre più risparmiatori riconoscono nella consulenza finanziaria il punto di riferimento per la gestione del proprio patrimonio», ha sottolineato il presidente di Assoreti, Marco Tofanelli. Non tutte le reti, però, stanno crescendo allo stesso ritmo, a partire dai reclutamenti. I consulenti sono infatti il principale asset delle reti e, in un settore in cui la competizione per ingaggiare i migliori professionisti è sempre più intensa, spicca Allianz Bank. L’elaborazione di MF Milano Finanza, che ha messo a confronto i dati Assoreti relativi al numero di banker a fine 2025 e a fine luglio 2026, mostra che in sette mesi la rete guidata dall’ad Paola Pietrafesa è passata da 2.318 a 2.429 consulenti, con una crescita del 4,8%. Segue Banca Mediolanum, che conta 4.719 banker, il 3,8% in più rispetto a fine 2025.
La Covip con circolare del 2 settembre ha aggiornato il Manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza dei fondi pensione. Come evidenzia l’autorità di controllo del settore della previdenza complementare presieduta da Mario Pepe, nelle more di un più ampio intervento di revisione, di prossima emanazione e che interesserà l’assetto segnaletico nel suo complesso, tale aggiornamento è reso necessario per disporre di informazioni il più possibile tempestive sull’impatto delle disposizioni introdotte con la legge di bilancio 2026 ed entrate in vigore dal 1° luglio scorso, a partire dall’iscrizione automatica dei neo-assunti, le nuove rendite e a seguire da fine ottobre la portabilità. Quali sono le principali novità? Nei dati aggregati trimestrali si introducono i dati sulle nuove tipologie di rendite (rendite a durata definita, prelievi liberamente determinabili, erogazioni frazionate). Per quel che riguarda i dati disaggregati annuali, con riferimento alle informazioni per singolo iscritto in fase di accumulo si introducono per esempio l’indicazione della adesione automatica e ad un percorso di tipo life cycle su base volontaria e con riferimento alla condizione professionale degli aderenti si innova la categoria degli altri iscritti con la individuazione della qualità di soggetti fiscalmente a carico. In generale, si raccomanda a tutte le forme pensionistiche di tenere aggiornata la tavola delle “Informazioni per singolo iscritto. Anagrafica e situazione personale e lavorativa”, monitorando nel tempo l’attualità delle informazioni fornite dall’iscritto in sede di adesione.
  • Alta resilienza con Level Plus
Bcc Level Plus è un’assicurazione sulla vita con partecipazione agli utili di tipo misto, con rivalutazione annua del capitale e prestazione addizionale per il caso di morte. Si tratta di una polizza a premio unico, di importo minimo non inferiore a 15.030 euro e massimo non superiore a 1.500.030 euro, con possibilità, trascorsi 30 giorni dalla data di decorrenza, di effettuare versamenti aggiuntivi, di importo minimo non inferiore a 2500 euro; il valore complessivo dell’investimento del contraente nel contratto non può, in ogni caso, superare i 5 milioni di euro. Ciascun premio versato dal contraente, al netto dei costi trattenuti, viene investito per il 50% nella gestione separata Bcc Vita Garantita e per il 50% nella gestione separata Bcc Vita Futuro. La polizza non è a vita intera ma presenta una durata di 15 anni, con differimento automatico per ulteriori 5 anni, eventualmente ripetibile. Il termine del contratto, di riflesso, di concretizza per richiesta di recesso o riscatto totale, al decesso dell’assicurato, alla scadenza del contratto in caso di interruzione del differimento automatico da parte del contraente o della compagnia

Con la Comunicazione del 17 luglio scorso sulla competitività del settore bancario, la Commissione ha affrontato il versante bancario di uno dei passi più necessari e spinosi verso una più efficiente integrazione: l’“Unione del risparmio e degli investimenti”. Il richiamo ai rapporti Draghi e Letta è esplicito: sistemi finanziari frammentati lungo confini nazionali sono un ostacolo. L’obiettivo è giusto, ma l’Europa rischia di attuare Draghi a metà: integrare la finanza lasciando incompleta la capacità comune di investire. Il ragionamento della Commissione è semplice: l’Europa risparmia molto ma investe poco; basterebbe convogliare il risparmio verso le imprese, anziché spedirlo negli Usa, e tutto andrebbe per il meglio. Una premessa intuitiva, e sbagliata. È importante distinguere risparmio e finanziamento. Per concedere un prestito una banca non aspetta che qualcuno abbia prima risparmiato una somma equivalente. Il credito crea il deposito: lo hanno ripetuto Bank of England, Federal Reserve e Bundesbank. Vale anche per il capitale di rischio: mercati più ampi possono finanziare l’innovazione, certo; ma anche acquisizioni di attività già esistenti, se mancano domanda e investimenti.

La Commissione Europea si sta preparando ad entrare nel vivo della fase attuativa della Retail Investment Strategy (Ris), sulla quale si giocano i veri contenuti della nuova normativa. Il punto di riferimento centrale di questo percorso è la Call for Advice ufficiale inviata dalla Commissione all’Esma (European Securities and Markets Authority) con data 30 luglio 2026 (ma pubblicata a fine agosto), con cui l’autorità di vigilanza europea viene formalmente incaricata di elaborare i pareri tecnici per la redazione degli atti delegati che integreranno le direttive Mifid 2, Ucits e Aifmd. Il testo della Ris si trova attualmente nella fase di revisione giuridico-linguistica e la pubblicazione finale nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è prevista al più tardi per gennaio 2027. Per l’Esma la scadenza per la consegna dei propri pareri tecnici è fissata al 1° ottobre 2027. L’avvio di questo mandato attuativo evidenzia alcune indicazioni fondamentali sull’approccio regolamentare della Commissione. «Come emerge dal testo della Ris e dalle indicazioni della Commissione all’Esma – spiega Francesco Mocci, partner di Advant Nctm – la normativa non si limita più ad una visione puramente difensiva di tutela del cliente, ma punta ad incentivare attivamente l’accesso dei risparmiatori ai mercati dei capitali, in linea con gli obiettivi della Savings and Investments Union».