La ricchezza netta delle famiglie italiane raggiunge 11.294,7 miliardi di euro a marzo 2026. Dal 2022 sono stati accumulati 1.347 miliardi di patrimonio netto, più dei 1.019,8 miliardi registrati nell’intero periodo 2010-2021: un’accelerazione che si accompagna a una profonda ricomposizione dei portafogli, con il ritorno dei titoli di debito, la ripresa del valore degli immobili e il ridimensionamento di depositi e polizze vita. L’analisi del Centro studi di Unimpresa, elaborata su dati della Banca d’Italia, mette in luce non soltanto la crescita quantitativa della ricchezza privata, ma anche un cambiamento nella sua composizione. In poco più di quattro anni, le famiglie hanno accresciuto il patrimonio netto del 13,5%, a fronte dell’11,4% rilevato negli undici anni precedenti. Il confronto va letto considerando la diversa durata dei due periodi: l’incremento dal 2022 a marzo 2026 è superiore di 327,2 miliardi rispetto a quello maturato tra il 2010 e il 2021.
Un’accelerazione concentrata negli ultimi anni
Alla fine del 2010, la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 8.927,9 miliardi di euro. Alla fine del 2021 aveva raggiunto 9.947,7 miliardi, con un aumento di 1.019,8 miliardi nell’arco di undici anni.
A marzo 2026, il patrimonio netto si colloca invece a 11.294,7 miliardi: 1.347 miliardi in più rispetto alla fine del 2021. L’aumento registrato dal 2022 è dunque superiore di circa il 32% a quello del precedente periodo 2010-2021, pur essendo stato conseguito in poco più di quattro anni.
| Periodo | Ricchezza netta iniziale | Ricchezza netta finale | Variazione |
| 2010-2021 | 8.927,9 miliardi | 9.947,7 miliardi | +1.019,8 miliardi (+11,4%) |
| 2022-marzo 2026 | 9.947,7 miliardi | 11.294,7 miliardi | +1.347,0 miliardi (+13,5%) |
| 2010-marzo 2026 | 8.927,9 miliardi | 11.294,7 miliardi | +2.366,8 miliardi (+26,5%) |
Nel complesso, il 56,9% della crescita della ricchezza netta osservata dal 2010 a marzo 2026 si è concentrato dal 2022 in poi. I primi undici anni della serie hanno contribuito per il 43,1% dell’aumento complessivo; gli ultimi quattro anni e tre mesi per quasi il 57%.
La dinamica non è stata lineare. Tra 2010 e 2018 la ricchezza netta ha avuto un andamento lento e discontinuo, con fasi di arretramento nel 2016 e nel 2018. Alla fine del 2018, otto anni dopo l’inizio della serie, l’incremento rispetto al 2010 era ancora limitato a 96,4 miliardi di euro. La crescita accelera dal 2019 e, dopo la lieve contrazione del 2022, si rafforza nel triennio 2023-2025.
Nel 2023 il patrimonio netto aumenta di quasi 476 miliardi di euro; nel 2024 cresce di ulteriori 395,8 miliardi; nel 2025 l’incremento è pari a 538,6 miliardi. A marzo 2026 si registra una moderata flessione rispetto a dicembre 2025, pari a 38,4 miliardi, che non modifica però il quadro di forte espansione rispetto al 2021.
Anche la ricchezza lorda, cioè il patrimonio delle famiglie prima della sottrazione delle passività, mostra una crescita particolarmente intensa. Dai 9.618,7 miliardi del 2010, il valore era salito a 10.716,5 miliardi alla fine del 2021. A marzo 2026 raggiunge 12.104,4 miliardi.
L’incremento della ricchezza lorda nel periodo 2010-2021 è stato di 1.097,8 miliardi, pari all’11,4%. Dal 2022 a marzo 2026 la crescita è invece di 1.387,8 miliardi, pari al 13%. Anche sotto questo profilo, la seconda fase produce un aumento di quasi 290 miliardi superiore a quello registrato nel periodo precedente.
Voce | 2010 | Fine 2021 | Marzo 2026 | Variazione 2010-2021 | Variazione 2022-marzo 2026 |
| Ricchezza lorda | 9.618,7 mld | 10.716,5 mld | 12.104,4 mld | +1.097,8 mld | +1.387,8 mld |
| Passività | 690,8 mld | 768,8 mld | 809,7 mld | +78,0 mld | +40,8 mld |
| Ricchezza netta | 8.927,9 mld | 9.947,7 mld | 11.294,7 mld | +1.019,8 mld | +1.347,0 mld |
Il lato delle passività si muove a una velocità molto inferiore. I debiti delle famiglie passano da 768,8 miliardi alla fine del 2021 a 809,7 miliardi a marzo 2026: un aumento di 40,8 miliardi, pari al 5,3%, a fronte di una crescita della ricchezza lorda di oltre 1.387 miliardi.
Nel periodo complessivo 2010-marzo 2026, la ricchezza netta aumenta di 2.366,8 miliardi, mentre i debiti crescono di circa 119 miliardi. Il patrimonio netto aggiuntivo risulta quindi quasi venti volte superiore all’incremento nominale dell’indebitamento complessivo.
Depositi in calo, tornano i titoli
La trasformazione più evidente riguarda le modalità di impiego del risparmio. Nel periodo 2010-2021, le famiglie avevano aumentato in misura significativa la liquidità depositata presso il sistema bancario. I depositi erano saliti da 985,7 miliardi di euro a 1.383,4 miliardi, con un incremento di 397,7 miliardi, pari al 40,3%.
Dopo il 2021 questa tendenza si è sostanzialmente arrestata. A marzo 2026 i depositi ammontano a 1.356,3 miliardi, cioè 27 miliardi in meno rispetto alla fine del 2021. La liquidità rimane una componente molto rilevante della ricchezza finanziaria delle famiglie, ma non costituisce più il principale fattore di espansione del patrimonio.
La vera inversione riguarda i titoli di debito. Tra il 2010 e il 2021, lo stock detenuto dalle famiglie era sceso da 724,2 a 229 miliardi di euro, con una contrazione di 495,2 miliardi, pari al 68,4%. Dal 2022 la dinamica cambia radicalmente: a marzo 2026 i titoli di debito raggiungono 527,1 miliardi, con un aumento di 298,1 miliardi rispetto al 2021 e una crescita del 130,2%.
La consistenza dei titoli di debito è quindi più che raddoppiata rispetto al minimo toccato nel 2021, pur rimanendo ancora inferiore di circa 197 miliardi rispetto al valore del 2010. Il cambiamento appare coerente con il ritorno di rendimenti più elevati sul reddito fisso dopo la fase di rialzo dei tassi di interesse.
I fondi comuni mostrano una crescita di lungo periodo. Dai 324,6 miliardi di euro del 2010, raggiungono 793,5 miliardi alla fine del 2021 e 879,6 miliardi a marzo 2026. L’incremento complessivo nell’intero arco temporale supera quindi i 555 miliardi, pari a circa il 171%.
Nel periodo più recente, tuttavia, il ritmo di crescita dei fondi è più contenuto rispetto alla fase 2010-2021: tra fine 2021 e marzo 2026 l’incremento è pari a 86,1 miliardi, ossia il 10,8%.
Le azioni quotate, dopo essere passate da 87,2 miliardi nel 2010 a 143,9 miliardi nel 2021, salgono a 185,2 miliardi a marzo 2026. L’aumento rispetto al 2021 è di 41,3 miliardi, pari al 28,7%; rispetto al 2010, il valore risulta più che raddoppiato.
Più rilevante, per dimensione e contributo all’aumento patrimoniale, è l’andamento della voce “altre azioni e partecipazioni”. La componente passa da 652,2 miliardi nel 2010 a 1.264,3 miliardi nel 2021 e raggiunge 1.810,2 miliardi a marzo 2026. Dal 2021 l’aumento è di 545,9 miliardi, pari al 43,2%, mentre sull’intero periodo 2010-2026 la crescita arriva a 1.158 miliardi.
Diverso il caso delle partecipazioni nelle aziende, scese da 1.049,7 miliardi nel 2010 a 917,4 miliardi alla fine del 2021. A marzo 2026 il valore risale a 938,5 miliardi, con un recupero di 21,1 miliardi rispetto al 2021, ma resta ancora inferiore al livello iniziale della serie.
Assicurazioni e polizze vita rappresentano una delle componenti che più nettamente separano la fase precedente al 2022 da quella successiva. Tra il 2010 e il 2021 il loro valore passa da 434,6 a 858,1 miliardi di euro, con un aumento di 423,5 miliardi, pari al 97,4%.
La dinamica cambia nel 2022, quando il comparto scende a 720,7 miliardi. Negli anni successivi si registra una graduale ricostituzione: 748,3 miliardi nel 2023, 778,9 miliardi nel 2024 e 809,2 miliardi nel 2025. A marzo 2026, tuttavia, le disponibilità detenute in assicurazioni e polizze vita si attestano a 800,9 miliardi, ancora 57,2 miliardi in meno rispetto al dato di fine 2021, con una flessione del 6,7%.
Il valore resta comunque superiore di oltre 366 miliardi rispetto al 2010. L’arretramento dell’ultimo quadriennio non cancella quindi l’espansione di lungo periodo, ma segnala un cambiamento nelle preferenze di portafoglio, a favore soprattutto del reddito fisso e di altre forme di investimento finanziario.
Gli immobili tornano a crescere
Gli immobili rimangono la principale componente della ricchezza delle famiglie italiane. Il loro valore passa da 5.360,6 miliardi di euro nel 2010 a 5.127 miliardi nel 2021: una riduzione di 233,6 miliardi, pari al 4,4%, maturata dopo una lunga fase di ridimensionamento e sostanziale stagnazione.
Dal 2022 il quadro cambia. Il patrimonio immobiliare sale a 5.248,3 miliardi nel 2022, 5.342 miliardi nel 2023, 5.457,1 miliardi nel 2024, 5.590,5 miliardi nel 2025 e 5.606,6 miliardi a marzo 2026.
In poco più di quattro anni, il valore degli immobili cresce di 479,6 miliardi, pari al 9,4%. Il recupero supera quindi più del doppio della perdita accumulata nel periodo 2010-2021. A marzo 2026 il patrimonio immobiliare delle famiglie risulta superiore di circa 246 miliardi anche rispetto al livello del 2010.
Sul lato dell’indebitamento, l’aumento recente è concentrato prevalentemente nei mutui. Lo stock passa da 451,5 miliardi a fine 2021 a 521,2 miliardi a marzo 2026, con una crescita di 69,7 miliardi, pari al 15,4%. Gli altri debiti, invece, scendono da 317,4 a 288,5 miliardi, diminuendo di 28,9 miliardi.
Un portafoglio più esposto a mercato e attività reali
Il confronto fra i due periodi restituisce l’immagine di un mutamento strutturale nella composizione della ricchezza delle famiglie.
Componente | Variazione 2010-2021 | Variazione 2022-marzo 2026 |
| Altre azioni e partecipazioni | +612,1 miliardi | +545,9 miliardi |
| Immobili | -233,6 miliardi | +479,6 miliardi |
| Titoli di debito | -495,2 miliardi | +298,1 miliardi |
| Fondi comuni | +469,0 miliardi | +86,1 miliardi |
| Assicurazioni e polizze vita | +423,5 miliardi | -57,2 miliardi |
Depositi | +397,7 miliardi | -27,0 miliardi |
Azioni quotate | +56,7 miliardi | +41,3 miliardi |
Partecipazioni nelle aziende | -132,3 miliardi | +21,1 miliardi |
Nella prima fase, tra 2010 e 2021, la crescita era alimentata soprattutto dall’aumento di liquidità, fondi comuni, polizze vita e altre partecipazioni, mentre le famiglie riducevano fortemente l’esposizione ai titoli di debito e il valore della componente immobiliare diminuiva.
Dal 2022 emerge invece un quadro differente. A trainare la crescita sono le altre azioni e partecipazioni, gli immobili e il ritorno ai titoli di debito. In parallelo, depositi e polizze vita registrano una contrazione rispetto ai valori di fine 2021.
Secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, la crescita patrimoniale testimonia la capacità di adattamento delle famiglie italiane in un periodo caratterizzato da inflazione, aumento dei tassi e incertezza internazionale. La sfida, secondo l’associazione, è creare condizioni che consentano a una quota maggiore del risparmio privato di sostenere gli investimenti produttivi, le piccole e medie imprese e l’innovazione, senza comprimere la libertà di scelta delle famiglie.
In conclusione, dallo studio emerge da una parte, che le famiglie italiane dispongono di una ricchezza netta cresciuta a ritmi particolarmente sostenuti dal 2022. Dall’altra, che la composizione di tale patrimonio sta cambiando: meno liquidità e meno risparmio assicurativo rispetto ai picchi del 2021, più obbligazioni, maggior valore immobiliare e maggiore peso di partecipazioni e attività esposte ai mercati.
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