Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

logo_mf

Si profila un plebiscito per l’assemblea di Intesa Sanpaolo, chiamata giovedì ad approvare l’aumento di capitale propedeutico all’opas su Mps. Le prime proiezioni indicano una partecipazione intorno al 60-65% del capitale – in linea con le ultime assemblee del gruppo guidato da Carlo Messina – con il «sì» oltre il 90%, con stime che arrivano al 95%. La delega consentirà di emettere fino a 4,86 miliardi di nuove azioni, pari al 21,7% del capitale post aumento, oltre a circa 3 miliardi di componente in contante per rafforzare l’appeal dell’offerta sul mercato.
Generali non è un obiettivo di controllo, Mediobanca resterà nel gruppo con il suo marchio, il prezzo di Mps è sostenibile e le sinergie giustificano un’operazione da oltre 30 miliardi. Alla vigilia dell’assemblea straordinaria del 10 settembre, Intesa Sanpaolo prova a chiudere uno per uno i dossier più delicati dell’opas su Siena. Lo fa con le risposte scritte alle domande degli azionisti, tracciando così una sorta di mappa dell’operazione: le risposte chiariscono le ambizioni su Piazzetta Cuccia e sul Leone, difendono il rapporto di cambio e il payout al 95%, entrano nel merito di occupazione, Antitrust e passivity rule e spiegano perché, nonostante la svolta rispetto alla crescita organica degli ultimi anni, Ca’ de Sass considera Mps pienamente coerente con la propria strategia.
Nella lista dei grandi investitori internazionali che starebbero studiando un ingresso nel capitale del broker assicurativo Wide Group, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ci sono nomi blasonati come Kkr e Goldman Sachs, ma anche Preservation Capital, Cvc Capital Partners e Hld Europe. L’elenco potrebbe allungarsi ulteriormente nei prossimi giorni in vista del processo formale di gara il cui avvio è atteso per ottobre. Di certo l’interesse per la società di brokeraggio fondata nel 2016 dal chief executive officer Gianluca Melani assieme ai due managing partner Matteo Barbini e Gerardo di Francesco, sembra notevole, come del resto avviene ormai da qualche anno nel mercato italiano dell’intermediazione assicurativa, con i grandi fondi esteri pronti a investire importanti risorse sulla crescita e sull’aggregazione delle società del settore. La stessa Wide nell’agosto del 2023 ha registrato l’ingresso nel suo capitale del fondo di private equity inglese Pollen Street, che ha rilevato una quota di minoranza del broker. Da allora le operazioni chiuse da Wide, tra acquisizioni e aggregazioni, sono state in totale 17 e la società è arrivata a disporre di un fatturato di circa 100 milioni e 500 milioni di premi intermediati, con un organico di oltre 500 persone tra broker, dipendenti e collaboratori distribuiti nelle quasi 30 sedi operative aperte sul territorio nazionale.
Ufficialmente non è stata presa alcuna decisione. Ma il nuovo piano industriale di Banca Generali, atteso a novembre, potrebbe nuovamente slittare. A fine luglio, in occasione della pubblicazione dei risultati del primo semestre, l’ad Gian Maria Mossa aveva confermato che il nuovo business plan sarebbe stato presentato a novembre, a conclusione del precedente, riferito al periodo 2022-2024. Il piano avrebbe dovuto essere pronto già lo scorso anno, ma la strategia del gruppo era rimasta in stand-by per l’incertezza legata all’ops lanciata nell’aprile 2025 da Mediobanca, operazione poi bocciata dagli azionisti. La presentazione era quindi stata rinviata al 2026. Nel frattempo, però, è arrivata una nuova ops: quella annunciata il 21 agosto da Mps su Banca Generali.
L’ipotesi avanzata dalla Lega, in vista della manovra, di utilizzare il Tfr per consentire anche a chi è nel sistema misto di andare in pensione anticipata a 64 anni «non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale e scarica il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori». Lo sottolinea l’Osservatorio sulla previdenza della Cgil. Nel 2026 la soglia per accedere al pensionamento è salita a tre volte l’assegno sociale: 1.638,72 euro mensili. Ma con una retribuzione annua di 30 mila euro e 30 anni di contribuzione, ad esempio, la pensione simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro. Anche aggiungendo il Tfr stimato, il montante complessivo resterebbe insufficiente.

Una volta accertata la contrazione di un’infezione nosocomiale, la struttura sanitaria ha l’onere di dimostrare non solo di aver adottato le misure generali prescritte dalla legge e dalla scienza medica, ma anche di aver applicato rigorosamente i protocolli specifici legati al singolo caso concreto. Lo ha stabilito con chiarezza la Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, con l’ordinanza n. 24916 del 01/09/2026, accogliendo il ricorso presentato dai familiari di un uomo deceduto per sepsi a seguito di un intervento chirurgico ortopedico. In questa significativa pronuncia, la Suprema Corte ha espressamente chiarito che il nosocomio non assolve il proprio onere probatorio semplicemente esibendo un certificato di pulizia del posto letto o allegando la corretta esecuzione della profilassi antibiotica di routine
La responsabilità per danno all’immagine della pubblica amministrazione supera i confini tradizionali dei reati contro lo Stato e si estende anche a condotte gravissime come la violenza sessuale, se questa viene commessa da un dipendente pubblico. È quanto stabilito dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana della Corte dei Conti con la sentenza n. 230 del 2 settembre 2026 stabilendo che anche i reati di violenza sessuale commessi da un appartenente alle forze dell’ordine possono generare un danno erariale all’immagine dell’amministrazione di appartenenza. La vicenda oggetto della sentenza riguarda un finanziere condannato in via definitiva per violenza sessuale e atti sessuali su minori. La Procura contabile ha contestato il danno all’immagine a fronte del forte disvalore sociale delle condotte del dipendente pubblico. La difesa del convenuto si basava sulla tesi tradizionale secondo cui l’azione per danno erariale reputazionale potesse essere esercitata esclusivamente per i delitti contro la pubblica amministrazione in senso stretto.

corsera

Banca Mediolanum, ad agosto la raccolta netta totale sale a 678 milioni di euro. Il dato da inizio anno è di 8,46 miliardi di euro. La raccolta netta in risparmio gestito nel mese è di 1,09 miliardi. Dall’inizio dell’anno ammonta a 6,56 miliardi.
Ad agosto la raccolta netta di Fineco ha raggiunto 957 milioni (+14% rispetto a 842 milioni di agosto 2025). «L’asset mix evidenzia una componente gestita più che raddoppiata a 403 milioni da 171 milioni di un anno fa (+136% annuo), con la raccolta retail pari a 136 milioni».

Repubblica_logo

Il fondo pensione per i nuovi nati divide già politica e sindacati. La proposta anti «deserto demografico» – per dirla con le parole del ministro Giorgetti a Cernobbio – che prende forma in vista della manovra, come raccontato ieri da Repubblica, trova la maggioranza sostanzialmente d’accordo. FdI ci aveva già provato con un emendamento alla scorsa legge di Bilancio, la Lega sostiene da tempo l’idea, anche Forza Italia aveva una proposta. Restano due nodi: coperture e gestione delle risorse, affidate a Inps o al mercato. La bocciatura più netta arriva dal Pd. «Dal punto di vista della natalità sono soldi buttati via», dice Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del partito. «Non è il sistema contributivo a determinare le basse pensioni: sono i salari inadeguati e il lavoro precario». E i 50 euro al mese dello Stato ipotizzati per tre anni, osserva, «non basterebbero a costruire una pensione: il fondo vivrebbe soprattutto dei versamenti successivi delle famiglie. È una cosa pensata per chi già se la può permettere». Per sostenere le nascite, insiste, servono invece servizi, asili, tempo pieno e casa: «Non si fanno meno figli perché un domani non avranno la pensione»

Commette falso ideologico l’amministratore della società che tace, nella richiesta di finanziamento pubblico, l’assoggettamento della medesima società a un procedimento per infrazione del decreto 231. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza n. 32893 della Quinta sezione penale con la quale è stata confermata la condanna inflitta all’amministratore unico di una srl che aveva chiesto di ottenere i finanziamenti previsti dal fondo rotativo 394/81, non rendendo noto un procedimento penale a suo carico dal quale era poi derivata anche l’indagine a carico della società per violazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti.