Il drammatico evento nell’area Nepal-Tibet riporta al centro il tema della protezione assicurativa contro le catastrofi naturali nell’Asia meridionale. Il disastro, provocato dal collasso di un ghiacciaio, ha causato oltre 900 vittime e circa 5.000 dispersi, oltre a gravi danni a infrastrutture, collegamenti e impianti idroelettrici.
Secondo le stime riportate da Reuters, la ricostruzione in Nepal potrebbe richiedere tra 4 e 5 miliardi di dollari, una cifra equivalente a circa un decimo dell’economia del Paese. L’evento ha distrutto o danneggiato strade, ponti e infrastrutture energetiche, spingendo il governo nepalese a chiedere assistenza tecnica internazionale per la ricostruzione.
Il caso evidenzia il crescente peso economico degli eventi legati al clima e il divario tra perdite complessive e danni assicurati. A livello globale, Swiss Re Institute stima in 100 miliardi di dollari le perdite economiche generate dalle catastrofi naturali nel primo semestre 2026; di queste, circa 42 miliardi, pari al 42%, risultano coperti da assicurazione. Il dato è superiore alla media di lungo periodo, ma riflette soprattutto la concentrazione dei danni nei mercati con maggiore penetrazione assicurativa, come gli Stati Uniti.
In India, il livello di protezione assicurativa contro i danni da calamità resta molto basso. Le stime citate nel reportage indicano che soltanto il 5% circa delle perdite connesse a eventi catastrofali risulta assicurato. In assenza di un sistema nazionale organico, l’intervento pubblico dopo alluvioni, ondate di calore e altri fenomeni climatici estremi rimane prevalentemente affidato a misure di sostegno adottate caso per caso.
Da anni è in discussione l’ipotesi di un programma nazionale di assicurazione contro le calamità. Tra i modelli valutati figura anche un finanziamento tramite un prelievo di modesta entità applicato alle bollette dei servizi di pubblica utilità, destinato a sostenere il pagamento dei premi. La proposta, tuttavia, non risulta ancora attuata.
Tra gli strumenti considerati per ampliare la protezione rientra l’assicurazione parametrica. In questo modello, l’indennizzo non dipende dall’accertamento analitico del danno effettivamente subìto, ma si attiva al superamento di parametri predeterminati, quali livelli di precipitazione, temperature o intensità di un ciclone.
Alcuni Stati indiani hanno sperimentato tali soluzioni; il Nagaland viene indicato come pioniere di un programma statale di assicurazione parametrica contro le calamità. La diffusione su scala più ampia richiederebbe tuttavia fonti sostenibili di finanziamento dei premi e un coordinamento strutturato tra autorità pubbliche, assicuratori e altri soggetti coinvolti.
Per le imprese, le coperture assicurative tradizionali restano generalmente lo strumento principale; le polizze parametriche possono però integrare la protezione, in particolare nelle aree a elevata esposizione dove la capacità assicurativa convenzionale è scarsa o i costi sono elevati. In questa prospettiva, il progetto idroelettrico nepalese Upper Trishuli-1, danneggiato dalle alluvioni e assicurato con una copertura parametrica secondo informazioni pubbliche, potrebbe costituire un primo banco di prova per valutare l’efficacia operativa di tali prodotti dopo un evento estremo.
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