La capacità dell’intelligenza artificiale di individuare vulnerabilità informatiche più rapidamente e su scala più ampia è il principale rischio emergente per le organizzazioni nel secondo trimestre 2026 secondo il Quarterly Emerging Risk Report di Gartner, basato su un’indagine svolta tra aprile e maggio su 316 dirigenti e responsabili della gestione dei rischi in diversi settori e aree geografiche.

Secondo Gartner, il rischio non consiste soltanto nell’evoluzione delle tecniche di attacco, ma nella possibile riduzione del tempo che separa la scoperta di una debolezza dalla sua effettiva utilizzazione da parte di criminali informatici. L’AI può infatti rendere l’individuazione dei difetti di sicurezza più efficiente e accessibile, mettendo sotto pressione processi di prevenzione, controllo e correzione spesso costruiti per tempi di risposta più lunghi.

Molte organizzazioni ritengono di disporre di presìdi adeguati contro le minacce informatiche, ma Gartner avverte che l’evoluzione delle capacità di AI può rendere questa valutazione rapidamente superata. Se la scoperta e lo sfruttamento delle vulnerabilità diventano più veloci, le imprese rischiano di non riuscire ad aggiornare sistemi, applicare correzioni e contenere gli incidenti con tempestività sufficiente. Secondo Gartner, senza un corrispondente rafforzamento della governance, delle operazioni di sicurezza e delle capacità di rimediare alle vulnerabilità, l’AI potrebbe superare la velocità di reazione delle difese organizzative. La conseguenza sarebbe una maggiore probabilità di incidenti rilevanti e di interruzioni operative.

Il rischio è risultato il primo in tutte le principali aree geografiche considerate dall’indagine. Il 76% degli intervistati lo ha collocato tra i dieci rischi emergenti più importanti; la quota sale al 78% sia in Europa sia nell’area Asia-Pacifico. Nel comparto bancario, finanziario e assicurativo, il dato raggiunge il 78%, contro il 74% degli altri settori.

Gartner indica alcune azioni per aggiornare la gestione del rischio informatico in funzione della nuova velocità imposta dall’AI.

Anzitutto, le organizzazioni dovrebbero ricalibrare la valutazione dell’impatto dei rischi cyber, considerando che la maggiore capacità di individuare difetti nei sistemi può ampliare concretamente l’esposizione. Occorre inoltre riesaminare la propensione al rischio, tenendo conto del fatto che la scoperta di nuove vulnerabilità può diventare un processo continuo e non più occasionale.

Un terzo punto riguarda i fornitori esterni. Le imprese dovrebbero rafforzare i controlli sui soggetti terzi, verificando che applicazioni, componenti software, servizi cloud e partner tecnologici non introducano ulteriori punti di debolezza nella catena di sicurezza.

Infine, Gartner raccomanda di accelerare la risposta agli incidenti, riducendo i tempi di applicazione degli aggiornamenti e aumentando il ricorso, dove appropriato e controllato, a procedure automatizzate di correzione delle vulnerabilità.

Gli altri rischi segnalati

La scoperta di vulnerabilità assistita dall’AI non è l’unico elemento di attenzione. Tra le principali fonti di rischio rilevate da Gartner figurano anche l’impiego di sistemi di AI capaci di agire con un elevato grado di autonomia, i problemi di integrità delle informazioni derivanti da dati inaffidabili o contenuti prodotti artificialmente, nonché il divario di competenze nella forza lavoro.

Rientrano tra le preoccupazioni anche gli shock geopolitici suscettibili di compromettere le catene di approvvigionamento energetico. Nella graduatoria dei primi cinque rischi emergenti, quattro risultano direttamente collegati all’AI; l’unica eccezione è appunto l’instabilità delle forniture energetiche legata a conflitti, sanzioni o danni alle infrastrutture.

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