La previdenza integrativa, anche a seguito delle ultime riforme e delle nuove iniziative di altri paesi europei, riapre un nuovo dibattito, ma con un’impostazione che va oltre la sola riforma delle pensioni. Il Corriere della sera ha pubblicato, infatti, negli ultimi giorni della scorsa settimana, le posizioni espresse da Inps, Covip e Ania, dalle quali emerge una convergenza significativa: per contrastare il rischio di assegni futuri inadeguati occorre agire fin dall’inizio del percorso di vita e lavorativo, combinando occupazione di qualità, previdenza complementare e un nuovo strumento di accumulo di lunghissimo periodo. Anche Assoprevidenza sostiene l’iniziativa, ma il suo presidente Sergio Corbello, in un’intervista al Sole 24 Ore, suggerisce Banche e Poste come gestori finanziari del “Salvadanaio”.

Fava (Inps): intervenire sul lavoro e creare un terzo pilastro dalla nascita

Il punto di partenza, secondo il presidente dell’Inps Gabriele Fava, non può essere esclusivamente previdenziale. La vera fragilità dei futuri trattamenti pensionistici deriva infatti da carriere lavorative discontinue, salari bassi e contribuzione insufficiente. «Non bisogna sempre cominciare dalla previdenza, ma dal lavoro, perché è dal lavoro che parte tutto», osserva Fava. In questa prospettiva, la sostenibilità del sistema non dipende soltanto dal rapporto demografico tra giovani e anziani, ma dalla capacità del Paese di aumentare l’occupazione stabile, la produttività, la regolarità contributiva e i livelli retributivi.

L’inverno demografico resta una questione strutturale, ma non produce automaticamente pensioni basse. Il rischio, piuttosto, riguarda chi entrerà nel mercato del lavoro con percorsi intermittenti, contratti precari o redditi insufficienti ad alimentare un montante contributivo adeguato.

Fava indica due priorità: l’occupazione giovanile e femminile e il contrasto al lavoro sommerso. Quest’ultimo sottrae ogni anno, secondo l’Inps, circa 10 miliardi di euro di contributi non versati. L’Istituto intende rafforzare le attività di controllo, anche attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale e una maggiore cooperazione con Inail, Ispettorato nazionale del lavoro, Guardia di finanza, Carabinieri e Agenzia delle entrate.

Tra le misure prospettate vi è una defiscalizzazione temporanea, per cinque-sette anni, a favore delle imprese che assumano giovani rientrati dall’estero e ne programmino una crescita professionale e retributiva. Lo stesso approccio premiale potrebbe essere applicato alle imprese che emergano dal sommerso, in particolare in agricoltura. Più lavoro regolare e meglio retribuito significa più contribuenti, maggiore contribuzione pro capite e, quindi, maggiore solidità del sistema previdenziale.

Accanto al primo pilastro pubblico obbligatorio e al secondo pilastro della previdenza complementare, Fava propone di avviare una riflessione su un “terzo pilastro” a capitalizzazione. L’idea è quella di un libretto o salvadanaio previdenziale intestato a ogni nuovo nato, alimentato inizialmente da un contributo statale e successivamente da genitori, nonni e, una volta avviata l’attività lavorativa, dallo stesso beneficiario.

L’obiettivo è sfruttare il vantaggio decisivo dell’orizzonte temporale. Un capitale avviato alla nascita può beneficiare per decenni della capitalizzazione composta, trasformando anche versamenti modesti in una riserva potenzialmente significativa al momento del pensionamento. Fava richiama esperienze già sviluppate nei Paesi del Nord Europa, come Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, e collega questa proposta a un welfare più personalizzato e preventivo, capace di accompagnare la persona lungo le diverse fasi della vita. Il progetto si inserisce nella logica dell’“Officina del welfare” promossa dall’Inps: superare la frammentazione delle prestazioni e costruire risposte integrate, accessibili anche digitalmente, ai bisogni che emergono nel percorso lavorativo e familiare.

La proposta Covip: un fondo previdenziale alla nascita

Il presidente della Covip, Mario Pepe, condivide l’impostazione e rilancia l’idea di un «fondo previdenziale alla nascita». Il meccanismo potrebbe prevedere un contributo pubblico iniziale, versamenti familiari fino a 100 euro al mese e la prosecuzione dell’accumulo durante la vita lavorativa. Non si tratterebbe di uno strumento alternativo al fondo pensione di categoria, ma di una componente aggiuntiva e trasferibile nella previdenza complementare.

Pepe sottolinea che il nodo delle precedenti proposte è stato soprattutto finanziario: coperture pubbliche e individuazione del soggetto gestore. Tuttavia, il contesto europeo sembra ora più favorevole e l’esperienza tedesca viene indicata come riferimento. In Germania, uno schema rivolto ai minori prevede un contributo statale simbolico di 10 euro mensili fino ai 18 anni; secondo le simulazioni richiamate, con ulteriori 20 euro mensili versati dalla famiglia il beneficiario potrebbe arrivare, a 65 anni, a un montante di circa 160 mila euro, grazie alla durata dell’investimento e al rendimento composto.

La proposta ha anche una valenza educativa: avvicinare famiglie e giovani al risparmio di lungo periodo, rendendo più concreta la consapevolezza previdenziale. «Il problema della previdenza dei giovani va affrontato oggi, non quando queste persone saranno prossime alla pensione», afferma Pepe.

Tra le ipotesi operative vi sono forme di incentivo per i redditi più bassi, inclusi meccanismi di cash back destinati al “borsellino previdenziale”, nonché l’eventuale destinazione di una quota degli investimenti al finanziamento delle piccole e medie imprese italiane. Su questo fronte, Pepe evidenzia come una parte rilevante delle risorse dei fondi pensione sia oggi investita all’estero, mentre le Pmi italiane intercettano flussi limitati.

Il ruolo delle assicurazioni

Anche l’Ania guarda favorevolmente a un modello di risparmio previdenziale avviato alla nascita. Il presidente Giovanni Liverani condivide l’allarme sul rischio di “povertà previdenziale” e ritiene che il punto essenziale sia costruire uno strumento volontario, aperto alla scelta del risparmiatore e fondato sulla concorrenza tra diversi operatori: Inps, fondi pensione e prodotti individuali assicurativi.

«L’importante è che il meccanismo funzioni», osserva Liverani, aggiungendo che «garantendo la concorrenza tra i soggetti si avranno rendimenti maggiori e più efficienza gestionale». Le imprese di assicurazione, già presenti nella previdenza complementare attraverso Pip e fondi pensione aperti, si candidano dunque a svolgere un ruolo nella progettazione e nella gestione di eventuali soluzioni individuali.

Per favorirne la diffusione, Liverani richiama la necessità di incentivi fiscali per i contributi di genitori e nonni, nonché la possibilità di collegare l’accumulo previdenziale alla protezione contro il rischio di non autosufficienza. L’invecchiamento della popolazione rende infatti sempre più rilevante il tema del long term care, da affrontare in una logica complementare rispetto alla pensione.

Resta aperta la questione dei costi. La Covip ha più volte rilevato livelli di onerosità più elevati per Pip e fondi aperti rispetto ai fondi negoziali. Liverani riconosce l’esigenza di migliorare, ma rivendica il valore della consulenza e della personalizzazione dei prodotti assicurativi. In questa prospettiva, anche eventuali limiti alle commissioni o impegni di riduzione dei costi potrebbero diventare parte del disegno complessivo, purché sostenibili e funzionali a una diffusione effettiva dello strumento.

Assoprevidenza: la gestione finanziaria a Banche e Poste

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello, che in un intervista uscita oggi sul Sole 24 Ore ha spiegato come il salvadanaio previdenziale per i nuovi nati sia una proposta meritoria che sta raccogliendo consensi che occorre far partire subito con il piede giusto, evitando “costruzioni barocche”. Secondo Corbello “all’Inps deve spettare un ruolo essenziale, quale infrastruttura tecnica per realizzare il progetto. Altrettanto importante è la gestione finanziaria, che va affidata alle Poste e alle banche. La forza della proposta del Salvadanaio sta proprio nell’immediata possibilità di mettere al lavoro, a fini reddituali, somme pur di modesto ammontare. Per questo la loro gestione deve andare in capo, con ogni possibile tempestività, a soggetti che se ne occupano per mestiere”.

In questo contesto il ruolo di Inps dovrebbe essere quello di occuparsi dell’infrastruttura tecnica per realizzare il progetto: monitorare le nascite, determinare gli importi da riconoscere al neonato da parte dello Stato, trasmettere informativa ai genitori circa l’opportunità offerta dal Salvadanaio, fornire loro il voucher con le somme messe a disposizione dallo Stato.

Per contro, della gestione finanziaria deve occuparsi, secondo Corbello, chi lo fa per mestiere: in prima linea Poste e Banche, attraverso un conto corrente speciale, senza spese e con un tasso di rendimento fissato ex lege.

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