Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Dalla Romagna a Milano a Siena sempre con lo sguardo puntato sullo sviluppo industriale delle sue attività, nell’energia innanzitutto ma anche nelle banche: con questa impostazione Pierluigi Tortora, 68 anni, patron di Plt Holding – che di recente ha rilevato il 60% di Unoenergy potenziando il business dal quale era uscito nel 2022 con la vendita di Plt Energia ad Eni per circa 1 miliardo, per poi rientrarvi subito dopo con un nuovo polo energetico integrato – sosterrà ancora una volta con il suo 1,2% circa di Montepaschi il ceo Luigi Lovaglio nella doppia opas su Banco Bpm e Banco Generali. E non potrebbe essere altrimenti, dato che il banchiere deve proprio a Tortora – oltre che ai grandi soci che l’hanno sostenuto, da Delfin
alla GGG spa di Giorgio Girondi (Ufi Filters) ai grandi fondi BlackRock, Norges, Vanguard e allo stesso istituto milanese che ora vuole conquistare – la rielezione lo scorso aprile nel board senese avendo battuto la lista del cda sostenuta da Francesco Gaetano Caltagirone.
Banca Generali torna per la terza volta al centro del risiko. La prima fu in tempi non sospetti, nel 2020, quando Mediobanca mise nel mirino il gruppo del risparmio gestito controllato da Generali (50,2%) per rafforzarsi nel settore. L’operazione non si concretizzò per l’opposizione di Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, grandi soci del Leone. Piazzetta Cuccia tuttavia non abbandonò il dossier e nel 2025 lo riaprì come mossa difensiva per liberarsi dalla morsa di Mps. Di nuovo senza successo, perché l’allora ceo Alberto Nagel si dovette arrendere dopo il «no» dei soci in assemblea. Un anno dopo Banca Generali è di nuovo l’oggetto del desiderio. Sono cambiati gli attori, perché stavolta è Mps ad aver puntato la controllata del Leone, ma non le ragioni, dato che si tratta ancora di un tentativo (in combo con l’ops su Banco Bpm) di divincolarsi da un’opas, quella di Intesa Sanpaolo. Ma c’è anche una solida ratio industriale.
In attesa che la parola passi ai soci di Intesa Sanpaolo e di Monte dei Paschi di Siena che si esprimeranno nel merito durante le rispettive assemblee deliberative, per capire quale dei due piatti della bilancia del risiko bancario italiano penderà tra la conquista di Rocca Salimbeni da parte di Ca’ de Sass e le doppie nozze proposte da Siena con Banco Bpm e Banca Generali, una prima spia di gradimento arriva dalle reazioni della finanza e degli osservatori coinvolti a vario titolo nelle partite. A una settimana di distanza dal lancio della doppia ops da parte di Luigi Lovaglio, Piazza Affari
continua a premiare l’opas da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo più un euro cash per ogni titolo Mps lanciata dalla banca guidata dal ceo Carlo Messina, mentre resta fredda sull’ipotesi alternativa del Monte. Dalla chiusura di giovedì 20 agosto, la seduta precedente al lancio delle due ops da oltre 34 miliardi di Mps, sul Ftse Mib Intesa ha ceduto solo lo 0,51% e l’alleata Unipol è avanzata del 3,45%, mentre il calo di Mps, Bpm e Banca Generali è stato più marcato, rispettivamente del 2,76%, 4,6% e 2,71%. Movimenti che hanno rafforzato l’opas di Intesa sul Monte, ora a premio del 3,9%
Non solo polizze e banche. Il gruppo Unipol, in questi anni, ha continuato a diversificare la sua attività anche in altri settori che vanno dalla catena di alberghi Una ai poliambulatori, passando per le tenute vitivinicole e il noleggio di auto a lungo termine di UnipolRental, senza dimenticare Unicasa, una società di amministratori condominiali. Tra le strutture ricettive il gioiello della corona è l’Una hotel Capotaormina, incastonato nella roccia a strapiombo sul Golfo di Naxos e spiaggia privata. Unipol controlla di fatto la più grandecatena alberghiera italiana, con 59 hotel, resort e residence  distribuiti in 31 diverse città italiane. Qualche anno fa il gruppo presieduto da Carlo Cimbri sembrava intenzionato a vendere la società (con una valutazione di Una per 1 miliardo) che poco ha a che fare con il core business assicurativo. Poi il dossier è stato messo in stand-by e intanto Una continua a macinare profitti: nel primo semestre c’è stato un incremento dell’occupazione delle strutture (l’average daily rate è aumentato del +9,5%,
a 175,5 euro rispetto a 160,3 euro del 2025), e i ricavi sono saliti del 10,1% a 123,7 milioni, con un utile (Ias) di 12,9 milioni.
Il dibattito su come realizzare un fondo pensione per i nuovi nati si è acceso nell’istante in cui la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha fatto sapere
che l’iniziativa potrebbe diventare realtà con la prossima manovra di Bilancio: chi dovrà gestirlo? Quale potrebbe essere il contributo pubblico adeguato? Meglio prevedere incentivi fiscali? E soprattutto come evitare che l’eventuale incentivo pubblico sia il solo versamento effettuato nel fondo vanificando ogni sforzo di sensibilizzare le nuove generazioni a iniziare da subito a costruirsi una pensione adeguata con il vantaggio di avere tutta la vita davanti? Per rispondere a queste domande è utile guardare ai successi (e anche ai fallimenti) di iniziative analoghe già avviate in altri Paesi nel mondo, dagli Stati Uniti di Donald Trump alla Germania, passando per Inghilterra e Francia. Dall’analisi si scopre che, a sorpresa, anche in Italia c’è già un caso che funziona bene: si tratta di quanto realizzato dalle province autonome in Trentino e Alto Adige
Non più soltanto chatbot capaci di rispondere alle domande dei clienti, ma veri e propri assistenti in grado di interpretare una richiesta, accedere ai dati e, entro determinati limiti, compiere azioni di portafoglio. È questa la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale applicata alla finanza con banche,
fintech e piattaforme di investimento che stanno trasformando siti e app in interfacce conversazionali. A segnare il passaggioè Scalable Capital, prima banca in Europa ad aprire la sua piattaforma a tutti i principali assistenti AI, tra cui ChatGpt (OpenAI), Claude (Anthropic) e Grok (SpaceXAI). La
fintech tedesca nei giorni scorsi ha lanciato Agentic Investing: una funzione, attiva anche in Italia, tramite la quale gli utenti possono interpellare l’AI preferita per analizzare i mercati, controllare il portafoglio, impostare pac o alert e perfino ordini, che devono comunque essere verificati e approvati
dal cliente. La differenza rispetto al chatbot tradizionale è sostanziale. Un assistente conversazionale risponde, mentre un agente AI può pianificare una sequenza di attività e utilizzare strumenti digitali per portarla a termine. In finanza significa passare dalla domanda «come sta andando il mio portafoglio?» a richieste come «avvisami se un titolo scende sotto questa soglia» o «analizza la mia esposizione». Il confine tra informazione, assistenza e operatività diventa quindi sempre più sottile
L’intelligenza artificiale sta entrando, tra le altre cose, nel rapporto tra risparmiatori e mercati finanziari. Può ampliare l’accesso alle informazioni,
rendere più efficienti alcuni processi decisionali e offrire strumenti di analisi prima riservati agli operatori professionali, oltre a rendere più tempestiva l’analisi di una quantità di dati altrimenti ingestibile. Il punto è non confondere la potenza di calcolo con la capacità di giudizio. Un assistente digitale può formulare una risposta plausibile; non per questo sa assumersi la responsabilità delle conseguenze che produce nella vita di una persona. Quando il risparmiatore sostituisce il confronto con un consulente finanziario con l’interazione solitaria con un algoritmo, si espone anzitutto a un’illusione
di personalizzazione. L’AI può elaborare età, reddito, patrimonio e preferenze dichiarate, ma fatica a comprendere ciò che spesso determina davvero una scelta: la stabilità familiare, i progetti futuri, la tolleranza emotiva alle perdite e le contraddizioni tra obiettivi diversi. Un profilo apparentemente preciso può dunque poggiare su informazioni incomplete o formulate male
Una delle novità di maggior rilievo nel settore della previdenza complementare, come sottolineato anche dal presidente della Covip Mario Pepe in occasione della presentazione della relazione annuale, è rappresentata dall’istituzione di un organismo che consentirà anche agli aderenti alla previdenza complementare di ottenere una decisione sulla controversia in tempi rapidi, senza i costi derivanti dall’assistenza legale. Si tratta di un’evoluzione in grado di alimentare e consolidare un clima di fiducia, elemento qualificante di una previdenza complementare che accompagna
le persone nell’intero arco di vita. Nello specifico, si prevede che le forme pensionistiche complementari siano tenute ad aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con iscritti, pensionati e beneficiari
Arca Unitverse Stars è un prodotto d’investimento assicurativo di tipo unit linked, in forma di contratto di assicurazione per il caso di morte a
premio unico, con facoltà di versamenti aggiuntivi. Le prestazioni della polizza sono collegate al valore delle quote di fondi esterni, compresi Etf, ai quali il contraente può accedere, sia liberamente sia attraverso Portafogli di Investimento; queste ultime sono combinazioni predefinite di fondi esterni definite dalla stessa compagnia, che vengono ribilanciate automaticamente con periodicità almeno semestrale. Il contratto è a vita intera, pertanto non è prevista una data di scadenza. La società non ha la facoltà di estinguere unilateralmente il contratto, che cessa automaticamente in caso di decesso dell’assicurato. I Portafogli di Investimento disponibili sono segmentati in base alla tipologia di strumento finanziario utilizzato

La clausola “a prima richiesta” salva la banca dalla decadenza sulla fideiussione anche se è nulla la clausola che deroga all’articolo 1957 Cc, secondo cui il creditore perde il diritto di rivalersi sul fideiussore se non agisce entro sei mesi; il tutto laddove la nullità è dovuta alle intese anticoncorrenziali fra istituti di credito censurate dalla Banca d’Italia con il provvedimento del 02/05/2005 n. 55. Con la clausola on first demand alla banca basta l’istanza stragiudiziale tempestiva per evitare la decadenza. Per le fideiussioni omnibus stipulate tra il 2002 e il 2005 la nullità delle clausole censurate – reviviscenza, sopravvivenza, deroga all’articolo 1957 Cc – si presume in base al provvedimento della Vigilanza, mentre per le garanzie specifiche stipulate fuori da quel periodo il fideiussore deve dimostrare l’esistenza di “cartello” o di una prassi concordata che ha portato all’adozione delle clausole censurate: il provvedimento di Via Nazionale può essere usato come solo elemento di prova. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza n. 24825 del 28/08/2026, rispondendo al rinvio pregiudiziale del tribunale di Siracusa.
La «lunga marcia» in Parlamento delle riforme professionali e la successiva emanazione dei decreti attuativi del testo di «restyling» dell’Avvocatura (il primo varato definitivamente al Senato, il 22 luglio scorso) stanno calamitando l’attenzione – e le speranze – delle categorie regolamentate, in occasione della ripartenza delle attività istituzionali a settembre. E, nel novero dei «desiderata» elencati da ItaliaOggi, compaiono pure l’adeguamento degli onorari dei Ctu (Consulenti tecnici d’ufficio) da parte dei ministeri della Giustizia e dell’Economia, grazie allo «sprint» della recente sentenza del Tar del Lazio frutto del ricorso dell’Ordine degli ingegneri di Genova, nonché l’auspicio di un ripensamento, in Legge di Bilancio, della norma in vigore dal 15 giugno che ha disposto che la Pubblica Amministrazione debba verificare la posizione fiscale dei lavoratori autonomi, prima di effettuare pagamenti in loro favore superiori ai 5.000 euro.

corsera

I ladri hanno pagato regolarmente il biglietto, sono entrati al Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, hanno frantumato con un martello la vetrina e hanno portato via il collier appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Il gioiello, oltre 200 carati, composto da 673 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera, era stato realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla storica maison parigina Van Cleef & Arpels per le nozze di Fawzia, la figlia della regina. Presentato dall’azienda come «un pezzo iconico monocromatico che incarna il trionfo della gioielleria bianca», dieci anni fa era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, come rende noto la banca dati della casa d’aste Sotheby’s.
La sede centrale resterà a Siena dove il Monte dei Paschi — l’istituto più antico con 500 anni di storia — sarà capofila del secondo polo bancario nazionale, sia per presenza sul territorio sia per creazione di valore. «Saremo il primo interlocutore per le imprese», nell’ambito di «un progetto tutto italiano. Passerà con noi la maggior parte dei dipendenti», ha detto ieri il presidente di Unipol Carlo Cimbri. La controllata Bper rileverà metà degli sportelli del Monte, una volta conclusa l’Opas di Intesa Sanpaolo sulla banca toscana. In un’intervista al Sole 24 Ore, Cimbri ha lanciato un messaggio rassicurante ai lavoratori di Mps e agli enti locali che più volte hanno espresso preoccupazione sul rischio di “spezzatino” dello storico istituto.

La crescente estensione delle responsabilità connesse agli appalti, gli obblighi in materia di sicurezza e l’intensificazione dell’attenzione ispettiva sulle filiere produttive stanno determinando, anche negli appalti privati, un rafforzamento dei sistemi di verifica adottati dalle imprese committenti. Alla tradizionale acquisizione della documentazione di regolarità si affiancano controlli più articolati sull’affidabilità dell’appaltatore e sull’organizzazione dell’attività affidata. Questa evoluzione pone però un problema di delimitazione. La crescente responsabilizzazione della committenza non modifica infatti la natura dei poteri esercitabili dal soggetto privato: il committente può presidiare i rischi della propria filiera, ma non dispone dei poteri di accertamento propri degli organi ispettivi, previdenziali o dell’autorità giudiziaria. Allo stesso tempo, l’esigenza di verificare l’affidabilità dell’appaltatore e la corretta esecuzione del contratto deve restare compatibile con l’autonomia organizzativa che caratterizza l’appalto genuino. È in questa prospettiva che appare utile distinguere due diversi piani del controllo.

Prosegue anche a luglio la fase positiva dei Pir: la raccolta netta del mese si attesta a 205,6 milioni di euro con un lieve rallentamento rispetto ai 222,2 milioni di giugno. Il saldo da inizio anno si porta così a circa 1,48 miliardi. A trainare ancora una volta il settore sono i sempre più numerosi Pir obbligazionari che hanno chiuso il bilancio mensile con i conti in attivo per 156 milioni. A fare la parte del leone sono Mediolanum, con 82,5 milioni di raccolta, Eurizon con 54,1 milioni, Arca con 45,3 milioni e Bcc con 30,4 milioni. Da sole le quattro società raccolgono oltre 212 milioni, più dell’intero saldo mensile, a conferma di flussi molto concentrati e che compensano abbondantemente i riscatti registrati da altri operatori. Tra questi, Amundi, con un saldo negativo per 14,3 milioni, Ersel (-4,9 milioni) ed Euromobiliare (-2,3 milioni).
Stanno entrando in vigore le nuove regole europee sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi che per la prima volta includerà anche software, applicazioni e servizi digitali. Anche questi beni hanno bisogno di tutela per i consumatori che li utilizzano. A questo scopo è stata concepita la Product Liability Directive, la Direttiva UE 2853, approvata il 23 ottobre 2024, che aggiorna le norme europee sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi. Essa abroga la storica direttiva del 1985 (85/374/CEE) per estendere la tutela dei consumatori all’era digitale, includendo appunto software, intelligenza artificiale e commercio elettronico. La direttiva deve essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 9 dicembre 2026. In Italia il Consiglio dei Ministri a inizio agosto ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 434) che si trova ora al vaglio delle commissioni parlamentari prima dell’ok definitivo. Si tratta dell’unico strumento europeo che regola la responsabilità civile per i danni causati da sistemi intelligenza artificiale. Questo avrà un significativo impatto anche nel settore assicurativo. Chi sviluppa, distribuisce o integra software e intelligenza artificiale risponde dei danni anche senza colpa, mentre le clausole contrattuali che escludono o limitano questa responsabilità non sono valide. Sul piano assicurativo, il divario tra esposizione reale e copertura disponibile sta già emergendo nei dati sui sinistri. Alcuni mercati stanno introducendo esclusioni specifiche per AI nei rami tradizionali, mentre i prodotti dedicati alla responsabilità da AI sono ancora limitati e costosi.