Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Dopo il passo indietro di Banco Bpm, al ceo di Mps Luigi Lovaglio restano poche opzioni per difendersi dall’opas lanciata da Intesa Sanpaolo. E il tempo stringe. Venerdì 31 il consiglio di Piazza Meda ha interrotto le trattative per una fusione con Mps. Secondo quanto si apprende sulla decisione, maturata il giorno precedente avrebbe pesato il veto del Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, ma anche l’impasse su alcuni snodi chiave del progetto societario. Dopo la comunicazione di venerdì 31 una ripresa dei colloqui appare impraticabile, anche alla luce dei vincoli derivanti dalle comunicazioni alla Consob. «Tutte le altre opzioni restano sul tavolo», confidava ieri un banchiere vicino a Lovaglio. Mps potrebbe lanciare a propria volta un’ops su Banco Bpm, facendo leva sulle elevate quotazioni del titolo senese, che ieri sfiorava gli 11,6 euro. Rumor in tal senso si sono rincorso nell’arco dell’ultimo fine settimana ma l’niziativa non sarebbe in discesa. La proposta dovrebbe essere sottoposta all’assemblea straordinaria e si troverebbe ancora una volta appesa al verdetto di Agricole in fase di adesione. Un’altra possibilità sarebbe la distribuzione agli azionisti di una parte dei circa 2,5 miliardi di capitale in eccesso di cui dispone Mps. La mossa potrebbe rendere meno conveniente l’operazione per Intesa aumentando il valore riconosciuto ai soci di Siena. Ma anche questa opzione presenta ostacoli rilevanti: oltre all’approvazione dell’assemblea, sarebbe necessario ottenere il via libera della Bce, chiamata a verificare che la distribuzione non comprometta la solidità patrimoniale dell’istituto
L’obbligo di dotarsi di una polizza catastrofale inizia a prendere piede tra le imprese italiane. Ossia il tessuto produttivo italiano sta prendendo crescenti precauzioni contro i danni causati da calamità naturali come terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. A fine aprile infatti il 16% dei 4,3 milioni di imprese (non agricole) censite dall’Istat risultavano assicurate con polizze cat-nat. Un valore in crescita del 3% solo da gennaio, quando si parlava appunto del 13% di realtà imprenditoriali tutelate dagli eventi estremi causati dal cambiamento climatico. Questa la fotografia scattata dalla rilevazione dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass) aggiornata allo scorso 30 aprile. Sempre nello stesso periodo – ossia tra gennaio e aprile 2026 – il valore assicurato complessivo, segnala l’autorità presieduta da Paolo Angelini, è aumentato del 30% mentre i premi sono cresciuti del 27,9%. Il monitoraggio, si ricorda, è previsto dalla norma (legge 78 del 2025) che attribuisce al Garante per la Sorveglianza dei prezzi presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con l’Ivass, il compito di controllare l’andamento dei premi assicurativi. Da segnalare inoltre che le polizze contro le catastrofi naturali attive in Italia sono 683 mila, in aumento del 14,5% rispetto alle 596 mila rilevate a gennaio.
Dopo la Spagna, dove Revo Insurance ha iniziato a operare a fine 2024, la compagnia assicurativa quotata allo Star è pronta a crescere ancora all’estero. Nel mirino del gruppo insurtech dedicato alle pmi, lanciato da Alberto Minali nel 2021 utilizzando lo strumento della spac (l’anno successivo rilevò Elba Assicurazioni), c’è Eurocaution, che potrà consentire a Revo l’accesso nei mercati di Lussemburgo, Belgio e in futuro anche Paesi Bassi
Crescono i premi e il risultato netto di Net Insurance, la compagnia del gruppo Poste Italiane guidata dal ceo Andrea Battista. Nei primi sei mesi del 2026 i ricavi hanno raggiunto i 133,8 milioni, in aumento del 23% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con i premi saliti del 6%, a 223,4 milioni, e il risultato d’esercizio che, al netto delle imposte, è stato pari a 19,7 milioni (+21% rispetto al primo semestre del 2025). «Al netto del business legato all’Agro, per cui c’è stato un assestamento nei primi sei mesi, la crescita dei premi è stata del 18,2% con una forte spinta arrivata dalla bancassicurazione e dalla cessione del quinto», osserva il ceo Battista, che sottolinea anche il valore del combined ratio, il rapporto tra sinistri e costi rispetto ai premi incassati: a giugno era dell’80,45%, in miglioramento di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo 2025, nonostante i danni dal maltempo, con il Solvency II pari al 215,6%, (oltre 2,15 volte il minimo).
Conti positivi per Anima, con utili e ricavi trainati dal buon apporto delle commissioni nonostante il dato di raccolta che, in valore assoluto, è stato fortemente inficiato dalla fuoriuscita di fondi precedentemente gestiti su mandato. La società di gestione guidata dall’amministratore delegato Saverio Perissinotto ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 158,8 milioni di euro (+3% rispetto ai 153,9 milioni di euro del 2025). L’utile netto normalizzato (che non tiene conto di costi o ricavi straordinari o non monetari fra i quali gli ammortamenti di intangibili) si è attestato invece a 178,4 milioni, in crescita del 16%. Alla luce dei risultati di bilancio gli investitori hanno premiato il titolo in borsa: ieri le azioni Anima a Piazza Affari hanno chiuso al rialzo del 5,2% a 7,24 euro per azione.
Il mercato automobilistico italiano continua a crescere ma rallenta il passo dopo il balzo di giugno. A luglio sono state immatricolate 123.184 autovetture, il 3,9% in più rispetto alle 118.561 dello stesso mese del 2025. Nei primi sette mesi dell’anno le registrazioni hanno superato quota un milione, raggiungendo 1.060.175 unità (+8,9% rispetto alle 973.471 dello stesso periodo del 2025), secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A pesare sul rallentamento è stata soprattutto la frenata delle auto elettriche. Le immatricolazioni di vetture a batteria si sono fermate a 7.183 unità, in crescita del 24,8%, ma ben al di sotto del +84,7% registrato a giugno. La quota di mercato è scesa al 5,8%, dal 10,1% del mese precedente, quando avevano inciso gli incentivi introdotti nell’ottobre 2025. Nel cumulato dell’anno le elettriche restano comunque in forte espansione con 86.003 immatricolazioni (+70,4%), una quota dell’8,1% e un parco circolante salito a 441.453 vetture. Per il presidente di Motus-E Fabio Pressi il rallentamento conferma la necessità di misure strutturali, dalla revisione della fiscalità delle auto aziendali a incentivi più prevedibili, per sostenere la transizione.

Stop all’obbligo di portare con sé la patente e la carta di circolazione. Accorpamento delle sanzioni in ventuno diverse fasce rispetto alle attuali ottantadue. Digitalizzazione dei verbali. Impiego degli ausiliari della sosta anche per regolare la circolazione stradale e per rilevare gli incidenti senza feriti. Obbligo di casco per i ciclisti fino a 14 anni. Sono alcune delle novità annunciate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ha avviato il percorso per l’esercizio della delega prevista dalla legge di riforma n. 177 del 25 novembre 2024.
Per i produttori di mobili e arredi e per l’intera filiera si profilano nuovi obblighi di registrazione, contributo ambientale e adesione a sistemi collettivi, volti a gestire l’intero ciclo di vita dei prodotti. L’eco – design, basato su durabilità, riparabilità, smontabilità e impiego di materiali riciclati, assume un ruolo centrale e opportunità di business. Il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministero delle imprese e del Made in Italy, ha avviato lo scorso 3 agosto la consultazione pubblica sullo schema di regolamento che istituisce il regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per mobili e prodotti da arredo, in attuazione degli articoli 178-bis e 178-ter del decreto ambientale, d.lgs. 152/2006. La consultazione resterà aperta fino al 3 settembre 2026: le osservazioni vanno trasmesse via PEC a ECB@pec.mase.gov.it.
Un attacco informatico ha colpito il registro dei titolari effettivi del Liechtenstein, uno dei principali hub finanziari e patrimoniali d’Europa. A darne notizia ufficiale è stato il governo di Vaduz, confermando che hacker ignoti sono riusciti ad accedere al sistema e a copiare i dati relativi a circa 31 mila persone giuridiche tra società, fondazioni e strutture fiduciarie, facendo scattare d’urgenza i protocolli di sicurezza.  In una nota ufficiale, il governo ha dettagliato la dinamica. “Secondo i rilievi preliminari, nella notte del 30 luglio un autore ignoto ha ottenuto un accesso digitale non autorizzato”. Lo stesso comunicato precisa l’esito delle prime verifiche svolte dalla squadra d’indagine. “Il team incaricato di indagare sull’intrusione ha accertato che gli hacker sono riusciti a sottrarre i dati di circa 31.000 persone giuridiche”, evidenziando che “non vi sono indicazioni che i dati siano stati alterati o cancellati”.

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I dati Inail indicano per i primi sei mesi 2026 un aumento degli infortuni (+4,7% a quota 213.985) e un calo dei decessi (-4,2% con 342 casi, 15 in meno). Le denunce di infortunio degli studenti sono state 52.301 (+5,5%). Le denunce di malattia professionale sono state 59.480: +8.494 casi rispetto al pari periodo 2025 (+16,7%).

La riforma della legge 231 dovrebbe tagliare oggi il traguardo del Consiglio dei ministri, sotto forma di disegno di legge. Dopo la proposta avanzata, a fine 2025, dalla commissione Fidelbo, composta da esperti nominati dal ministero della Giustizia, il Governo mantiene la promessa di intervenire con semplificazioni su una disciplina che – per utilizzare le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante la sua relazione all’Assemblea a fine maggio – ha assunto sempre più finalità punitive in un crescente numero di materie.
Un’opzione strategica. Questa sarebbe al momento la natura di un’operazione straordinaria, tutta interna, attualmente allo studio in casa Generali. Secondo quanto appreso, supportata da alcuni advisor, tra cui un team di ex uomini Goldman Sachs, la compagnia starebbe studiando la possibilità di un’integrazione di Alleanza in Generali Italia. La prima, già controllata al 100% dalla seconda, verrebbe fusa nella casa madre in un’ottica di ulteriore efficientamento delle forze in campo. Contattato in proposito, il gruppo di Trieste ha risposto con un “no comment”.
«Il numero dei grandi patrimoni, e la loro consistenza, sta aumentando in modo rilevante sia in Europa che in Italia. Goldman Sachs punta a gestirli facendo leva sull’intera gamma delle nostre competenze, ma anche attraverso la nostra esperienza negli asset alternativi, e al know how negli asset alternativi che hanno un peso crescente nel portafoglio degli investitori più ricchi». A delineare le strategie nel settore della grande banca americana è Alberto Cirillo, membro della leadership europea del Private Wealth Management di Goldman Sachs.

L’assicuratore Frankfurter Leben sembra essere sul punto di concludere un accordo per l’acquisizione della filiale tedesca della compagnia assicurativa Athora. L’operazione potrebbe essere annunciata già questo mese, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Bloomberg, che cita fonti vicine alla vicenda. Una fonte interna ha confermato al quotidiano Handelsblatt che una soluzione potrebbe profilarsi a breve. Secondo le informazioni di Bloomberg, le trattative potrebbero ancora fallire o potrebbero emergere altri offerenti. Non è certo che alla fine si giunga a un accordo, hanno aggiunto le fonti. Bernd Neumann, membro del consiglio di amministrazione di Frankfurter Leben, non ha voluto commentare le voci. Anche un portavoce di Athora ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Con questa acquisizione, il gruppo Frankfurter Leben – che, in qualità di assicuratore di portafoglio, non gestisce nuovi contratti e di cui detiene la maggioranza il gruppo cinese Fosun – rafforzerebbe ulteriormente il proprio ruolo di piattaforma di consolidamento. Le sue ultime acquisizioni erano state perfezionate nel gennaio 2024 con la Generali Deutschland Pensionskasse e la Landeslebenshilfe. A quel tempo, Frankfurter Leben gestiva circa 700.000
Sorpresa alla R+V Versicherung: l’azienda ha deciso di non vendere, dopotutto, la propria controllata Condor Leben alla società di investimento Acathia Capital. Le trattative relative alla cessione si sono concluse senza esito, ha comunicato un portavoce dell’azienda. L’assicuratore cooperativo non intende quindi cercare un acquirente alternativo. «Dopo aver valutato tutte le opzioni, R+V ha deciso che la soluzione più sensata è che Condor rimanga all’interno del gruppo R+V», ha affermato il portavoce, confermando così una notizia riportata dall’Insurance Monitor. R+V intende gestire internamente i circa 219.000 contratti di assicurazione sulla vita di Condor.