Nel primo semestre 2026 le perdite globali da catastrofi naturali si sono attestate a circa 112 miliardi di dollari, secondo le stime di Munich Re, un livello leggermente inferiore alla media decennale (113 miliardi), ma accompagnato da un persistente e significativo protection gap: solo 44 miliardi risultano assicurati, pari a circa il 40% del totale. Il dato conferma una temporanea attenuazione della sinistrosità rispetto agli anni recenti, ma non segnala un’inversione strutturale del rischio. Secondo Munich Re, la combinazione tra cambiamento climatico e crescente esposizione continua infatti ad alimentare il potenziale di perdite più elevate nel prossimo futuro.
Terremoto in Venezuela l’evento più distruttivo
L’evento più distruttivo del semestre è stato il doppio terremoto del 24 giugno in Venezuela (magnitudo 7.2 e 7.5), il più intenso nella regione dal 1900. Il bilancio è di migliaia di vittime e perdite economiche stimate intorno ai 30 miliardi di dollari.
Particolarmente rilevante il gap assicurativo: le perdite coperte risultano inferiori a 1 miliardo, evidenziando una penetrazione assicurativa estremamente limitata nelle aree ad alta vulnerabilità sismica.
Stati Uniti: temporali severi principali driver assicurativi
Negli Stati Uniti, i temporali severi si confermano il principale motore delle perdite assicurate, con circa 22 miliardi di dollari su 30 miliardi complessivi. Tuttavia, i livelli restano inferiori alla media decennale.
Tra gli eventi principali:
outbreak di oltre 100 tornado ad aprile, con perdite per 5,8 miliardi (4,1 assicurati);
tre tempeste invernali tra gennaio e marzo, con danni complessivi per circa 11 miliardi.
Europa: tempeste e caldo estremo
In Europa, le perdite totali hanno raggiunto circa 22 miliardi di dollari, superando la media decennale. Le tempeste invernali – in particolare la tempesta “Kristin” nella Penisola Iberica – hanno rappresentato circa l’80% delle perdite complessive.
Parallelamente, il semestre è stato dominato da ondate di calore record in Europa e Nord America, con temperature senza precedenti:
in Germania registrati 41,8°C a giugno (oltre il precedente record);
oltre 5.000 decessi legati al caldo in Germania tra aprile e giugno.
Le ondate di caldo emergono come il rischio naturale con il maggior impatto in termini di mortalità, ma con effetti economici indiretti difficili da assicurare, tra cui:
calo della produttività (−0,3% annuo ogni 10 giorni sopra i 35°C);
interruzioni produttive e danni infrastrutturali;
impatti sull’agricoltura.
Asia-Pacifico e Africa: perdite contenute ma forte protection gap
Nell’area Asia-Pacifico le perdite (8,7 miliardi) risultano ben al di sotto della media storica, ma con una copertura assicurativa molto limitata (circa 1 miliardo).
Eventi rilevanti includono:
inondazioni in Cina (2,8 miliardi di perdite, minima quota assicurata);
incendi in Australia (circa 1 miliardo, due terzi assicurati);
ritardi e debolezza del monsone in India, con rischio siccità.
In Africa, le perdite si attestano intorno ai 2 miliardi, quasi interamente non assicurati, confermando un ampio gap di protezione che rallenta la capacità di recupero economico.
Cambiamento climatico e “Super El Niño”: rischio in aumento
Le evidenze scientifiche rafforzano il legame tra cambiamento climatico e intensificazione degli eventi estremi:
le recenti ondate di calore europee sarebbero state fino a 3,5°C più basse senza il climate change;
in alcune aree degli Stati Uniti, condizioni di caldo e umidità sarebbero state “quasi impossibili” senza il riscaldamento globale.
Per il secondo semestre 2026, cresce inoltre il rischio legato a un possibile “Super El Niño”, che potrebbe:
aumentare temperature globali già su livelli record;
intensificare siccità e incendi in Australia, Africa e America Centrale;
incrementare precipitazioni estreme e alluvioni in Sud America e parte degli USA;
modificare traiettorie e intensità dei cicloni nel Pacifico.
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