Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Marsh Italia ha appena chiuso il bilancio 2025 con un incremento a doppia cifra di ricavi, fatturato e margini, dice l’amministratore delegato, Marco Araldi a MF-Milano Finanza, e i piani prevedono di continuare a crescere a questo ritmo anche nei mesi a venire. A livello globale, il gruppo, quotato alla borsa di New York con una capitalizzazione di oltre 91 miliardi, ha chiuso il semestre 2026 con un fatturato in crescita del 7%, a 15 miliardi di dollari, e un utile per azione rettificato salito dell’8%, a 6,25 dollari. «L’Italia è un mercato strategico per il gruppo, al pari di Francia e Germania», dice Araldi «e la crescita ulteriore sarà guidata dalla nuova strategia di Marsh, che vuole essere più una multi-professional service firm leader di mercato, dove il cliente ha un unico punto per accedere a tutti i servizi: gestione dei rischi e brokeraggio assicurativo e riassicurativo, consulenza strategica, gestione delle persone e investimenti».
Il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina lancia il suo whatever it takes sull’opas per Mps, promette un’integrazione «a rischio zero», punta su scala ed efficienza e apre a collaborazioni con Unicredit nel nuovo scenario della finanza italiana. Il banchiere ha scelto una delle frasi più celebri della recente storia economica europea in un’intervista a Cnbc Europe per ribadire quanto Intesa Sanpaolo sia determinata a portare a termine l’offerta su Mps. Il richiamo è al whatever it takes pronunciato da Mario Draghi nel luglio del 2012, quando da presidente della Bce promise di fare tutto il necessario per difendere l’euro: «Posso dirvi, proprio come Mario Draghi, whatever it takes. Questo è un obiettivo che vogliamo realizzare, raggiungere, e faremo del nostro meglio per portare a termine questa operazione di fusione e acquisizione», ha spiegato Messina. Ieri intanto l’assemblea di Unipol ha approvato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, a servizio dell’operazione Montepaschi. La delibera è stata approvata con il 99,7% dei consensi, in un’assise in cui era presente il 77,5% del capitale e l’84% dei diritti di voto per effetto del voto maggiorato.
Primo semestre brillante per le tre società di raccolta e gestione del risparmio quotate a Piazza Affari, che ieri hanno pubblicato i dati. Il sostegno è arrivato da flussi in crescita e dal buon andamento dei mercati. In totale Azimut, Banca Mediolanum e FinecoBank hanno totalizzato in sei mesi 1,1 miliardi di utili netti. Azimut ha registrato un utile di 241,6 milioni di euro (239,6 milioni nello stesso periodo 2025) e un utile netto ricorrente a 249 milioni, +6%. I ricavi sono stati di 781,1 milioni (+21%) e il reddito operativo di 353,5 milioni (291 milioni nel primo semestre 2025). Nel solo secondo trimestre l’utile netto è stato di 116,3 milioni, il 5% in più del consenso degli analisti. Con un utile netto di 555 milioni nel primo semestre (+16%) Banca Mediolanum ha battuto i 529 milioni del consenso. La raccolta netta è stata positiva per 6,37 miliardi (+4%), mentre la raccolta netta gestita ha raggiunto 4,2 miliardi (-7%). Altrettanto rilevanti sono i risultati raggiunti in termini di masse amministrate e gestite, che con 168 miliardi, +8% da fine 2025 e +16% dal 30 giugno 2025, stabiliscono un nuovo record. Il buon andamento dei risultati commerciali, unito alla forte crescita delle masse gestite negli ultimi 12 mesi, ha consentito di ottenere commissioni nette per 705,7 milioni, +10% rispetto al primo semestre del 2025. Per FinecoBank l’utile netto del primo semestre è stato di 343,3 milioni, in rialzo dell’8% rispetto allo stesso periodo 2025 mentre i ricavi, tra gennaio e giugno, sono saliti del 10,8% a 713,8 milioni. La raccolta, a 8,9 miliardi, è cresciuta del 34,8% e ha raggiunto il livello più alto di sempre con un’ulteriore accelerazione attesa a luglio, a 1,7 miliardi, che rappresenterebbe un incremento del 40%

Il tessuto imprenditoriale italiano continua a reggere. Nel secondo trimestre del 2026 il saldo tra nuove aperture e chiusure di imprese è positivo per 32.709 unità, risultato di 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio. Il tasso di crescita si mantiene allo 0,56%, lo stesso registrato nello stesso periodo del 2025, portando a 5.823.863 il numero complessivo delle aziende registrate. Tra aprile e giugno le imprese artigiane si sono rilanciate e hanno fatto registrare 21.542 iscrizioni e 16.341 cessazioni, con un saldo netto di +5.201 unità e un tasso di crescita del +0,43%, portando lo stock totale a 1.226.925 realtà. Sono i dati che emergono da Movimprese, l’analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio
In uno scenario in cui le imprese sono chiamate a ripensare l’organizzazione del lavoro e la valorizzazione del capitale umano, anche il welfare aziendale evolve verso modelli più flessibili, accessibili e orientati ai servizi. La domanda del mercato si concentra sempre più su soluzioni in grado di semplificare la gestione dei benefit, offrendo al tempo stesso un valore concreto per aziende, professionisti e collaboratori. In questo contesto si inserisce l’iniziativa di Confimea imprese, la confederazione datoriale presente su tutto il territorio nazionale, che propone un nuovo approccio al welfare dedicato ai professionisti e alle imprese assistite. L’obiettivo è mettere a disposizione uno strumento semplice da utilizzare, immediatamente fruibile e capace di integrare servizi sanitari, assistenziali e vantaggi commerciali in un’unica soluzione. Il progetto nasce dalla collaborazione con Axa, tra i principali gruppi assicurativi europei, con cui Confimea ha sviluppato una card welfare pensata per superare alcune delle principali criticità che ancora caratterizzano molti sistemi tradizionali: tempi di rimborso, procedure amministrative complesse e limitata accessibilità ai servizi. La “card welfare salute Axa”. è stata presentata e distribuita in forma completamente gratuita al Festival del Lavoro 2026 e rappresenta uno strumento che i professionisti potranno estendere anche alle aziende clienti, ampliando così l’offerta di servizi a valore aggiunto nell’ambito della consulenza. Tra le funzionalità previste figurano l’accesso a una rete di oltre 6.000 strutture sanitarie convenzionate, scontistiche dedicate presso oltre 250 marchi nazionali e internazionali e una copertura assicurativa individuale comprensiva di servizio di telemedicina disponibile 24 ore su 24 tramite app. La soluzione include inoltre servizi di assistenza quali la consegna dei farmaci a domicilio e il supporto nella gestione delle ricette mediche, mentre, attraverso una quota convenzionata, è possibile estendere la copertura assicurativa anche ai componenti del nucleo familiare
Moltissimi morti in pochi giorni. L’impennata iniziata a giugno non si è arrestata: nelle ultime giornate di luglio la sequenza si è ulteriormente infittita. Chiamarla ancora “emergenza” è quasi un alibi: un’emergenza è imprevista e circoscritta; questa è una tragedia cronica, conosciuta e, proprio per questo, in larga parte prevenibile. L’ultimo dato Inail, al 31 maggio, registra 370 denunce di infortunio con esito mortale: 269 in occasione di lavoro e 101 in itinere, il 4,1% in meno rispetto al 2025. Ma le denunce complessive sono salite a 261.389, il 5,5% in più, e il miglioramento dei decessi si è rapidamente assottigliato. Un monitoraggio indipendente, più ampio e non sovrapponibile a quello assicurativo, ha contato 127 vittime a giugno, +14,4% in un anno e il dato peggiore degli ultimi due anni e mezzo; al 24 luglio ne registrava già 92. A quel passo, il mese chiuderebbe intorno a 115. È una stima, non un dato Inail: ma un Paese serio non aspetta che una statistica diventi definitiva per impedire la morte successiva. Questa accelerazione ci dice anche chi paga il prezzo più alto. Nei primi cinque mesi le denunce mortali in occasione di lavoro tra i nati all’estero sono passate da 56 a 73, circa il 30% in più, mentre quelle dei nati in Italia sono diminuite.

Potrebbe essere solo la punta dell’iceberg quella scoperta dalla Guardia di Finanza di Palermo e dalla Procura di Palmi che hanno disposto il sequestro di migliaia di motorini elettrici importati dalla Cina, venduti illegalmente come bici a pedalata assistita. Un affare milionario con al centro un imprenditore palermitano ottantenne, Fedele Vitale, che per anni ha commerciato mezzi, secondo gli investigatori, non conformi alle norme di sicurezza europee e italiane, non sicuri per la circolazione e pericolosi per la salute. I reati contestati a Vitale e alla sua società, la Eurosud srl, sono frode in commercio e falso in atto pubblico. I mezzi «incriminati» hanno l’aspetto degli scooter con tanto di bauletto e pedane ma sono venduti, appunto, come bici a pedalata assistita e quindi si possono guidare senza casco e senza stipulare un’assicurazione. Secondo gli inquirenti, però, saremmo davanti a una sorta di ibrido, perché non avrebbero i requisiti imposti dall’Ue alla bici a pedalata assistita e non sarebbero omologati come scooter. A consentirne il commercio finora sarebbero state infatti false certificazioni Ce che ne hanno garantito la conformità alle regole. Una maxifrode, sostengono gli investigatori, messa su grazie a una documentazione taroccata, presentata alle Dogane. La truffa sarebbe andata avanti dal 2023 ad oggi e sarebbero stati importati 6.885 veicoli per un valore complessivo di mercato di circa 5 milioni di euro.
Mentre Mps e Banco Bpm dialogano intensamente per trovare un possibile percorso alternativo all’offerta da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo su Rocca Salimbeni e mentre Carlo Messina dichiara con forza che andrà avanti nell’Opas «facendo tutto il necessario», citando il «Whataver it takes» di Mario Draghi, Unipol procede sulla strada al fianco di Ca’ de Sass e ieri ha messo a posto un tassello importante: l’ok dei soci all’aumento di capitale da 2,5 miliardi per emettere nuove azioni al servizio dell’acquisto di Mps, nel caso quest’ultima sia rilevata da Intesa. Un passaggio scontato, ma importante nella strategia messa a punto dal presidente Carlo Cimbri, perché garantisce le risorse necessarie a comprare la banca toscana con 635 sportelli che verrà poi combinata con la partecipata Bper Banca. Ieri all’assemblea di Unipol ha partecipato il 77,5% degli azionisti in proprio o per delega, con diritti di voto pari all’84%. Di questi ha detto sì all’aumento di capitale il 99,7%. Nulla di strano, le cooperative del patto di sindacato socie della compagnia assicurativa con il 50,26% — Coop Alleanza 3.0, Nova Coop, Cooperare, Coop Liguria, Coop Lombardia e la holding Holmo, a sua volta partecipata da coop — avevano già fatto sapere a giugno che avrebbero sottoscritto la ricapitalizzazione.
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Il decreto legislativo sul riconoscimento facciale nelle attività di polizia e nei procedimenti penali cambierà. Non tanto da stravolgere le intenzioni del Governo, deciso a non arretrare sul capitolo sicurezza, ma abbastanza da renderlo digeribile alla Commissione europea. Che ieri, attraverso un portavoce, ha chiarito il paletto invalicabile: «Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dall’AI Act. Non vogliamo che con l’AI ci sia un controllo pubblico dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili». Per evitare lo scontro con Bruxelles, fonti di Palazzo Chigi – dopo un confronto tra la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano – hanno provato a rassicurare: «L’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’autorità giudiziaria».
Non possono essere considerate nuove prove quelle prodotte grazie a strumenti informatici basati sull’intelligenza artificiale. La Cassazione, con la sentenza 29015/2026, esclude la possibilità di rivedere dei giudizi in virtù di elementi inediti ma frutto dell’AI. Per la Suprema corte è inammissibile il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di negare la revisione di una condanna, irrevocabile, sulla quale avevano pesato soprattutto le intercettazioni, per falso ideologico e truffa, per accedere a fondi strutturali e comunitari destinati alla regione Lombardia a fini turistici. Truffa, realizzata ricorrendo a un meccanismo di illecita sovraffatturazione, in favore di una società della quale l’imputato – come si era scoperto nella conversazione telefonica finita nel mirino degli inquirenti – era socio occulto.
In Francia, Spagna e Italia infuriano incendi boschivi di proporzioni storiche: centinaia di migliaia di persone sono state evacuate e molti ettari di terreno sono ormai andati in fumo. In Francia e Spagna sono colpite le aree metropolitane. Tobias Grimm, capo climatologo della compagnia di riassicurazione Munich Re, ha dichiarato in un’intervista all’Handelsblatt: «La novità è che gli incendi minacciano sempre più spesso aree densamente popolate e le periferie delle grandi città, come ora Bordeaux o Madrid». Al momento non è ancora possibile quantificare l’entità dei danni causati dagli attuali incendi boschivi in Europa. Marcos Alvarez, amministratore delegato di Global Financial Institution Ratings, prevede tuttavia che tali danni saranno gestibili per i grandi assicuratori europei. La maggior parte delle compagnie avrebbe affrontato la stagione degli incendi del 2026 con una solida dotazione di capitale e liquidità. Le conseguenze per le persone e l’ambiente sarebbero comunque gravi.