La crescita esplosiva delle infrastrutture digitali e della domanda legata all’intelligenza artificiale sta spingendo molti operatori dei data center verso programmi assicurativi sempre più capienti, ma non necessariamente più adeguati al profilo di rischio. Willis invita proprietari, sviluppatori, costruttori, gestori e investitori a rivedere le modalità tradizionali di acquisto, sottolineando come diversi operatori stiano probabilmente acquistando capacità ben superiore all’esposizione effettiva, in assenza di una chiara quantificazione dei rischi.
Secondo Willis, i mercati internazionali sarebbero in grado, se richiesto, di mettere a disposizione fino a 15 miliardi di dollari di capacità assicurativa per rischi data center di grande scala. Il punto centrale, tuttavia, non è quanto capitale il mercato possa offrire, bensì quanta capacità sia davvero necessaria alla luce di una valutazione approfondita delle esposizioni lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura digitale. I profili di rischio variano sensibilmente in funzione di fattori quali localizzazione del sito, infrastruttura elettrica, metodologia costruttiva, resilienza operativa, dipendenze di supply chain, condizioni climatiche e vulnerabilità cyber.
Willis propone un framework di analisi del rischio digitale articolato in otto punti, pensato per aiutare le organizzazioni ad allineare le coperture all’esposizione reale, riducendo i costi superflui e fornendo al contempo maggiore trasparenza a finanziatori e investitori. L’approccio insiste sull’integrazione delle valutazioni di pericolo naturale e di rischio climatico sin dalle prime fasi di sviluppo, in modo da incorporare nella progettazione misure di resilienza “by design”: protezioni contro alluvioni, resistenza al vento, accorgimenti antisismici, adattamento a ondate di calore e siccità, mitigazione del rischio incendio, resistenza a esplosioni o altri controlli specifici per il sito.
In questo quadro, l’analisi costi‑benefici diventa uno strumento decisivo per valutare gli investimenti in resilienza, orientare le scelte di allocazione del capitale e presentare agli assicuratori, alle banche e agli investitori un profilo di rischio più robusto. Come osserva Alastair Swift, Head of Willis Global Specialties & CEO, “comprare più assicurazione non coincide necessariamente con essere meglio protetti”: solo quando i rischi sono correttamente modellati, compresi e mitigati, è possibile costruire programmi più efficienti e resilienti, aderenti alle reali esposizioni, in linea con le aspettative di protezione dei finanziatori e degli azionisti.
Willis incoraggia quindi il passaggio da una logica di acquisto guidata dalla capacità disponibile a un modello decisionale fondato su dati e analisi del rischio. Ciò significa quantificare le esposizioni lungo le fasi di progettazione, costruzione ed esercizio, modellare scenari di perdita realistici anziché affidarsi a convenzioni di mercato, e incorporare la resilienza già in fase di concept. Il broker raccomanda anche di valutare in dettaglio le dipendenze infrastrutturali critiche – energia, acqua, sistemi di raffreddamento, continuità operativa – e di utilizzare dati verificabili per supportare il dialogo con assicuratori, finanziatori e investitori.
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