Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Lo stop alle trattative di Banco Bpm per la fusione con il Monte dei Paschi di Siena lascia campo libero all’opas di Intesa sul Monte? È questo, a prima vista, l’esito del clamoroso dietrofront dell’istituto di piazza Meda. Il comunicato emesso da piazza Meda nella serata di venerdì 31 luglio lascia poche speranze al management di Rocca Salimbeni. La decisione del Banco sarebbe stata condizionata dalla lunghezza del negoziato, avviato da quasi due mesi senza risultati concreti. Ma anche la freddezza di Crédit Agricole avrebbe pesato. E non poco. Con il 29,3% del capitale e un peso decisivo in assemblea straordinaria, il primo socio di Banco Bpm può condizionare qualsiasi operazione straordinaria, pur senza esercitare formalmente il controllo. La corsa in avanti della partecipata non sarebbe piaciuta a Parigi che ha preferito porre il veto sul deal. Per Mps adesso la partita appare molto più difficile. Restano, almeno in teoria, due alternative: una distribuzione dell’excess capital da sottoporre agli azionisti oppure la ricerca di un nuovo partner bancario. Tra i nomi che tornano a circolare c’è anche Unicredit, anche se per ora si tratta solo di una suggestione
L’Interruzione delle trattative tra Banco Bpm e Mps cambia lo scenario del risiko bancario e costringe il ceo di Siena Luigi Lovaglio a ripensare la strategia difensiva contro l’opas di Intesa Sanpaolo. Le alternative sul tavolo sono poche e nessuna presenta un percorso semplice. La prima è una distribuzione straordinaria di capitale utilizzando i circa 2,5 miliardi di excess capital accumulati dalla banca. Si tratta però di una soluzione tutt’altro che scontata. Da un lato entrerebbe in gioco la passivity rule, che richiede il via libera dell’assemblea. Dall’altro ci sarebbe il giudizio della Bce. Dopo l’acquisizione di Mediobanca, Mps ha cambiato profilo di rischio e Francoforte potrebbe disapprovare una distribuzione straordinaria.
I francesi del Crédit Agricole bocciano l’ipotesi di aggregazione fra la partecipata milanese e Mps, allo studio dei ceo Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio per contrastare l’opas di Intesa Sanpaolo. E in Piazza Meda prendono atto della contrarietà del principale azionista (29,3%) archiviando la proposta di fusione avanzata a Siena e stoppando i dialoghi in corso con Rocca Salimbeni.
Intesa Sanpaolo siede su 5,6 miliardi di euro di utile già messi al sicuro nei primi sei mesi dell’anno. Ora Carlo Messina vuole fare cifra tonda, portando a 10 miliardi i profitti dell’intero 2026. E nel frattempo l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo sembra avere le idee chiare su come muoversi nei prossimi mesi: la priorità è conquistare Monte dei Paschi «a ogni costo». Ma senza ritoccare l’offerta recapitata a Siena, ovvero 1,6 azioni e un euro in contanti per ogni titolo Mps. Messina ne ha parlato in un’intervista esclusiva a Cnbc, partner della tv di Class Editori
Nonostante si facciano pochi figli, la propensione a investire per il futuro delle nuove generazioni resta uno dei tratti distintivi del risparmio italiano. Secondo il Censis il 78,7% delle famiglie dichiara di agire per costruire un domani più sereno per la propria prole e il 66% risparmia per finanziare spese importanti come il matrimonio o l’acquisto della prima casa. Si tratta, dice il Censis, di una vera e propria cultura dell’investimento famigliare. Nel concreto, quali sono le mosse da compiere e i possibili strumenti finanziari da utilizzare? Pianificare è il primo passo. Il punto di partenza è fare un check up finanziario individuando le risorse che si possono destinare al risparmio per i figli o i nipoti sulla base dei propri flussi di entrate e di eventuali somme già a disposizione. Anche importi contenuti, se investiti con regolarità su un orizzonte di lungo periodo, possono contribuire in modo significativo alla costruzione di un capitale. Investire in anticipo permette di sfruttare la capitalizzazione composta. I rendimenti maturati vengono reinvestiti e producono a loro volta nuovi rendimenti, generando nel tempo una crescita cumulata del capitale. Va individuato poi l’obiettivo da realizzare a beneficio del minore anche in relazione alla sua età (comprare casa, finanziare il ciclo di studi o avviamento professionale, costruire l’integrazione pensionistica) e all’orizzonte temporale. Se l’orizzonte temporale è lungo si possono considerare investimenti con maggior potenziale di crescita, accettando una quota più elevata di rischio. Il tempo consente infatti di assorbire eventuali fasi negative dei mercati. All’approssimarsi della scadenza va invece raffreddata l’esposizione al rischio concentrando l’attenzione sulla protezione del capitale. Si devono prevedere elementi di diversificazione per ridurre la sensibilità alle fluttuazioni di mercato e garantire una maggiore stabilità dell’investimento.
Possedere adeguate competenze economiche e finanziarie rappresenta sempre più una necessità per i giovani, sia per gestire le esigenze correnti che per fare le mosse giuste anche in prospettiva pensionistica. La strada è però ancora lunga. In base all’ultima Indagine campionaria della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale dei giovani, alle domande sui principali concetti economici (inflazione, tasso di interesse e diversificazione del rischio) risponde correttamente solo il 35%. Guardando ai comportamenti, le nuove generazioni sono attente alla sostenibilità delle spese (l’89,3%) e al rispetto delle scadenze di pagamento (il 76,8%) ma hanno una bassa attitudine a pianificare il futuro (il 48,4%); vi è poi una scarsa propensione a investire in fondi pensione a causa dei rischi di perdite (solo il 47,3%). Più dell’80% dei giovani intervistati si tiene aggiornato sui temi economici e finanziari attraverso i social media (34%), la televisione (32%), siti web o riviste specializzate (24%). Tra i soggetti che sarebbero maggiormente in grado di soddisfare la propria esigenza di educazione finanziaria vengono indicati tra gli altri scuola e università (il 12,8%) e la famiglia (15,2%).
Per rispondere al cambiamento climatico, con gli incendi che colpiscono mezza Europa e l’Italia alle prese con temperature che superano i 40 grandi, le compagnie di assicurazione stanno scendendo in campo anche con interventi concreti sul territorio. Per esempio Generali già da anni ha avviato il programma «un albero per azionista». Un impegno che il gruppo guidato dal ceo Philippe Donnet ha rinnovato anche quest’anno, con l’assicurazione che ha piantato un albero per ogni azionista partecipante all’assemblea dello scorso aprile. Nel caso di Reale l’attenzione del gruppo assicurativo si è focalizzata in particolare sulla transizione energetica, con il sostegno fornito a comunità energetiche locali, a Torino ma anche a Milano. Ora il gruppo sta per fare un passo ulteriore, rilevando una esco, ossia energy service company. L’impegno più consistente di Unipol per l’ambiente è stato invece il green bond decennale da 1 miliardo emesso nel 2020 che, secondo l’ultimo report disponibile, è quasi interamente investito: più di 350 milioni sono andati al trasporto pulito, tra elettrico e ibrido e poco meno di 182 milioni sull’eolico. L’Italia è il secondo Paese destinatario degli investimenti (18%) mentre al primo posto ci sono, a sorpresa, Regno Unito e Irlanda
Le guerre e le tensioni internazionali non stanno frenando la voglia di viaggiare. Le rotte divenute rischiose vengono sostituite da mete più sicure, ma chi, come Redion, lavora per assistere chi si muove in giro per il mondo sta continuando a registrare una crescita del giro d’affari anche all’interno di questo scenario complicato. Redion è il nuovo brand del gruppo Generali che, sotto un’unica piattaforma globale (Care), ha riunito da qualche settimana le attività della ex Europ Assistance (assistenza e polizze viaggi) e di Generali Employee Benefits (servizi ai dipendenti), dando vita a un unico aggregato che, visti i numeri in gioco, rappresenta un pilastro portante per il gruppo guidato dal chief executive officer Philippe Donnet. Da Redion arrivano 5,8 miliardi di euro di ricavi all’anno e per la società lavorano oltre 12 mila dipendenti in più di 190 Paesi in giro per il mondo.

corsera

Pozzuoli: magnitudo 4.7. La terra ha cominciato a tremare alle 19, 46 minuti e 43 secondi, e quando si è fermata erano già scattate le 19,47. Una durata insolita, perché gli eventi sismici legati al bradisismo sono abitualmente piuttosto brevi. In molte zone, compreso il centro storico, ci sono stati temporanei black out che ovviamente hanno reso la situazione ancora più tesa. Con il passare delle ore e le ricognizioni dei vigili del fuoco e delle unità di crisi dei vari comuni si sono potuti escludere vittime o feriti gravi, ma per una ventina di persone è stato necessario il ricovero in ospedale. Più lungo l’elenco dei danni provocati dalla scossa, che ha avuto epicentro a una profondità di due chilometri e 600 metri in una zona a metà strada tra Agnano e Pozzuoli, quella di via Pisciarelli, considerata l’area più critica tra tutte quelle colpite dal bradisismo. Due vecchie palazzine già lesionate dalle precedenti scosse e da tempo disabitate hanno ceduto e sono andate giù, seppure non completamente.

Per capire il destino della partnership con Mps «c’è ancora tempo». Di certo c’è invece che, se si parla di Italia e di crescita nel nostro Paese, Axa non ha ambizioni di acquisire quote nell’azionariato del Leone. «Non stiamo guardando all’acquisto di quote nei nostri competitor» in Italia, dice il ceo del gruppo francese Thomas Buberl in conference call con i giornalisti. Parole che sembrano mettere un punto alle indiscrezioni relative a un potenziale interesse di Parigi per un pacchetto di Generali, qualora Mps dovesse dismettere la sua quota nel Leone. Ma che non escludono, almeno in teoria, altre opzioni capaci di favorire un asse tra le due realtà assicurative.

Obiettivi di budget irrealistici, stress per i dipendenti, organici ridotti e pressioni per collocare sempre più polizze. Sono gli elementi che si ritrovano, con diverse sfumature, nei comunicati sindacali di banche come Bper, UniCredit e Intesa Sanpaolo. Sono soprattutto le rappresentanze sindacali locali che spesso lanciano l’allarme.  «La spinta sulle polizze continua a distorcere l’attività della banca, mettendo in secondo piano le esigenze della clientela e le attività bancarie tradizionali. Si parte dal risultato economico da raggiungere, spesso non dai bisogni dei clienti». Bisogni dei clienti che invece dovrebbero essere sempre il riferimento più importante. Da Nord Est e da Nord Ovest arrivano invece le critiche più dure a Unicredit. Nel comunicato sindacale congiunto del 14 luglio, si fa il resoconto delle assemblee Unicredit della provincia di Vicenza. Al centro del volantino appunto le pressioni commerciali definite «il male per eccellenza del nostro settore». E poi si passa agli esempi concreti dei prodotti e ritornano sempre le polizze: «Un altro evento recentissimo – ma vecchio nelle modalità – riguarda il lancio di un nuovo prodotto assicurativo legato all’insorgere di patologie oncologiche. Non ne mettiamo in discussione la validità ma sottolineiamo la delicatezza estrema richiesta nel trattare simili argomenti. È mai possibile che ogni campagna debba tassativamente accompagnarsi alla richiesta di “almeno una sottoscrizione per consulente”?».
Una dote di almeno 70 miliardi di euro. È questa la cifra dei capitali che si liberano nei bilanci delle compagnie assicurative con l’entrata in vigore, dal prossimo 30 gennaio, della Solvency II Review. La stima prudenziale, elaborata per Paese su dati Eiopa, arriva dalla società di consulenza Protiviti, che ha mappato l’impatto a livello regionale delle nuove regole, con l’Italia che potrebbe vedere liberarsi fino a circa 10 miliardi di euro da destinare anche a investimenti di più ampio respiro e rischio. «La Solvency II Review dovrebbe rendere il settore assicurativo europeo più efficiente nell’utilizzo del capitale, favorendo gli investimenti di lungo termine senza compromettere la tutela degli assicurati – auspica Luca Medizza, managing director di Protiviti –. Più che una rivoluzione, vediamo la Solvency II Review come un catalizzatore di evoluzione: le compagnie che sapranno utilizzare in modo efficace il capitale liberato potranno rafforzare competitività, redditività e ruolo di investitore istituzionale nell’economia europea». Il condizionale è d’obbligo visto che le nuove regole verranno declinate dai manager in base alla strategia dei diversi player.
Con la crisi di liquidità che si è abbattuta nel settore dei private asset, in particolare nel private lending negli Usa, gli occhi sono puntati su questo segmento dove i segnali del 2026 non sono incoraggianti, con i numeri dei buyout in calo. Nel private equity si allungano i tempi di rimborso e gli investitori molto più selettivi e richieste di riscatto e di uscita in aumento. Probabilmente anche per tastare il terreno sul coinvolgimento del settore assicurativo o più semplicemente per le sue mansioni di controllo l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa) ha mappato gli investimenti delle compagnie di assicurazione e riassicurazione al credito privato e al private equity. Secondo l’analisi a fine 2025, l’esposizione in private asset da parte di assicuratori e riassicuratori dello spazio europeo ammontava a 1.185 miliardi di euro, pari a circa l’11% del totale delle attività.
«La revisione di Solvency II rappresenta un passo avanti importante per il settore assicurativo europeo. Dal punto di vista degli investimenti, riduce alcuni disincentivi regolamentari migliorando la comparabilità dei rischi economici sottostanti i vari attivi. Uno degli impatti maggiori è legato al trattamento degli investimenti in long-term equity, il che rafforzerà ulteriormente il focus sulle infrastrutture, con un ulteriore supporto al trend già consolidato per i grandi gruppi assicurativi. Altri effetti positivi si avranno nel comparto del credito, in particolare per Abs europei e Sts securitization, area quest’ultima dove il settore assicurativo europeo è ancora poco attivo con circa l’1% degli asset investiti nel segmento». A dirlo a Plus24 è Luca Cetrano, dal 1 giugno 2026 Group Chief investment officer di Generali.
Nell’estate rovente con incendi che devastano mezza Europa e nuovi terremoti in Giappone, arrivano dati record per i catastrophe bond (obbligazioni catastrofali) , speciali titoli a reddito fisso emessi da compagnie di assicurazione o riassicurazione per trasferire al mercato dei capitali il rischio di grandi disastri naturali. Le emissioni di cat bond hanno raggiunto il nuovo record di 17,6 miliardi di dollari nel primo semestre del 2026, attraverso 64 operazioni. I dati arrivano dal report Ils Market Insights di Swiss Re .