Secondo un’indagine realizzata dall’ANIA, nel triennio 2022-2024 solo lo 0,54% dei contratti vita in scadenza viene convertito in rendita, ma il tasso risale nel 2024; cresce la propensione nelle forme previdenziali, con capitali medi in aumento oltre i 50 mila euro

Nel triennio 2022-2024 i contratti vita giunti a scadenza sono stati 1,8 milioni, per un ammontare complessivo di capitali pari a 62,5 miliardi di euro, secondo l’indagine campionaria ANIA sul ricorso alla rendita vitalizia. La quota prevalente è rappresentata dai contratti di capitale (85% dei contratti scaduti e 88% dei capitali), con un capitale medio maturato pari a 35.364 euro, che sale a 43.501 euro per le rendite differite e si attesta a 22.986 euro per i contratti previdenziali (fondi aperti e PIP).

Guardando ai soli contratti che hanno dato luogo all’erogazione di una rendita, il capitale medio nel triennio raggiunge 52.964 euro: 83.333 euro per i contratti di capitale, circa 50 mila euro per le rendite differite e i contratti previdenziali. Nel 2024 l’importo medio dei contratti di capitale in scadenza ha toccato il massimo dell’intera serie storica 2014-2024, con 87.937 euro, mentre per le rendite differite l’importo medio si è attestato a 47.714 euro e per i contratti previdenziali a 51.412 euro.

La propensione complessiva alla rendita resta molto contenuta, ma mostra segnali di recupero. In termini di numero di contratti, la media ponderata del tasso di propensione nel triennio è pari allo 0,474%, in lieve aumento rispetto allo 0,459% registrato nel triennio precedente, con un rimbalzo allo 0,538% nel 2024 dopo il calo allo 0,381% del 2023. Considerando gli importi, il tasso medio si attesta allo 0,737% (contro lo 0,776% del triennio 2021-2023), con un valore annuo dello 0,814% nel 2024, in crescita rispetto allo 0,530% del 2023 ma inferiore allo 0,972% del 2022.

 

Le dinamiche sono molto differenziate per tipologia contrattuale. Per i contratti di capitale, la propensione alla rendita rimane marginale: nel triennio 2022-2024, su 1,6 milioni di polizze giunte a scadenza, solo lo 0,056% in media viene convertito in rendita, con una quota di capitali effettivamente trasformati pari allo 0,131% del totale (54,9 miliardi di euro). Viceversa, i contratti di rendita differita mostrano una propensione strutturalmente più elevata: a fronte di 52 mila polizze maturate nel triennio, il 6,678% dà luogo all’erogazione di rendita, con il 7,670% dei capitali di copertura (2,2 miliardi) effettivamente convertito, e un massimo annuo dell’8,143% nel 2024.

È nelle forme previdenziali che si osserva il rafforzamento più netto del ricorso alla rendita. Nel triennio 2022-2024 sono giunte a scadenza 231 mila polizze previdenziali, di cui l’1,898% è stato liquidato in forma di rendita; il tasso annuale cresce fino al 2,436% nel 2024, contro valori intorno all’1,6% nel biennio precedente. Anche in termini di importi, sui 5,3 miliardi di capitali maturati il 4,074% è stato convertito in rendita, con un picco del 5,123% nel 2024, il valore più elevato del triennio.

L’ANIA segnala inoltre una forte eterogeneità tra imprese nei tassi di propensione alla rendita, in particolare nei contratti di capitale, dove il coefficiente di variazione sui capitali supera il 380%, a conferma di strategie commerciali e portafogli molto diversi. La volatilità risulta invece più contenuta nelle rendite differite e soprattutto nelle forme previdenziali, dove si registra la maggiore stabilità dei comportamenti di conversione in rendita.

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