Le perdite assicurate da eventi catastrofali naturali nel primo semestre 2026 si attestano a 46 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2018 e ben al di sotto sia degli 84 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025 sia della media decennale di 64 miliardi.
Secondo il report “H1 2026 Natural Catastrophe and Climate Report” di Gallagher Re, si tratta del quinto trimestre consecutivo senza alcun evento singolo con perdite assicurate superiori ai 10 miliardi di dollari, con appena 11 eventi sopra il miliardo rispetto a una media di 16 e 30 eventi a livello economico oltre il miliardo rispetto ai 33 storici.
Le tempeste convettive severe restano il rischio più costoso in Nord America e pesano per circa 26 miliardi di dollari, pari al 57% del totale assicurato, mentre le perdite economiche complessive scendono a 142 miliardi, circa il 10% sotto la media degli ultimi dieci anni.
Gallagher Re avverte però che questa fase “benigna” non riduce l’evoluzione del rischio: il 2026 ha il 97,4% di probabilità di chiudersi tra i cinque anni più caldi mai registrati, con ondate di calore record in Europa e l’emergere di una fase di El Niño potenzialmente forte, che non elimina il rischio uragani ma ne sposta la geografia e le modalità di impatto.
Per il Chief Science Officer Steve Bowen, la combinazione tra El Niño e riscaldamento atmosferico e oceanico aumenta le implicazioni sociali e richiede al settore assicurativo, alle imprese e ai governi di guardare non solo all’entità delle perdite, ma a dove e come i profili di rischio si stanno trasformando, inclusi i danni da caldo estremo e le interruzioni d’attività legate alle ondate di calore.
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