Secondo l’Osservatorio Pool Ambiente, ogni anno in Italia si registrano tra 1.000 e 1.500 nuovi casi di contaminazione ambientale, e oltre 7 sinistri su 10 derivano da corrosione delle strutture, errori umani e malfunzionamenti, più che da eventi naturali eccezionali o incendi. La principale sorgente di danno sono serbatoi, vasche e condutture interrate (40,5% dei casi), spesso con età media intorno ai 23 anni e quindi oltre la soglia di senescenza tecnica, seguiti dalle aree di impianto/deposito (22,8%) e dagli eventi di incendio/scoppio/esplosione (10,1%).
L’indagine di aprile 2026 evidenzia un forte disallineamento tra percezione del rischio e realtà: il 33% dei manager teme soprattutto l’incendio, che in realtà pesa solo per il 10,1%, mentre la perdita da serbatoi e condutture, considerata principale solo dal 13%, è lo scenario più frequente. A fronte di questo quadro, nel 99% degli incidenti ambientali manca una copertura assicurativa dedicata per bonifica e ripristino, con effetti pesanti sulle finanze pubbliche, continuità operativa delle imprese e tutela dei cittadini.
Pool Ambiente richiama quindi la centralità di una gestione tecnica e culturale del rischio ambientale: manutenzione preventiva/predittiva, mappatura sistematica delle sorgenti e degli scenari di danno, formazione specialistica del personale, piani di pronto intervento e utilizzo di standard come la Prassi di Riferimento UNI 107:2021 «Ambiente Protetto», in grado di ridurre fino al 73% la probabilità di danno. Il consorzio segnala infine che i 10 errori più frequenti nella gestione del rischio riguardano proprio la mancata mappatura dei rischi, l’assenza di misure di prevenzione e mitigazione, la carenza di formazione, l’assenza di piani di emergenza e di coperture assicurative ambientali dedicate.
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