Un nuovo report di Zurich sullo stato dei sistemi sanitari nei 38 Paesi OCSE – “The Value of Chronic Care” – mostra che la longevità è in aumento, ma spesso accompagnata da patologie croniche di lunga durata. La ricerca evidenzia che i risultati non dipendono tanto da “quanto” si spende, quanto da “come” si organizza, coordina e integra l’assistenza lungo tutto il percorso di cura.

La ricerca introduce un indice specifico di “preparazione alla cronicità”, che misura quanto i sistemi sanitari siano attrezzati a rispondere a condizioni che durano anni o decenni, incidendo su salute, lavoro e situazione finanziaria delle persone. Il messaggio centrale è che non è il livello di spesa sanitaria in sé a determinare esiti migliori, ma la qualità dell’organizzazione dell’assistenza, il coordinamento tra i diversi attori e la continuità delle cure nel tempo.

Viviamo più a lungo, ma con più patologie croniche

Le patologie croniche – come malattie cardiovascolari, tumori e disturbi della salute mentale – sono sempre più condizioni di lungo corso. Meno persone muoiono prematuramente, ma una quota crescente vive per molti anni convivendo con queste malattie, che rappresentano una delle principali cause di perdita di anni di vita in buona salute.

Nei Paesi OCSE, tumori e malattie cardiovascolari pesano ciascuno per circa il 21% sulla perdita di anni di vita in buona salute, segnalando un impatto strutturale sulla vita delle persone. L’effetto non è solo sanitario: cronicità significa anche minore produttività, più assenze dal lavoro, maggiore pressione sui bilanci familiari e rischio di fragilità economica nel lungo periodo.

Spesa sanitaria: conta il “come”, non solo il “quanto”

Un risultato chiave del report è che Paesi con capacità sanitarie simili possono registrare esiti molto diversi, a seconda di quanto la gestione delle patologie croniche sia:

  • efficace (qualità delle cure, continuità assistenziale);

  • coordinata (integrazione tra livelli di cura e tra attori diversi);

  • accessibile (tempo e modalità di accesso ai servizi).

I sistemi sanitari nati e organizzati principalmente per gestire patologie acute – cioè eventi concentrati nel tempo, come traumi o infezioni gravi – faticano ad adattarsi alle patologie croniche, che richiedono monitoraggio, supporto, prevenzione e interventi di lungo periodo. Questo limite emerge anche in contesti ad alta spesa sanitaria: spendere molto non garantisce automaticamente buon esito se l’assistenza è frammentata, difficile da raggiungere o poco coordinata.

Chi fa meglio e chi è in ritardo

Nel ranking elaborato dalla ricerca, Svizzera, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia e Corea del Sud risultano tra i Paesi con le migliori performance nella gestione delle patologie croniche. In questi contesti si osservano una maggiore integrazione dei percorsi di cura, un ruolo più forte della prevenzione e una migliore continuità assistenziale.

All’estremo opposto, Lettonia, Lituania, Grecia, Polonia e Ungheria si collocano nelle ultime posizioni della classifica. Qui gli esiti più critici sono spesso associati a:

  • assistenza frammentata;

  • accesso limitato o diseguale ai servizi;

  • debole coordinamento tra i diversi livelli di cura e tra pubblico e privato.

Per l’Italia, il report di Zurich restituisce un quadro di metà classifica: il Paese ottiene un Chronic Care Index di 57 su 100, con 53 punti nella performance del sistema sanitario e 48 punti nel carico di malattia cronica. In sostanza, l’Italia mostra una capacità discreta di gestione della cronicità, ma con margini di miglioramento soprattutto su integrazione dell’assistenza, prevenzione e continuità dei percorsi di cura.

L’opportunità: prevenzione, diagnosi precoce e responsabilità condivisa

“The Value of Chronic Care” mette in evidenza una chiara opportunità di miglioramento: spostare l’asse della gestione dalla fase tardiva della malattia (quando la patologia è già avanzata) a una logica più proattiva, basata su:

  • prevenzione: campagne, screening, promozione di stili di vita sani, sostegno a comportamenti protettivi nel lungo periodo;

  • interventi più tempestivi: diagnosi precoce, presa in carico anticipata, monitoraggio continuo delle condizioni croniche;

  • assistenza integrata lungo tutto il percorso del paziente: collegamento tra medicina di base, specialistica, ospedale, riabilitazione, supporto psicologico, servizi sociali;

  • responsabilità condivisa oltre i sistemi sanitari: coinvolgimento attivo di decisori politici, datori di lavoro e assicuratori.

Un punto critico sottolineato dal report è che, in molti mercati, la prevenzione continua a essere sottofinanziata: la maggior parte delle risorse è destinata al trattamento delle patologie già manifeste, più che a sostenere le persone nel mantenersi in salute e nel ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche.

Alison Martin, CEO Life, Health and Bank Distribution di Zurich Insurance Group, sintetizza la sfida in tre dimensioni: salute, lavoro e sicurezza finanziaria. Le persone vivono più a lungo, ma spesso con patologie che influiscono sulla capacità di lavorare, di essere produttive e di mantenere stabilità economica.

Secondo Zurich, è necessario:

  • rafforzare le misure di prevenzione;

  • intervenire più precocemente nel percorso della malattia;

  • costruire un collegamento strutturale tra settore pubblico e privato, dove assicuratori e datori di lavoro supportino attivamente la gestione della cronicità.

L’obiettivo è aiutare le persone a rimanere in salute, a mantenere la propria produttività e a restare finanziariamente resilienti nel corso di una vita sempre più lunga, ma anche più esposta a malattie di lungo periodo.

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