Uno studio Inail sul Sistema di sorveglianza MalProf mette in luce come il settore delle pulizie sia caratterizzato da una forte esposizione a rischi fisici, chimici, biologici e psicosociali, con una prevalenza netta di patologie muscoloscheletriche e significative correlazioni con malattie della pelle.
Il settore delle pulizie (codice Ateco 81.2) comprende attività di pulizia, lavaggio, sanificazione e disinfestazione in contesti estremamente diversificati: uffici, ospedali, alberghi, strutture ricettive, impianti industriali e ambienti domestici.
In Italia impiega poco meno di 300.000 lavoratori, in maggioranza donne, spesso con contratti part-time o a tempo determinato, condizioni che si accompagnano a una maggiore precarietà occupazionale e a una più alta esposizione a rischi organizzativi (orari frammentati, turni serali/notturni, ritmi elevati).
Le patologie più frequenti: muscoloscheletriche e dermatologiche
Secondo la pubblicazione del DiMEILA-Inail, oltre metà delle malattie lavoro-correlate nel comparto riguarda il sistema muscoloscheletrico:
disturbi del rachide (cervicale, dorsale, lombare);
patologie da sovraccarico (lombalgie, artropatie, tendinopatie);
sindrome del tunnel carpale e altre neuropatie periferiche da movimenti ripetitivi.
Sono inoltre presenti:
casi di ipoacusia/sordità, collegati a esposizione a rumore;
patologie del sistema nervoso periferico;
malattie respiratorie, legate a polveri, aerosol e agenti chimici;
patologie cutanee (dermatiti, eczemi), fortemente correlate alle attività di pulizia.
In particolare, le malattie della pelle sono associate a:
uso frequente di detergenti, disinfettanti e altre sostanze chimiche;
lavaggio ripetuto delle mani;
lavoro in ambienti umidi, che altera la barriera cutanea e facilita dermatiti da contatto irritative e allergiche.
Fattori causali: carichi, movimenti ripetitivi e chimico-biologici
L’analisi dei fattori di esposizione nel Sistema MalProf evidenzia che oltre il 70% delle cause è riconducibile a:
movimentazione manuale dei carichi (spostamento di attrezzature, secchi, contenitori, sacchi ecc.);
movimenti ripetitivi (gesti di pulizia ripetuti, uso prolungato di strumenti manuali e dispositivi vibranti);
posture incongrue (flessioni prolungate, torsioni, lavoro in spazi ristretti o su scale).
Accanto ai fattori biomeccanici, rivestono un ruolo rilevante gli agenti chimici:
polveri e materiali come asbesto, silice, cemento in alcune tipologie di intervento;
sostanze utilizzate nelle attività di pulizia e sanificazione, responsabili soprattutto di dermatiti da contatto e irritazioni respiratorie.
Vanno inoltre considerati:
rischi biologici (contatto con superfici contaminate, rifiuti, ambienti sanitari);
vibrazioni prodotte da macchinari e attrezzature;
fattori organizzativi e psicosociali, come orari discontinui, carichi di lavoro elevati, precarietà contrattuale, che contribuiscono a stress lavoro-correlato e a un minore controllo sulla propria attività.
Lo studio segnala un’elevata associazione tra attività di pulizia e malattie della pelle in particolare tra:
collaboratori domestici;
addetti alle pulizie dipendenti di imprese di servizi.
Prevenzione: serve un approccio integrato
L’Inail richiama la necessità di rafforzare le strategie di prevenzione nel comparto attraverso un approccio integrato, che non si limiti al singolo rischio ma consideri la combinazione di fattori biomeccanici, chimici, biologici e organizzativi. Le direttrici indicate includono:
migliore organizzazione del lavoro: riduzione dei carichi inutili, pianificazione dei turni, rotazione delle mansioni per contenere l’esposizione ripetitiva;
formazione continua ed efficace, mirata alla gestione dei rischi specifici (uso corretto di prodotti chimici, tecniche di movimentazione carichi, adozione di posture ergonomiche, uso di DPI);
sorveglianza sanitaria adeguata, con particolare attenzione ai segni precoci di disturbi muscoloscheletrici, dermatosi e patologie da sovraccarico, e percorsi di idoneità/limitazioni coerenti;
sensibilizzazione di datori di lavoro, RSPP, medici competenti e lavoratori, per riconoscere il settore delle pulizie come categoria “essenziale” ma strutturalmente esposta a molteplici rischi professionali.
Un settore essenziale da tutelare meglio
Il settore delle pulizie, fondamentale per la sicurezza igienico–sanitaria di ambienti pubblici e privati, resta ancora sottovalutato in termini di prevenzione. L’alta incidenza di disturbi muscoloscheletrici e malattie cutanee, unita a condizioni di lavoro spesso precarie, impone di considerare questi lavoratori come prioritari nelle politiche di salute e sicurezza:
valorizzando il ruolo dei protocolli di sanificazione e delle procedure ergonomiche;
integrando gli interventi su salute fisica, rischi chimico–biologici e fattori psicosociali;
promuovendo una cultura della prevenzione che riconosca il peso reale dei rischi di settore e supporti le imprese nell’adozione di soluzioni tecniche e organizzative più sostenibili.
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