L’Inail fotografa un maggio 2026 con infortuni in crescita sia in occasione di lavoro che in itinere, decessi in leggero calo
Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce di infortunio pervenute complessivamente all’Inail sono 261.389, in aumento del 5,5% rispetto alle 247.681 registrate da gennaio a maggio 2025. Le denunce con esito mortale scendono invece da 386 a 370, con una riduzione del 4,1% che va letta con cautela per la provvisorietà dei dati e i tempi di definizione delle pratiche.
Infortuni in occasione di lavoro: +4,6%
Le denunce di infortunio in occasione di lavoro (esclusi gli studenti) presentate entro maggio 2026 sono 173.899, in aumento del 4,6% rispetto alle 166.296 del pari periodo 2025, con variazioni più contenute sul 2024 e sugli anni immediatamente precedenti. Rapportando tali denunce al numero degli occupati rilevato mensilmente dall’Istat, l’incidenza passa da 800 casi ogni 100mila occupati di maggio 2019 a 715 del 2026, con una riduzione del 10,6% nel medio periodo ma un incremento del 3,6% rispetto a maggio 2025.
L’incidenza delle denunce in occasione di lavoro sul totale (esclusi gli studenti) scende lievemente dall’82,9% del 2019 all’81,4% del 2026, dopo essere stata pari all’82,1% nel 2025, segnale di un peso crescente degli infortuni in itinere e del segmento studenti.
Nel maggio 2026 si registra un +4,5% di denunce nella gestione Industria e servizi, un leggero calo dell’Agricoltura (-1,2%) e un aumento più marcato nel Conto Stato (+11,4%). Tra i settori economici spiccano gli incrementi di Sanità e assistenza sociale, Trasporto e magazzinaggio, Commercio, Servizi di supporto alle imprese, Costruzioni, Servizi di alloggio e ristorazione e comparto manifatturiero, riflettendo un’esposizione crescente in ambiti ad alta intensità di contatto con l’utenza e di movimentazione di persone e merci.
L’analisi territoriale evidenzia aumenti generalizzati delle denunce in occasione di lavoro nelle Isole, nel Nord-Ovest, al Centro, al Sud e nel Nord-Est, con picchi percentuali in regioni come Valle d’Aosta, Lazio, Sicilia e Campania, mentre la provincia autonoma di Trento è l’unica realtà che mostra un decremento.
La dinamica 2025–2026 degli infortuni in occasione di lavoro è alimentata sia dalla componente femminile sia da quella maschile, con crescite rispettivamente del 5,8% e del 4,0%, e un incremento delle denunce che riguarda tanto i lavoratori stranieri quanto quelli italiani. Le classi di età più interessate sono i 60–69enni, i 20–29enni e i 30–39enni, confermando una duplice vulnerabilità: da un lato i lavoratori più giovani nelle fasi iniziali di carriera, dall’altro quelli in età avanzata.
Questa lettura per genere e fasce di età offre indicazioni operative per interventi di prevenzione mirata, dal rafforzamento della formazione iniziale per i neoassunti fino a programmi di gestione del rischio “age-sensitive” per i lavoratori senior.
Infortuni mortali in occasione di lavoro in calo
Le denunce di infortunio in occasione di lavoro con esito mortale (al netto degli studenti) presentate entro maggio 2026 sono 263, otto in meno rispetto alle 271 del 2025, con cali più ampi se il confronto si estende agli anni 2020–2022 e al 2019. Rapportando i casi mortali agli occupati Istat, l’incidenza scende da 1,2 decessi ogni 100mila occupati di maggio 2019 a 1,08 del 2026, con una riduzione del 10,0% nel medio periodo e del 3,6% rispetto al 2025.
La quota di decessi in occasione di lavoro sul totale delle morti denunciate (esclusi gli studenti) passa dal 71,4% del 2019 al 73,1% del 2026, a fronte di un dato pari al 71,7% nel 2025, evidenziando come la mortalità continui a concentrarsi prevalentemente nella fase di esecuzione dell’attività lavorativa rispetto al tragitto casa–lavoro.
Sul fronte delle gestioni assicurative, la riduzione delle denunce mortali riguarda l’Industria e servizi e l’Agricoltura, mentre il Conto Stato presenta un aumento da 1 a 5 casi. In termini settoriali si registrano incrementi di decessi in Trasporto e magazzinaggio, Servizi di supporto alle imprese, Fornitura di acqua e gestione rifiuti, Sanità e assistenza sociale e Servizi di alloggio e ristorazione, a fronte di cali nelle Costruzioni, nelle Attività manifatturiere e nel Commercio.
L’analisi territoriale segnala riduzioni di morti sul lavoro al Sud, nel Nord-Est, al Centro e nel Nord-Ovest, con incrementi nelle Isole; a livello regionale emergono forti differenze, con significativi cali in Basilicata, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, provincia autonoma di Bolzano e Umbria e aumenti in Puglia, Sicilia, Sardegna ed Emilia-Romagna.
Il calo complessivo dei decessi in occasione di lavoro nei primi cinque mesi 2026–2025 è imputabile alla sola componente maschile, le cui denunce mortali scendono da 256 a 241, mentre aumentano quelle relative alle lavoratrici da 15 a 22. Diminuiscono i casi che riguardano lavoratori italiani, mentre crescono quelli riferiti a lavoratori stranieri, a conferma di una maggiore esposizione di questi ultimi ai rischi più gravi.
Per classi di età si osservano incrementi dei decessi tra i 60–74enni, i 30–39enni e i 20–24enni, a fronte di una riduzione particolarmente rilevante nella fascia 45–59 anni, dato che suggerisce una diversa distribuzione del rischio letale lungo il ciclo lavorativo.
Infortuni in itinere: +9,7%
Gli infortuni in itinere (esclusi gli studenti) denunciati entro maggio 2026 sono 39.742, con un incremento del 9,7% rispetto ai 36.226 del 2025 e aumenti ancora più marcati se confrontati con il periodo 2020–2024, in particolare rispetto agli anni della pandemia. L’incidenza di tali denunce sul complesso degli infortuni (esclusi gli studenti) sale dal 17,1% del 2019 al 18,6% del 2026, dopo essere stata pari al 17,9% nel 2025, confermando il peso crescente del rischio connesso alla mobilità casa–lavoro.
Per gestione, a maggio 2026 gli infortuni in itinere presentano un +9,6% nell’Industria e servizi, una flessione in Agricoltura e un +13,3% nel Conto Stato, mentre dal punto di vista territoriale gli incrementi interessano tutte le macro-aree, con picchi in Molise, Calabria, Emilia-Romagna e Liguria.
L’aumento delle denunce in itinere nel confronto 2025–2026 coinvolge sia la componente maschile sia quella femminile, con crescite rispettivamente del 10,9% e dell’8,6%, e riguarda sia i lavoratori italiani sia quelli stranieri. Le classi di età più colpite sono i 60–69enni, i 20–29enni, i 30–44enni e i 45–59enni, confermando il carattere trasversale del rischio legato agli spostamenti quotidiani.
Gli infortuni mortali in itinere (esclusi gli studenti) diminuiscono da 107 a 97 denunce, pur restando superiori ai valori registrati in tutti gli anni del quinquennio 2020–2024 e inferiori a quelli del 2019; l’incidenza sul complesso degli infortuni mortali scende dal 28,6% del 2019 al 26,9% del 2026.
Infortuni in itinere mortali in calo
Per la gestione Industria e servizi le denunce mortali in itinere calano da 98 a 88, mentre l’Agricoltura sale da sette a nove casi e il Conto Stato azzera i decessi. Territorialmente si riscontrano incrementi nelle Isole e riduzioni nel Nord-Ovest, al Sud e nel Nord-Est, con stabilità al Centro.
Le denunce mortali in itinere delle lavoratrici scendono da 18 a 12, mentre quelle dei lavoratori passano da 89 a 85; diminuiscono i casi che riguardano lavoratori italiani, a fronte di un leggero aumento per gli stranieri. Per età, si registrano incrementi tra i 25–34enni e i 45–49enni, e cali nelle fasce 35–44 e 50–59 anni, con evidenti implicazioni per la pianificazione di interventi su sicurezza stradale e mobilità sostenibile.
Infortuni degli studenti
Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate entro maggio 2026 sono 47.748, in aumento del 5,7% rispetto alle 45.159 registrate nei primi cinque mesi del 2025, a conferma dell’impatto della recente estensione della tutela Inail al mondo scolastico. Di queste, 463 riguardano studenti coinvolti nei percorsi di “formazione scuola–lavoro”, in forte calo (-54%) sul 2025, verosimilmente anche per interventi di prevenzione specifici e per la particolare attenzione normativa e mediatica su questo segmento.
Gli infortuni degli studenti rappresentano il 18% del totale delle denunce registrate a maggio 2026; il 42% interessa le studentesse, con un incremento del 5,3% rispetto al 2025, e il 58% gli studenti, in crescita del 6,0%. Tre casi su quattro riguardano studenti under 15, mentre il restante quarto riguarda ragazzi dai 15 anni in su, evidenziando la centralità della prevenzione già nella scuola primaria e secondaria di primo grado.
A livello territoriale la Lombardia concentra il 24% delle denunce studentesche (+10,8% sul 2025), seguita da Emilia-Romagna (13%, +14,6%), Veneto (12%, +3,1%) e Piemonte (10%, +1,4%), a testimonianza di come i territori ad alta densità scolastica e produttiva siano maggiormente rappresentati. Il 95% delle denunce riguarda studenti di scuole statali, mentre il 5% interessa scuole non statali e private; il 97% dei casi si verifica in occasione delle attività scolastiche, il 3% in itinere.
I casi mortali denunciati entro maggio 2026 sono dieci, contro gli otto del 2025; anche per questa componente, l’Inail ricorda la provvisorietà dei dati e la necessità di attendere gli esiti delle istruttorie, soprattutto per gli eventi collegati alla “formazione scuola–lavoro”.
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