Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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L’AI act (regolamento Ue sull’intelligenza artificiale n. 2024/1689) riparte con una raffica di proroghe. Viene ricalendarizzato, con nuove date di partenza, l’inizio di efficacia delle disposizioni sui sistemi di Intelligenza artificiale (IA) nei settori ad alto rischio e sul watermarking (marcatura dei contenuti creati dalle IA). Sono queste le modifiche più urgenti apportate dal regolamento “correttivo” dell’AI act, già approvato dal Parlamento Ue e adottato il 29 giugno 2026 dal Consiglio Ue, ora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Che si debba andare di fretta è dimostrato anche dal fatto che il regolamento correttivo entrerà in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione. L’operazione deve, infatti, essere portata a termine prima del 2 agosto 2026 e cioè una delle date che deve essere rinviata (relativa all’efficacia delle disposizioni sui sistemi di IA nei settori ad alto rischio). Il provvedimento in esame fa parte di un pacchetto di più ampio respiro, noto come Digital Omnibus, nel quale è compreso anche il regolamento correttivo del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679).
Privacy nella morsa dell’Intelligenza artificiale: per l’addestramento e lo sviluppo delle IA si possono usare dati personali, anche sensibili, senza il consenso dell’interessato. È quanto prevede una manovra a tenaglia sviluppata da due regolamenti Ue. Il primo è il correttivo del regolamento sull’intelligenza artificiale, ormai alle ultime battute, che prevede l’uso di dati per correggere gli errori delle IA; il secondo è il regolamento correttivo del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679), ancora in fase di discussione presso gli organismi legislativi dell’Ue, che prevede l’uso dei dati, anche sensibili, per l’addestramento e lo sviluppo delle IA.
Il 2 agosto 2026 segnerà un passaggio chiave per l’Unione Europea: con l’entrata in vigore dell’articolo 4 dell’AI Act, la formazione sull’Intelligenza Artificiale diventa un requisito strutturale per l’accesso ai contesti economici, professionali e istituzionali. Non si tratta più di una competenza opzionale, ma di una condizione sempre più necessaria per partecipare ai processi di trasformazione in corso. Questo passaggio si colloca in una fase di evoluzione anche normativa. Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di modifiche alla legge sull’intelligenza artificiale nell’ambito dell’«Omnibus digitale», con l’obiettivo di rendere più sostenibile e applicabile il quadro regolatorio senza modificarne l’impianto di fondo. La direzione è duplice: da un lato rafforzare tutele e trasparenza, dall’altro introdurre maggiore gradualità e certezza giuridica per imprese e organizzazioni. Il cambiamento si inserisce in una fase storica in cui l’Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia emergente, ma una componente infrastrutturale dei sistemi produttivi e sociali. Incide su decisioni, organizzazioni, servizi pubblici e dinamiche economiche, ridefinendo il rapporto tra competenze e lavoro. In questo scenario, Gualtiero Carraro, esperto di Intelligenza Artificiale, e che assiste diversi studi legali, sottolinea la natura strutturale della trasformazione. «Chi comprende l’IA genera valore, chi non la comprende ne subisce gli effetti», spega. Una sintesi che evidenzia la crescente distanza tra chi sviluppa competenze e chi rischia di restare ai margini del cambiamento.
Trabocchetti privacy per gli avvocati: e-mail e condivisione di link, senza la massima attenzione nella selezione dei destinatari, sono un campo minato, con la prospettiva di ammonimenti e sanzioni per violazione dei dati personali. È quanto risulta dalla relazione per il 2025 del Garante della privacy, presentata il 2 luglio 2026, che dedica un apposito capitolo ai trattamenti di dati in ambito forense, nel quale riepiloga i provvedimenti assunti. Ai legali viene, dunque, rimproverato un atteggiamento superficiale nell’uso degli strumenti di comunicazione elettronica, con conseguente rischio di propalazione di dati personali a terzi estranei. Peraltro, a proposito della condotta dei legali, bisogna sempre bilanciare la privacy con il diritto di difesa e garantire agli avvocati il necessario spazio di manovra. Nella giurisprudenza dello stesso Garante della privacy si trovano prese di posizione che danno priorità a scelte e strategie difensive, soprattutto se nel corso di attività giudiziaria o nell’imminenza della stessa. Il risultato non è univoco e l’avvocato rischia di essere collocato in una posizione precaria, dalla quale ci si può tirare fuori seguendo le regole deontologiche della professione forense
Nel 2025, caratterizzato da tensioni e conflitti, le prospettive di crescite hanno subito una battuta d’arresto e c’è stato un ritorno delle pressioni inflazionistiche: tradotto nell’economia reale, i cordoni della borsa del credito bancario si sono stretti ulteriormente. In questo scenario, le imprese hanno quindi sentito in maniera più elevata la necessità di strumenti in grado di sostenere la liquidità e la gestione del capitale circolante. Compito assolto sempre più dal factoring, che ha confermato il proprio ruolo anticiclico e di sostegno del sistema produttivo. Con il contratto di factoring, infatti, l’azienda cliente cede a una società specializzata (cosiddetto factor) i propri crediti esistenti o futuri (relativi, per esempio, a contratti ancora da stipulare), nella maggior parte dei casi di natura commerciale, ma anche di natura fiscale. A fronte della cessione dei crediti, generalmente il factor fornisce una serie di servizi come l’amministrazione, la riscossione o il recupero del credito stesso, ed eroga un’anticipazione finanziaria rispetto alla sua naturale scadenza. È così che il factoring rappresenta uno strumento alternativo rispetto ai crediti bancari di autofinanziamento e permette di trasformare in variabili i costi fissi connessi alla gestione dei crediti. Infatti, occorre sottolineare che, a livello europeo, oltre il 30% delle imprese considera il credito commerciale una fonte di finanziamento rilevante (indagine Safe), mentre in Italia i crediti commerciali rappresentano circa il 27% dell’attivo. Tutti i dati sull’andamento del settore, contenuti nel Rapporto sul mercato del factoring 2025, sono stati presentati nel corso dell’assemblea annuale di Assifact, l’Associazione italiana per il factoring, durante la quale è stata nominata la nuova presidente, Anna Carbonelli, Banca dei territori Intesa Sanpaolo. Un dato da sottolineare, contenuto nel rapporto, interessa la qualità del credito elevata: infatti, il factoring mantiene un profilo di rischio contenuto, con una prevalenza di posizioni in bonis e una incidenza delle esposizioni deteriorate inferiore rispetto a quella del credito bancario alle imprese
Addio al lavoro autonomo tradizionale. Tra il 2022 e il 2025 calano tutti gli iscritti alle gestioni storiche di previdenza dell’Inps: del 14,8% gli artigiani (tra i giovani d’età fino a 29 anni il calo raggiunge il 50%), del 2,5% i commercianti e del 5,6% il comparto agricolo (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, etc.). Mentre il lavoro autonomo tradizionale arretra, cresce del 17,5% il numero degli iscritti alla gestione separata dell’Inps, saliti da 1,542 a 1,811 milioni. È il cambio di pelle del «lavoro indipendente» fotografato dall’Inps nel XXV Rapporto annuale 2026. Per l’Inps, il declino del lavoro autonomo tradizionale è riconducibile allo scarso ricambio generazionale, al progressivo invecchiamento degli iscritti, alle difficoltà di avvio di un’attività autonoma e alla trasformazione dell’economia e dei consumi. Cosa che riflette la crescita degli iscritti alla gestione separata, con forme forme nuove di lavoro autonomo al passo con l’evoluzione del mercato del lavoro. Una trasformazione, dunque, più che la scomparsa del lavoro autonomo, che però presenta alcune criticità: rapporti di lavoro spesso discontinui, con conseguente scarsa continuità di contribuzione, peraltro legata al reddito effettivo, dando vita a prospettive pensionistiche meno favorevoli (pensioni scarse).

L’integrazione delle tecnologie digitali nei modelli produttivi è la grande sfida di valorizzazione delle storiche eccellenze manifatturiere e imprenditoriali che attende l’Italia nei primi anni. In uno scenario segnato da instabilità geopolitica, volatilità energetica e competizione tecnologica accesa, il digitale deve diventare un motore strutturale della trasformazione industriale e non rimanere un simple abilitatore. Da reti materiali, infrastrutture fisiche e impianti industriali a ecosistemi aziendali digitali alimentati da dati, connettività, capacità di calcolo, piattaforme digitali e intelligenza artificiale. A scattare questa fotografia è l’ultimo Rapporto Anitec-Assinform “Il digitale in Italia 2026”, realizzato in collaborazione con NetConsulting cube. Lo studio, giunto alla cinquantasettesima edizione, evidenzia come nel 2025 il mercato digitale italiano abbia raggiunto un valore di 84,4 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente. Nel settore finanziario, banche e assicurazioni stanno passando dalla fase pilota all’integrazione dell’IA nei processi core, riprogettando i flussi end-to-end con benefici concreti in termini di efficienza, sotto la supervisione obbligatoria di modelli basati sul cosiddetto principio dello “human in the loop”. Nel manifatturiero avanzato emergono invece le “fabbriche AI-native”, ossia siti autonomi in cui AI, robotica e sistemi edge ottimizzano in real-time la produzione, riducendo i difetti e tagliando i consumi energetici. Pubblica amministrazione e sanità si segnalano soprattutto per i progetti legati all’interoperabilità dei dati, identità digitale e telemedicina.
La settimana scorsa il presidente si è preso la briga di andare a Wall Street a suonare la campanella per annunciare il primo versamento da mille dollari del Tesoro Usa su 500mila conti che le famiglie hanno aperto per i loro figli che oggi hanno tra zero e un anno. La stessa sorte toccherà a chi nascerà nei prossimi due anni. Si vedranno arrivare un versamento una tantum da parte del governo, mentre i genitori potranno accrescere il contributo fino a un massimo di 5mila dollari l’anno. Al compimento del diciottesimo anno il gruzzolo accumulato andrà all’intestatario del conto.
Secondo i calcoli di chi gestisce i Trump account, i cui soldi vengono investiti in titoli Usa, in diciotto anni l’intestatario senza versare nulla, se non il contributo statale, riceverà 6mila dollari. Se verserà 250 dollari l’anno, si troverà 19mila dollari, mentre se arriverà al massimo (5mila dollari l’anno), incasserà ben 271mila dollari. Il calcolo del rendimento non è astruso perché si basa sull’andamento dell’S&P 500.
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Secondo il sondaggio annuale del Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione del ministero dell’Economia) il 60 per cento degli italiani percepisce un peggioramento della propria situazione pensionistica. E, per la prima volta, le preoccupazioni per un futuro di non autosufficienza sono al primo posto. Con un’Italia spaccata in due. Al Centro Nord prevalgono coloro che si pongono il problema di integrare la pensione del cosiddetto primo pilastro (Inps e casse professionali) con strumenti di natura negoziale, aperta o privata (il secondo pilastro) e assicurazioni per la non autosufficienza. Al Sud si fa più affidamento alla famiglia. Nel caso di bisogno, da lì arriverà, ovvero dai parenti, l’aiuto necessario. Forse, è il caso di aggiungere. Il 47 per cento conosce poco o nulla del sistema pensionistico. Sconcertante, a 30 anni e passa dalla riforma Dini e 14 anni dopo la riforma Fornero. Ritiene però (al 56 per cento) che la pensione pubblica sia insufficiente. Solo il 19 per cento ricorre alla previdenza integrativa. Un terzo degli italiani semplicemente non ci pensa. Nel vecchio sistema a ripartizione i contributi di chi lavorava (tanti) pagavano gli assegni di chi era in quiescenza (pochi). Ci si poteva non pensare. Oggi la situazione è esattamente ribaltata. Nel 2050 un terzo degli italiani avrà più di 65 anni. Ci dobbiamo pensare. Per tempo. Subito. Ed è questo il salto di consapevolezza nazionale che manca. Nel Long term care, l’Italia è un caso a sé. L’assistenza è finanziata quasi esclusivamente con fondi pubblici (96 per cento). In Germania più della metà della spesa è coperta da assicurazione obbligatoria legata ai contratti di lavoro. Anche la proposta di riforma appena avanzata dal Cergas-Bocconi, e condivisa dagli esperti di altre università italiane, raccomanda la separazione funzionale dell’assistenza agli anziani, in particolare non autosufficienti, dal Servizio sanitario. Non si può fare affidamento solo sulla fiscalità generale. Vanno incentivati fondi sanitari, contratti assicurativi. Altrimenti l’assistenza, in un Paese sempre più anziano, divora la Sanità e la prevenzione. «I diritti acquisiti esistono solo se le generazioni future decideranno di pagarli», avvertono ancora gli autori dello studio.
Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) ha informato Andrea Orcel (Unicredit) dell’imminente OPA su MPS, togliendo a Unicredit un potenziale target domestico mentre era impegnato nella scalata transfrontaliera a Commerzbank, già arrivata al 49,65% del capitale e un controllo del fatto dei voti. Orcel, dopo i tentativi su MPS e Banco BPM si ritrova con poche opzioni: Banca Generali (legata agli equilibri Generali–Intesa), Banco BPM ormai presidiato da Crédit Agricole e golden power, e soprattutto Fineco Bank, ex partecipazione Unicredit oggi public company da circa 14 miliardi, che rappresenterebbe un “ritorno a casa” industrialmente coerente (piattaforma Onemarkets, minore dipendenza da Amundi) ma con complessità di integrazione tecnologica
Il mercato globale della sicurezza domestica intelligente è atteso quadruplicare in nove anni, da circa 40 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 163 miliardi nel 2035, formato da Internet of Things e intelligenza artificiale. Videocamere, sensori, serrature smart e rilevatori connessi diventano sistemi integrati controllabili da smartphone e assistenti vocali, capaci di distinguere persone, veicoli e animali e di reagire in modo proattivo ai rischi. Nord America guida il business, seguito da Asia‑Pacifico ed Europa, mentre prodotti come le videocamere Reolink e Bticino, la serratura smart Netatmo ei suoi rilevatori di fumo/monossido mostrano già sul campo le potenzialità di questa nuova generazione di dispositivi.
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