Nel 2025 il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro, con una crescita del 3,4% superiore a quella del PIL e confermandosi componente strutturale della competitività del Paese. I Servizi ICT valgono 18,8 miliardi, spinti soprattutto dal cloud (+17,6%, 8,7 miliardi) e dai servizi di data center (+5,7%), sviluppo e integrazione (+4%) e consulenza (+3,7%), mentre calano del 6,2% i servizi di assistenza tecnica, complice la migliore qualità dell’hardware, la migrazione verso il cloud e l’automazione delle attività di supporto.

E’ quanto emerge dal Rapporto “Il Digitale in Italia 2026”di Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende del digitale e realizzato in collaborazione con NetConsulting cube.

Il software e le soluzioni ICT crescono del 4,1% a 9,8 miliardi, con un middleware particolarmente dinamico (+7,5%) e un software applicativo che resta la componente principale (+3%). I contenuti e la pubblicità digitale toccano 16,9 miliardi (+4,8%), trainati da gaming ed entertainment (+10,2%) e da news ed editoria online (+5,2%), dove la crescita dipende ormai dalla fidelizzazione e dalla capacità di differenziare l’offerta.

La spesa in intelligenza artificiale supera 1,3 miliardi (+47%), con l’IA generativa che arriva al 31% del mercato (426 milioni, più del doppio rispetto al 2024). I principali impieghi riguardano produzione ed elaborazione di contenuti, sviluppo e manutenzione software, testing e modernizzazione dei legacy systems, mentre machine learning (28% del mercato), NLP, computer vision e IA simbolica restano diffusamente adottati. L’IA agentica è ancora sperimentale (circa il 2%) ma viene indicata come uno dei filoni evolutivi più promettenti.

Sul fronte settoriale, i big spender sono industria (11,3 miliardi, +3,7%), banche (11,1 miliardi, +6%) e telecomunicazioni & media (9 miliardi, –2,4%), seguite dalle assicurazioni (3 miliardi, +6,6%) e dalla Pubblica Amministrazione, con una forte crescita sia dell’amministrazione centrale (4,59 miliardi, +9,6%) sia di quella locale (2,22 miliardi, +9%), sostenute dal PNRR. La sanità arriva a 2,7 miliardi (+10%), confermando il digitale come leva chiave per servizi e infrastrutture. Il comparto dei “Digital Enabler e Transformer” cresce dell’11,8% nel 2025 e dovrebbe quasi raddoppiare al 2029 (42 miliardi), trainato da IA (+37,8% annuo atteso), cloud (+15,1%), cybersecurity (+12,2%) e dalla ripresa della blockchain (+13,2%).

Territorialmente, la spesa resta concentrata nel Nord‑Ovest e nel Centro (62% del totale), con Lombardia (21,8 miliardi) e Lazio in prima linea; il Sud cresce del 2,4% a 15 miliardi ma continua a dipendere dalla spesa pubblica e dagli impulsi del PNRR. Le startup e PMI innovative ICT superano quota 10.700 nel primo semestre 2026, con oltre 52 mila addetti, concentrate nei grandi poli urbani e specializzate in AI, machine learning, IoT, big data e Industria 4.0.

Per il triennio 2026‑2029 è prevista una crescita media annua del mercato digitale intorno al 3‑4%, con transizione verso modelli “digital first” guidata da AI, cloud, cybersecurity, big data, edge computing e automazione industriale. La principale criticità rilevata dai CIO intervistati è il capitale umano: mancano specialisti in AI, cloud, cybersecurity e data management, mentre il ruolo del CIO diventa sempre più strategico nel connettere imprese, PA e utenti finali.

In un contesto internazionale dove digitale e dati sono terreno di competizione geopolitica tra Stati Uniti, Cina ed Europa, il 2025 segna per l’Italia il passaggio da una digitalizzazione soprattutto infrastrutturale a una fase centrata su dati, IA, automazione e sicurezza. La tenuta competitiva dipenderà dalla capacità di ridurre i divari tra grandi imprese e PMI, Nord e Sud, PA centrale ed enti locali e di puntare su competenze, valorizzazione dei dati, sostegno alle startup, cybersecurity e integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità energetica.

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