La nuova ricerca di Italian Insurtech Association ed EY sul segmento Commercial Lines mette in luce un paradosso: mentre cresce il dibattito su cyber risk, resilienza operativa e rischi climatici, l’approccio al rischio delle PMI italiane resta per lo più reattivo. Quasi sette operatori su dieci dichiarano di vedere solo un miglioramento limitato – o nessun cambiamento – nella consapevolezza delle imprese rispetto ai rischi che le riguardano. La sensibilità al tema, infatti, scatta soprattutto quando qualcosa è già successo o quando arriva una sollecitazione dall’esterno: nel 75% dei casi a trainare l’attenzione sono obblighi normativi o richieste di banche, clienti e Pubblica Amministrazione; nel 42% è un evento dannoso subito dall’azienda a innescare la riflessione. È la fotografia di un tessuto imprenditoriale che fatica a compiere il salto verso una cultura strutturata e preventiva del risk management.
In questo contesto, sorprende – fino a un certo punto – la fiducia degli operatori sulle prospettive del mercato. Il 92% del campione prevede una crescita della raccolta premi nel segmento PMI nei prossimi dodici mesi: per l’83% sarà una crescita moderata, per il 9% significativa. Le PMI restano quindi uno dei principali bacini di sviluppo per il settore assicurativo, anche perché il livello di sottoassicurazione è ancora ampio. La domanda non è se il mercato crescerà, ma come: se trainato dalla mera conformità a obblighi esterni, oppure da un’evoluzione reale dei comportamenti, della consapevolezza e delle soluzioni. È su questo crinale che si gioca la qualità della crescita, più che la sua quantità.
Per il 67% degli operatori, la consulenza di agenti e broker è oggi il motore più efficace per far evolvere il mercato PMI. Non si tratta solo di vendere polizze, ma di accompagnare le imprese nella comprensione dei propri rischi e nella scelta degli strumenti di protezione più coerenti con il loro profilo operativo, finanziario e organizzativo. Il 50% del campione sottolinea, in parallelo, l’importanza di iniziative di informazione ed educazione, di un dialogo più stretto e continuativo con le aziende. È questa l’idea di “ecosistema assicurativo” che ha fatto da filo conduttore all’evento degli Insurtech Days 2026: superare la logica del prodotto isolato per costruire relazioni di lungo periodo, fatte di protezione, prevenzione, servizi e consulenza.
Sul piano dell’offerta, il segmento Commercial Lines sta cambiando pelle. Il 58% degli operatori sta investendo nell’integrazione di servizi a valore aggiunto – dal risk assessment alla loss prevention, dalla cyber hygiene al supporto alla compliance – con l’obiettivo di rendere le coperture più tangibili e rilevanti per le PMI. Parallelamente, metà del campione punta sulla maggiore modularità delle soluzioni, per costruire programmi assicurativi più mirati rispetto ai bisogni specifici dei diversi settori e cluster dimensionali.
Tra i rischi in evidenza, quello catastrofale occupa una posizione centrale: il rischio climatico è ormai presidiato da tutto il mercato, ma l’adozione da parte delle imprese procede a rilento. Per accelerarla, il 50% degli operatori investe in iniziative di sensibilizzazione, mentre il 42% sta intervenendo sui modelli di pricing per migliorarne sostenibilità e accessibilità. Il tema non è solo “vendere più catnat”, ma far percepire la connessione tra continuità aziendale, territorio, investimenti di prevenzione e coperture adeguate.
La ricerca mostra anche come l’intelligenza artificiale stia entrando, a passo misurato, nel DNA del mercato PMI. Una parte degli operatori è ancora in fase iniziale di implementazione (27%) o non ha ancora sviluppato casi d’uso concreti (9%), ma tra chi ha maturato esperienza prevalgono valutazioni positive: il 28% registra benefici in linea o superiori alle aspettative. Gli impatti principali si concentrano su due aree: automazione dei processi di gestione sinistri (55%) e miglioramento di underwriting e risk assessment (36%). L’AI è quindi utilizzata soprattutto per l’efficientamento operativo e la qualità delle decisioni. Il potenziale più ampio – quello di evolvere i modelli di servizio verso una consulenza più predittiva, segmentata e continua – è ancora in fase di esplorazione, ma è proprio lì che si gioca il passaggio da un mercato che “reagisce” al rischio a un mercato che lo anticipa.
In sintesi il gap più rilevante non riguarda tanto la disponibilità di soluzioni assicurative, quanto il livello di cultura assicurativa nel sistema produttivo italiano. Troppo spesso la domanda di protezione si attiva solo in seguito a eventi subiti, a obblighi normativi o a richieste esterne. Colmare questo divario significa far lavorare insieme compagnie, intermediari, broker, insurtech e partner bancari per promuovere un approccio più strutturato alla gestione dei rischi.
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