Nel suo secondo intervento da presidente all’assemblea ANIA, Giovanni Liverani sceglie di partire dai luoghi comuni per sradicarli, uno per uno. L’idea dell’assicurazione come “spesa inutile” o “tassa sulla paura” viene contrapposta alla visione di un’industria che funziona come grande infrastruttura invisibile di protezione: senza polizze, ricorda, non ci sarebbe la prima casa delle giovani coppie, né la capacità degli imprenditori di rischiare su nuove linee produttive, né la ricostruzione dopo ogni calamità. Liverani insiste sul fatto che il settore non è un accumulatore di premi, ma un trasformatore di incertezza in rischio gestibile e di risparmio di lungo periodo in linfa per l’economia reale. Da qui l’appello implicito: fare “didattica del rischio”, parlare in modo diretto a famiglie e imprese, raccontare il quotidiano delle polizze che intervengono migliaia di volte al minuto per risarcire danni, garantire continuità produttiva, integrare pensioni.

Per rendere concreto questo ruolo, il presidente passa dai concetti ai numeri, utilizzando il 2025 come fotografia di un’industria che non solo regge, ma traina. I premi complessivi salgono a 182 miliardi di euro (+7,8%), con un equilibrio tra Danni (+6,5%) e Vita (oltre +8%), mentre il solvency ratio medio si attesta al 274%, livello che colloca le compagnie italiane ai vertici europei in termini di solidità patrimoniale.

Parallelamente, l’industria mostra la sua dimensione di investitore istituzionale: oltre 1.000 miliardi di attivi, con circa un quarto in debito pubblico italiano, fanno delle assicurazioni un pilastro della sostenibilità finanziaria del Paese. A questo si sommano circa 14 miliardi di contribuzione fiscale annua e una filiera che dà reddito a 300 mila famiglie, in un comparto che Liverani rivendica come modello di “lavoro buono”.

Sul versante di quanto già realizzato, Liverani rivendica l’entrata nelle scuole con Fondazione ANIA – grazie al protocollo col ministro Valditara – per seminare cultura assicurativa, prevenzione sanitaria e sicurezza stradale tra i futuri capifamiglia e imprenditori. Sul fronte delle catastrofi naturali, il presidente racconta la messa in sicurezza del settore produttivo con l’obbligo di copertura, sottolineando come, pur con penetrazione ancora insufficiente, il numero di imprese assicurate sia raddoppiato in meno di un anno.

Liverani spinge ad estendere l’obbligo di assicurazione anche alle abitazioni private, partendo da quelle che negli ultimi anni hanno beneficiato di consistenti incentivi pubblici per la riqualificazione edilizia. ANIA propone di adottare un criterio analogo a quello già previsto per l’Attestato di prestazione energetica (Ape): la copertura assicurativa potrebbe cioè diventare un elemento da attestare negli atti amministrativi relativi agli immobili, accompagnando gradualmente la diffusione delle polizze.

Nella previdenza integrativa, le misure di legge su deducibilità, portabilità dei contributi e iscrizione automatica dei nuovi assunti vengono lette come primi passi per evitare la “futura povertà dei pensionati”, in un Paese dove oltre due lavoratori su tre rischiano di arrivare alla vecchiaia con prestazioni insufficienti. In ultimo Liverani ricorda il rinnovo del CCNL, che offre tre anni di certezza sul costo del lavoro, la partecipazione attiva alla revisione di Solvency II – che ha liberato capitale e incentivato investimenti di lungo termine – e la preparazione di un fondo di private debt per canalizzare risparmio assicurativo verso le PMI impegnate in infrastrutture e transizione energetica e digitale. Sullo sfondo, la ritrovata coesione interna di ANIA dopo la frattura di 18 mesi prima, trasformata in governance più forte e unitaria.

Previdenza, sanità e long term care: risposte all’inverno demografico

Passaggio importante del discorso è dedicato all’“inverno demografico” e alle sue ricadute su pensioni, non autosufficienza e Servizio sanitario nazionale. Liverani parla di un sistema previdenziale che, senza correttivi, rischia di produrre un numero elevato di pensionati poveri, e propone un “bonus di ingresso” per i diciottenni: una somma, anche simbolica di 100 euro, da destinare obbligatoriamente a un fondo pensione o a una polizza previdenziale, così da far sperimentare fin dall’inizio la logica dell’accumulo e del rendimento nel tempo.

La difesa della portabilità dei contributi datoriali e della libertà di scelta dell’iscritto è un altro pilastro: per il presidente, tornare indietro su questa riforma significherebbe perpetuare uno status quo che limita concorrenza, contenimento dei costi e crescita del settore. Gli incentivi fiscali, pur aumentati (deducibilità portata a 5.300 euro), vengono giudicati ancora insufficienti per convincere milioni di potenziali aderenti, e Liverani invoca una fiscalità più favorevole alla rendita rispetto al capitale.

Sulla non autosufficienza, il riferimento è ai modelli di long term care già attivi in altri Paesi europei, con l’annuncio di un protocollo con il ministro Locatelli per esplorare soluzioni sistemiche. In ambito sanitario, il presidente mette in luce le due fragilità dell’SSN – disomogeneità territoriale e difficoltà finanziaria – e propone di intercettare, attraverso polizze e fondi sanitari, i 42 miliardi di spesa privata annua che oggi scorrono fuori dai canali intermediati. L’idea di una “superconvenzione” con le assicurazioni, volta ad azzerare scoperti e franchigie per le prestazioni pubbliche in regime intramurario, disegna un secondo e terzo pilastro sanitario parallelo alla struttura pensionistica.

Regole, tecnologia e investimenti

Sul terreno normativo, Liverani chiede strumenti che consentano di bloccare frodi, evasione ed elusione prima della stipula del contratto, utilizzando le potenzialità tecnologiche per non scaricare il costo di pochi comportamenti opportunistici su milioni di assicurati onesti.

Più critico è il passaggio sull’attuazione della direttiva europea sui fondi di risoluzione (IRRD): il presidente teme che un approccio troppo conservativo, con nuovi fondi di salvataggio sovrapposti all’attuale impianto prudenziale e al Fondo di Garanzia Vita, trasformi il mercato italiano in “porto sicuro per speculatori” e produca moral hazard, costi ridondanti e minori entrate fiscali. Da qui l’invito a evitare iper‑regolamentazione che finisca per penalizzare proprio le compagnie virtuose e, in ultima analisi, gli assicurati.

Sul fronte contabile, Liverani si schiera per una transizione rapida ma graduale agli IAS/IFRS, ritenuti essenziali per rendere più trasparente e confrontabile il mercato italiano rispetto alle altre giurisdizioni. Indica inoltre tre disallineamenti da colmare: la diversa disciplina tra polizze sanitarie e fondi/mutue, la disparità tra RC sanitaria assicurata e auto‑ritenzione pubblica e l’assenza, per le compagnie, di benefici prudenziali in caso di acquisizioni nel settore bancario, privilegi già riconosciuti alle banche.

Sulle nuove tecnologie, il tono diventa più visionario: l’intelligenza artificiale viene presentata come opportunità per dotare le persone di “super poteri”, non per sostituirle, con la promessa di investimenti significativi per innalzare il livello di sicurezza di compagnie e assicurati.

In chiusura, Liverani intreccia tre fili: il ruolo di sistema di ANIA, il rapporto con la politica di bilancio e la funzione di investitore istituzionale del settore. L’associazione viene descritta come corpo intermedio che aggrega interessi diversi – compagnie, agenti, broker, periti – e li porta ai tavoli con ABI, Assolombarda, AUBAC e altri soggetti per costruire soluzioni comuni, dalla mappatura millimetrica del rischio esondazioni alla diffusione della cultura della prevenzione tra gli sportivi.

Liverani chiede anche quest’anno che siano evitati nuovi prelievi straordinari, tassazioni retroattive e contributi ad hoc sul comparto assicurativo. Trattare la solidità del settore come “giacimento” da cui attingere nei momenti di stress della finanza pubblica significa frenare il risparmio previdenziale delle famiglie, ridurre la capacità delle imprese di affrontare i grandi nodi socioeconomici e indebolire il ruolo delle compagnie come acquirenti e custodi del debito pubblico, sottolinea. Da qui l’invito al Governo e al Parlamento: “usateci per quello che siamo”, ovvero una leva potente per rafforzare l’Italia, canalizzando il risparmio assicurativo verso transizione energetica, digitale, infrastrutture, piano casa e sanità, dentro una cornice europea di “Savings and Investment Union” che valorizzi il profilo di investimento tipico dell’industria assicurativa. Il “Patto per un’Italia protetta” non è, nelle parole del presidente, uno slogan, ma una proposta strategica permanente che chiede alla politica meno prelievi e più progettualità condivisa.

IVASS: ripensamento di prodotti, più semplificazione e migliore tutela degli assicurati

Per Paolo Angelini – che ha da poco presentato la relazione sull’attività dell’Istituto di vigilanza nel 2025 – è stato il suo primo intervento in qualità di presidente di IVASS. Angelini parte dalla Retail Investment Strategy, la nuova cornice europea pensata per portare più risparmio delle famiglie sui mercati dei capitali, anche attraverso i prodotti assicurativi d’investimento. La chiave è il principio di value for money, che impone a produttori e distributori di garantire un rapporto equilibrato tra costi e benefici, con regole più rigorose su incentivi commerciali, informativa precontrattuale e consulenza.

Angelini ricorda che il mercato italiano ha già iniziato questo percorso con la lettera al mercato IVASS del 2024 e che, in due anni, molte compagnie hanno rivisto o ritirato prodotti con margini di miglioramento sul rapporto qualità‑prezzo, prestando più attenzione alla struttura dei costi lungo tutta la durata contrattuale. La direzione da seguire, sottolinea, è quella di prodotti più semplici e comprensibili, accompagnati da consulenza valida, per ampliare il mercato assicurativo a beneficio di industria e clientela.

Sul fronte demografico, Angelini descrive un’Italia anziana, con bassa natalità e forza lavoro in contrazione, scenario che aumenta la pressione su sanità e previdenza pubblica e rende necessario orientare più risparmio verso strumenti di lungo termine. L’ultima legge di bilancio viene letta come passaggio importante: adesione automatica dei neoassunti, piena portabilità delle posizioni (comprensiva dei contributi del datore), maggiori incentivi fiscali e politiche di investimento più coerenti con il profilo di rischio nel ciclo di vita.

Queste novità, osserva Angelini, sono allo stesso tempo sfida e opportunità per le compagnie: più contendibilità delle posizioni significa maggiore concorrenza, ma anche più bisogno di consulenza qualificata e possibilità di integrare prestazioni previdenziali e coperture assicurative, ad esempio sul rischio longevità. Il successo dell’industria dipenderà dalla capacità di offrire prodotti a costi contenuti e di valorizzare le proprie competenze distintive.

L’intervento si sofferma poi sulla sanità integrativa, indicata come leva potenziale per ridurre il divario tra domanda e offerta di servizi sanitari, in collaborazione con il Servizio sanitario nazionale. Oggi, evidenzia Angelini, circa il 75% della spesa sanitaria è sostenuto dall’SSN, il 21–22% esce direttamente dalle tasche dei cittadini e solo il 3–4% passa attraverso polizze e fondi sanitari, a conferma di uno spazio di sviluppo ancora limitato. A differenza della previdenza complementare, la sanità integrativa opera però in un quadro non organico di regole su trasparenza, solidità e condotta: vi coesistono compagnie, fondi e mutue con requisiti diversi, e i reclami mostrano che i cittadini spesso non percepiscono le differenze né sanno che non tutti gli attori sono vigilati da IVASS. Angelini auspica quindi un riordino complessivo, definendo perimetro, natura e limiti dei soggetti, requisiti organizzativi e patrimoniali e sistema di vigilanza, secondo principi di proporzionalità, tramite un percorso condiviso con Parlamento e stakeholder.

Un altro asse dell’intervento è la semplificazione regolatoria. Nella revisione di Solvency II, spiega Angelini, si è lavorato sul principio di proporzionalità introducendo la categoria delle imprese piccole e non complesse, destinatarie di requisiti meno gravosi, e alleggerendo in modo significativo la reportistica trimestrale e annuale. Parallelamente, EIOPA sta razionalizzando le proprie raccomandazioni, con l’obiettivo di eliminarne circa un quarto.

La stessa RIS prevede informativa precontrattuale e test di adeguatezza semplificati per certe fasce di clientela e prodotti, con spinta verso la dematerializzazione della documentazione. Per Angelini, la trasposizione della RIS in Italia potrà essere anche l’occasione per rivedere la normativa primaria sulla distribuzione, verificando la coerenza degli adempimenti con l’evoluzione tecnologica e l’ingresso di nuovi operatori e forme di cooperazione. Il presidente avverte però che la “vera prova” della semplificazione sarà la capacità futura di legislatore e autorità di non reintrodurre, di fatto, nuovi oneri e richieste alle compagnie. Per riuscirci, servirà un cambio di modus operandi delle autorità e, specularmente, un impegno dell’industria per migliorare governance e attenzione ai bisogni dei clienti.

In conclusione, Angelini collega questi temi al nuovo piano strategico IVASS, che includerà questioni di matrice europea e nodi nazionali ormai obsoleti. L’Istituto vuole affrontarli con un metodo basato su consultazione sistematica degli operatori, delle associazioni e delle rappresentanze dei consumatori, anche attraverso tavoli tecnici congiunti su dossier specifici come i rischi catastrofali.

Per favorire un incremento graduale dell’esposizione delle assicurazioni a private equity e venture capital, Angelini indica la necessità di rafforzare la collaborazione lungo tutta la filiera – fondi, investitori istituzionali, operatori pubblici, imprese – superando il circolo vizioso tra scarso coinvolgimento degli investitori e ridotta dimensione del mercato. L’intervento si chiude con un invito al confronto e con il ringraziamento all’ANIA e all’intero sistema per il contributo atteso in questa fase di trasformazione

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