Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’Italia consolida il proprio ruolo tra i mercati più dinamici d’Europa per fusioni e acquisizioni. Nei primi cinque mesi dell’anno il valore delle operazioni con coinvolgimento di società italiane ha raggiunto 96 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 59 miliardi dello stesso periodo del 2025 (+60%). Un’accelerazione che porta il mercato italiano a rappresentare circa il 15% del valore complessivo delle operazioni m&a in Europa, quota ben superiore alla media storica che si attestata intorno al 10%. È questo il principale dato emerso dall’Italy Mid-year m&a Press Roundtable organizzato da Goldman Sachs, nel quale Marco Paesotto ed Edoardo Ravà, co-heads dell’Investment Banking in Italia, e Giuseppe Pipitone, head of m&a in Italia, hanno delineato un mercato in forte crescita ma caratterizzato da una marcata polarizzazione.
La flat tax al 7% applicata sui redditi esteri dei pensionati che si trasferiscono nei piccoli comuni del Sud Italia o nelle aree terremotate (sisma del 2009 a L’Aquila e del 2016-7 nel Centro) ha portato oltre 11,8 milioni di euro nelle casse dell’erario. Risorse destinate al finanziamento del Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici del Mezzogiorno, istituito proprio per sostenere progetti di ricerca e iniziative di innovazione. Lo ha messo nero su bianco il ministero dell’Economia in una risposta all’interrogazione di ieri in Commissione Finanze di Montecitorio a prima firma del deputato leghista, Giulio Centemero.
Il 76,5% delle imprese (oltre 3 su 4) ha raggiunto un livello almeno medio di welfare aziendale e in dieci anni sono più che triplicate le pmi con livello alto e molto alto di welfare (dal 10,3% al 33,9%). Sono alcuni dei risultati emersi dal Rapporto Welfare Index PMI 2026, l’iniziativa promossa da Generali Italia, giunta al decimo anno. La fotografia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, con 7.100 aziende analizzate, evidenzia che le iniziative per il benessere dei dipendenti e dei loro familiari hanno raggiunto la fase della maturità.
In maggio le reti di consulenza finanziaria realizzano la migliore raccolta netta mensile di sempre: le risorse nette affidate alla consulenza delle banche-reti sono pari a 7 miliardi di euro, in crescita congiunturale dell’8,4% e del 61,8% su base tendenziale. Il risultato beneficia di un apporto equilibrato tra le due macro-componenti: i prodotti del risparmio gestito assorbono risorse nette per 3,3 miliardi di euro, mentre la raccolta nel comparto amministrato è positiva per 3,7 miliardi tra strumenti finanziari amministrati (2,1 miliardi) e liquidità (1,6 miliardi). Lo rileva Assoreti, spiegando che il bilancio da inizio anno si attesta a 30,5 miliardi (+22,1% anno su anno); l’86,5% delle risorse nette è oggetto di investimento tra soluzione gestite (14,7 miliardi) e strumenti finanziari amministrati (11,7 miliardi). La raccolta netta mensile associata al servizio di consulenza con fee specifica si attesta a sua volta a 1,4 miliardi (+40,4%); da inizio anno i flussi netti riconducibili al servizio ammontano a 6,2 miliardi.
Nonostante il crescente dibattito su rischi climatici, cyber risk e resilienza operativa l’approccio al rischio delle pmi italiane continua a essere prevalentemente reattivo. Le imprese sono cioè propense a coprirsi e ad assicurarsi solo in conseguenza di obblighi normativi e richieste provenienti da banche, clienti e pubblica amministrazione, o come conseguenza diretta di eventi subiti dall’impresa stessa. Il dato emerge dalla nuova ricerca realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), che sarà presentata questa mattina a Milano durante la prima giornata degli Insurtech Days 2026, l’evento annuale di Italian Insurtech Association dedicato all’innovazione assicurativa. In particolare nel 75% dei casi la maggiore attenzione da parte delle imprese nasce da obblighi di legge o da richieste provenienti dagli operatori di mercato e PA, mentre nel 42% arriva dopo che si è verificato un danno. Un caso su tutti quello delle catastrofi naturali divenute obbligatorie per le imprese dallo scorso aprile: sebbene il rischio climatico sia ormai presidiato dall’intero mercato assicurativo l’adozione procede a rilento. Per accelerarla il 50% degli operatori sta investendo in attività di sensibilizzazione e il 42% sta intervenendo sui modelli di pricing per migliorarne sostenibilità e accessibilità.

Anche per gli organi di controllo del Codice del terzo settore vale la limitazione di responsabilità prevista per i sindaci dal novellato art. 2407 c.c. e si applicheranno ad essi le nuove regole sul funzionamento del Cda e sulla responsabilità degli amministratori del dlgs 47/2026. Questo sia in relazione all’espresso richiamo degli articoli del Codice civile effettuato dall’art. 28 del Cts, sia in virtù dei rimandi da parte dell’art. 3, c. 2 del Cts per quanto non previsto dallo stesso Codice.
Banca Generali lancia Pmi2Change, iniziativa dedicata alle piccole e medie aziende italiane, insieme a Intermonte che da inizio 2025 fa parte dell’istituto guidato dall’a.d. Gian Maria Mossa. Si comincia dall’indice Intermonte Valore Italia dedicato alle pmi quotate con una capitalizzazione fino a un miliardo di euro, selezionate su criteri di qualità e buona governance. Parte inoltre, con Investlinx e Intermonte, un Etf collegato al nuovo indice. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80% del totale presente a piazza Affari, ma solo il 3% del controvalore per capitalizzazione. L’obiettivo di Pmi2Change è contribuire a creare migliori condizioni per l’incontro fra capitali e imprese. L’indice Intermonte Valore Italia comprende 100 società con un valore di mercato inferiore al miliardo e non appartenenti all’indice principale Ftse Mib. Le aziende appartengono ai settori dei beni di consumo, della meccanica, della tecnologia, dell’energia e della salute
Banca Generali potrebbe presentare a fine novembre il nuovo piano industriale, che si baserà su tre pilastri: lo ha precisato l’amministratore delegato Gian Maria Mossa. «Due pilastri li abbiamo già iniziati a introdurre sul mercato: un progetto sulle piccole e medie aziende, quindi Intermonte. La seconda è l’entrata nel segmento affluent, quindi dei clienti sotto i 500 mila euro, con la partnership con il gruppo Generali, in particolare con Alleanza. Il terzo è la valorizzazione del mondo dell’intelligenza artificiale per rimettere al centro la relazione, le persone e la valorizzazione dei nostri professionisti».

corsera

Dopo due settimane di caldo eccezionale, l’Italia cambia volto. Al Passo dello Stelvio, oltre i 2.600 metri, ieri pomeriggio sono tornati a cadere i fiocchi, mentre una lunga linea di violenti temporali ha attraversato il Nord dalla Liguria al Veneto con grandinate, forti raffiche di vento e migliaia di fulmini. A provocare il brusco cambio di scenario è stato l’arrivo di un fronte freddo dal Nord Europa, che ha spezzato la morsa dell’anticiclone africano. Nello scontro tra l’aria più fresca e quella rovente accumulata nei giorni scorsi si sono sviluppate anche le cosiddette «bolle di calore», masse di aria molto calda che si sollevano rapidamente e, incontrando aria più fredda in quota, favoriscono la formazione di temporali. «Se il processo è accompagnato da una perturbazione, come è accaduto in queste ore, i fenomeni possono diventare più intensi e persistenti», spiega Claudio Tei, meteorologo del Consorzio Lamma-Cnr.
Difficile stare da soli. Soprattutto ora che il risiko bancario in Italia è entrato nel suo secondo, concitato tempo. A Banco Bpm serve un socio industriale, che sia però in grado di preservarne il valore di istituto vicino a imprese e territori. Davide Leone, 50 anni, rompe il suo tradizionale riserbo e, da socio con circa il 5% dell’ex popolare milanese, prende posizione in vista degli scenari che possono aprirsi. Il suo fondo Davide Leone & Partners, con sede a Londra, ha cominciato a prendere posizione in Piazza Meda da prima del Covid e oggi è il primo azionista di mercato e il secondo azionista dopo Crédit Agricole, ormai al 29%. È anche in Tim dove detiene circa il 3% post conversione delle Tim risparmio (di cui era azionista di circa il 13%).

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Il mercato italiano dell’auto chiude giugno con il settimo aumento consecutivo: secondo i dati del ministero dei Trasporti le immatricolazioni
sono state 146.423, in crescita del 10,6% sullo stesso mese del 2025. Positivo anche il primo semestre, con 936.783 registrazioni e un progresso del 9,6%, anche se il confronto con il 2019 resta negativo: -15% a giugno e -13,5% nei sei mesi. Stellantis cresce più del mercato. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha immatricolato a giugno 40.061 vetture, Leapmotor inclusa, segnando un +23% e una quota del 27,3%. Anche senza il marchio cinese, i brand Stellantis avanzano del 13,8%. Il marchio Fiat resta leader con Pandina, l’auto più venduta nella Top Ten del mese, mentre Leapmotor spinge sull’elettrico con la T03. Secondo il Centro Studi Promotor il 2026 chiuderà con un aumento del 6,2% e 1.620.127 immatricolazioni

Lo si considerava, fino a non molto tempo fa, un fenomeno confinato ai dipendenti più intraprendenti che sperimentano in autonomia i nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Oggi, invece, la “shadow AI” coinvolge anche i vertici aziendali, rivelando un paradosso che va oltre la tecnologia: le organizzazioni investono sempre più nell’intelligenza artificiale ma faticano ancora a costruire un contesto organizzativo capace di gestirne a dovere l’utilizzo. È questa la fotografia che emerge da una ricerca di Sharp Europe condotta su 2.500 dirigenti di piccole e medie imprese in dieci Paesi europei, facendo luce su una problematica destinata a pesare ancora di più con la diffusione degli agenti AI che agiscono in autonomia su processi e dati aziendali. Guardando agli indicatori più significativi del rapporto, il 45% dei dipendenti utilizza modelli e chatbot senza dichiararlo al management mentre il 44% dei dirigenti ammette di ricorrere a questi strumenti senza informare i colleghi per apparire più competente.
Quando un sistema sbaglia una valutazione del merito creditizio, fornisce a un cliente un’informazione inesatta o produce una decisione discriminatoria, la domanda diventa inevitabile: chi ne risponde? Le prime controversie approdate dinnanzi ai giudici statunitensi mostrano che il rischio connesso all’impiego dell’AI non riguarda solo l’errore tecnico, ma anche la progettazione, la vigilanza e la comunicazione delle capacità del sistema. L’AI Act non guarda soltanto a chi sviluppa il sistema, ma a tutti i soggetti coinvolti nella sua immissione sul mercato e nel suo utilizzo: fornitori, importatori, distributori, fabbricanti e utilizzatori professionali. Anche l’impresa che utilizza un sistema sviluppato da terzi può assumere obblighi rilevanti, soprattutto se lo integra nel proprio prodotto, ne modifica la destinazione d’uso o lo presenta con il proprio marchio. La direttiva europea sulla responsabilità da prodotto, che include espressamente nella definizione di quest’ultimo il software, consente al giudice di ordinare l’esibizione delle prove tecniche in caso di plausibilità della domanda e prevede presunzioni di difettosità e causalità nei casi di particolare complessità. Anche gli schemi italiani di attuazione della legge sull’intelligenza artificiale prospettano una presunzione del nesso causale quando il danno derivi dalla violazione degli obblighi previsti dal Regolamento, salvo prova contraria.
Welfare defiscalizzato anche a favore dei familiari non conviventi. L’articolo 1 dello schema di decreto correttivo omnibus sulla riforma fiscale provvede, con decorrenza dal periodo d’imposta 2025, a correggere un corto circuito normativo che avrebbe penalizzato i piani di welfare aziendali rivolti ai familiari dei dipendenti. La norma modifica l’articolo 12 del Tuir rivolto alla gestione fiscale dei familiari fiscalmente a carico. L’articolo 12 prevede due ambiti di applicazione: quello dei familiari che consentono il diritto alla detrazione d’imposta; quello dei familiari che possono utilizzare servizi defiscalizzati.
Ci sono anche le auto aziendali, tra i tanti punti della riforma fiscale su cui interviene lo schema di decreto legislativo correttivo omnibus. Il testo semplifica le modalità di determinazione dei compensi in natura relativi ai veicoli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti. Le nuove disposizioni varranno dal periodo d’imposta 2026; andranno quindi verificati gli effetti sulle ritenute già operate nei primi mesi dell’anno e procedere, se necessario, ai relativi conguagli. La disciplina attuale può rendere molto complessa la quantificazione del fringe benefit nei casi in cui non si può applicare il criterio forfettario previsto dall’articolo 51, comma 4, lettera a) del Tuir. È il caso dei veicoli immatricolati nel 2024 o prima, concessi in uso promiscuo nella seconda metà del 2025 o nel corso del 2026. Può trattarsi sia di prime assegnazioni, sia di veicoli già presenti in flotta e riassegnati ad altri dipendenti a seguito della restituzione da parte dei precedenti beneficiari. In tali situazioni, il veicolo non rientra nella disciplina transitoria prevista per le assegnazioni effettuate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024 né in quella di salvaguardia per i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo nel primo semestre 2025. Non è applicabile neppure la disciplina introdotta dal 1° gennaio 2025, che fa riferimento ai veicoli di nuova immatricolazione, concessi in uso promiscuo con contratti stipulati a decorrere dalla medesima data.