Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Sarà probabilmente l’Antitrust la prima autorità, delle oltre 40 coinvolte, a dare un giudizio (necessariamente parziale) sulla maxi opas da 30,6 miliardi annunciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Venerdì 26 giugno, insieme al deposito del prospetto in Consob, il gruppo bancario guidato da Carlo Messina ha anche consegnato all’autorità della concorrenza la documentazione dell’operazione che, proprio per andare incontro alle richieste dell’Antitrust, prevede che 635 sportelli ex Mps siano rilevati dal gruppo assicurativo Unipol, insieme al marchio della banca più antica del mondo. Filiali che dovranno poi confluire in Bper per dare vita al secondo gruppo bancario italiano con Unipol che, in conseguenza del conferimento, salirà a oltre il 40% della banca, destinata a cambiare nome in Banca Monte dei Paschi.
Fino a qualche anno fa il risk management era per molte aziende italiane una disciplina settoriale. I piani di continuità operativa per singola funzione esistevano, ma spesso restavano nel cassetto fino all’emergenza successiva.  Oggi questo modello non regge più. Energia, tensioni geopolitiche, discontinuità logistiche, carenza di competenze, cyber risk ed eventi climatici sono variabili che non si muovono più in modo indipendente. Si amplificano a vicenda, si trasmettono lungo le catene del valore con una velocità tale che nessuna funzione da sola è in grado di leggere o contenerne gli effetti. Secondo il nostro osservatorio biennale – condotto su oltre 100 aziende di 22 settori industriali – solo il 55% delle aziende ha implementato sistemi strutturati di business continuity. Il Supply Chain Maturity Level medio si attesta al 67%, con una fragilità diffusa nella capacità di rispondere a interruzioni operative, forte dipendenza da processi manuali e difficoltà nel gestire variazioni di domanda improvvise.
Il private equity italiano arriva a quota 228 deal in cinque mesi: si tratta di un incremento del 20% rispetto al 2025, anno record per l’industria. I dati emergono dal Private Equity Monitor-Pem di Liuc Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Am.

Mano libera per correggere le allucinazioni delle IA (intelligenze artificiali): si possono usare i dati sensibili, genetici e biometrici, ma devono essere cancellati dopo che lo strafalcione è stato rimediato. A garantire spazio di manovra per migliorare le risposte dei robot è il regolamento “correttivo” dell’AI act e cioè del regolamento UE sull’Intelligenza artificiale (IA) n. 2024/1689. Il correttivo, che, tra l’altro, interviene – quasi all’ultimo minuto – per rinviare l’operatività delle norme sui sistemi di IA ad alto rischio, è ormai in vista del traguardo finale: ieri 29/6/2026 il Consiglio UE ha adottato il testo, già approvato dal Parlamento UE e ora manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue e l’entrata in vigore il terzo giorno successivo.
Via libera dell’Inps al bonus per le lavoratrici madri nei casi di trasformazione dell’assegno ordinario d’invalidità (Aoi) in pensione di vecchiaia. Lo spiega con il messaggio n. 2124/2026. Ai titolari di assegno Aoi liquidato nel sistema contributivo, la trasformazione in pensione di vecchiaia opera alternativamente in due ipotesi. Maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ossia 67 anni d’età (nel 2026 che sale a 67 e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi dal 2028), almeno 20 anni di contributi e importo della pensione maturata non inferiore a una sogli prevista dalla legge; oppure 71 anni d’età e almeno 5 anni di contributi effettivi, senza requisito d’importo. A chi abbia optato per il regime contributivo, è sufficiente il requisito dei 20 anni di contributi e l’età pensionabile. Le lavoratrici madri hanno diritto a un «bonus mamme» di tipo previdenziale (disciplinato con la legge n. 335/1995, c.d. riforma Dini delle pensioni). Il bonus prevede due agevolazioni, tra loro alternative: anticipo dell’età della pensione di vecchiaia; o pensione più pesante, calcolata con un coefficiente di trasformazione più favorevole.
Un giovane su cinque può contare su un proprio reddito, spesso grazie ad attività digitali, ma, allo stesso tempo, solo uno su tre ha delle competenze finanziare minime. È il contraddittorio panorama che risulta da una ricerca promossa dal senatore di FI Dario Damiani, presentata la settimana scorsa al Senato durante il convegno “Educazione finanziaria e giovani. Comprendere la Gen Z per costruire il futuro”.  Qual è il canale attraverso cui quel terzo di ragazzi più consapevoli ha appreso nozioni economiche o finanziarie? La ricerca spiega che sempre più giovani si informano in Rete. E dunque sui social network, per mezzo di creator digitali o community online. Il Web è un punto di riferimento imprescindibile anche quando si tratta di prendere delle decisioni economiche. In casi del genere, gli appartenenti alla Gen Z si affidano a influencer e digital creator. Ma anche ai familiari.
La Fondazione Allianz Umana Mente, principale espressione delle iniziative di responsabilità sociale del Gruppo Allianz in Italia, ha organizzato dal 14 al 18 giugno presso il TH Marina di Sibari, in Calabria, la prima edizione al mare di Hol4All, il progetto nato per offrire esperienze di vacanza accessibili e inclusive a bambini e ragazzi con disabilità complessa o malattie rare insieme alle loro famiglie.

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L’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, due giorni fa ha diffuso una cifra choccante: «Dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 morti in eccesso legati alle alte temperature in Europa». E l’Oms ha anche aggiunto che il nostro è il Continente che si riscalda di più, addirittura il doppio rispetto alla media globale. Il dato non è nuovo, era emerso nell’ultimo rapporto sullo stato del clima di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea. I dati sono questi: la temperatura aumenta ovunque, dagli anni Novanta la media globale è cresciuta di 0,27 gradi centigradi per decennio. In Europa l’accelerazione è stata più rapida: 0,56°. Nell’area australiana ad esempio l’incremento è di 0,23°, in Asia invece è 0,46°. Gli esperti hanno cercato di dare una spiegazione a ciò che sta accadendo soprattutto nel Vecchio Continente. «Il clima è un sistema complesso che dipende da molti fattori, e probabilmente ne esistono alcuni di cui non siamo ancora a conoscenza. Però pensiamo di averne identificati almeno tre» fa sapere Carlo Buontempo, direttore del Servizio sul cambiamento climatico di Copernicus. Il primo fattore è la riduzione della neve.  A questo si aggiunge che nel dominio geografico dell’Europa c’è una grande fetta dell’Artico, che è la parte che si sta scaldando maggiormente». Secondo fattore: la maggiore frequenza dell’anticiclone africano, a dispetto di quello atlantico. Il terzo fattore è il più sorprendente. «Ha a che vedere con la legislazione europea, che è stata molto efficace nel migliorare la qualità dell’aria e quindi nel ridurre significativamente pulviscolo e polveri sottili. Siamo stati più bravi degli altri, e questo senza dubbio ha migliorato la salute, ma ha anche reso l’atmosfera più trasparente».

La crisi climatica presenta un conto sempre più salato all’agricoltura italiana, fra le più esposte ai cambiamenti del clima che non solo stanno spostando sempre più a Nord la linea delle coltivazioni (in Sicilia e Calabria è arrivata la frutta tropicale mentre le colture tradizionali come vite e olivo migrano sempre più in alto) ma rischiano di compromettere ogni anno una quota consistente delle produzioni Made in Italy. Negli ultimi quattro anni, stima la Coldiretti, gli effetti dei cambiamenti climatici hanno causato danni all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi, tra siccità e alluvioni. Nel 2026, secondo la Cia-Agricoltori italiani, gli eventi estremi sono costati già 1,5 miliardi, importo destinato inevitabilmente a crescere ancora. L’ultima ondata di caldo anomalo sta mettendo in crisi non solo le persone ma anche gli animali da allevamento. La situazione più critica si registra nel Nord e nel bacino del Po, area che ospita quasi un terzo della produzione agroalimentare nazionale e circa la metà degli allevamenti. L’acqua nei corsi e nei bacini è scesa ben sotto i livelli di guardia, mettendo a rischio colture come riso, mais e pomodori e bruciando i pascoli. La perdita di foraggio compromette anche la tenuta delle stalle e la regolarità delle forniture di latte. In sofferenza ci sono anche gli olivi, coltura mediterranea capace di adattarsi a condizioni ambientali difficili: l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi sta modificando gli equilibri produttivi. Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, gelate tardive, piogge intense concentrate in pochi giorni e nuove pressioni fitosanitarie rischiano di compromettere la maturazione delle olive e la resa finale. L’emergenza climatica pesa anche sui costi dell’attività agricola. Impianti di irrigazione e pompe funzionano in gran parte a gasolio, il cui prezzo è passato da circa 0,85 euro al litro all’inizio dell’anno agli attuali 1,21 euro; anche l’aumento dell’elettricità necessaria per la conservazione dei prodotti e la ventilazione incide pesantemente sui bilanci aziendali.
Il 15% delle imprese interessate. È questo l’ultimo dato disponibile rispetto alla penetrazione delle polizze contro i rischi catastrofali dopo l’introduzione dell’obbligo assicurativo. Qualche giorno fa il presidente dell’Ivass, Paolo Angelini, è entrato ulteriormente nel dettaglio precisando che i contratti sottoscritti a fine aprile erano circa 700mila dai 290mila del luglio 2025. Un passo avanti dunque è stato fatto anche se il gap da colmare è ancora ampio. In una fase, peraltro, in cui i cambiamenti climatici si fanno sentire in maniera sempre più opprimente.
Un’assistenza sanitaria domiciliare sempre più capillare per gli over 80 con almeno una patologia cronica, possibile grazie agli strumenti della telemedicina, come ad esempio tablet semplificati, misuratori della pressione collegati via bluetooth, kit di telemonitoraggio dei parametri e, soprattutto, l’interconnessione tra le varie figure di riferimento, tra cui medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti e operatori del Terzo settore. È l’obiettivo del progetto «Grandi anziani», tramite il quale l’Agenas, l’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali, ha selezionato 58 iniziative, su 146 domande pervenute, che beneficeranno di un finanziamento di 150 milioni del Pnrr, per ridurre isolamento, declino cognitivo, emotivo e motorio e, soprattutto, favorire l’aderenza alle terapie degli over 80. L’intervento coinvolgerà circa 60mila grandi anziani (24.937 al Nord; 17,478 al Centro e 17.585 al Sud).
Il conto alla rovescia per la rivoluzione della previdenza complementare è ormai entrato nella fase finale. Dal 1° luglio 2026, il meccanismo dell’adesione automatica modifica strutturalmente le modalità di iscrizione ai fondi pensione per i lavoratori dipendenti del settore privato, archiviando il vecchio istituto del silenzio-assenso. Una transizione di tale portata, tuttavia, non si esaurisce nella pubblicazione dei testi normativi. La declinazione pratica delle nuove regole – tra calcoli dei tempi d’attesa, obblighi contributivi e riassetti delle linee di investimento – può produrre incertezze interpretative per l’intera filiera previdenziale: dai fondi pensione alle aziende, fino ai singoli lavoratori. In questo scenario, Mefop ha assunto un ruolo importante di orientamento e semplificazione. Attraverso un’attività di analisi e interpretazione sistematica delle recenti Deliberazioni della Covip (in particolare quelle del 19 e del 23 giugno 2026), sono state tracciate chiare linea guida operative, risolvendo i principali nodi interpretativi a beneficio dei propri fondi soci, delle funzioni Hr aziendali e dei futuri aderenti. Lo ha fatto collaborando con il ministero del Lavoro, attraverso l’implementazione di Faq disponibili sul portale istituzionale dedicato alla previdenza complementare, nonché supportando i fondi pensione soci nel dare indicazioni operative chiare ai datori di lavoro: si è predisposto un facsimile di Informativa che il datore di lavoro deve consegnare a tutti gli assunti dal 1° luglio 2026 e un modulo di scelta, in attesa di quello ufficiale.