Nella Safety and Shipping Review 2026, Allianz Commercial evidenzia l’impatto diretto delle crisi geopolitiche su navi, equipaggi e premi, mentre i dati di lungo periodo mostrano una riduzione dei sinistri gravi ma una crescente complessità dei claim, soprattutto per grandi portacontainer e car carrier
Allianz Commercial segnala che gli assicuratori marine operano in un contesto sempre più complesso, in cui lo shipping – che gestisce circa il 90% del commercio mondiale in volume – è esposto a pressioni geopolitiche e operative crescenti. L’ultimo Safety and Shipping Review richiama in particolare le recenti interruzioni in snodi critici come lo Stretto di Hormuz, inserite in un quadro più ampio di rischi sui corridoi marittimi globali. Ne derivano maggiore incertezza assicurativa, rialzo dei premi, controlli più stringenti sulle esposizioni di transito e un orientamento dell’underwriting molto più sensibile ai profili di sicurezza e resilienza, non solo al costo.
Secondo Allianz Commercial, i disordini in Medio Oriente hanno avuto un impatto diretto sulle coperture hull e cargo: circa 1.150 navi da carico oltre le 100 GT, per un valore stimato di 125 miliardi di dollari tra scafi e merci e una capacità complessiva di 29 milioni di tonnellate di stazza lorda, sono rimaste bloccate nel Golfo Persico in attesa della normalizzazione dei traffici dopo i recenti progressi diplomatici. Fino a 20.000 marittimi sono stati coinvolti in ritardi prolungati e in un innalzamento dei rischi di sicurezza, ricordando che l’esposizione assicurativa ha anche una dimensione umana e operativa. In questo scenario, il tema centrale per armatori e assicuratori non è stato tanto la disponibilità di coperture, quanto la sicurezza di navi ed equipaggi in aree potenzialmente instabili.
Anche in presenza di accordi che consentano la riapertura delle rotte, Allianz avverte che sarà necessario un coordinamento internazionale duraturo per ristabilire la fiducia e tornare ai livelli pre-crisi, con traffici che nelle fasi normali possono raggiungere circa 140 transiti al giorno. Parallelamente, la compagnia osserva che il quadro assicurativo è influenzato da un miglioramento strutturale delle performance di sicurezza: nell’ultimo decennio si sono registrate oltre 900 perdite totali di navi sopra le 100 GT, ma fra il 2016‑2020 se ne contavano 555 (in media 111 all’anno), contro 350 tra il 2021‑2025 (70 all’anno).
Anche gli incidenti complessivi sono scesi del 16% nel 2025, da 3.353 a 2.818, a conferma del contributo di standard di sicurezza e gestione del rischio più robusti, pur in presenza di eventi gravi ricorrenti.
Le aree di maggiore concentrazione di sinistri restano l’Est Mediterraneo‑Mar Nero (622 incidenti nel 2025) e le Isole Britanniche (619), queste ultime in testa anche nella statistica decennale. Il guasto ai macchinari è la principale causa di incidente, con oltre la metà degli eventi (1.505 casi), mentre collisioni e incendi sulle grandi navi continuano a generare pesanti richieste di indennizzo. In particolare, Allianz segnala come gli incendi su portacontainer e car carrier restino una criticità costante, con oltre 200 episodi nel solo 2025 che hanno contribuito a più perdite totali.
La crescente dimensione delle navi influisce anche sulla frequenza e complessità delle pratiche di avaria generale. Allianz sottolinea che, con valori cargo sempre più elevati, i contributi possono arrivare fino al 50% del valore delle merci, e singoli eventi che coinvolgono carichi ad alto valore (ad esempio veicoli elettrici) possono generare sinistri superiori ai 100 milioni di dollari. In questo contesto, il mercato assicurativo reagisce rapidamente agli shock, ma – avverte la compagnia – la vera sfida per armatori e operatori sta nel comprendere l’interconnessione fra rischi geopolitici, tradizionali rischi hull & machinery, transizione energetica e rinnovo della flotta.
Per Allianz Commercial, l’industria dello shipping sta passando da decenni di relativa stabilità, con flussi commerciali prevedibili, a uno scenario strutturalmente più volatile, in cui qualunque evento – conflitto, pandemia, nave incagliata in un canale strategico – può innescare interruzioni di vasta scala. Il caso Hormuz è definito un precedente pericoloso per tutti i “chokepoint” globali. La conseguenza è uno spostamento dalle logiche di supply chain “just‑in‑time” a modelli “just‑in‑case”, in cui la resilienza viene privilegiata sull’efficienza di costo. In questo passaggio, il ruolo dell’assicuratore evolve da mero portatore di rischio a partner di resilienza, chiamato a supportare i clienti nella prevenzione e mitigazione dei rischi prima che si traducano in perdite, in un ambiente dove il “costo dell’incertezza” sta ridisegnando l’economia del trasporto marittimo.
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