Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

La compagnia inglese Hiscox, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, punta a rilevare Global Assistance stringendo la presa sull’Italia. Lo scorso maggio il gruppo assicurativo, che alla borsa di Londra capitalizza oltre 5,8 miliardi di sterline, ha deciso di aprire una branch italiana nominando Massimo Fedeli nel ruolo di managing director. L’obiettivo del manager ex Zurich e National Suisse dovrà essere di coordinare lo sviluppo commerciale e le partnership di Hiscox con i broker sul territorio nazionale. Ma non è stata l’unica mossa sull’Italia e altre potrebbero presto aggiungersi.
L’adozione dell’AI sta crescendo rapidamente nelle imprese europee, ma «l’utilizzo intensivo che guida la trasformazione e genera vantaggi macroeconomici rimane raro». È quanto emerge da un’analisi di alcuni economisti della Bce. Secondo un’indagine di Francoforte su oltre 5 mila aziende nell’Eurozona nell’ultimo trimestre del 2025, oltre il 70% delle imprese utilizza l’AI, ma in modo moderato. Solo il 7% ne fa un uso intensivo, più comune tra imprese giovani e orientate ai servizi. L’intelligenza artificiale è considerata un motore di crescita della produttività. Tuttavia «la semplice adozione dell’AI non garantisce miglioramenti misurabili nell’efficienza delle aziende. Ciò che conta è l’uso che viene fatto della nuova tecnologia», osservano gli autori. «Le aziende che applicano l’AI ai processi chiave tendono a generare più valore rispetto a quelle che ne limitano l’utilizzo a compiti periferici o di routine». Un uso intensivo, soprattutto se legato all’innovazione e all’espansione di prodotti e servizi, ha maggiori probabilità di incrementare la produttività e sostenere la crescita economica. Finora, tuttavia, pochissime imprese europee utilizzano l’AI in modo intensivo. «Le imprese in una fase iniziale di adozione citano spesso la riduzione dei costi e il miglioramento dell’efficienza operativa come motivi principali per l’utilizzo dell’AI», sottolineano gli economisti Bce. «Gli utenti intensivi sono più spesso motivati dalla crescita e dall’innovazione».
Nel 2025, grazie all’Arbitro Bancario Finanziario (Abf), l’organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie contro le banche sostenuto dalla Banca d’Italia, i clienti si sono visti riconoscere 11 milioni di euro, di cui poco meno di 8 milioni già restituiti. Il dato emerge dalla relazione dell’Abf sul 2025 presentata ieri: i ricorsi sono stati in totale oltre 13.500, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-3%), ma il contenzioso ha ripreso a crescere nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2026. Ad aumentare sono ancora i ricorsi legati a utilizzi fraudolenti di carte, bonifici e conti, che rappresentano oltre un terzo del totale, sebbene restino molto contenuti rispetto al totale delle transazioni. In calo, invece, quelli relativi alle estinzioni anticipate dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio (Cqs). Dei 12.500 ricorsi decisi dai Collegi il 56% si è concluso con un esito sostanzialmente favorevole ai clienti e resta elevato il tasso di adesione degli intermediari alle decisioni dell’Arbitro: al 94% anche nel 2025, escludendo la Cqs.
I finanziamenti alle famiglie italiane continuano a crescere anche nel 2026, ma con motori diversi rispetto al 2025. Nel primo trimestre l’accelerazione del credito al consumo (+4,9% le erogazioni dopo un 2025 che ha segnato il +2,4%) è stata sostenuta dai finanziamenti per l’acquisto di auto e moto (+6,2%) e dalla cessione del quinto dello stipendio e della pensione (+7,5%), mentre è rallentata la corsa dei mutui casa (+4%) e sono crollate le surroghe (-66,8%). È la fotografia scattata dalla 60ª edizione dell’Osservatorio credito al dettaglio di Assofin, Crif e Prometeia. Il quadro che emerge è quello di un mercato ancora tonico, sostenuto dalla buona tenuta dell’occupazione e del potere d’acquisto delle famiglie, ma che inizia a risentire dell’incertezza geopolitica e delle attese per l’evoluzione di inflazione e tassi. Dopo un 2025 positivo, il credito al consumo si conferma il comparto più dinamico.
L’economia italiana crescerà dello 0,6% nel corso del 2026. Questo grazie all’incremento atteso dei consumi delle famiglie (+0,6%) e degli investimenti (+1%). Mentre la domanda estera netta contribuirà negativamente alla crescita (-0,2 punti percentuali). Questa la fotografia scattata dall’EY Italian Macroeconomic Bulletin. La crescita dei consumi sarà sostenuta da un mercato del lavoro ancora solido, con un tasso di disoccupazione atteso al 5,6% nel 2026, mentre gli investimenti beneficeranno soprattutto della crescita nel settore delle abitazioni.
La barriere normative da una parte e lo scetticismo di società di gestione e banche reti dall’altra hanno creato in tutta Europa un paradosso: gli investitori sono sempre più interessati alle criptovalute, ma ci investono all’insaputa del loro consulente. È proprio questo cosiddetto divario di gestione il principale elemento che emerge dallo European Wealth Management & Digital Asset Report di CoinShares, un sondaggio condotto su 261 professionisti europei della consulenza finanziaria. L’Italia, in questo contesto, rappresenta l’esempio virtuoso. Secondo lo studio solo il 12% dei consulenti italiani segnala un divario di gestione superiore al 50%, il dato più basso tra i cinque mercati analizzati. Il 15% dei consulenti italiani raccomanda attivamente gli asset digitali, la quota più alta d’Europa «perché il modello relazionale diretto consente di agire negli spazi disponibili», evidenzia il report. Infine l’Italia si distingue come mercato orientato al prodotto: il 55% dei consulenti indica lo strumento degli Etp come leva principale per l’accesso della clientela alle cripto.

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale n. 134 del 12.06.26 del dpcm 20 aprile 2026 viene finalmente adottato il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 e disposto il riparto del relativo fondo. Si chiude così una fase di incertezza durata oltre un anno, durante la quale molte regioni per evitare l’interruzione dell’assistenza hanno anticipato risorse proprie in attesa del nuovo provvedimento. La vera novità del Piano, tuttavia, risiede nel tentativo di raccordare la programmazione della non autosufficienza con la riforma della disabilità introdotta dal dlgs 62/2024. Il riferimento costante alla valutazione multidimensionale, alle équipe multiprofessionali, al progetto di vita individuale (Pdv) e al budget di progetto segnala, infatti, un cambiamento di prospettiva. All’obiettivo di garantire prestazioni o contributi economici, si aggiunge quello di costruire percorsi personalizzati capaci di tenere insieme bisogni sanitari, sociali, educativi, abitativi e lavorativi.
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