Un recente report di WTW analizza la demenza come driver emergente di evoluzione della mortalità nelle popolazioni che invecchiano, in un contesto di calo della mortalità cardiovascolare e di aumento della sopravvivenza oncologica. Gli autori ricordano che la demenza ha eziologia eterogenea (Alzheimer, demenza vascolare, demenza a corpi di Lewy e forme miste), con un decorso tipico di alcuni anni dalla diagnosi all’istituzionalizzazione e al decesso, accompagnato da fabbisogni assistenziali crescenti.
Una quota significativa di popolazione anziana è già oggi interessata: in Inghilterra si stima che il 6,5% degli over 65 sia affetto da demenza (4,3% con diagnosi registrata), mentre i dati OCSE e gli studi citati evidenziano prevalenze stimate a doppia cifra in vari Paesi, con ampie incertezze di misura. La demenza si associa inoltre a comorbilità frequenti e può aumentare la mortalità per altre cause (ad esempio tramite riduzione dell’attività fisica, maggior rischio di polmonite e peggiori esiti dei ricoveri, o problemi di aderenza terapeutica), pur non essendo sempre la causa ultima di morte.
Secondo il report, l’offerta terapeutica attuale è prevalentemente sintomatica, con livelli di accesso non omogenei per Paese e, ove rilevante, per status assicurativo. La pipeline per la malattia di Alzheimer comprende sia anticorpi monoclonali modificanti la malattia sia nuove “small molecules” mirate a bersagli come la proteina Tau, mentre per la demenza vascolare i principali interventi restano prevenzione e controllo dei fattori di rischio cardiovascolari.
Le prospettive restano tuttavia incerte: molti farmaci in sviluppo condividono caratteristiche con la prima generazione di anticorpi anti‑amiloide, che ha mostrato finora effetti modesti sul decorso della malattia, e gli effetti collaterali possono essere rilevanti. Parallelamente, il report segnala l’uso crescente di tecniche di machine learning per identificare predittori, target terapeutici e nuovi candidati farmacologici, nonché per ottimizzare il disegno e la conduzione dei trial clinici in ambito Alzheimer.
WTW richiama l’attenzione sulla sottodiagnosi: NHS England stima che circa un terzo dei casi di demenza in Inghilterra non venga diagnosticato, e situazioni analoghe sono attese in molti altri Paesi. Tra le barriere all’emersione rientrano fattori legati ai pazienti (negazione, stigma, timore della perdita di autonomia, assenza percepita di cure efficaci), al sistema sanitario (risorse limitate, scarsa disponibilità di servizi) e ai caregiver (dubbio sul valore di una diagnosi in assenza di terapia risolutiva).
Il report evidenzia che l’introduzione di trattamenti realmente efficaci, soprattutto nelle fasi precoci, potrebbe modificare rapidamente questo quadro, incentivando diagnosi tempestive e riducendo alcuni ostacoli attuali. Per gli scenari attuariali, ciò implica che eventuali miglioramenti terapeutici vadano modellati insieme agli effetti sulla maggiore pressione diagnostica, che può anticipare nel tempo la presa in carico e incidere sui pattern di sopravvivenza.
Prevenzione, fattori di rischio e orizzonte temporale
La demenza viene descritta come una patologia a forte componente età‑dipendente, ma con una quota non trascurabile di rischio attribuibile a fattori modificabili. Il report richiama stime secondo cui circa il 30% dei casi di Alzheimer potrebbe essere associato a fattori come basso livello di istruzione, inattività fisica, obesità, ipertensione in mezza età, diabete, fumo e depressione, e un rapporto della Lancet Commission che quantifica fino al 45% dei casi potenzialmente prevenibili o ritardabili intervenendo su 14 fattori di rischio lungo l’arco di vita.
Le politiche di prevenzione richiedono però orizzonti lunghi: la riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio produce effetti solo dopo molti anni e i risultati delle politiche di salute pubblica su comportamenti come attività fisica, obesità o fumo sono giudicati finora contrastanti. Per gli assicuratori, la domanda centrale è se i cambiamenti comportamentali nelle coorti già esposte per gran parte della vita possano ancora modificare in misura rilevante il rischio di demenza, o se i benefici si manifesteranno principalmente sulle generazioni più giovani.
Tempi e meccanismi di impatto sulla mortalità
Il report distingue tre canali di intervento – trattamento, diagnosi, prevenzione – con tempi di impatto differenti sui tassi di mortalità associati alla demenza. Un trattamento efficace per le principali cause di demenza potrebbe ridurre la mortalità su orizzonti relativamente brevi, soprattutto se efficace anche nelle fasi avanzate; combinato con un miglioramento dei processi diagnostici nelle fasi precoci, l’effetto complessivo sulla sopravvivenza aumenterebbe nel medio termine.
Le misure di prevenzione, al contrario, agirebbero soprattutto nel lungo periodo, modificando l’incidenza delle patologie cognitivi nelle coorti future. I modelli interni WTW confermano che le traiettorie di mortalità risultano sensibili alla diversa combinazione di efficacia terapeutica, tassi di diagnosi e tassi di incidenza, evidenziando la necessità di approcci scenariali articolati per la valutazione del rischio di longevità.
Indicazioni per pricing, riservazione e risk management
In chiusura, gli autori considerano poco probabile, nel breve termine, un “farmaco rivoluzionario” in grado di trasformare radicalmente il decorso della demenza, pur ritenendo plausibili progressi incrementali. L’adozione di nuove terapie potrebbe inoltre essere rallentata da vincoli di costo‑efficacia e dalle politiche nazionali di rimborsabilità, con conseguente eterogeneità geografica negli impatti sulla mortalità osservata.
Per compagnie vita e riassicuratori, il report raccomanda un monitoraggio sistematico delle pipeline farmaceutiche e dei risultati dei trial, con particolare attenzione a eventuali segnali di beneficio superiore alle attese negli studi di fase 2. Tali segnali potrebbero anticipare un’accelerazione dei miglioramenti di mortalità legati alla demenza, rendendo opportuna una revisione graduale delle ipotesi attuariali utilizzate per pricing, riservazione e valutazione del capitale per il rischio di longevità.
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